I prodromi del golpe birmano in un'analisi di due anni prima episode artwork

EPISODE · Nov 28, 2021 · 3 MIN

I prodromi del golpe birmano in un'analisi di due anni prima

from Siamo già oltre? · host I Bastioni di Orione

Un Nobel alla sbarra Per la prima volta un premio Nobel per la Pace è dovuto comparire davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia. Il triste primato è toccato ad Aung San Suu Kyi, simbolo della lotta per la democrazia in Myanmar, a lungo vittima della dittatura militare e poi leader del movimento tuttora al potere nel Paese asiatico. È stato il Gambia, a nome di 57 Stati del mondo musulmano, a presentare l’accusa contro il governo del Myanmar per quello che da molti è stato qualificato come genocidio: la brutale azione di repressione nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya e la sua espulsione dal Paese. Nella denuncia si parla di crimini e stupri di massa ai danni di una popolazione inerme, costretta a fuggire nel vicino Bangladesh. Una vicenda insieme complessa e drammatica, che ha fatto tornare tristemente attuale il concetto di “pulizia etnica”. Anche se in Myanmar, dove l’azione contro i Rohingya ha goduto di un diffuso sostegno, si sostiene che alla base di ciò che è accaduto non ci siano motivazioni religiose, la persecuzione di questa etnia non rappresenta un caso isolato. In Cina si sta compiendo una delle più grandi violazioni contemporanee dei diritti dei popoli, la “rieducazione” forzata di oltre un milione di musulmani nello stato nordoccidentale dello Xinjiang. Basta una barba sospetta o l’uso del velo islamico per finire in campi di concentramento e subire un processo di de-islamizzazione forzata che mira a cancellare cultura e lingua. Del caso cinese si parla ancor meno che di quello birmano: da una parte perché anche le vittime di Pechino sono di fede musulmana, dall’altra perché nessuno vuole compromettere i rapporti commerciali con il gigante asiatico. Restando nello stesso continente, anche in Sri Lanka si registrano costanti minacce e atti violenti contro la minoranza musulmana.Il circo mediatico occidentale, così ligio nel denunciare le persecuzioni ai danni dei cristiani, ignora o sottovaluta la gravità di quanto sta accadendo a diverse minoranze islamiche in Asia. Questo perché si tratta di notizie che incrinano le certezze post 2001, e cioè l’equazione secondo la quale l’Islam, generalmente inteso, preparerebbe le azioni dei terroristi jihadisti “armandoli” ideologicamente. L’identificazione tra Islam e terrorismo ha gettato pesanti sospetti su 1,9 miliardi persone (cioè più del 24% della popolazione mondiale), che secondo questa visione distorta sarebbero potenzialmente pronte a colpire l’Occidente cristiano. Si ignora non solo che il terrorismo jihadista colpisce principalmente civili di religione musulmana, ma anche che nel mondo esistono minoranze musulmane perseguitate quanto e talvolta più di quelle che professano altre religioni. Questa dimenticanza fa il paio con quella della stampa filo-jihadista, che parla solo delle violenze commesse dai “crociati” occidentali: in entrambi i casi, è molto utile nel processo di creazione del nemico esterno. Storicamente, la creazione della figura del nemico esterno è sempre servita a sollevare cortine fumogene così da evitare di parlare dei propri problemi interni. I sospetti, le “verità indiscutibili”, la sindrome da accerchiamento fanno digerire più facilmente ai cittadini misure che restringono le libertà fondamentali. Mai siamo stati controllati e schedati come oggi, complici anche le moderne tecnologie, eppure non si leva nessuna protesta, perché nella lotta al terrorismo ogni mezzo è giustificato. La parola terrorismo è diventata un passe-partout che consente di bypassare il rispetto dei diritti umani e di introdurre limitazioni sia alla libertà personale sia al diritto alla difesa degli imputati. Con le extraordinary renditions a Guantanamo, ma anche nei lager rieducativi cinesi o nei campi di detenzione in Siberia, il terrorismo di qualsiasi segno, vero o di fatto inesistente, ha fatto fare enormi passi indietro alla civiltà del diritto. Per questo si preferisce ignorare la politica cinese nei confronti dei musulmani, oppure la pulizia etnica birmana. È meglio non impicciarsi nei problemi degli altri per non attirare l’attenzione sulle proprie responsabilità.

