PODCAST · news
The Man in the High Castle
by I Bastioni di Orione
Capottare il Sistema diventa incubo distopico.Era una speranza di liberazione il rovesciamento di un sistema neoliberista capitalista ingiusto e diseguale, è divenuto valanga travolgente dei peggiori istinti della ferocia populista.Lamentiamo una carenza di strumenti di interpretazione che forse vanno estinguendosi con la uscita dalla Guerra Fredda, per la conclusione del conflitto d’Ucraina sorprendente, visto il ribaltamento della politica della potenza che era egemone fino al confronto diretto a lungo preparato ideologicamente da un lato e poi scatenato pragmaticamente dal campo opposto nel momento in cui aveva la certezza di risultare vincitore.Così cerchiamo conforto nell'opera di Philip K. Dick, visionario creatore delle distopie di Blade Runner e in precedenza profetico scrittore del romanzo ucronico Tne Man in the High Castle.Strategie e rapporti di forza si trovano nascosti così bene da una fitta coltre di fumo creato dalla mancanza di punti fissi di ri
-
14
L’autoritarismo trumpiano è il comitato d’affari della tecnocrazia di cui la famiglia Trump è esponente di spicco
Lo stato trumpiano a supporto del processo di accumulazione del capitalismo tecnocratico con la complicità dei centri di potereGli eventi mediatici e i percorsi strategici fatti emergere dalla comunicazione della rivoluzione trumpiana consentono approcci diversi per analizzare il tentativo in progress dell’amministrazione americana di creare nuovi assetti di potere e anodine saldature tra tecnologia, rendita, potere e organismi di controllo federali. Con Andrea Fumagalli si è scelto di prendere spunto inizialmente dal parere della Corte suprema sull’imposizione arbitraria dei dazi che dal 2 aprile Trump ha imposto al mondo, piegando una legge emergenziale del 1977 a un’interpretazione illegale che giuridicamente era inevitabile venisse sanzionata; ma forse si tratta della prima impuntatura di un potere separato chiamato a controllare le forzature di un esecutivo imbelle. Infatti tutti gli altri organismi e stakeholder sono stati cooptati dalle manovre di quella tecnocrazia che è la grande famiglia Trump e dei suoi accoliti.Il primato geopolitico si muove su più livelli: tecnologico, logistico, finanziario (unico su cui gli statunitensi detengono ancora la primazia) e quello energetico è oggetto di particolare attenzione più per evitare approvvigionamenti ai cinesi che per particolare bisogno di rifornimenti per l’economia americana. Quella che è a rischio è la stabilità economica statunitense: la bolla potrebbe scoppiare in qualsiasi momento; la crescita è stata inferiore rispetto a quella dell’anno precedente e la politica dei dazi ha mantenuto alta l’inflazione – due dati taroccati dal presidente durante il Discorso sullo stato dell’Unione (e più Trump alza i toni e più significa che la situazione è preoccupante) – tanto che l’amministrazione cerca di affidarsi alla maggiore circolabilità degli stablecoin per mantenere al centro la stabilità monetaria del dollaro, a cui si aggancerebbero le criptovalute legate ad asset finanziari meno volatili dei Bitcoin, che possono proteggere la valuta americana creando un oligopolio finanziario che resiste alle pressioni sul dollaro che rischiano una nuova Bretton Woods.Trump intende rientrare dalla spinta inflazionistica con interventi imperialistici, diminuendo la stretta sui tassi di interesse che è il motivo del contendere con la Fed, organismo di controllo messa al servizio con la nuova nomina del suo presidente; solo che adesso la fonte di inflazione non è più l’approvvigionamento energetico, ma paradossalmente sono proprio i dazi, da cui avevamo iniziato questa chiacchierata.Lo stato serve in quanto funzionale all’ideologico processo di accumulazione che nasconde dietro l’illusione dello sgocciolamento reaganiano il sostegno a fondo perduto a imprese esclusivamente dedite al loro profitto: lo stato è una stampella che entrando nel capitale delle aziende (come gli Usa hanno fatto con Intel, Nvidia, Trilogi Metals) vuole più accedere alla greppia, che gestirne il controllo, dimostrando di essere a traino delle aziende più rappresentative dell’accumulo di capitali, un supporto al capitalismo privato della tecnocrazia. Mentre invece lo stato in Usa è chiamato a svolgere esclusivamente funzioni penali, coercitive e militari e anche in questo senso diventa solo un distributore di denaro ad aziende belliche e armiere, a cui è demandata pure in ambito scientifico la ricerca applicata (quella che trae profitto), mantenendo a livello statale la ricerca tecnologica di base (in questo periodo in particolare su Intelligenza Artificiale, Big Data e anche sul genoma): per preparare la guerra ci vuole uno stato investitore. Poi le catene di strategie si intrecciano in modo non casuale e non è certo sorprendente che le due aree in cui Trump ha scatenato nuove guerre gravitano attorno al Venezuela e all’Iran, due dei maggiori produttori di energia fossile, e così ritroviamo lo spunto legato alla sottrazione di risorse alla Cina, incrociato nella disamina dei primati sui livelli geopolitici. E qui si evidenzia la nuova esigenza imperialista di gestire il Sudamerica come patio tracero, dove comunque sul livello logistico la Cina sopravanza gli Usa.
