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EPISODE · Mar 9, 2026 · 25 MIN

Jeffrey Sachs: «L’idea del cambio di regime in Iran è destinata al fallimento»

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di Jeffrey D. SachsIl professore di Columbia University analizza la strategia concepita 30 anni fa dall’intelligence di Stati Uniti e Israele per dominare la regione. Denuncia la sottomissione delle capitali europee e dei regimi del Golfo, ridotti a semplici esecutori della volontà di Washington per via della presenza di basi militari Usa sui loro territori. Ed evidenzia la resistenza di Teheran, sostenuta da un asse multipolare che vede in Pechino e Mosca i nuovi garanti degli equilibri globali.IN BREVEPiani geopolitici trentennali Secondo Sachs, l’offensiva contro Teheran fa parte di una strategia decennale per garantire il dominio israeliano e statunitense in Asia occidentale.Limiti della decapitazione Assassinare la leadership non abbatterà il governo iraniano, ma sposterà il potere nelle mani delle Guardie rivoluzionarie.Ruolo dei vassalli I Paesi europei e del Golfo che ospitano basi militari americane perdono la propria sovranità, riducendosi a ripetere la propaganda di Washington.Sostegno del blocco multipolare Cina e Russia forniranno a Teheran munizioni, intelligence e assistenza finanziaria per contrastare il tentativo di interrompere i flussi energetici.Frattura sociale Solo una minoranza degli americani sostiene l’aggressione all’Iran. Il persistere della guerra e l’aumento dei prezzi del greggio potrebbero causare il crollo politico di Trump.In quest’intervista, Jeffrey Sachs commenta con estrema durezza la recente escalation militare contro l’Iran, inserendola in una strategia trentennale di Cia e Mossad volta all’egemonia in Asia occidentale. Il professore non usa mezzi termini: definisce Israele uno «Stato terrorista» per le azioni a Gaza e descrive gli alleati europei e quelli del Golfo come «vassalli» Usa. Privi di reale sovranità, secondo Sachs questi Paesi sono costretti a ripetere la propaganda di Washington perché ospitano basi militari statunitensi. Sachs avverte che l’attacco all’Iran, lungi dal risolvere le tensioni regionali, rischia di accelerare il declino dell’influenza statunitense in un mondo ormai multipolare.Professor Sachs, qual è il suo commento all’attacco statunitense e israeliano all’Iran?«Si tratta di una strategia che risale a 30 anni fa. Gli Stati Uniti e Israele puntano all’egemonia in Asia occidentale e ciò è stato portato avanti attraverso una serie di guerre con l’Iran come grande obiettivo, in realtà fin dall’ingresso di Netanyahu come Primo ministro di Israele. Si tratta sostanzialmente di una strategia di lungo periodo della Cia e del Mossad. Ha lasciato una scia di sangue in tutto il Medio Oriente, estendendosi dalla Libia, che Stati Uniti, Israele e altri hanno rovesciato nel 2011, uccidendo Muhammar Gheddafi e gettando la Libia nel caos. Si estende al Sudan, dove il Mossad ha svolto un ruolo importante nell’alimentare la frammentazione del Paese. Include il genocidio a Gaza, l’occupazione e l’annessione della Cisgiordania. Include il rovesciamento del governo siriano, un’operazione Cia-Mossad iniziata nel 2011. Include l’invasione dell’Irak da parte degli Stati Uniti nel 2003. Il piano, fin dall’inizio, è stato quello di rovesciare il governo iraniano in un modo o nell’altro. In passato hanno usato bombardamenti. Hanno usato assassinii mirati. Hanno usato la guerra economica. Ora stanno riprovando con un’altra campagna di bombardamenti. Anche questa fallirà, ma credo che le conseguenze per il mondo saranno molto gravi».Oltre alla campagna di bombardamenti e alla guerra economica utilizzata in precedenza, hanno anche bombardato scuole elementari e superiori, uccidendo più di 100 bambine (il bilancio ufficiale attuale parla di 165 vittime, ndr) a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran. La si può definire una tattica del terrore contro i cittadini iraniani?«Israele ha commesso un genocidio a Gaza. Ha ucciso decine di migliaia di bambini. Israele è uno Stato terrorista. Questo è purtroppo il triste fatto».Donald Trump, nel suo discorso di guerra, ha apertamente invocato un cosiddetto «cambio di regime». Ha chiesto agli iraniani di sollevarsi contro il proprio governo. L’idea è che questa decapitazione della leadership creerebbe un vuoto. Ma gli analisti sull’Iran hanno affermato che molto probabilmente la leadership della vecchia guardia, più nazionalista, riempirebbe quello spazio. Ci sono anche rapporti secondo i quali l’Iran potrebbe trasformarsi in uno Stato-caserma come la Corea del Nord, sostanzialmente deviando risorse importanti dall’uso civile ed economico verso quello militare. Qual è la sua opinione al riguardo?