Ingarbugliata instabilità caucasica. Irriducibili nazionalismi e intrighi geopolitici episode artwork

EPISODE · Feb 17, 2024 · 15 MIN

Ingarbugliata instabilità caucasica. Irriducibili nazionalismi e intrighi geopolitici

from Nazionalismo pannonico, caucasico e balcanico · host I Bastioni di Orione

https://ogzero.org/regione/caucaso/Gli equilibri e gli schemi geopolitici nel sud del Caucaso sono completamente saltati. Tutto questo potrebbe produrre un ribaltamento geopolitico, che vedrebbe l’Armenia, paese notoriamente filorusso, allontanarsi da Mosca e rompere con quest’ultima, mentre l’Azerbaigian, paese che godeva di ottimi rapporti economici con l’Occidente, si avvicinerebbe alla Russia. In realtà ci eravamo lasciati a settembre con Simone Zoppellaro che l’Armenia non aveva grosse possibilità con 130.000 esodati e un’economia al tracollo, invece galleggia. Sempre però sull’orlo del precipizio con Aliyev, il leader azero (appena rieletto con percentuali “bulgare”) che, per perpetuare il suo potere fondato sul successo bellico e sui revenue degli idrocarburi, non ha interesse ad affondare definitivamente il colpo su Erevan, mantenendo la tensione da un punto di forza dato dal contesto internazionale, con la Turchia (e la Russia) che hanno tutto l’interesse a che si realizzi alla fine il corridoio che unirebbe i paesi turcofoni con l’esclave azera del Naxçıvan in Armenia. Si succedono strappi dall’una e dall’altra parte che impediscono una pace stabile tra Armenia e Azerbaojan, ma anche agli stakeholder internazionali fa gioco si mantenga la tensione, sia da parte occidentale (Francia in primis) per mantenere acceso un nuovo conflitto nei paesi dell’ex Urss (come quello ucraino, nato con Maidan), sia da parte russa e turca per rinsaldare controllo e affari sul territorio caucasico, com’è avvenuto con la Georgia. Ma quanto si è ridotto il potere contrattuale di Mosca e quanto si è avvicinato Pashinyan all’occidente nel frattempo? Il governo di Yerevan ha annunciato ufficialmente che “non ha discusso e non discute la questione” dell’adesione alla Nato, ma si distingue dalla Russia riguardo l’Ucraina; se da un lato l’Armenia in questo modo mostra di sposare ulteriormente la propria alleanza con l’Occidente in chiave futura, dall’altro spicca in chiave presente la contiguità di valori e sentimenti con la Francia, con cui la relazione resta solida, anzi, da un punto di vista geopolitico si intreccia ancora di più; l’Armenia valuta se rimanere nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, pur dichiarando che non intende aderire alla Nato; intanto sono aumentati gli aiuti militari, soprattutto da parte della Francia in chiave antislamica, e il senato USA ha adottato un atto dal valore storico, l’“Armenian Protection Act”, proposta di legge che sospende tutti gli aiuti militari all’Azerbaigian (https://www.eastjournal.net/archives/134572 )

https://ogzero.org/regione/caucaso/Gli equilibri e gli schemi geopolitici nel sud del Caucaso sono completamente saltati. Tutto questo potrebbe produrre un ribaltamento geopolitico, che vedrebbe l’Armenia, paese notoriamente filorusso, allontanarsi da Mosca e rompere con quest’ultima, mentre l’Azerbaigian, paese che godeva di ottimi rapporti economici con l’Occidente, si avvicinerebbe alla Russia. In realtà ci eravamo lasciati a settembre con Simone Zoppellaro che l’Armenia non aveva grosse possibilità con 130.000 esodati e un’economia al tracollo, invece galleggia. Sempre però sull’orlo del precipizio con Aliyev, il leader azero (appena rieletto con percentuali “bulgare”) che, per perpetuare il suo potere fondato sul successo bellico e sui revenue degli idrocarburi, non ha interesse ad affondare definitivamente il colpo su Erevan, mantenendo la tensione da un punto di forza dato dal contesto internazionale, con la Turchia (e la Russia) che hanno tutto l’interesse a che si realizzi alla fine il corridoio che unirebbe i paesi turcofoni con l’esclave azera del Naxçıvan in Armenia. Si succedono strappi dall’una e dall’altra parte che impediscono una pace stabile tra Armenia e Azerbaojan, ma anche agli stakeholder internazionali fa gioco si mantenga la tensione, sia da parte occidentale (Francia in primis) per mantenere acceso un nuovo conflitto nei paesi dell’ex Urss (come quello ucraino, nato con Maidan), sia da parte russa e turca per rinsaldare controllo e affari sul territorio caucasico, com’è avvenuto con la Georgia. Ma quanto si è ridotto il potere contrattuale di Mosca e quanto si è avvicinato Pashinyan all’occidente nel frattempo? Il governo di Yerevan ha annunciato ufficialmente che “non ha discusso e non discute la questione” dell’adesione alla Nato, ma si distingue dalla Russia riguardo l’Ucraina; se da un lato l’Armenia in questo modo mostra di sposare ulteriormente la propria alleanza con l’Occidente in chiave futura, dall’altro spicca in chiave presente la contiguità di valori e sentimenti con la Francia, con cui la relazione resta solida, anzi, da un punto di vista geopolitico si intreccia ancora di più; l’Armenia valuta se rimanere nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, pur dichiarando che non intende aderire alla Nato; intanto sono aumentati gli aiuti militari, soprattutto da parte della Francia in chiave antislamica, e il senato USA ha adottato un atto dal valore storico, l’“Armenian Protection Act”, proposta di legge che sospende tutti gli aiuti militari all’Azerbaigian (https://www.eastjournal.net/archives/134572 )

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