EPISODE · Mar 28, 2025 · 21 MIN
I groenlandesi non sono contenti: né danesi, né americani
from The Man in the High Castle · host I Bastioni di Orione
La popolazione inuit viveva in armonia con la natura in una comunità non patriarcale, finché il solito missionario cattolico a fine Settecento ha portato il verbo e con esso ha squilibrato il mondo dei ghiacci, ben prima delle pretese di Trump. Da lì hanno già subito ogni forma di colonizzazione, compresa quella americana per le servitù militari dimostrata anche dal viaggio di JD Vance stesso che procede dalla velleità di controllo trumpiana dell’isola più estesa del mondo e delle sue risorse e rotte commerciali. Già è maltollerata la occupazione danese, la tracotanza americana ha indisposto molto la comunità locale, che aveva già avviato bozze di una Sostituzione differente da quella danese che aiutasse a svincolarsi ulteriormente dalla “Terra madre”; hanno contrapposto forti movimenti negli anni scorsi per avversare progetti di estrazione avanzate dai cinesi anni fa nel territorio di Kalaallit Nunaat (nome nativo del paese) e contro l’idea di estrarre uranio; il recupero della cultura inuit da anni sta aggregando la società civile e anche dopo l’esito sorprendente delle elezioni dell’11 marzo il fronte unito per l’indipendenza si è rafforzato, per ora. Anche per la forte evidenza del cambiamento climatico in un ambiente così estremizzato. Subito si sono create manifestazioni contro Trump a Nuuk e Sisimiut, la capitale e la seconda città del paese, modernizzate rispetto ai piccoli paesi di pescatori che vivono una Groenlandia diversa. Abbiamo chiesto a Fabrizio Barzanti, musicista da trent’anni sull’isola, quali speranze nutrono ancora i groenlandesi di non essere annessi, controllati e sudditi non più di una lontana Danimarca, ma di un anche troppo vicino americano, quale può essere il modo in cui il colonialismo americano può superare le atrocità danesi, che hanno usato gli stessi mezzi di sterminio, sterilizzazione, alcolismo perpetrati dagli statunitensi nei confronti dei cugini degli inuit, nativi del continente americano?
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La popolazione inuit viveva in armonia con la natura in una comunità non patriarcale, finché il solito missionario cattolico a fine Settecento ha portato il verbo e con esso ha squilibrato il mondo dei ghiacci, ben prima delle pretese di Trump. Da lì hanno già subito ogni forma di colonizzazione, compresa quella americana per le servitù militari dimostrata anche dal viaggio di JD Vance stesso che procede dalla velleità di controllo trumpiana dell’isola più estesa del mondo e delle sue risorse e rotte commerciali. Già è maltollerata la occupazione danese, la tracotanza americana ha indisposto molto la comunità locale, che aveva già avviato bozze di una Sostituzione differente da quella danese che aiutasse a svincolarsi ulteriormente dalla “Terra madre”; hanno contrapposto forti movimenti negli anni scorsi per avversare progetti di estrazione avanzate dai cinesi anni fa nel territorio di Kalaallit Nunaat (nome nativo del paese) e contro l’idea di estrarre uranio; il recupero della cultura inuit da anni sta aggregando la società civile e anche dopo l’esito sorprendente delle elezioni dell’11 marzo il fronte unito per l’indipendenza si è rafforzato, per ora. Anche per la forte evidenza del cambiamento climatico in un ambiente così estremizzato. Subito si sono create manifestazioni contro Trump a Nuuk e Sisimiut, la capitale e la seconda città del paese, modernizzate rispetto ai piccoli paesi di pescatori che vivono una Groenlandia diversa. Abbiamo chiesto a Fabrizio Barzanti, musicista da trent’anni sull’isola, quali speranze nutrono ancora i groenlandesi di non essere annessi, controllati e sudditi non più di una lontana Danimarca, ma di un anche troppo vicino americano, quale può essere il modo in cui il colonialismo americano può superare le atrocità danesi, che hanno usato gli stessi mezzi di sterminio, sterilizzazione, alcolismo perpetrati dagli statunitensi nei confronti dei cugini degli inuit, nativi del continente americano?
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I groenlandesi non sono contenti: né danesi, né americani
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