EPISODE · Sep 7, 2016 · 16 MIN
Gli otto miti della propaganda omosessualista
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4365GLI OTTO MITI DELLA PROPAGANDA OMOSESSUALISTAdi Rodolfo de Mattei Il 19 agosto il quotidiano online statunitense ''Accuracy in Media'', che si propone di monitorare scrupolosamente l'attendibilità e la serietà dell'enorme ed incessante flusso di notizie messo in circolo dalmainstream mediatico, ha pubblicato un interessante e documentato report, dal titolo Media Myths of the Homosexual-Transgender Agenda, del giornalista Peter La Barbera presidente dell'associazione ''Americans for Truth about Homosexuality'' (AFTAH).Obiettivo della relazione, come chiarisce l'autore nella premessa, è quello di esporre e smontare i principali miti e luoghi comuni esistenti attorno al tema dell'omosessualità, evidenziandone la debolezza e inconsistenza intrinseca.Tali, oramai annose, bugie sono infatti divenute, con il tempo, dei veri e propri miti propagandistici finalizzati, grazie al supporto dei media e della potentissima lobby omo-transgender, a dare una spinta propulsiva alla sempre più fitta e prepotente agenda LGBT.L'AGENDA OMO-TRANSGENDERLa Barbera elenca, uno ad uno, i punti programmatici di tale rivoluzionaria agenda statunitense dalla portata globale:- Riscossione di multe salate per punire i cristiani e i tradizionalisti che si rifiutano di partecipare con la loro attività imprenditoriale ai ''matrimoni'' omosessuali;- Criminalizzazione della terapia di cambiamento pro-etero per i minori sessualmente confusi;- Utilizzo del governo per costringere le scuole e le imprese a consentire che ''transgender'' – uomini che pensano di essere donne – di utilizzare i bagni e gli spogliatoi riservati al pubblico femminile (di sesso opposto);- Utilizzo delle leggi LGBT ''di non discriminazione'' per obbligare le scuole pubbliche e le imprese a punire chi non aderisce al linguaggio politicamente corretto in stile transgender-inclusive come l'utilizzo di ''Zir'' invece di ''lei''. New York City ora chiede il ''rispetto'' di 31 ''identità di genere'', tra cui ''genderqueer'', ''terzo sesso'' e ''pangender'';- Utilizzo dei fondi dei contribuenti per terrificanti sfiguramenti di corpi presentati come ''interventi chirurgici di riassegnazione del sesso'', per esempio, l'intervento su una donna di rimozione chirurgica dei seni perfettamente sani per farle avere un seno piatto che la faccia assomigliare ad un uomo, o, all'opposto, un uomo che si distrugge chirurgicamente i propri organi genitali per realizzare un improbabile organo femminile;- Accettazione delle persone transessuali nell'esercito degli Stati Uniti, pagamento dei loro distruttivi ''interventi chirurgici'' di cambiamento di genere in nome dell' ''assistenza sanitaria'';- Incoraggiamento dei giovani ad adottare l' ''identità di genere'' del sesso opposto, arrivando al punto di incoraggiare i minori a prendere ormoni per arrestare i fisiologici cambiamenti della pubertà, in un futile tentativo di ''diventare'' poi un domani, una volta maggiorenni, del sesso opposto, o peggio: permettere a ragazzi e ragazze minorenni di mutilare chirurgicamente i propri organi sessuali al fine di apparire del sesso opposto;- Insegnamento ai bambini molto piccoli, anche quelli dell'asilo, ad accettare l'omosessualità e l'idea radicale ''transgender'' che si possa scegliere una ''identità di genere'' che non corrisponde al proprio sesso biologico. [...]Vediamo quali sono i principali miti, divenuti delle vere e proprie leggende globali, che hanno favorito la prepotente ed impetuosa avanzata dell'agenda gender.MITO 1: GLI OMOSESSUALI SONO IL 10% DELLA POPOLAZIONEIl mito del ''10%'' è un vero e proprio cavallo di battaglia della propaganda omosessualista. Che il 10% della popolazione americana sia omosessuale è infatti una delle rivendicazioni di lotta di più lunga durata dell'attivismo gay. La Barbera chiarisce come tale dato immaginario sia stato messo in circolo alla fine del 1970 da Bruce Voeller, fondatore del National Gay Task Force (predecessore dell'odierna National LGBTQ Task Force), accompagnato dall'ingannevole slogan, ''We Are Everywhere''.''Così, proprio mentre i militanti ''gay'' facevano pressioni e boicottaggi nei confronti dei professionisti statunitensi della salute mentale per rimuovere l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, nel 1973, essi hanno amplificato a dismisura la quota della popolazione omosessuale al fine di rendere ancora più ''impellenti'' e necessarie le loro richieste''.Una politica mistificatoria che si è avvalsa del pieno e decisivo appoggio dei mezzi di comunicazione pronti a diffondere tale assurdo ed fantasioso dato statistico.''Per decenni i giornalisti americani hanno fatto riferimento a tale affermazione del 10% - frutto di una lettura