-
13
Punto final sui bombardamenti italiani di Barcellona durante la guerra di Spagna
La vicenda dei bombardamenti italiani su Barcellona durante la Guerra Civile Spagnola (1936-1939) è uno dei capitoli più oscuri della storia europea del Novecento. Non solo per la violenza militare esercitata contro la popolazione, ma per la lunga battaglia civile e giudiziaria condotta, decenni dopo, per ottenere verità, giustizia e riconoscimento. Per iniziativa e col sostegno di un gruppo d’italiani residenti nella capitale catalana, due anziane vittime delle incursioni dei Savoia Marchetti sulla Barceloneta presentarono una querela, accolta dalla corte d’appello di Barcellona che, qualificando quei bombardamenti come crimini di lesa umanità, istruisce l’unico procedimento giudiziario relativo a episodi della “Guerra Civile” in tutto lo stato spagnolo.L’obiettivo era chiamare a rispondere dei bombardamenti aerei che tra il 1937 e il 1939 colpirono sistematicamente Barcellona e numerose località catalane e valenciane, provocando migliaia di morti tra i civili. Le operazioni, condotte dai trimotori Savoia-Marchetti dell’Aviazione Legionaria di Mussolini, si inserirono nella strategia militare congiunta di fascismo italiano e nazismo tedesco a sostegno delle truppe franchiste. I raid indiscriminati su quartieri residenziali, mercati e infrastrutture civili — come quelli del marzo 1938 — anticiparono pratiche di guerra aerea che sarebbero poi state replicate su vasta scala nella Seconda Guerra Mondiale.Fra il disinteresse e la riluttanza, quando non aperta opposizione, di media ed istituzioni e con il tiepido appoggio di alcuni partiti di sinistra e movimenti sociali, inizia così l’iter giudiziario che, in una burocratica successione d’inconcludenti indagini d’archivio e di commissioni rogatorie ripetutamente ignorate, si protrae per 14 anni, finché i tribunali italiani interpellati non si degnano di rispondere che la totalità degli aviatori coinvolti nella causa risultano o si presumono deceduti. La giudice spagnola, sollevata, si affretta a pronunciare il non luogo a procedere nel gennaio del 2026.Non si è incrinato il muro di impunità e di omertà costruito intorno alla guerra di Spagna, che per molti versi può essere definita un genocidio secondo le categorie attuali. La Repubblica nata dalle ceneri del fascismo, che nel dopoguerra ha riconosciuto riparazioni a tutti i Paesi aggrediti, non ha mai chiesto formalmente nemmeno scusa ai popoli dello Stato spagnolo. Anzi, ha continuato a incassare fino al 1967 il pagamento delle armi fornite da Mussolini a Franco.Ne parliamo con Rolando D'alessandro uno dei promotori della causa
-
12
Il debito americano ,la scelta di Kevin Warsh alla Fed e il rischio Giappone : i dilemmi diTrump.
La nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve è una soluzione di compromesso ben lontana dalle iniziali posizioni aggressive che avevano spinto lo stesso Trump a nominare un super trumpiano alla guida della Sec ,l'organo di vigilanza della borsa americana .Trump deve fare i conti con la realtà della crisi di credibilità del dollaro e l'aumento del debito federale.Non si puo' permettere di spaventare i mercati quando ha bisogno di garantire la sottoscrizione di quasi novemila miliardi di dollari in scadenza del debito americano i cui interessi pesano per un 47% del PIL statunitense. Un altro aspetto preoccupante per la stabilità del dollaro è l'aumento del prezzo dell'oro causato dagli ingenti acquisti da parte delle banche centrali che sono in fuga dal dollaro non più ritenuto valuta rifugio. Inoltre la scelta della nuova premier giapponese Sanae Takaichi di aumentare la spesa militare peserà sull'espansione del debito pubblico giapponese che è già pari al 250% del PIL ,comportando un aumento dei tassi del debito e la fine della pratrica del "curry trade" con cui i fondi comparavano a bassi tassi il debito giapponese per acquistare il più remunerativo debito USA.La Cina ha completato il decoupling dall'economia americana liberandosi del debito in dollari e rilanciando lo Yuan digitale anche come strumento per regolare gli scambi commerciali.Si susseguono le bolle speculative in un economia finanziarizzata che vive una delle crisi più profonde della sua storia con all'orizzonte la soluzione bellica delle contraddizioni del turbocapitalismo che incombe.Ne parliamo con Alessandro Volpi economista.
-
11
L'amministrazione Trump sceglie l'opzione bellica per contrastare la crisi di egemonia
L'aggressione al Venezuela nonostante la dimostraziome muscolare è un segnale della crisi di egemo nia degli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con una economia in affanno afflitta da un debito fuori controllo ,la deindustrializzazione,l'inflazione generata dai dazi applicati in maniera sconsiderrata,una bolla finanziaria incombente ,la svalutazione del dollaro. L'amministrazione Trump persegue la soluzione bellica come risoluzione delle tensioni economiche per imporre il dollaro come valuta internazionale ,forzando l'acquisto di debito americano che perde sempre di più credibilità sui mercati.Gli Stati Uniti con l'attacco al Venezuela hanno dimostrato di voler controllare i flussi energetici globali di combustibili fossili allo scopo di creare le condizioni per condizionare la crescita della Cina divenuta un concorrente proprio nello scenario latinoamericano. Dalla fine della guerra seconda guerra mondiale il Pil americano rispetto a quello globale è passato da un 40% circa nel 1945 al 25% del 2025 ,la perdita delle capacità produttive e l'aumento della finanziarizzazione dell'economia con l'emersione delle bolle speculative hanno indebolito il ruolo del dollaro come valuta rifugio aprendo la strada ad un lento ma inesorabile processo di de-dollarizzazione negli scambi internazionali. La crisi di egemonia è affrontata con il ricorso ad una economia di guerra con il disfunzionale ipetrofismo della spesa militare che trova una entusiastica sponda in Europa sempre più vicina ad un coinvolgimento diretto nella guerra contro la Russia. Ne parliamo con Alessando Volpi economista .
-
10
Francisco Franco 50 anni di impunità
Muerto Franco, no se acabó la rabiaUn regime totalmente chiuso e controllato, una società congelata per 40 anni avrebbe potuto svoltare prontamente in ambito almeno democratico, se non libertario come l'esperienza catalana spazzata via dai fascismi negli anni Trenta? La maggioranza degli spagnoli non avevano conosciuto altro che la dittatura e il lavoro di eternalizzazione del sistema oltre la propria morte preparato da Francisco Franco fecero sì che il franchismo perdurasse, serpeggiando nelle menti e nelle istituzioni quanto l'antifranchismo tentava di ricostruire una cultura affrancata da Franco. Ora che Vox e gli eredi del totalitarismo del Partito popolare traggono linfa dalla mai completata transizione abbiamo chiesto a Rolando D'Alessandro di illustrarci la attuale monarchia fondata a partire da una Costituzione ancora scritta in nome del regime e di un Colpo di stato avvenuto pochi anni dopo la morte di Franco
-
9
Le divisioni dell'amministrazione americana e le debolezze di Trump sull'Ucraina.
