EPISODE · Feb 25, 2026 · 6 MIN
I preti sposati si offrono per le chiese chiuse senza preti di Torino. Appello al cardinale Repole e al Papa
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Crollano i cattolici, crollano i sacerdoti, e la diocesi di Torino avvia un processo per ripensare le modalità della presenza ecclesiastica sul territorio. Per evitare la chiusura delle parrocchie si punterà sempre di più sui laici, formati a svolgere compiti di accoglienza e animazione tra le comunità.La diocesi di Torino, guidata dal cardinale Repole, affronta una profonda crisi con il crollo dei cattolici e il dimezzamento dei sacerdoti. Per evitare la chiusura delle parrocchie, si prevede il coinvolgimento di 80 laici, inclusi sposati, lavoratori e pensionati. Il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, evidenzia che la sua diocesi ha avuto solo tre ordinazioni in 15 anni, sottolineando la necessità di intercettare una ricerca spirituale che esiste ancora in forme diverse, anche attraverso messe all'alba e in nuovi luoghi.Alla notizia del tentativo del cardinale Repole rispondono i preti sposati del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone: "Offriamo la nostra collaborazione a gestire le chiese chiuse. Siamo pronti a ritornare a celebrare la S. Messa, collaborare pastoralmente all'animazione delle parrocchie del territorio della diocesi di Torino. Basterebbe solo un decreto del Papa che riammettesse al ministero pastorale attivo i sacerdoti sposati che lo desiderano inviandoli nelle diocesi, come quella di Torino, in crisi".Fonte: Comunicato Stampa del 24 Febbraio [email protected] tratto da La Stampa.itCrollano i cattolici, crollano i sacerdoti, e la diocesi di Torino avvia un processo per ripensare le modalità della presenza ecclesiastica sul territorio. Per evitare la chiusura delle parrocchie si punterà sempre di più sui laici, formati a svolgere compiti di accoglienza e animazione tra le comunità. I dati parlano chiaro. Se sul territorio diocesano nel 2021 c’erano 228 parroci, oggi ce ne sono cinquanta in meno, e con un’età media di 68 anni. A dire il vero, il calo riguarda tutti i presbiteri diocesani, passati da 700 a 346 in trent’anni. Il risultato? Su 346 parrocchie presenti nel territorio della diocesi, solo 81 hanno un parroco in esclusiva, contro le 143 del 2019. «E il prossimo anno – spiega don Mario Aversano, vicario episcopale per la Pastorale sul territorio – saranno 60».Di fatto è un dimezzamento, che costringe i religiosi con ruoli di responsabilità a dividersi tra tre, quattro, a volte anche dieci chiese per celebrare messa e incontrare i fedeli. Significativo il caso di don Claudio Pavesio, parroco di ben undici paesi nelle Valli di Lanzo. «Per incontrare i fedeli faccio anche 70 chilometri al giorno – sorride –. Il mio ufficio? Ormai è l’auto»In provinciaLe tendenze sono le stesse anche nelle diocesi della provincia. Nel 2004 Susa poteva contare su 59 preti diocesani; oggi sono solo 28, aiutati da 5 sacerdoti missionari stranieri e tre diaconi. Insieme devono gestire 61 parrocchie. A Pinerolo e dintorni, invece, solo 14 chiese su 61 hanno un parroco esclusivo. Anche a Ivrea le chiese sono più dei presbiteri: 141 contro 110.Gli ordini religiosiIn alcuni casi ci pensano gli ordini religiosi a salvare la presenza cattolica sul territorio. Alcuni esempi su Torino: a Madonna di Campagna ci sono i cappuccini, in Borgo Vittoria i giuseppini, in Valdocco, San Salvario e San Paolo i salesiani, il Sermig in Aurora e in Barriera di Milano.Il calo dei fedeliIl calo è inarrestabile anche per quanto riguarda i fedeli, e un ruolo lo gioca anche la demografia. A Torino molte chiese furono realizzate quando la città ospitava 1 milione e 200mila abitanti. Oggi ce ne sono 300mila in meno, la popolazione invecchia e le nascite non tengono il passo. Risultato: i torinesi sono sempre meno e le messe sempre più vuote. Preso atto del fenomeno, dal 2022 l’arcivescovo di Torino Roberto Repole ha messo a punto un percorso formativo per i laici che già operano accanto ai sacerdoti, perché ricoprano ruoli di coordinamento in Caritas, in oratorio o nel catechismo.I laici in aiutoL’obiettivo è formare quelli che vengono chiamati “ministeri istituiti”: uomini e donne che non vestono l’abito talare, ma che sono chiamate a dare una mano ai sacerdoti in affanno. «Il vescovo ha deciso di conferire un mandato ufficiale ad alcuni laici – continua don Aversano – per farli tornare nelle parrocchie come figure riconoscibili che collaborano con i presbiteri». I loro compiti? «Progettare sul territorio un’offerta in sintonia con i bisogni delle persone e delle famiglie». Dunque “parroci laici”? No. Semmai «figure che portano avanti l’azione pastorale nelle comunità accanto ai sacerdoti e ai diaconi – riflette Aversano –. Non è una delega, perché l’azione pastorale è di tutta la comunità cristiana».I primi ottanta ministeri A dire il vero, l’ingresso dei laici è già