Intelligenza artificiale e umanità perduta episode artwork

EPISODE · Mar 20, 2025 · 4 MIN

Intelligenza artificiale e umanità perduta

from Good morning privacy! · host Guido Scorza

Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine.C’è un fenomeno noto ormai da un po': quello di influencer completamente artificiali, che non esistono in natura perché generati dall’intelligenza artificiale e che sono usati dai loro padroni – un po' come i burattinai usano i burattini – per far soldi, talvolta anche tanti.Il sistema è semplice.Si generano per pochi dollari al mese decine di influencer artificiali, li si rendono protagonisti di decine di contenuti, normalmente ammiccanti, spesso sessualmente espliciti, si conquista un pubblico quanto più ampio possibile e poi usa il pubblico o per veicolare contenuti sponsorizzati o per vendergli, attraverso apposite piattaforme, contenuti a pagamento, scrivendo in piccolo o piccolissimo, da qualche parte, che i contenuti sono generati con l’intelligenza artificiale.Inutile dire che in un mondo che va di corsa come quello social, affollato da utenti distratti, dove tutto, sesso incluso, si consuma nello spazio di una manciata di secondi, in tanti abboccano, garantendo ai burattinai entrate a diversi zeri.Giusto o sbagliato?Lecito o illecito?Difficile a dirsi.Molte piattaforme lo vietano, altre lo permettono, altre ancora fanno finta di vietarlo ma, in realtà, lo tollerano.Ma il punto, questa volta è un altro.Il punto è che le piattaforme social, a cominciare dal popolarissimo Instagram, iniziano a pullulare di foto e video che hanno per protagonisti, influencer artificiali, che si presentano al pubblico come affetti dalla sindrome di down e mostrano sul volto i tratti – naturalmente anch’essi artificialmente generati – che caratterizzano le persone affette dalla sindrome di down.Ma non basta.Le foto e i video in questione, così come i post che li accompagnano, infatti, nella più parte dei casi sono a sfondo sessuale e\o rinviano a piattaforme attraverso le quali è possibile acquistare altre foto e altri video con gli stessi protagonisti artificiali in pose più o meno sessualmente esplicite.Esiste, evidentemente, un mercato del sesso a pagamento nel quale questo genere di contenuti incontra una domanda capace di giustificare l’offerta in questione.E, apparentemente, tutto avviene alla luce del sole benchè rendersi conto della natura artificiale di questi contenuti è cosa a portata di mano di utente attento e, quindi, certamente, dei gestori delle piccole e grandi piattaforme, teatro di questo orrore.“Tutti criticano la mia sindrome di Down finché... non decido di indossare abiti attillati”, dice, ad esempio, il testo in uno dei video di una tal Maria che naturalmente non esiste mentre si avvolge una maglietta stretta intorno alla vita per mostrare il suo corpo.‘Onlyfan??’, dice il testo in un altro video sempre della stessa Maria mentre balla. ”No... Onlydown?? Sìì 😂😂”.Tecnologicamente gestire un business del genere è, evidentemente, un gioco da ragazzi.Ma tanto basta per poterlo considerare giuridicamente legittimo e umanamente sostenibile?Possibile accettare che la dignità delle persone debba essere sino a questo punto sacrificata sull’altare del profitto?Ma, soprattutto, fino a che punto, solo perché la stessa tecnologia è utilizzabile in centinaia di modi più sani e meno disumani, si può accettare che i gestori delle piattaforme non attuino una politica di tolleranza zero contro chi arriva persino a mercificare sindromi gravi come quella di down?La colpa naturalmente non è dell’intelligenza artificiale ma di chi la usa per produrre questo tipo di contenuti.E, però, un po' è anche di chi fa business – perché di questo si tratta – lasciando circolare e intermediando contenuti che non dovrebbero aver cittadinanza nella nostra società.Lo so, ancora una volta, non è il modo migliore di iniziare la giornata e non lo è stato neppure per me ma, forse, se in tanti, cominciamo a puntare l’indice contro gli animali mascherati da umani che producono questo genere di disumanità artificiale, c’è qualche chance che si fermino o, almeno, che le grandi piattaforme social e di condivisione di contenuti a pagamento facciano qualcosa di più per fermarli.Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.

Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine.C’è un fenomeno noto ormai da un po': quello di influencer completamente artificiali, che non esistono in natura perché generati dall’intelligenza artificiale e che sono usati dai loro padroni – un po' come i burattinai usano i burattini – per far soldi, talvolta anche tanti.Il sistema è semplice.Si generano per pochi dollari al mese decine di influencer artificiali, li si rendono protagonisti di decine di contenuti, normalmente ammiccanti, spesso sessualmente espliciti, si conquista un pubblico quanto più ampio possibile e poi usa il pubblico o per veicolare contenuti sponsorizzati o per vendergli, attraverso apposite piattaforme, contenuti a pagamento, scrivendo in piccolo o piccolissimo, da qualche parte, che i contenuti sono generati con l’intelligenza artificiale.Inutile dire che in un mondo che va di corsa come quello social, affollato da utenti distratti, dove tutto, sesso incluso, si consuma nello spazio di una manciata di secondi, in tanti abboccano, garantendo ai burattinai entrate a diversi zeri.Giusto o sbagliato?Lecito o illecito?Difficile a dirsi.Molte piattaforme lo vietano, altre lo permettono, altre ancora fanno finta di vietarlo ma, in realtà, lo tollerano.Ma il punto, questa volta è un altro.Il punto è che le piattaforme social, a cominciare dal popolarissimo Instagram, iniziano a pullulare di foto e video che hanno per protagonisti, influencer artificiali, che si presentano al pubblico come affetti dalla sindrome di down e mostrano sul volto i tratti – naturalmente anch’essi artificialmente generati – che caratterizzano le persone affette dalla sindrome di down.Ma non basta.Le foto e i video in questione, così come i post che li accompagnano, infatti, nella più parte dei casi sono a sfondo sessuale e\o rinviano a piattaforme attraverso le quali è possibile acquistare altre foto e altri video con gli stessi protagonisti artificiali in pose più o meno sessualmente esplicite.Esiste, evidentemente, un mercato del sesso a pagamento nel quale questo genere di contenuti incontra una domanda capace di giustificare l’offerta in questione.E, apparentemente, tutto avviene alla luce del sole benchè rendersi conto della natura artificiale di questi contenuti è cosa a portata di mano di utente attento e, quindi, certamente, dei gestori delle piccole e grandi piattaforme, teatro di questo orrore.“Tutti criticano la mia sindrome di Down finché... non decido di indossare abiti attillati”, dice, ad esempio, il testo in uno dei video di una tal Maria che naturalmente non esiste mentre si avvolge una maglietta stretta intorno alla vita per mostrare il suo corpo.‘Onlyfan??’, dice il testo in un altro video sempre della stessa Maria mentre balla. ”No... Onlydown?? Sìì 😂😂”.Tecnologicamente gestire un business del genere è, evidentemente, un gioco da ragazzi.Ma tanto basta per poterlo considerare giuridicamente legittimo e umanamente sostenibile?Possibile accettare che la dignità delle persone debba essere sino a questo punto sacrificata sull’altare del profitto?Ma, soprattutto, fino a che punto, solo perché la stessa tecnologia è utilizzabile in centinaia di modi più sani e meno disumani, si può accettare che i gestori delle piattaforme non attuino una politica di tolleranza zero contro chi arriva persino a mercificare sindromi gravi come quella di down?La colpa naturalmente non è dell’intelligenza artificiale ma di chi la usa per produrre questo tipo di contenuti.E, però, un po' è anche di chi fa business – perché di questo si tratta – lasciando circolare e intermediando contenuti che non dovrebbero aver cittadinanza nella nostra società.Lo...

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Intelligenza artificiale e umanità perduta

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RAISING THE BAR MUSICHYPEBEAST The RAISING THE BAR Podcast is dedicated to providing a fresh and unconventional broadcast platform for the biggest names in music and entertainment.The interview insight provided by the staff of MUSICHYPEBEAST separates us from the pack. The passion of RAISING THE BAR podcast is fueled by Millennial Music culture. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information. CISO Perspectives (public) N2K Networks This season on CISO Perspectives, host Kim Jones explores some of the challenges of leading through uncertainty. We explore the complexity of the changing nature of regulation and working with the federal government, the evolution of privacy and fraud, and how emerging technologies like AI and quantum computing are changing cyber. When you don’t know what questions to ask, you’re afraid to ask, or don’t know who to ask, CISO Perspectives provides the foundation for learning in this brave new world. Tao Te Ching by Laozi (Author), Stephen Mitchell (Full Audiobook) Laozi Lao-tzu's Tao Te Ching, or Book of the Way, is the classic manual on the art of living, and one of the wonders of the world. In eighty-one brief chapters, the Tao Te Ching looks at the basic predicament of being alive and gives advice that imparts balance and perspective, a serene and generous spirit. This book is about wisdom in action. It teaches how to work for the good with the effortless skill that comes from being in accord with the Tao (the basic principle of the universe) and applies equally to good government and sexual love; to child rearing, business, and ecology.Stephen Mitchell's bestselling version has been widely acclaimed as a gift to contemporary culture. Al-Quran In English Dr. Soha The complete Quran translation in English, Narrated by Dr. Soha. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.

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How long is this episode of Good morning privacy!?

This episode is 4 minutes long.

When was this Good morning privacy! episode published?

This episode was published on March 20, 2025.

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Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del...

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