errata degli screditaty ''Report'' del sessuologo statunitense Alfred Kinsey. Il mito del 10% ha raggiunto il suo scopo di dare un enorme forza politica alle istanze ''gay'' quando il movimento era ancora debole''. [...]''Nel 2014, un vasto sondaggio condotto dal Federal National Center for Health Statistics che ha coinvolto 35.557 americani ha inferto un colpo mortale alla tesi del 10%. I risultati dell'ampia indagine hanno infatti riscontrato che solo l'1,6 % degli intervistati si è identificato come ''gay o lesbica''. [...]MITO 2: GAY SI NASCEUn altro dei miti, per tanto tempo, maggiormente in voga nell'attivismo ''gay'' è l'idea che gli omosessuali siano ''nati in quel modo'', secondo il noto slogan ''omosessuali si nasce''. Tale narrazione di comodo - fondata su di un'errata concezione del concetto di ''natura'' ed alimentata per anni dalle lobby LGBT - serve, nota sempre La Barbera, ad eludere la ''questione morale'' dal dibattito omosessuale, ''suggerendo che gli omosessuali non sono responsabili per i loro comportamenti sessuali, perché 'essere gay' è una parte genetica di 'chi sono'''.Ma anche riguardo il presunto ''innatismo omosessuale'', il presidente di AFTAH sottolinea come questo sia ormai divenuto un'idea quasi fuori moda dopo che, malgrado il grande impegno profuso in tal senso, non si sia mai trovata alcuna prova scientifica che attesti l'origine genetica dell'omosessualità.''Negli anni '90, parlare di un ''gene gay'' era di gran moda dopo che l'allora ricercatore omosessuale Dean Hamer aveva pubblicato nel 1993 sulla rivista 'Science' uno studio sbandierato dai media che pretendeva di aver individuato un ''marcatore genetico'' per l'orientamento omosessuale dei maschi. Tuttavia, 'Science' non riuscì a replicare il proprio studio, e anche altri tentativi analoghi fallirono. Ora l'omosessualità genetica non è più in voga, nonostante la possibilità dell'esistenza di un ''gene gay'' ecciti ancora i giornalisti''.A proposito della forsennata caccia al ''gene gay'', La Barbera osserva come il più grave colpo alla teoria dell' ''innatismo gay'' sia arrivato, come un boomerang, dagli studi sui gemelli omozigoti. Tali ricerche, in origine utilizzate per promuovere l'idea dell'omosessualità innata, sono oggi infatti ritenute, con un generale consenso della comunità scientifica, le prove provate dimostranti il contrario.A conferma di ciò, esistono almeno otto importanti studi scientifici condotti su gemelli identici in Australia, Stati Uniti, e in Scandinavia, durante gli ultimi due decenni che mostrano come gli omosessuali non sono nati omosessuali. [...]MITO 3: I TRAUMI INFANTILI NON C'ENTRANO NULLASe ''gay si nasce'' tutti gli eventi e gli accadimenti esterni non c'entrano nulla, perfino se si tratta di traumi dell'infanzia. Tuttavia, La Barbera mette in luce come alcuni studiosi abbiano recentemente sottolineato il nesso esistente tra ''abusi infantili'' e omosessualità adulta. Il presidente di AFTAH osserva infatti come alcuni ricercatori abbiano, negli ultimi tempi, portato avanti delle teorie alternative che collegano lo sviluppo dell'identità omosessuale adulta ai traumi infantili subiti, come, l'incesto tra gemelli o le molestie su minori.Uno studio del 2015 condotto da Keith Beard e pubblicato sulla rivista ''Cogent Psychology'' ha rilevato che, ''l'incesto omosessuale tra fratelli o sorelle aumenta significativamente la probabilità che i partecipanti, una volta adulti, si auto-identifichino come gay, lesbiche, bisessuali, o mettano in discussione la propria sessualità''.A questo proposito, il presidente di AFTAH sottolinea come due importanti personaggi televisivi americani, apertamente omosessuali, il giornalista della CNN Don Lemon e Thomas Roberts della MSNBC's, abbiano un comune passato di abusi infantili. [...]MITO 4: GLI OMOSESSUALI NON POSSONO CAMBIARECome più volte riportato dall'Osservatorio Gender, gli Stati Uniti di Barack Obama hanno dato, negli ultimi tempi, una spinta decisiva al processo di omosessualizzazione globale. L'impegno profuso e i risultati raggiunti sono stati tali che la popolare rivista statunitense LGBT, ''Out''ha incoronato Obama ad ''alleato dell'anno'' nella sua quotidiana battaglia per gli pseudo ''diritti'' omosessuali.Tra le tante attività, una delle più devastanti e inaccettabili campagne pro-LGBT condotte dall'amministrazione Obama è stata quella finalizzata a mettere al bando le cosiddette ''terapie riparative'', obbligando le persone con tendenze omosessuali ad accogliere forzatamente tali pulsioni senza alcuna possibilità di via di uscita. [...]MITO 5: E' POSSIBILE RIASSEGNARE IL SESSO IN SALA OPERATORIANegli Stati Uniti si vanno diffondendo centri medici attrezzati per le operazioni chirurgiche di cambio di sesso, presentat
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