Si è aperta la saga del fantomatico documento dei 28 punti proposti da Trump per regolare la guerra in Europa, gira la storiella delle origini russe del documento che se fosse realmente fondata, non si comprende come mai ci siano dei punti inaccettabili per i russi. Questo documento dei 28 punti, molto raffazzonato sembra essere un tentativo fatto da una parte dell'amministrazione americana per riaprire il problema, il capitolo del negoziato, di fronte a due grandi emergenze. Da una parte quello che sta succedendo sul campo di battaglia, che ha preso una piega abbastanza chiara, dall'altra quello che succede nel mondo politico ucraino, perché tutto questo polverone sul documento dei 28 punti è riuscito a mettere tra parentesi o di lato, insomma, lo scandalo nel quale l'amministrazione ucraina si era cacciata. Al momento in cui pubblichiamo questo podcast si è dimesso travolto dallo scandalo Yermak, uomo potentissimo e molto vicino a Zelensky nonchè mediatore nelle trattative. Però il fatto che su questo documento si sia sollevato questo polverone e ci sia stato un tale impazzimento di ricostruzioni è ancora una volta fondamentalmente il segno della debolezza politica di Trump, perché il presidente non riesce ad elaborare una proposta in grado di costruire un consenso. E la debolezza politica di Trump su questo punto è il riflesso di un conflitto che è interno al mondo politico americano e in particolare interno alla maggioranza che guida adesso gli Stati Uniti. Esiste un blocco senatoriale che si appoggia a Rubio, segretario di stato, che non vuole arrivare a patti con la Russia. C'è un altra corrente all' interno all'amministrazione americana che invece ha un'idea completamente diversa. Questa corrente è patrocinata da JD Vance, dal vicepresidente, che ha i suoi punti di forza piazzati dentro l'amministrazione. Noi oggi vediamo questo sconosciuto Dan Driscoll, inviato a Kiev per negoziare, che per questioni di affinità generazionale è vicino a JD Vance e che è segretario dell'esercito, una carica prevalentemente burocratica. Driscoll è a Kiev con l'idea che possa invece rimettere tutto il processo negoziale su quella linea che è auspicata dal vicepresidente che non è come Trump, è una persona che ha le idee abbastanza chiare.Il riferimento più importante di J.D. Vance all'interno dell'amministrazione è il vicesegretario alla difesa, Elbridge Colby , che è stato nominato in quella posizione ad aprile scorso. Contro la corrente che fa capo ai senatori Elbridge Colby è il rappresentante lucido, formato, istruito di una tendenza che da anni sostiene la necessità per gli Stati Uniti di disimpegnarsi dall'Europa e dal Medio Oriente e di concentrare tutte le proprie risorse che vanno riprogettate nel Pacifico. Cioè è la persona che più coerentemente incarna la visione del pivot to Asia. Colby è fondamentalmente il capofila dei teorici della priorità coloro credono che allo stato attuale dei rapporti di forza mondiali è rinata una competizione tra grandi potenze, una competizione che era scomparsa nei 25 anni del dominio unipolare e che quindi nel contesto attuale di questa rinascita della competizione tra grandi potenze, gli Stati Uniti devono fare delle scelte e fare delle scelte è una cosa che gli americani hanno disimparato a fare .La debolezza di Trump ,la divisione nell'amministrazione ,il retaggio dei neocon, la difficoltà a dismettere la politica globalista generano caos ed incertezza e il caos non gestito puo' essere molto pericoloso . Ne parliamo con Salvatore Minolfi autore del libro " Le origini della guerra russo-ucraina. La crisi della globalizzazione e il ritorno della competizione".
-
8
Mamdani coagula la meglio NY dei bisogni
New York Masala: Game changing politicsCome nella cultura pop dei film di Mira Nair si alleano i più diversi bisognosi anche nella squadra di suo figlio Zohran si è assistito a un successo derivante dal concentramento di bisogni che sono stati finalmente nominati, ed è bastato questo per travolgere l’establishment. Da ultimo persino Obama ci ha messo il cappello democratico su un’operazione del tutto nata dal basso che ha potuto contare sul moltiplicatore della rete social per ridicolizzare la tracotanza menzognera dello strapotere trumpiano dal lato della narrazione che s’impone, dando voce alla coalizione interclassista dei multimiliardari e dei deprivati redneck razzisti per tradizione e cultura della America Profonda che odia proprio i woke newyorkesi, i quali a loro volta rappresentano l’altro lato della narrazione dell’establishment.La vittoria di Zohran Mamdani non è ascrivibile al Partito democratico, che se l’è intestata. Chi ha portato alle urne l’America avversa a Trump sono stati gli argomenti condivisi da chi abita New York senza avere le risorse per sopravviverci, non la struttura del partito, né le sue strategie.Ma basta questo per collocare Zohran Mamdani in un circuito virtuoso di lotta sociale, senza la superficialità populista delle promesse, anche se queste sono lo specchio delle reali necessità per consentire la sopravvivenza dei newyorchesi alla New York delle lobbies che hanno appoggiato Cuomo? E riuscirà la squadra di avvocati subito schierata a salvarlo dallo strapotere di Potus? Un po’ questo è il centro della nostra chiacchierata con Giovanna Branca che ha seguito per “il manifesto” l’elezione per il sindaco della Grande Mela.
