EPISODE · Jun 16, 2026 · 6 MIN
Iran-Nuova Zelanda, le bombe di Minab e le canzoni del regime
from Musica e Mondo · host Giovo
Si chiama Binesh Bolour, ma tutti lo conoscono come Gheysar. È un cantante pop iraniano, vive a Los Angeles da quasi quarant'anni. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 molti artisti fuggirono lì, soprattutto le donne, a cui il regime vietò di cantare in pubblico. Gheysar ha perfino cantato a Tel Aviv, in Israele, una cosa che la legge iraniana vieta. Eppure giovedì scorso era a Teheran, a cantare per una festa religiosa del regime. Ha appena prodotto un brano con un centro legato ai Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare ideologico del potere. Tutto questo dentro una guerra precisa. Dal 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, in barba ad ogni regola del diritto internazionale hanno colpito infrastrutture civili e ucciso la Guida Suprema Khamenei. Trump e Netanyahu lo hanno detto: l'obiettivo era far cadere il regime. Una orribile conseguenza è il bombardamento della scuola di Minab, uccidendo centinaia di bambine. Altra sofferenza per il paese dopo le migliaia di iraniani uccisi dal regime stesso durante le proteste, tra dicembre e gennaio. E qui torna la musica. Shervin Hajipour, il ragazzo che nel 2022 trasformò il lutto per Mahsa Amini nella canzone "Baraye" e vinse un Grammy, è la voce di una terza via: né col regime, né con gli americani, né coi monarchici di Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià, esattamente come Marjane Satrapi, l'autrice di Persepolis morta poche settimane fa. Dalla partita dei mondiali Iran-Nuova Zelanda allo stadio di Los Angeles fino alle piazze di Teheran, in Iran ogni voce è costretta a schierarsi. O a fingere di non farlo. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.IG: @giovodust / @musicaemondo_news
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Si chiama Binesh Bolour, ma tutti lo conoscono come Gheysar. È un cantante pop iraniano, vive a Los Angeles da quasi quarant'anni. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 molti artisti fuggirono lì, soprattutto le donne, a cui il regime vietò di cantare in pubblico. Gheysar ha perfino cantato a Tel Aviv, in Israele, una cosa che la legge iraniana vieta. Eppure giovedì scorso era a Teheran, a cantare per una festa religiosa del regime. Ha appena prodotto un brano con un centro legato ai Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare ideologico del potere. Tutto questo dentro una guerra precisa. Dal 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, in barba ad ogni regola del diritto internazionale hanno colpito infrastrutture civili e ucciso la Guida Suprema Khamenei. Trump e Netanyahu lo hanno detto: l'obiettivo era far cadere il regime. Una orribile conseguenza è il bombardamento della scuola di Minab, uccidendo centinaia di bambine. Altra sofferenza per il paese dopo le migliaia di iraniani uccisi dal regime stesso durante le proteste, tra dicembre e gennaio. E qui torna la musica. Shervin Hajipour, il ragazzo che nel 2022 trasformò il lutto per Mahsa Amini nella canzone "Baraye" e vinse un Grammy, è la voce di una terza via: né col regime, né con gli americani, né coi monarchici di Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià, esattamente come Marjane Satrapi, l'autrice di Persepolis morta poche settimane fa. Dalla partita dei mondiali Iran-Nuova Zelanda allo stadio di Los Angeles fino alle piazze di Teheran, in Iran ogni voce è costretta a schierarsi. O a fingere di non farlo. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.IG: @giovodust / @musicaemondo_news
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