Un Nobel alla sbarra Per la prima volta un premio Nobel per la Pace è dovuto comparire davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia. Il triste primato è toccato ad Aung San Suu Kyi, simbolo della lotta per la democrazia in Myanmar, a lungo vittima della dittatura militare e poi leader del movimento tuttora al potere nel Paese asiatico. È stato il Gambia, a nome di 57 Stati del mondo musulmano, a presentare l’accusa contro il governo del Myanmar per quello che da molti è stato qualificato come genocidio: la brutale azione di repressione nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya e la sua espulsione dal Paese. Nella denuncia si parla di crimini e stupri di massa ai danni di una popolazione inerme, costretta a fuggire nel vicino Bangladesh. Una vicenda insieme complessa e drammatica, che ha fatto tornare tristemente attuale il concetto di “pulizia etnica”. Anche se in Myanmar, dove l’azione contro i Rohingya ha goduto di un diffuso sostegno, si sostiene che alla base di ciò che è accaduto non ci siano motivazioni religiose, la persecuzione di questa etnia non rappresenta un caso isolato. In Cina si sta compiendo una delle più grandi violazioni contemporanee dei diritti dei popoli, la “rieducazione” forzata di oltre un milione di musulmani nello stato nordoccidentale dello Xinjiang. Basta una barba sospetta o l’uso del velo islamico per finire in campi di concentramento e subire un processo di de-islamizzazione forzata che mira a cancellare cultura e lingua. Del caso cinese si parla ancor meno che di quello birmano: da una parte perché anche le vittime di Pechino sono di fede musulmana, dall’altra perché nessuno vuole compromettere i rapporti commerciali con il gigante asiatico. Restando nello stesso continente, anche in Sri Lanka si registrano costanti minacce e atti violenti contro la minoranza musulmana.Il circo mediatico occidentale, così ligio nel denunciare le persecuzioni ai danni dei cristiani, ignora o sottovaluta la gravità di quanto sta accadendo a diverse minoranze islamiche in Asia. Questo perché si tratta di notizie che incrinano le certezze post 2001, e cioè l’equazione secondo la quale l’Islam, generalmente inteso, preparerebbe le azioni dei terroristi jihadisti “armandoli” ideologicamente. L’identificazione tra Islam e terrorismo ha gettato pesanti sospetti su 1,9 miliardi persone (cioè più del 24% della popolazione mondiale), che secondo questa visione distorta sarebbero potenzialmente pronte a colpire l’Occidente cristiano. Si ignora non solo che il terrorismo jihadista colpisce principalmente civili di religione musulmana, ma anche che nel mondo esistono minoranze musulmane perseguitate quanto e talvolta più di quelle che professano altre religioni. Questa dimenticanza fa il paio con quella della stampa filo-jihadista, che parla solo delle violenze commesse dai “crociati” occidentali: in entrambi i casi, è molto utile nel processo di creazione del nemico esterno. Storicamente, la creazione della figura del nemico esterno è sempre servita a sollevare cortine fumogene così da evitare di parlare dei propri problemi interni. I sospetti, le “verità indiscutibili”, la sindrome da accerchiamento fanno digerire più facilmente ai cittadini misure che restringono le libertà fondamentali. Mai siamo stati controllati e schedati come oggi, complici anche le moderne tecnologie, eppure non si leva nessuna protesta, perché nella lotta al terrorismo ogni mezzo è giustificato. La parola terrorismo è diventata un passe-partout che consente di bypassare il rispetto dei diritti umani e di introdurre limitazioni sia alla libertà personale sia al diritto alla difesa degli imputati. Con le extraordinary renditions a Guantanamo, ma anche nei lager rieducativi cinesi o nei campi di detenzione in Siberia, il terrorismo di qualsiasi segno, vero o di fatto inesistente, ha fatto fare enormi passi indietro alla civiltà del diritto. Per questo si preferisce ignorare la...

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00 - Avvertenza

Jul 10, 2026 ·3m

01 - Dal Naso al Cielo

Jul 10, 2026 ·25m

02 - IN LEGAMUS

Jul 10, 2026 ·0m

03 - Certi Obblighi

Jul 10, 2026 ·18m

05 - Chi la Paga

Jul 10, 2026 ·18m

Prospettive sul Metaverso Roberto Capodieci, Rita Trombin, e Filippo Caprioglio Benvenuti in "Prospettive sul Metaverso"!Il Metaverso, termine coniato da Neal Stephenson nel romanzo Snow Crash, è un mondo virtuale composto da molti luoghi diversi. Essendo in continua espansione offre quotidianamente curiose ed interessanti novità.Noi siamo Filippo Caprioglio, architetto, Rita Trombin, psicologa ambientale esperta in biofilia, e Roberto Capodieci, esperto di decentralizzazione e Web3. Assieme, ed a volte con l'aiuto di altri esperti, esploriamo il Metaverso con l'obiettivo di comprendere questo nuovo ed entusiasmante mondo online per capire come può essere usato per migliorare le nostre vite. Lo facciamo divertendoci e discutendo di tutto: dalle ultime curiosità ad approfondite analisi.Tutti voi siete invitati a partecipare alla discussione sia per imparare che per contribuire. Che tu sia un professionista esperto o un principiante, speriamo che il nostro canale possa essere di tuo interesse.E se hai letto fino a qui... beh, iscri Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico Alessandro Gelain - Vois In questo Podcast, trovi le storie più interessanti dei miti greci e romani. Il mito ha ancora molto da insegnarci e talvolta, come uno specchio, è capace di mostrare meglio a noi stessi quello che siamo. Buon ascolto!Questo podcast fa parte dell'universo di VOIS. Per scoprire di più, segui @vois.fm su Instagram o visita il sito https://vois.fm/ — 📩 Per Collaborazioni o Sponsorship: [email protected] Weekly News 🗞️ - Marketing Espresso Marketing Espresso Ciao, siamo il team di Marketing Espresso e questo è Weekly News, il podcast in cui ogni martedì ti raccontiamo in meno di 30 le ultimissime dal mondo digital e marketing 🔥In elenco Agcom ✨ Novelle per un Anno, vol. 08: Dal Naso Al Cielo by Luigi Pirandello (1867 - 1936) LibriVox Novelle per un anno è una raccolta di 241 novelle scritte da Luigi Pirandello. Originariamente sono state pubblicate sul Corriere della Sera, successivamente ripubblicate in 15 raccolte. Inizialmente erano previste 24 raccolte contenenti 365 novelle, tuttavia la prematura morte dell'autore ha impedito il raggiungimento del traguardo. Postume sono state pubblicate altre novelle scritte dall'autore. Le raccolte sono state pubblicate tra il 1922 e il 1938. L'ottava raccolta, edita nel 1925, contiene novelle pubblicate tra il 1902 ed il 1923. (Riassunto di Filippo Gioachin)Nota: Per motivi di diritti d'autore negli Stati Uniti, alcune novelle sono state rimosse da questa raccolta. Gli abitanti di nazioni ove i diritti d'autore su quest'opera sono già cessati possono trovare le novelle mancanti su Legamus.euQuesto libro è stato promosso dal gruppo Volontari del Libro di aNobii.

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