-
7
The Trumpian Scheme
Caos e instabilità portano scompiglio, ma sembrano funzionali a uno schema preciso dell’amministrazione trumpiana che sulla carta va producendo una trama che potrebbe funzionare, nonostante lo scetticismo derisorio e le reazioni dei mercati, rivoluzionando il sistema economico-finanziario globale, ribaltando la tensione verso la globalizzazione su cui le strategie americane avevano puntato dagli ani Novanta per mantenere l’egemonia economica e tecnologica.Andrea Fumagalli segue questo schema, ricostruendolo ai nostri microfoni l’ideologia libertarian dell’anarcocapitalismo mescolata alla clava dello statalismo daziario. Ci sono resistenze da parte di apparati (come lo stop della Corte che ha tentato di invalidare l’operazione sui dazi del Liberation day) e istituzioni che tentano di impedire lo sviluppo del velleitario piano trumpiano, che è sicuramente temerario e la scommessa è sul filo del rasoio: potrebbe finire come quello di Zsa-Zsa Korda nell’ultimo film di Wes Anderson, ma per ora mantiene le sue ipotesi di avere i mezzi per ribaltare attraverso il protezionismo la tendenza al declino dell’imperialismo americano.Negli ultimi anni tutto era regolato dal Washington Consensus e gli apparati che gestivano fino alla crisi del 2008, poi l’ordine mondiale è venuto meno, inceppando il meccanismo della globalizzazione, lasciando sviluppare altri imperialismi; Trump è il frutto di questa perdita di egemonia ed è reazione alla rete intessuta da Pechino. Su tutto questo si innesca il problema dei due elementi di debito americano (interno ed esterno) che rischiano di far implodere tutto il sistema americano: solo se il dollaro rimane valuta appetibile gli Usa possono evitare il tracollo.Di qui il tentativo di ridurre il debito estero attraverso i dazi che fanno pagare il debito al resto del mondo con quei tassi (importando però inflazione e stagflazione che riducono il potere d’acquisto, con effetto recessivo interno), ma anche eliminando fortemente la tassazione interna sui ricchi, incrementando le tasse dei poveri con l’eliminazione dei crediti di imposta. La logica commerciale è fatta di accordi personali che stravolgono ulteriormente il quadro e possono comportare una vera Rivoluzione del sistema economico-finanziario come lo conosciamo
-
6
TRUMP SPECCHIO DELLA CRISI DI EGEMONIA DEGLI USA
Con Giangiacomo Migone che fra le altre cose ha insegnato storia dell'America del nord all'università di Torino ,parliamo delle fratture all'interno della società americana e della crisi di egemonia di cui l'elezione di Trump è la conseguenza. Trump si è rivolto ad un altro elettorato ,la parte dei bianchi americani impoveriti dalla globalizzazione che ha mangiato i posti di lavoro che sono stati delocalizzati altrove .Trump prende atto che gli USA nonostante la potenza militare non sono più l'egemone e la sua visione incarna la nostalgia della grandezza americana che vorrebbe far rivivere nonostante la concorrenza della Cina che ha invece una percezione multipolare del mondo.Nonostante la torsione autoritaria che è incarnata dalla politica trumpiana ci sono delle resistenze all'interno del tessuto sociale americano che si manifestano nelle università ,nell'opposizione dei tribunali ai decreti del presidente che non considera i contrappesi istituzionali e si concretizzano anche nelle affollate piazze che stanno seguendo il tour contro l'oligarchia del senatore Sanders e di Alexandra Ocasio Cortez. La politica di Trump è al servizio dell'1% più ricco e alimenta la guerra fra poveri delle classi medie impoverite bianche contro gli immigrati .