«L’Iran è una realtà politica fortemente istituzionalizzata. L’uccisione della Guida suprema è un oltraggio. Assassinare capi di Stato stranieri è un comportamento estremamente pericoloso, provocatorio, sconsiderato e illegale. Vantarsene è oltre ogni limite. Ma questo non mette fine a un governo. Non ci saranno truppe di terra statunitensi o israeliane in Iran. Un attacco di decapitazione, letteralmente l’uccisione del capo del governo, non cambierà il governo iraniano. Metterà semplicemente la politica in modalità guerra, il che significa che il Corpo delle Guardie rivoluzionarie Islamiche prenderà il controllo. Non si stanno arrendendo. Sanno di avere più missili di quanti Israele e Stati Uniti abbiano sistemi di difesa antimissile. Questa idea di cambio di regime da parte degli Stati Uniti e di Israele è simile a molte altre azioni illusorie dei due Paesi ed è sostanzialmente destinata al fallimento».L’ultima volta che gli Stati Uniti hanno compiuto un’invasione totale nella regione è stato in Irak nel 2003, e ciò ha portato a una massiccia destabilizzazione, inclusa la creazione di forze come lo Stato Islamico, che ora sono diventate – o forse lo erano già – paradossalmente alleate degli Stati Uniti. Che tipo di instabilità vede nella regione, considerando che la risposta iraniana è stata piuttosto estesa, colpendo in gran parte asset militari statunitensi nel Golfo Persico? Funzionari iraniani hanno dichiarato che, nella difesa del loro Paese, non ci sarebbero linee rosse, o sempre meno linee rosse, indicando che ciò potrebbe sfociare in un confronto diretto con i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Che tipo di destabilizzazione prevede?«Il primo punto, ovviamente, è che gli Stati del Golfo sono semi-vassalli degli Stati Uniti o in alcuni casi veri e propri vassalli. Ospitano l’esercito statunitense. Questo è sempre un’arma a doppio taglio – o forse a taglio unico con la lama alla gola – perché ospitare l’esercito statunitense non significa essere protetti dagli Stati Uniti, ma essere un vassallo degli Stati Uniti. Non puoi opporti agli Stati Uniti. Ti rovesceranno. Creeranno un’operazione di cambio di regime sul tuo stesso territorio. Avere basi militari statunitensi significa avere operazioni della Cia che operano attivamente sul tuo territorio. Questa è, purtroppo, la condizione della regione del Golfo. La regione del Golfo non può far sentire la propria voce e non fa sentire la propria voce. E l’Iran sta attaccando questi asset statunitensi, sta mostrando alla regione del Golfo che vale il vecchio adagio di Henry Kissinger: “Essere nemico degli Stati Uniti è pericoloso, ma essere amico è fatale”. Ed è ciò che sta accadendo ora. Consiglio a qualsiasi Paese, per inciso: se non avete una base militare statunitense, non pensateci nemmeno. Se ne avete una, invitateli a tornare a casa così da riavere la vostra sovranità […]».E come valuta l’impatto della risposta iraniana su Israele come Stato e come società?«Siamo ai primi giorni e molto sarà deciso sul campo di battaglia. Non sono un esperto militare diretto su questi temi, ma gli esperti con cui ho parlato affermano che l’Iran ha più missili di quanti sistemi di difesa antimissile abbiano Stati Uniti e Israele. Se così fosse, nei prossimi giorni assisteremo a una guerra di logoramento tra missili e sistemi di difesa antimissile. E poiché gli Stati Uniti non elimineranno l’Iran in questo processo, ciò significa che Israele sarà molto vulnerabile agli attacchi iraniani. Forse non la prossima settimana, ma nelle prossime settimane. Questa è principalmente una questione militare. Se è corretta l’analisi secondo cui Israele e Stati Uniti non sono in grado di distruggere questi sistemi missilistici mobili sotterranei pesantemente fortificati, e non sono in grado di porre fine al regime stesso, significa che non esiste un piano oltre un paio di settimane. Secondo tutte le valutazioni militari che sento, gli Stati Uniti hanno due o tre settimane di munizioni nella regione per portare avanti questi bombardamenti. Dopo di che, chi sa cosa succederà? Gli Stati Uniti, del resto, hanno già i magazzini piuttosto svuotati dopo tutte le altre guerre in cui sono stati impegnati. La campagna israeliana a Gaza, che ha messo parecchio sotto pressione gli arsenali statunitensi, la guerra in Ucraina. C’è molta spavalderia, ma è molto probabile che tra due o tre settimane emerga un quadro chiaro della situazione, tale da dimostrare che – se la prima offensiva non ha sortito l’effetto sperato – l’operazione è stata un gioco a perdere. Questo è ciò che, a quanto si dice, è stato consigliato a Trump. Vedremo».Uno degli obiettivi, oltre a frammentare l’Iran, è ridurre l’influenza crescente di Cina e Russia nella regione. Ci sono due domande su questo fronte. La prima è: che tipo di sostegno darebbero Russia e Cina all’Iran? Si parla di sistemi di difesa missilistica russi già trasferiti, come gli S-300. Ci sono anche rapporti su sistemi radar cinesi per contrastare i missili Stealth statunitensi-israeliani. Che tipo di sostegno fornirebbero? E, in secondo luogo, Stati Uniti e Israele sarebbero in grado di ridurre l’influenza crescente di Russia e Cina nella regione?