EPISODE · Jul 5, 2026 · 2 MIN
Il piccolo scisma | Il Punto della Settimana
from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio
Non è la prima volta che la “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, fondata da Marcel Lefebvre nel 1970, sfida l’autorità di un papa: lo aveva già fatto anche 38 anni fa, consacrando quattro vescovi, immediatamente scomunicati dal Vaticano. Tuttavia, in quella circostanza, diversamente da quanto era avvenuto in passato per altri scismi, l’atteggiamento dei vertici della Chiesa cattolica fu molto meno drastico, dando, in generale, la netta sensazione di non voler approfondire troppo il solco che la divideva dal nuovo movimento tradizionalista lefebvriano. Anzi, nel 2009, papa Ratzinger aveva addirittura revocato la scomunica. D’altra parte, si trattava di un tentativo di contestare certi principi del Concilio Vaticano II che, in fondo, aveva trovato ben pochi proseliti, restando, in definitiva, un fenomeno assolutamente marginale. E poi, in fin dei conti, la sua pretesa di continuare la celebrazione della messa in latino era già stata accolta dal pontefice tedesco, consentendo a tutti quei fedeli che avessero voluto praticare ancora quel tipo di liturgia - risalente al Messale Tridentino di Pio V del 1570 – di farlo tranquillamente. Insomma, nulla di neanche lontanamente paragonabile ai grandi scismi dei secoli andati. Viene, pertanto, adesso da domandarsi quali mai possano essere state le ragioni che hanno spinto la Fraternità a rimettere nuovamente in discussione l’autorità del pontefice romano. Tra l’altro, sul soglio di Pietro non c’è più nemmeno il determinato e coriaceo Mario Bergoglio, ma il prudente Robert Prevost che, infatti, non ha risposto subito con la scomunica per chi minacciava il primato pontificio, esortando, invece, gli insubordinati sacerdoti di Econe a considerare bene la gravità del loro atto, prima di portarlo incautamente a termine. Che significato attribuire a quello di voler consacrare altri quattro vescovi, in un momento in cui, oltre tutto, ai seguaci di Marcel Lefebvre non erano certo preclusi i loro rituali, le loro vesti talari e persino le critiche più aperte alle tesi del Concilio Vaticano II ? Forse a muovere questa sorta di quasi irrilevante ribellione è stata la stessa marginalità del movimento di Econe che ha, probabilmente, avvertito il bisogno di ritagliarsi un sia pur fuggente attimo di visibilità, come spesso capita a molte minoranze settarie. In conclusione, lo scisma lefebvriano con la sua sfida alla volontà della Chiesa cattolica di rimanere un aperto terreno di confronto sui problemi del nostro tempo, va ad inserirsi in quel confuso scenario ideologico con il quale, purtroppo, ci siamo ormai abituati a rapportarci quotidianamente. Uno scenario che, dalle dispute politiche a quelle scientifiche o religiose, pullula di minoranze che vogliono, ad ogni costo, imporre la propria “alterità”, la propria verità e la propria presunta superiorità culturale.
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Non è la prima volta che la “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, fondata da Marcel Lefebvre nel 1970, sfida l’autorità di un papa: lo aveva già fatto anche 38 anni fa, consacrando quattro vescovi, immediatamente scomunicati dal Vaticano. Tuttavia, in quella circostanza, diversamente da quanto era avvenuto in passato per altri scismi, l’atteggiamento dei vertici della Chiesa cattolica fu molto meno drastico, dando, in generale, la netta sensazione di non voler approfondire troppo il solco che la divideva dal nuovo movimento tradizionalista lefebvriano. Anzi, nel 2009, papa Ratzinger aveva addirittura revocato la scomunica. D’altra parte, si trattava di un tentativo di contestare certi principi del Concilio Vaticano II che, in fondo, aveva trovato ben pochi proseliti, restando, in definitiva, un fenomeno assolutamente marginale. E poi, in fin dei conti, la sua pretesa di continuare la celebrazione della messa in latino era già stata accolta dal pontefice tedesco, consentendo a tutti quei fedeli che avessero voluto praticare ancora quel tipo di liturgia - risalente al Messale Tridentino di Pio V del 1570 – di farlo tranquillamente. Insomma, nulla di neanche lontanamente paragonabile ai grandi scismi dei secoli andati. Viene, pertanto, adesso da domandarsi quali mai possano essere state le ragioni che hanno spinto la Fraternità a rimettere nuovamente in discussione l’autorità del pontefice romano. Tra l’altro, sul soglio di Pietro non c’è più nemmeno il determinato e coriaceo Mario Bergoglio, ma il prudente Robert Prevost che, infatti, non ha risposto subito con la scomunica per chi minacciava il primato pontificio, esortando, invece, gli insubordinati sacerdoti di Econe a considerare bene la gravità del loro atto, prima di portarlo incautamente a termine. Che significato attribuire a quello di voler consacrare altri quattro vescovi, in un momento in cui, oltre tutto, ai seguaci di Marcel Lefebvre non erano certo preclusi i loro rituali, le loro vesti talari e persino le critiche più aperte alle tesi del Concilio Vaticano II ? Forse a muovere questa sorta di quasi irrilevante ribellione è stata la stessa marginalità del movimento di Econe che ha, probabilmente, avvertito il bisogno di ritagliarsi un sia pur fuggente attimo di visibilità, come spesso capita a molte minoranze settarie. In conclusione, lo scisma lefebvriano con la sua sfida alla volontà della Chiesa cattolica di rimanere un aperto terreno di confronto sui problemi del nostro tempo, va ad inserirsi in quel confuso scenario ideologico con il quale, purtroppo, ci siamo ormai abituati a rapportarci quotidianamente. Uno scenario che, dalle dispute politiche a quelle scientifiche o religiose, pullula di minoranze che vogliono, ad ogni costo, imporre la propria “alterità”, la propria verità e la propria presunta superiorità culturale.
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