EPISODE · Aug 17, 2016 · 19 MIN
Il signore degli anelli***** (2001-2003) - Eowyn, la scelta del valore senza rinomanza
from FILM GARANTITI - Il meglio del cinema · host BastaBugie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4339EOWYN, LA SCELTA DEL VALORE SENZA RINOMANZAdi Isacco Tacconi Teresina di Lisieux, la santa della «piccola via», ci ha lasciato una preziosa eredità, a noi che possiamo ambire ad una santità da «piccoli» compiendo bene ogni gesto, insegnandoci a raccogliere uno spillo da terra per amore dell'Amore, come se avessimo raccolto una moneta spendibile in Paradiso. E anche noi in quel caso potremmo dire con verità: "la sua grazia in me non è stata vana", giacché se il Buon Dio per un piccolo gesto offertogli in purezza d'intenzioni aumenterà nell'anima il grado di gloria, versando in lei come in una coppa una più larga misura di grazia santificante, tanto più non disdegnerà di soccorrere la povera mente di colui che cerca buone parole per cantare le sue bellezze: «Credo vidére bona Domini in terra vivéntium». E credo che in fondo sia proprio questa la chiave di lettura del personaggio di Éowyn: l'eroismo della devozione nascosta.Oggi, in questa nostra storia, non ci sono orchi da uccidere anche se il nemico che ci para il cammino è ancor più temibile e oscuro. Il viaggio del tutto inaspettato che richiama la nostra attenzione, si volge piuttosto alla ricerca di una risposta intorno all'identità profonda di Dama Éowyn. La breve descrizione che di questa figura Tolkien fornisce al lettore è sufficientemente eloquente per permetterci di immaginarne la grazia, la nobiltà e la casta bellezza.BELLA E FREDDAQuando i "tre cacciatori" giungono ad Edoras guidati da Gandalf redivivo, divenuto il «Bianco», candido come la neve dopo essere passato attraverso la porta della morte, trovano un regno diviso e allo sbando, un re, Théoden figlio di Thengel, incatenato da un velenoso consigliere, e il cui popolo disperso e spaventato ne attende il risveglio. A fianco del vecchio re, un poco ritirata, si erge alta e silenziosa Éowyn, nipote del re e cugina dell'erede al trono ormai defunto. La giovane principessa, racconta Tolkien: "si voltò per guardarsi indietro. Nel suo sguardo grave e pensoso, posato sul re, si scorgeva una tenera pietà. Splendido il suo volto, ed i lunghi capelli pari a un fiume d'oro. Era bianca ed esile nella bianca veste cinta d'argento; ma pareva forte e severa come acciaio, una figlia di re. Così Aragorn mirò per la prima volta alla luce del giorno Éowyn, Dama di Rohan, e la trovò bella, bella e fredda, come una mattina di pallida primavera, e non ancora maturata in donna".Fra tutti i personaggi femminili che incontriamo nel Signore degli Anelli, Éowyn appare l'unica vera donna, umana, reale. Mentre Arwen e Galadriel, proprio per il loro essere elfi, sono in qualche modo sottratte alla concretezza dell'umanità, avvolte come sono da un'aura sacrale, Éowyn al contrario porta su di sé il dramma della condizione mortale segnata da delusioni, amarezze e responsabilità non volute, ma virilmente accolte e affrontate con eroica fortezza. Lo stesso racconto del suo amore non corrisposto per Aragorn contribuisce a mostrarci una giovane donna segnata dalla sofferenza e dall'abbandono. Orfana e accolta in casa dello zio, costretta dagli eventi a dover assistere impotente il suo re, sedotto dai diabolici consigli di un traditore, Éowyn porta in sé come in una sintesi tutti quei valori dell'antica cultura anglosassone caratterizzata dall'onore e dalla fedeltà al re e alla terra, uniti alla virtù cristiana, in particolare della pietas e della fortitudo. Figlia di re eppure solitaria nel Palazzo d'oro di Meduseld, può soltanto sopportare e pregare dinanzi all'indebolimento del suo regno e alle sofferenze del suo popolo. Allo sbocciare del primo amore sperimenta l'umiliazione del rifiuto, e all'incombere della guerra si vede lasciata indietro e quasi abbandonata. Ma non è il suo il dolore della frustrazione di quelle donne che si sentono come "imprigionate" fra le mura domestiche, inseguendo utopie eversive di avventure ed emozioni libertarie. Una prospettiva che un reazionario e antimoderno come John Ronald Reuel Tolkien mai e poi mai avrebbe attribuito a uno dei suoi personaggi, se non per evidenziarne la innaturale bruttura. [...]NESSUN UOMO PUÒ UCCIDERMIDopo aver ricevuto il comando da re Théoden di restare ad Edoras, il giovane Merry triste ed abbattuto per non poter partecipare alla guerra al pari dei suoi amici, si imbatte in un misterioso giovane guerriero di Rohan chiamato "Dernhelm". Costui "si avvicinò inosservato e mormorò qualcosa a bassa voce nell'orecchio dell'Hobbit. «Dove vi è la volontà, nulla è impossibile, si dice da noi»". Un saggio consiglio questo che definirei propriamente "da uomini", poiché le due facoltà che distinguono e separano come un abisso l'uomo dal resto dei bruti sono proprio l'intelletto, con la sua capacità di