EPISODE · May 27, 2026 · 9 MIN
IA. AI washing, la nuova facile scusa per licenziare. Adottata in primis dalle aziende high tech statunitensi, toccherà anche i media italiani?
Nel 2025 le aziende americane hanno citato l‘IA in oltre 55.000 annunci di licenziamento — dodici volte di più rispetto a due anni prima — ma solo il 9% di esse dichiara che l’intelligenza artificiale ha effettivamente sostituito dei ruoli, e il 60% ammette esplicitamente che la narrativa sull’intelligenza artificiale «è vista più favorevolmente rispetto ai problemi finanziari». Questo fenomeno, noto come AI washing, consiste nel presentare tagli motivati da crisi finanziarie, cali di mercato o eccesso di personale come conseguenze inevitabili dell’automazione, scaricando sulla tecnologia una responsabilità che appartiene alle scelte aziendali. Il caso più emblematico è quello di Coinbase, che nel maggio 2026 ha licenziato 700 persone — il 14% dell’organico — invocando la produttività dell’IA. E tante altre aziende, Amazon in primis, hanno fatto lo stesso. I media tradizionali — Reuters, Fortune, New York Times — hanno amplificato queste narrazioni senza indagarne le cause reali, mentre spettava a blogger e podcaster svolgere il ruolo del quarto potere. L’unica eccezione virtuosa è IBM, che ha specificato esattamente quali funzioni HR sono state automatizzate e ha contestualmente annunciato nuove assunzioni orientate all’analisi e al pensiero critico. Di fronte a ogni annuncio di tagli legati all’IA un giornalismo che svolge il proprio ruolo dovrebbe porre cinque domande precise – che raccontiamo nell’articolo – volte a fare un reale fact checking.
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