-
5
I groenlandesi non sono contenti: né danesi, né americani
La popolazione inuit viveva in armonia con la natura in una comunità non patriarcale, finché il solito missionario cattolico a fine Settecento ha portato il verbo e con esso ha squilibrato il mondo dei ghiacci, ben prima delle pretese di Trump. Da lì hanno già subito ogni forma di colonizzazione, compresa quella americana per le servitù militari dimostrata anche dal viaggio di JD Vance stesso che procede dalla velleità di controllo trumpiana dell’isola più estesa del mondo e delle sue risorse e rotte commerciali. Già è maltollerata la occupazione danese, la tracotanza americana ha indisposto molto la comunità locale, che aveva già avviato bozze di una Sostituzione differente da quella danese che aiutasse a svincolarsi ulteriormente dalla “Terra madre”; hanno contrapposto forti movimenti negli anni scorsi per avversare progetti di estrazione avanzate dai cinesi anni fa nel territorio di Kalaallit Nunaat (nome nativo del paese) e contro l’idea di estrarre uranio; il recupero della cultura inuit da anni sta aggregando la società civile e anche dopo l’esito sorprendente delle elezioni dell’11 marzo il fronte unito per l’indipendenza si è rafforzato, per ora. Anche per la forte evidenza del cambiamento climatico in un ambiente così estremizzato. Subito si sono create manifestazioni contro Trump a Nuuk e Sisimiut, la capitale e la seconda città del paese, modernizzate rispetto ai piccoli paesi di pescatori che vivono una Groenlandia diversa. Abbiamo chiesto a Fabrizio Barzanti, musicista da trent’anni sull’isola, quali speranze nutrono ancora i groenlandesi di non essere annessi, controllati e sudditi non più di una lontana Danimarca, ma di un anche troppo vicino americano, quale può essere il modo in cui il colonialismo americano può superare le atrocità danesi, che hanno usato gli stessi mezzi di sterminio, sterilizzazione, alcolismo perpetrati dagli statunitensi nei confronti dei cugini degli inuit, nativi del continente americano?
-
4
La scommessa trumpiana per mantenere l’egemonia americana sul mondo
Dazi indiscriminati antieuropei, dazi chirurgici vs Bri; dazi come clave Andrea Fumagalli conduce sapientemente l’analisi dalla stretta connessione tra la volontà di ridurre il debito ormai insostenibile e le mosse forse avventate sui dazi della seconda amministrazione Trump fino a individuare nel cortocircuito tra elevato valore del dollaro e competitività delle merci statunitensi che produce un saldo commerciale negativo ormai strutturale, mantenuto alto da una difesa centralità a oltranza della divisa come valuta di riferimento nelle transazioni.Più la valutazione del dollaro rimane alta, meno è competitiva la produzione, con effetti recessivi e inflattivi sulla economia e la finanza americana. Un debito pubblico che l’America da 50 anni fa pagare al resto del mondo indotto a comprarlo attraverso i titoli di stato e che per questo vede come uno spauracchio la dedollarizzazione, preludio all’insolvenza di una bolla speculativa federale; a questo deficit della bilancia commerciale verso l’esterno ormai consolidato si aggiunge un debito interno che sorge dalla politica fiscale molto espansiva di Biden. Per sottrarsi a questa pressione dei due debiti, Trump si rifugia nei dazi che però hanno risvolti molto pericolosi, perché come molti hanno allertato, possono ritorcersi contro la manifattura americana per l’intreccio della globalizzazione, che diventa uno degli obiettivi della trumpenomics. La produzione interna viene incentivata dall’aumento dei costi di importazione di beni necessari all’industria, ma al costo di maggiore instabilità e importando inflazione almeno quanto si esporta.Dazi come clava: ricatto retrogrado per il contrasto all’inevitabile multipolarismo Quello che potrebbe maggiormente scombinare i piani di sconquasso per non cambiare nulla di Trump è che si acceleri la dedollarizzazione, fenomeno multipolare che sta in effetti avvenendo con i paesi dei Brics, a partire dai pagamenti bilaterali in valute diverse dal dollaro tendendo a un sistema alternativo a quello interno allo swift bancario. L’egemonia economica di un’area si basa su 4 livelli: tecnologico, logistico, finanziario e militare. Gli Usa negli ultimi70 anni non hanno brillato per successi militari; provano a contenere la rete distributiva della logistica della Belt Road Initiative e Trump sta inseguendo gli snodi fissati dai cinesi, cercando di sottrare porti e vie al controllo cinese, o di appropriarsi delle materie prime utili per le nuove tecnologie; la vicenda di DeepSeek dimostra come in quanto a tecnologie la Cina è enormemente più progredita degli Usa.
