EPISODE · Feb 22, 2026 · 55 MIN
Io Mario e lAI. Quattro... o anche sei chiacchiere con Mario Lor
from Senza Copione dal lato cardioide · host Paolo Balestri
Io e Mario ci frequentiamo on line da anni. Credo sia stata una delle prime voci con cui ho lavorato da quando l'on line è nato. Sono stato sul suo sito web e mi è piaciuta la sua voce, ma non nel senso estetico e basta, ho sentito immediatamente un legame. E non gli avevo ancora parlato di persona. Poi siamo diventati colleghi e oggi posso dire che siamo amici. C'è qualcosa nelle voci, qualcosa che racconta della persona e in tutti questi anni ho avuto continue conferme di quanto sia una proiezione, un ombra sul muro che mi dipinge l'essere che sento parlare. Mario è cieco, credo che nessuno meglio di lui sia testimone di quello che si vede nelle voci. Ma qui, qui parleremo dell'AI e delle convinzioni che stanno impregnando la collettività. Partiamo da una promessa arrivata della Società italiana per la tutela della voce che si sta rivelando come l'ennesimo giocatore che approfitta del treno per trovare le carrozze migliori da controllare. -- Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale (IA) è acceso, soprattutto nel mondo della voce. Sebbene l'IA offra vantaggi, come la possibilità di creare programmi senza conoscenze di codice (es. per l'accessibilità dei non vedenti), e un potenziale risparmio (stimato fino al 45% per le radio che usano voci artificiali), l'impatto etico e lavorativo è preoccupante. La discussione verte in particolare sulla proposta di creare la Società Italiana per la tutela della voce (prevista nel 2026), nata in seno al mondo radiofonico per tutelare circa 12.000 operatori, ma che sembra promuovere la clonazione vocale professionale come un'eredità. Il problema principale è la sostituzione del lavoro umano. L'IA, infatti, non sostituisce un attrezzo (come la manovella dell'ascensore), ma direttamente le persone che parlano in radio, compromettendo l'empatia e la comunicazione umana, essenziali in questo settore. La presunzione che la voce artificiale sia presto indistinguibile da quella umana è pericolosa e al momento infondata. Inoltre, clonare la propria voce significa perdere il controllo su cosa si dirà, su quali progetti lavorare e a quale prezzo. L'IA, non guidata da una personalità, rischia di portare a un prodotto omologato e privo di valore aggiunto. Il progresso è inevitabile, ma deve essere tutelato per evitare che l'illusione di "lavorare senza lavorare" si traduca nella realtà di "non lavorare più" per molti professionisti. La vera opportunità potrebbe risiedere nello Speech to Speech, che mantiene un operatore umano dietro al microfono. Per saperne di più sul lavoro di Mario Loreti, puoi guardare questa intervista di VOCI.fm sul suo Premio Speciale per l'Accessibilità.
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