EPISODE · Apr 14, 2025 · 7 MIN
La Cisl che cammina sulle spalle dei giganti: Pierre Carniti e Franco Marini, di Massimo Mascini
from I podcast de Il Diario del lavoro · host Il diario del lavoro
Nel giro di poche settimane la Cisl ha dato vita a due fondazioni, una intestata a Pierre Carniti, l’altra a Franco Marini. Due grandi sindacalisti, due campioni, portatori di culture leggermente diverse, che si sono combattuti a lungo, per arrivare infine a una salda, duratura e proficua alleanza. La prima fondazione, quella intitolata a Carniti, sarà guidata da Roberto Benaglia, che è stato segretario generale dei metalmeccanici della Cisl. La seconda sarà condotta da Luigi Sbarra, già segretario generale della confederazione.Carniti e Marini erano cresciuti culturalmente alla scuola della Cisl, che ha tuttora a Fiesole, sulle colline sopra Firenze, un centro di formazione di grande levatura. Parteciparono al corso lungo, biennale, assieme ad altri giovani cislini destinati a incarichi di grande prestigio nella confederazione. La Cisl in quegli anni, in particolare in quelli successivi alla loro partecipazione alla scuola di Fiesole, era divisa in due parti, che si combattevano aspramente. Una guardava avanti, al futuro, voleva sperimentare nuove strade, l’altra non amava le fughe in avanti, preferiva i piccoli passi, non le erano congeniali i salti.Pierre Carniti militava nella prima e non ebbe mai paura del nuovo, dell’inconnue. Crebbe culturalmente nei primi anni Sessanta, quando era segretario generale della Fim di Milano. Ebbe due fortunate intuizioni. La prima fu quella di rappresentare i più poveri, quelli che avevano meno diritti, ma grandi ambizioni. L’Italia negli anni della grande trasformazione industriale aveva portato dal profondo Sud alle fabbriche del Nord centinaia di migliaia di giovani lavoratori, i “terroni” che, appunto, avevano meno diritti, meno lavoro, meno garanzie. Gli “operai massa”, come li chiamarono. La Cgil guardava con maggiore interesse a quella che veniva chiamata l’aristocrazia operaia, i più professionalizzati, gli specializzati. Carniti si rivolse agli ultimi, direbbe oggi Papa Francesco, li cercò, li iscrisse, con loro divenne più forte.L’altra intuizione fu quella di cercare l’amicizia e la collaborazione di un buon numero di giovani intellettuali. Economisti, sociologi, giuslavoristi tra i migliori, che per tutta la vita gli fornirono le basi delle sue teorie, delle sue azioni. Forte di questi due assist Carniti si gettò nella mischia sindacale. Ed ebbe tante vittorie. Quella nella battaglia degli elettromeccanici che si batterono per sancire il diritto alla contrattazione aziendale. Quella per l’unità sindacale, avvicinando gli altri sindacati dei metalmeccanici, la Fiom e la Uilm. Quella per l’autonomia del sindacato dalla politica, lottando per sancire l’incompatibilità tra incarichi politici e sindacali, che allora erano una regola.
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Nel giro di poche settimane la Cisl ha dato vita a due fondazioni, una intestata a Pierre Carniti, l’altra a Franco Marini. Due grandi sindacalisti, due campioni, portatori di culture leggermente diverse, che si sono combattuti a lungo, per arrivare infine a una salda, duratura e proficua alleanza. La prima fondazione, quella intitolata a Carniti, sarà guidata da Roberto Benaglia, che è stato segretario generale dei metalmeccanici della Cisl. La seconda sarà condotta da Luigi Sbarra, già segretario generale della confederazione.Carniti e Marini erano cresciuti culturalmente alla scuola della Cisl, che ha tuttora a Fiesole, sulle colline sopra Firenze, un centro di formazione di grande levatura. Parteciparono al corso lungo, biennale, assieme ad altri giovani cislini destinati a incarichi di grande prestigio nella confederazione. La Cisl in quegli anni, in particolare in quelli successivi alla loro partecipazione alla scuola di Fiesole, era divisa in due parti, che si combattevano aspramente. Una guardava avanti, al futuro, voleva sperimentare nuove strade, l’altra non amava le fughe in avanti, preferiva i piccoli passi, non le erano congeniali i salti.Pierre Carniti militava nella prima e non ebbe mai paura del nuovo, dell’inconnue. Crebbe culturalmente nei primi anni Sessanta, quando era segretario generale della Fim di Milano. Ebbe due fortunate intuizioni. La prima fu quella di rappresentare i più poveri, quelli che avevano meno diritti, ma grandi ambizioni. L’Italia negli anni della grande trasformazione industriale aveva portato dal profondo Sud alle fabbriche del Nord centinaia di migliaia di giovani lavoratori, i “terroni” che, appunto, avevano meno diritti, meno lavoro, meno garanzie. Gli “operai massa”, come li chiamarono. La Cgil guardava con maggiore interesse a quella che veniva chiamata l’aristocrazia operaia, i più professionalizzati, gli specializzati. Carniti si rivolse agli ultimi, direbbe oggi Papa Francesco, li cercò, li iscrisse, con loro divenne più forte.L’altra intuizione fu quella di cercare l’amicizia e la collaborazione di un buon numero di giovani intellettuali. Economisti, sociologi, giuslavoristi tra i migliori, che per tutta la vita gli fornirono le basi delle sue teorie, delle sue azioni. Forte di questi due assist Carniti si gettò nella mischia sindacale. Ed ebbe tante vittorie. Quella nella battaglia degli elettromeccanici che si batterono per sancire il diritto alla contrattazione aziendale. Quella per l’unità sindacale, avvicinando gli altri sindacati dei metalmeccanici, la Fiom e la Uilm. Quella per l’autonomia del sindacato dalla politica, lottando per sancire l’incompatibilità tra incarichi politici e sindacali, che allora erano una regola.
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