-
3
I nuovi strumenti della geopolitica vanno affilati alla fine del mondo
Dall’amico Milei – che ha venduto una bufala bitcoin – al nemico Petro (che non si comprende quanto abbia accettato il capestro e quanto se la sia cavata), passando di nuovo per il canale di Panama il revenge del furioso mondo trumpista comincia con la riappropriazione del Latinoamerica.Con Alfredo Somoza ci siamo avventurati a tentare di capire dalle prime prevedibili sparate in terra sudamericana quali sconquassi si espanderanno nel resto del mondo e guardiamo dall’America Latina le conseguenze dell’aggressiva politica commerciale di Trump ,che dopo anni di disinteresse cerca di prendere il controllo dei nodi strategici come Panama cercando di ostacolare la penetrazione cinese in un area che la dottina Monroe 2.0 definiva a esclusivo appannaggio degli Stati uniti . Non sarà impresa facile perchè la presenza commerciale cinese è molto ramificata in America Latina e al netto delle rodomontate trumpiane sarà complesso riprendere l’influenza totale anche perchè i suoi alleati si contano sulle dita di una mano. La politica economica di Milei in Argentina, scivolato sulla truffa della criptrovaluta “Libre”, sta provocando un impoverimento progressivo della classe media che lo ha sostenuto e una dollarizzazione dell’economia che avrà come sbocco la recessione. E la dollarizzazione da un lato e le ricette recessive menemiste rischiano di ripetersi nell’anarco-liberismo senza welfare e redistribuzione, creando una situazione sociale che resta critica.Infatti il canovaccio sperimentato con Panama e Colombia è stata ripetuta con Zelensky e si prepara a usarla con gli altri vassalli. Però con le grandi potenze potrà replicare lo stesso bullismo?Togliendo tutto il folklore del mondo autocratico l’offensiva di Trump in realtà è solo quella di andarsi a riprendere i posti che la Cina ha occupato per incuria di Biden, diventando il primo partner economico, mentre Trump non ha che un paio di amici latinos più pagliacci di lui, forse perché con Bolsonaro si sono già prodotti gli anticorpi.
-
2
Con Trump un nuovo ruolo per il suo amico MBS
I sauditi si propongono per aggiornare la loro immagine e il loro predominio sulla Penisola (e non solo) dopo la petromonarchia. In un periodo in cui i nomi dei Golfi si cambiano d’autorità, la vexata quaestio sul Gulf viene vinta dall’arabico contro il persico; e all’interno della Penisola le rivalità tra Qatar e Sauditi nel disgelo in corso vedono prevalere come guida Mohamed Bin Salman, più che le nazioni più vicine ai Fratelli musulmani.Sintomatico che le basi per terminare la guerra in Ucraina si pongano a Riad – senza i proxy ucraini usati come carne da cannone – mentre russi, yankee e sauditi si accordano sui nuovi assetti del vecchio mondo: questo assurge a un altro livello d’importanza la penisola arabica incentrata sulle petromonarchie in evoluzione e sviluppo che ha in Vision2030 il progetto più sofisticato e ambizioso per rendere reali miraggi un po’ pacchiani e artificiali secondo un immaginario comune tra gli autocrati convenuti a spartirsi il mondo e creare resort sui cimiteri rivieraschi.Con Laura Silvia Battaglia abbiamo avuto il piacere di approfondire gli ambiti davvero importanti dal punto di vista saudita: risorse, valute, il legame tra radici culturali preislamiche utili a proiettare il paese all’esterno, intessere rapporti con tutti e contenere contemporaneamente le influenze sulla propria area da parte delle altre potenze (Putin in primis). Dove scopriamo l’enorme importanza della stabilità nella regione per l’Arabia Saudita e la candidatura in questo senso a divenire interlocutore preminente sia di Russia che di Usa (il rapporto personale con Trump che ha salvato già una volta MBS), pur avendo relazioni con la Cina.Ma anche nell’area interessa calmare le acque, come si è visto in Libano (dove solo con il permesso saudita si è arrivati a varare un governo) e in Siria: infatti la prima visita del ministro degli esteri di Damasco è stata a Riad. Dunque anche quel potere sarà in qualche modo sotto l’egida di MBS, la cui politica centripeta ha quasi annullato il potere religioso al suo interno e pacificato le tensioni interne alle famiglie saudite wahabite. E su questo si innestano gli Abrahams Accord, la cui proposta è di nuovo spianata, e l’attenzione a mediare molto l’uso del territorio della Penisola in funzione anticinese, non contrapponendosi e bloccando del tutto la Belt Road Initiative, come vorrebbe Trump: Laura Silvia Battaglia conferisce a questi temi il loro valore distinto: a cominciare dalla necessità di mettere al centro i siti sacri che non sono negoziabili, compresa al-Aqsa; mentre le relazioni con la Cina durano da 50 anni, improntate al reciproco rispetto e il passaggio della Belt Road è conveniente per Riad e quindi difficilmente rinuncerà a queste rotte che non sono solo commerciali, inserendola all’interno della Vision2030. Per questo MBS ha interesse a dare a Trump la soluzione del conflitto in Ucraina e negoziare così la ricostruzione di Gaza, in modo da salvare capra e cavoli.