in corso da anni, anche dentro le gerarchie diocesane. Laici sono i direttori delle due aree di coordinamento, laica è la cancelliera della diocesi, laico è il portavoce dell’arcivescovo.Durante la veglia di Pentecoste a maggio è prevista l’istituzione dei primi ottanta ministeri istituiti della diocesi di Torino. Hanno seguito due anni di formazione e avranno un mandato rinnovabile di cinque anni, che svolgeranno a titolo gratuito. Nel 2027 ne arriveranno altri quaranta. «Saranno persone sposate, lavoratori o pensionati. Non vogliamo che scattino meccanismi di clericalizzazione – conclude don Aversano – anzi preferiamo valorizzare la figura del credente laico nella sua capacità di aprirsi al cambiamento»Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-podcast-news-per-una-informazione-libera--1754529/support.Link supporter Club Iscrizione:https://www.spreaker.com/podcast/news--1754529/supportSito web: https://sacerdotisposati.altervista.org/e.mail: [email protected]. +39 3534552007
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Crollano i cattolici, crollano i sacerdoti, e la diocesi di Torino avvia un processo per ripensare le modalità della presenza ecclesiastica sul territorio. Per evitare la chiusura delle parrocchie si punterà sempre di più sui laici, formati a svolgere compiti di accoglienza e animazione tra le comunità. La diocesi di Torino, guidata dal cardinale Repole, affronta una profonda crisi con il crollo dei cattolici e il dimezzamento dei sacerdoti. Per evitare la chiusura delle parrocchie, si prevede il coinvolgimento di 80 laici, inclusi sposati, lavoratori e pensionati. Il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, evidenzia che la sua diocesi ha avuto solo tre ordinazioni in 15 anni, sottolineando la necessità di intercettare una ricerca spirituale che esiste ancora in forme diverse, anche attraverso messe all'alba e in nuovi luoghi. Alla notizia del tentativo del cardinale Repole rispondono i preti sposati del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone: "Offriamo la nostra collaborazione a gestire le chiese chiuse. Siamo pronti a ritornare a celebrare la S. Messa, collaborare pastoralmente all'animazione delle parrocchie del territorio della diocesi di Torino. Basterebbe solo un decreto del Papa che riammettesse al ministero pastorale attivo i sacerdoti sposati che lo desiderano inviandoli nelle diocesi, come quella di Torino, in crisi". Fonte: Comunicato Stampa del 24 Febbraio 2026 [email protected] Articolo tratto da La Stampa.it Crollano i cattolici, crollano i sacerdoti, e la diocesi di Torino avvia un processo per ripensare le modalità della presenza ecclesiastica sul territorio. Per evitare la chiusura delle parrocchie si punterà sempre di più sui laici, formati a svolgere compiti di accoglienza e animazione tra le comunità. I dati parlano chiaro. Se sul territorio diocesano nel 2021 c’erano 228 parroci, oggi ce ne sono cinquanta in meno, e con un’età media di 68 anni. A dire il vero, il calo riguarda tutti i presbiteri diocesani, passati da 700 a 346 in trent’anni. Il risultato? Su 346 parrocchie presenti nel territorio della diocesi, solo 81 hanno un parroco in esclusiva, contro le 143 del 2019. «E il prossimo anno – spiega don Mario Aversano, vicario episcopale per la Pastorale sul territorio – saranno 60». Di fatto è un dimezzamento, che costringe i religiosi con ruoli di responsabilità a dividersi tra tre, quattro, a volte anche dieci chiese per celebrare messa e incontrare i fedeli. Significativo il caso di don Claudio Pavesio, parroco di ben undici paesi nelle Valli di Lanzo. «Per incontrare i fedeli faccio anche 70 chilometri al giorno – sorride –. Il mio ufficio? Ormai è l’auto» In provincia Le tendenze sono le stesse anche nelle diocesi della provincia. Nel 2004 Susa poteva contare su 59 preti diocesani; oggi sono solo 28, aiutati da 5 sacerdoti missionari stranieri e tre diaconi. Insieme devono gestire 61 parrocchie. A Pinerolo e dintorni, invece, solo 14 chiese su 61 hanno un parroco esclusivo. Anche a Ivrea le chiese sono più dei presbiteri: 141 contro 110. Gli ordini religiosi In alcuni casi ci pensano gli ordini religiosi a salvare la presenza cattolica sul territorio. Alcuni esempi su Torino: a Madonna di Campagna ci sono i cappuccini, in Borgo Vittoria i giuseppini, in Valdocco, San Salvario e San Paolo i salesiani, il Sermig in Aurora e in Barriera di Milano. Il calo dei fedeli Il calo è inarrestabile anche per quanto riguarda i fedeli, e un ruolo lo gioca anche la demografia. A Torino molte chiese furono realizzate quando la città ospitava 1 milione e 200mila abitanti. Oggi ce ne sono 300mila in meno, la popolazione invecchia e le nascite non tengono il passo. Risultato: i torinesi sono sempre meno e le messe sempre più vuote. Preso atto del fenomeno, dal 2022 l’arcivescovo di Torino Roberto Repole ha messo a punto un percorso...
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