conoscere e ricevere la verità, e la libera volontà, con il suo innato desiderio di possedere il bene. Ora entrambe queste facoltà dell'anima hanno bisogno di essere purificate e rettificate cioè «raddrizzate», e la volontà in particolare necessita di essere volta, o meglio ordinata, verso quello che Aristotele, e con lui San Tommaso, chiamava il «bene onesto» cioè il bene morale oggettivo, voluto per se stesso e non per un altro motivo, distinguendosi perciò dal «bene utile» desiderato in quanto mezzo per un fine ulteriore, e dal meno pregevole «bene dilettevole» desiderato per il piacere che potremmo trarne ottenendolo.Ad ogni modo, questo atto di volontà deciso e generoso sarà l'inizio della conversione di un'anima che, per poter tornare ad apprezzare il valore della sua vita, dovrà discendere fin quasi sulla soglia della morte. "«Allora verrai con me»", disse il Cavaliere. «Ti porterò sul mio cavallo, nascosto sotto il mio manto finché saremo lontani e questa oscurità sarà più cupa. Tanta buona volontà non deve essere scoraggiata. Non dire più nulla a nessuno, e vieni»".Soltanto sui campi del Pelennor lo stesso Merry, insieme al lettore stupito, scoprirà che quel guerriero silenzioso ed esile è in realtà Éowyn, principessa di Rohan. In effetti nel libro ella manifesta con energia il suo desiderio a tratti implacabile di compiere gesta gloriose combattendo e morendo in battaglia. L'onore e la gloria sembrano quasi ossessionarla, tanto da gettarla nello sconforto quando si vede costretta nelle Case di Guarigione di Minas Tirith a sottoporsi alle cure necessarie che le impediscono di tornare in battaglia. Ma quel suo slancio impetuoso e impaziente deriva, come dirà Gandalf, da un malanimo interiore provocatole dai velenosi discorsi di Grima Vermilinguo, che istillarono nel suo cuore, oltre la tristezza, l'insofferenza e l'insoddisfazione per il suo essere donna, per di più ridotta a servire un debole e stolto re. "Ella nel suo corpo di fanciulla - dirà Gandalf ad Éomer - possedeva uno spirito e un coraggio senza dubbio uguali al tuo ardimento. E tuttavia era destinata a servire un vegliardo, che amava come un padre, ed a vederlo crollare in una stoltezza meschina e disonorevole; il suo ruolo le sembrava più ignobile di quello del bastone su cui il re si appoggiava".NESSUNA EMANCIPAZIONE FEMMINILEPertanto, scopo del suo rivaleggiare con gli uomini non è l'assurda pretesa di veder riconosciuti i suoi diritti di donna. In altre parole non è una rivendicazione egualitaria inquadrata in una prospettiva di emancipazione del genere femminile che la spinge a fuggire dalle mura della casa adottiva, bensì una profonda e personale inquietudine interiore, causa del suo disperato desiderio di cavalcare verso una "oscurità ancora più cupa". Questa giovane principessa sembra cercare addirittura la morte per porre fine al suo mal di vivere. Un tormento interiore che oscilla tra un'insofferenza tipicamente adolescenziale e quella soffocante malinconia che toglie la pace e il gusto delle cose semplici e ordinarie, suggerendo ombre ed immagini di felicità lontane da quelli che potremmo definire i propri "doveri di stato". In realtà, ella va cercando sollievo alla sua profonda infelicità e insoddisfazione, che non troverà, com'è ovvio, sui campi di battaglia bensì nell'incontro di un uomo che le darà il suo cuore offrendole il suo amore puro, accogliendola per quello che è.La sua lunga convalescenza nelle Case di Guarigione sarà la circostanza provvidenziale perché ella possa trovare finalmente quella pace interiore che né le gesta eroiche né alcuna avventura potrebbe elargire. Un po' come accadde a Sant'Ignazio di Loyola dopo essere stato ferito ad una gamba nell'assedio di Pamplona. Costretto a letto per un lungo periodo e non avendo a disposizione i libri di cavalleria che egli tanto amava leggere, Ignazio si rassegnò a dover leggere la Vita di Cristo di Ludolfo il Certosino e la Leggenda aurea di Jacopo, o Giacomo, da Varazze. Sarà questo l'inizio di quell'innamoramento così intenso e sincero per Nostro Signore Gesù Cristo che lo condurrà, dopo una «veglia d'armi» a deporre la sua spada ai piedi della Madonna nel monastero benedettino di Montserrat.Anche nel caso di Éowyn la malattia sarà l'occasione per meditare sulla propria esistenza sprofondandosi in quella notte oscura dell'anima che la traghetterà, dopo profonda purificazione interiore, alla luce dell'alba. Un'alba così chiaramente annunciata, come da un araldo celeste, da quelle semplici parole che Piccarda Donati, nel cielo della luna, rivolse a Dante: «E'n la sua volontade è nostra pace». È questo il segreto di felicità che pone l'uomo dinanzi alla verità ultima del suo stesso esistere: essere per Dio e in Dio. Non importa quale sia l'onore (o il disonore) che ci viene tributato, né la posizione sociale che dobbiamo occupare, né l'umiltà delle mansioni che dobbiamo svo
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