-
1
La Controriforma trumpiana cancella l’Europa kantiana
Le strategie non passano più dall’Europa Abbiamo cominciato a interpellare alcuni analisti e pensatori a noi affini per ricercare punti di riferimento che ci consentano di tracciare un quadro di ciò che sta emergendo dalle macerie dello sconquasso totalitario del trumpismo. Il primo a cui ci siamo rivolti è Francesco Dall’Aglio per il suo acume nella ricostruzione della vicenda ucraina («ormai andata, finita»,come pensato allo scatenamento del conflitto), leggibile in chiave di dissoluzione dell’Europa, che alla fine della Guerra Fredda appare non più affatto interessante per l’amministrazione Trump/Musk, per cui le prospettive a livello globale possono essere molteplici, ma un elemento pare evidente: l'Europa è ancora legata a una ipocrisia etica che in parte condivideva con i democratici fino alla disastrosa amministrazione Biden; tutti gli altri player possono non considerare la società civile per giocare strategie esclusivamente di interesse pragmaticametne economico e neoimperiale, non più ideologico, ma solo spietatamente mercantile.Uno dei punti da cui è facile partire per collocare i mattoni di un nuovo approccio all’ordine del mondo, in modo da potersene difendere (e magari sviluppare strategie dal basso per sottrarsi al bisogno di creare o sottostare Stati e Imperi) è l’ossessione dei sovranismi per la concorrenza cinese che ha prodotto in prima istanza tra i provvedimenti seri di Trump l’attacco ai nodi e gangli della BeltRoadInitiative (soprattutto quelli considerati cortile di casa, come Groenlandia e Panama); seguendo questo bandolo si potranno tessere molte valutazioni relative alle mosse dei player sulla scacchiera.Questi player possono essere a livello di macroeconomie anche rappresentati dal gruppo dei Brics che si è andato a rimpolpare nella graduale dissoluzione della potenza produttiva occidentale (in particolare per la marginalizzazione europea, ma anche perché attraenti come alternativa ai modi brutali degli Usa di richiedere sudditanza), che però potrebbe ancora avere un interesse come mercato di consumatori e questo può rappresentare un secondo tassello fisso a cui guardare per valutare le mosse strategiche; che comunque tornano a includere manovre sugli interessi del debito pubblico americano.Un altro ambito di interesse per gli Stati uniti trumpiani (e russi, che non sono più percepiti come minaccia per gli americani) è quello che vede il mondo arabo complice delle barriere contro la Bri, offrendo altre vie di comunicazione e trasporto di merci.
No matches for "" in this podcast's transcripts.
No topics indexed yet for this podcast.
Loading reviews...
ABOUT THIS SHOW
Capottare il Sistema diventa incubo distopico.Era una speranza di liberazione il rovesciamento di un sistema neoliberista capitalista ingiusto e diseguale, è divenuto valanga travolgente dei peggiori istinti della ferocia populista.Lamentiamo una carenza di strumenti di interpretazione che forse vanno estinguendosi con la uscita dalla Guerra Fredda, per la conclusione del conflitto d’Ucraina sorprendente, visto il ribaltamento della politica della potenza che era egemone fino al confronto diretto a lungo preparato ideologicamente da un lato e poi scatenato pragmaticamente dal campo opposto nel momento in cui aveva la certezza di risultare vincitore.Così cerchiamo conforto nell'opera di Philip K. Dick, visionario creatore delle distopie di Blade Runner e in precedenza profetico scrittore del romanzo ucronico Tne Man in the High Castle.Strategie e rapporti di forza si trovano nascosti così bene da una fitta coltre di fumo creato dalla mancanza di punti fissi di ri
HOSTED BY
I Bastioni di Orione
Loading similar podcasts...