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EPISODE · Apr 29, 2026 · 30 MIN

Il Medio Oriente visto da Gerusalemme - Puntata del 29/04/2026

from Il Medio Oriente visto da Gerusalemme

Fiamma Nirenstein commenta dalla sua prospettiva la settimana appena trascorsa. Sul fronte libanese, la tregua non regge: Hezbollah non ha rispettato nessuno dei termini pattuiti, le sirene non si fermano nel nord di Israele e ieri un lavoratore arabo-israeliano è stato ucciso da un drone nei pressi di Kfar Gilaadi, mentre il figlio lavorava accanto a lui. Sul fronte iraniano, Nirenstein legge lo stallo di Hormuz come un segnale di debolezza strutturale di Teheran - che potrebbe essere costretta presto a bloccare l'estrazione - e segnala due mosse significative nella regione: il Qatar che ha messo alla porta Khalil al-Hayya, membro del bureau politico di Hamas, e gli Emirati che escono dall'OPEC e acquistano da Israele sistemi di difesa missilistica. Curiosità amara: l'ONU ha nominato l'Iran vicepresidente della conferenza sulla non proliferazione nucleare. Sul fronte della politica interna israeliana, il quadro preelettorale resta fluido: Bennett e Lapid hanno annunciato la lista comune "Yachad", ma i sondaggi mostrano che correre separati converrebbe a entrambi, Eisenkott non ha aderito e Gantz è fuori gioco. Infine il 25 aprile italiano: la cacciata della Brigata Ebraica dal corteo di Milano con gli slogan antisemiti, e il fermo a Roma del 21enne Eithan Bondi - appartenente alla comunità ebraica, accusato di tentato omicidio per aver sparato con una pistola ad aria compressa contro due militanti dell'Anpi - con la smentita immediata della Brigata Ebraica, che dichiara di non conoscere il ragazzo. Nirenstein condanna il gesto, ma lo inquadra in un contesto di escalation dell'antisemitismo fisico documentata anche da una recente ricerca dell'Università di Tel Aviv: "È una spiegazione, non una giustificazione." Chiusura sulla Biennale di Venezia, dove gli artisti israeliani sono stati esclusi dai premi, in una equiparazione con i russi che non ha nessuna logica.

Fiamma Nirenstein commenta dalla sua prospettiva la settimana appena trascorsa. Sul fronte libanese, la tregua non regge: Hezbollah non ha rispettato nessuno dei termini pattuiti, le sirene non si fermano nel nord di Israele e ieri un lavoratore arabo-israeliano è stato ucciso da un drone nei pressi di Kfar Gilaadi, mentre il figlio lavorava accanto a lui. Sul fronte iraniano, Nirenstein legge lo stallo di Hormuz come un segnale di debolezza strutturale di Teheran - che potrebbe essere costretta presto a bloccare l'estrazione - e segnala due mosse significative nella regione: il Qatar che ha messo alla porta Khalil al-Hayya, membro del bureau politico di Hamas, e gli Emirati che escono dall'OPEC e acquistano da Israele sistemi di difesa missilistica. Curiosità amara: l'ONU ha nominato l'Iran vicepresidente della conferenza sulla non proliferazione nucleare. Sul fronte della politica interna israeliana, il quadro preelettorale resta fluido: Bennett e Lapid hanno annunciato la lista comune "Yachad", ma i sondaggi mostrano che correre separati converrebbe a entrambi, Eisenkott non ha aderito e Gantz è fuori gioco. Infine il 25 aprile italiano: la cacciata della Brigata Ebraica dal corteo di Milano con gli slogan antisemiti, e il fermo a Roma del 21enne Eithan Bondi - appartenente alla comunità ebraica, accusato di tentato omicidio per aver sparato con una pistola ad aria compressa contro due militanti dell'Anpi - con la smentita immediata della Brigata Ebraica, che dichiara di non conoscere il ragazzo. Nirenstein condanna il gesto, ma lo inquadra in un contesto di escalation dell'antisemitismo fisico documentata anche da una recente ricerca dell'Università di Tel Aviv: "È una spiegazione, non una giustificazione." Chiusura sulla Biennale di Venezia, dove gli artisti israeliani sono stati esclusi dai premi, in una equiparazione con i russi che non ha nessuna logica.

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