EPISODE · Mar 6, 2010 · 3 MIN
La Falena e le Stelle di James Thurber - Legge Angela Rizzo
from Favole e Fiabe · host Accademia dei Sensi
LA FALENA E LA STELLA di James ThurberUna falena giovane e sensibile si invaghì una volta di una certa stella. Si confidò con sua madre, che le consigliò di invaghirsi piuttosto di un lume da salotto.“Le stelle non sono cose da starci dietro”, disse, “i lumi son le cose a cui bisogna star dietro.”“Solo così approderai a qualcosa”, disse il padre della falena, “se vai a caccia di stelle, non approderai mai a niente.” Ma la falena non volle dar retta ai consigli di nessuno dei suoi genitori. Ogni sera, al crepuscolo, quando la stella spuntava, l’insetto spiccava il volo verso di essa; e ogni mattina, all’alba, si trascinava di nuovo a casa, sfinita dalla sua vana fatica. Un bel mattino suo padre le disse:“Non ti sei bruciata un’ala da mesi, ragazza mia, e mi hai l’aria che non te la brucerai mai. Tutti i tuoi fratelli si sono bruciati malamente, svolazzando attorno ai lampioni, e tutte le tue sorelle si sono terribilmente ustionate svolazzando attorno ai lampadari. Andiamo, su, fila via di qui, e procurati una buona scottatura! Una falena grande e grossa come te, senza neppure una cicatrice!”La falena abbandonò la casa paterna, ma non volle saperne di svolazzare attorno ai lampioni e non volle saperne di svolazzare attorno ai lampadari. Tirò dritto per la sua via, ostinandosi a raggiungere la stella, che era alla distanza di quattro anni luce e un terzo; ossia di venticinque trilioni di miglia. La falena viceversa credeva che fosse soltanto impigliata fra i rami più alti di un albero.Non raggiunse mai la stella, ma non cessò di tentare, notte per notte, e quando fu diventata una vecchia, vecchissima falena, cominciò a illudersi di avere veramente raggiunto la stella e lo andava raccontando in giro. Ciò le procurava un piacere profondo e durevole, e visse fino a tardissima età. I suoi genitori, e i fratelli, e le sorelle, si erano tutti bruciati a morte in età ancora assai giovane. Morale: Meglio sperar galline per domani, che avere un uovo putrido stamani. (da La notte degli spiriti, trad. di A. Severino, Corbaccio, Milano, 1992)
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