«Ancora una volta, Cina e Russia sosterranno sicuramente l’Iran in vari modi. Di alcuni verremo a conoscenza, di altri no. In termini di munizioni, intelligence, materie prime e finanza, l’Iran riceverà sostegno. Non c’è dubbiVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Jeffrey D. SachsIl professore di Columbia University analizza la strategia concepita 30 anni fa dall’intelligence di Stati Uniti e Israele per dominare la regione. Denuncia la sottomissione delle capitali europee e dei regimi del Golfo, ridotti a semplici esecutori della volontà di Washington per via della presenza di basi militari Usa sui loro territori. Ed evidenzia la resistenza di Teheran, sostenuta da un asse multipolare che vede in Pechino e Mosca i nuovi garanti degli equilibri globali.IN BREVEPiani geopolitici trentennali Secondo Sachs, l’offensiva contro Teheran fa parte di una strategia decennale per garantire il dominio israeliano e statunitense in Asia occidentale.Limiti della decapitazione Assassinare la leadership non abbatterà il governo iraniano, ma sposterà il potere nelle mani delle Guardie rivoluzionarie.Ruolo dei vassalli I Paesi europei e del Golfo che ospitano basi militari americane perdono la propria sovranità, riducendosi a ripetere la propaganda di Washington.Sostegno del blocco multipolare Cina e Russia forniranno a Teheran munizioni, intelligence e assistenza finanziaria per contrastare il tentativo di interrompere i flussi energetici.Frattura sociale Solo una minoranza degli americani sostiene l’aggressione all’Iran. Il persistere della guerra e l’aumento dei prezzi del greggio potrebbero causare il crollo politico di Trump.In quest’intervista, Jeffrey Sachs commenta con estrema durezza la recente escalation militare contro l’Iran, inserendola in una strategia trentennale di Cia e Mossad volta all’egemonia in Asia occidentale. Il professore non usa mezzi termini: definisce Israele uno «Stato terrorista» per le azioni a Gaza e descrive gli alleati europei e quelli del Golfo come «vassalli» Usa. Privi di reale sovranità, secondo Sachs questi Paesi sono costretti a ripetere la propaganda di Washington perché ospitano basi militari statunitensi. Sachs avverte che l’attacco all’Iran, lungi dal risolvere le tensioni regionali, rischia di accelerare il declino dell’influenza statunitense in un mondo ormai multipolare.Professor Sachs, qual è il suo commento all’attacco statunitense e israeliano all’Iran?«Si tratta di una strategia che risale a 30 anni fa. Gli Stati Uniti e Israele puntano all’egemonia in Asia occidentale e ciò è stato portato avanti attraverso una serie di guerre con l’Iran come grande obiettivo, in realtà fin dall’ingresso di Netanyahu come Primo ministro di Israele. Si tratta sostanzialmente di una strategia di lungo periodo della Cia e del Mossad. Ha lasciato una scia di sangue in tutto il Medio Oriente, estendendosi dalla Libia, che Stati Uniti, Israele e altri hanno rovesciato nel 2011, uccidendo Muhammar Gheddafi e gettando la Libia nel caos. Si estende al Sudan, dove il Mossad ha svolto un ruolo importante nell’alimentare la frammentazione del Paese. Include il genocidio a Gaza, l’occupazione e l’annessione della Cisgiordania. Include il rovesciamento del governo siriano, un’operazione Cia-Mossad iniziata nel 2011. Include l’invasione dell’Irak da parte degli Stati Uniti nel 2003. Il piano, fin dall’inizio, è stato quello di rovesciare il governo iraniano in un modo o nell’altro. In passato hanno usato bombardamenti. Hanno usato assassinii mirati. Hanno usato la guerra economica. Ora stanno riprovando con un’altra campagna di bombardamenti. Anche questa fallirà, ma credo che le conseguenze per il mondo saranno molto gravi».Oltre alla campagna di bombardamenti e alla guerra economica utilizzata in precedenza, hanno anche bombardato scuole elementari e superiori, uccidendo più di 100 bambine (il bilancio ufficiale attuale parla di 165 vittime, ndr) a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran. La si può definire una tattica del terrore contro i cittadini iraniani?«Israele ha commesso un genocidio a Gaza. Ha ucciso decine di migliaia di bambini. Israele è uno Stato terrorista. Questo è purtroppo il triste fatto».Donald Trump, nel suo discorso di guerra, ha...

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