EPISODE · Jun 12, 2026 · 36 MIN
La inesplorata complessità delle relazioni nell’Armenia Reale
from Nazionalismo pannonico, caucasico e balcanico · host I Bastioni di Orione
Pashinyan, un rivoltoso di velluto usurato: il “meno peggio” dei vecchi oligarchi armeniTre anni fa avevamo lasciato Pashinyan sull’orlo del pensionamento a seguito della perdita dell’Artsakh e del corridoio del Lachin, dove gli azeri avevano sperimentato armi per conto israeliano. Ora l’espansione del potere ebraico in zona è aumentata, gli azeri dimostrano una potenza molto maggiore, la Turchia espande il suo controllo, ma il presidente armeno è riuscito a rabbonire il forte nazionalismo interno con la dottrina dell’“Armenia reale” e quindi farsi rieleggere proponendo come progetto elettorale non solo la pacificazione con Baku ma anche con Ankara. Simone Zoppellaro che abbiamo interpellato spiega questo terzo mandato in particolare come voto contro l’opposizione, costituita da oligarchi; ma non per timore di Mosca, comunque non nella misura che vorrebbero far credere i media occidentali: in fondo è ancora sempre il partner commerciale principale di Erevan.Il dubbio infatti riguarda le modalità con cui l’Armenia riuscirà a rescindere i legami economici con Mosca, con cui peraltro i rapporti sono continuati e molti renitenti russi sono scappati in Armenia, che è così piccola e senza protettori; è anche vero che la sensazione di essere stati in qualche modo svenduti da Putin quando l’Azerbaijan si è ripreso il Nagorno-Karabach (Artsakh per gli armeni), visto che i militari russi si sono soltanto interposti a sancire la riconquista del territorio da parte di Baku. Sicuramente l’importanza del risultato delle elezioni non risiede nel maggiore o minore sostegno a una politica di allontanamento dalla Russia, come rimarcato esageratamente dalla stampa mainstream occidentale, invece Simone Zoppellaro pone in evidenza altri aspetti più sostanziali del consueto approccio eurocentrico, compresa la penetrazione di India e Cina che si sono affacciate sul mercato armeno; l’intrusione sionista in Azerbaijan in funzione antiraniana; gli armeni della diaspora non hanno avuto molta voce in capitolo, mentre i 100.000 profughi dell’Artsakh hanno chiaro anche il tradimento di Putin (che peraltro da tempo faceva il doppio gioco e Aliyev ha sicuramente un interesse maggiore che non la piccola e povera Armenia), d’altro canto invece a suo detrimento il governo di Pashinyan si caratterizza per una forte repressione di oppositori e soprattutto intellettuali, ma anche nei confronti della chiesa ortodossa e dei militari – e questo in un paese diviso che vede esercito e preti perseguiti, potrebbe aiutare colpi di mano violenti da parte russa: è un rischio; però pur essendo un paese fratturato non si può ascrivere esclusivamente ai filorussi la rappresentanza dell’opposizione. E dopo le elezioni si preannuncia un ulteriore giro di vite. Che però era una prassi ancora più restrittiva e tossica quando l’opposizione era al potere prima di Pashinyan.Ma poi comunque l’atteggiamento più cinico è quello dell’Europa, che arriva persino a promettere un rapido ingresso nella Comunità, ben sapendo che non potrà avvenire, se non dopo molti altri pretendenti bloccati sulla soglia.In un Caucaso altamente tossico l’Armenia è borderline, ma stanca di guerraSimone conosce molto bene e di persona l’area, dove ha vissuto e conosce molti giovani attivi e capaci di inventare una GenZ anche per l’Armenia. Per ora è rimasta impigliata nelle contraddizioni e nel vecchiume che blocca il paese, ma c’è una qualche speranza di riscatto e cambiamento. Nonostante la diaspora anche di giovani preparati in fuga.
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Pashinyan, un rivoltoso di velluto usurato: il “meno peggio” dei vecchi oligarchi armeniTre anni fa avevamo lasciato Pashinyan sull’orlo del pensionamento a seguito della perdita dell’Artsakh e del corridoio del Lachin, dove gli azeri avevano sperimentato armi per conto israeliano. Ora l’espansione del potere ebraico in zona è aumentata, gli azeri dimostrano una potenza molto maggiore, la Turchia espande il suo controllo, ma il presidente armeno è riuscito a rabbonire il forte nazionalismo interno con la dottrina dell’“Armenia reale” e quindi farsi rieleggere proponendo come progetto elettorale non solo la pacificazione con Baku ma anche con Ankara. Simone Zoppellaro che abbiamo interpellato spiega questo terzo mandato in particolare come voto contro l’opposizione, costituita da oligarchi; ma non per timore di Mosca, comunque non nella misura che vorrebbero far credere i media occidentali: in fondo è ancora sempre il partner commerciale principale di Erevan.Il dubbio infatti riguarda le modalità con cui l’Armenia riuscirà a rescindere i legami economici con Mosca, con cui peraltro i rapporti sono continuati e molti renitenti russi sono scappati in Armenia, che è così piccola e senza protettori; è anche vero che la sensazione di essere stati in qualche modo svenduti da Putin quando l’Azerbaijan si è ripreso il Nagorno-Karabach (Artsakh per gli armeni), visto che i militari russi si sono soltanto interposti a sancire la riconquista del territorio da parte di Baku. Sicuramente l’importanza del risultato delle elezioni non risiede nel maggiore o minore sostegno a una politica di allontanamento dalla Russia, come rimarcato esageratamente dalla stampa mainstream occidentale, invece Simone Zoppellaro pone in evidenza altri aspetti più sostanziali del consueto approccio eurocentrico, compresa la penetrazione di India e Cina che si sono affacciate sul mercato armeno; l’intrusione sionista in Azerbaijan in funzione antiraniana; gli armeni della diaspora non hanno avuto molta voce in capitolo, mentre i 100.000 profughi dell’Artsakh hanno chiaro anche il tradimento di Putin (che peraltro da tempo faceva il doppio gioco e Aliyev ha sicuramente un interesse maggiore che non la piccola e povera Armenia), d’altro canto invece a suo detrimento il governo di Pashinyan si caratterizza per una forte repressione di oppositori e soprattutto intellettuali, ma anche nei confronti della chiesa ortodossa e dei militari – e questo in un paese diviso che vede esercito e preti perseguiti, potrebbe aiutare colpi di mano violenti da parte russa: è un rischio; però pur essendo un paese fratturato non si può ascrivere esclusivamente ai filorussi la rappresentanza dell’opposizione. E dopo le elezioni si preannuncia un ulteriore giro di vite. Che però era una prassi ancora più restrittiva e tossica quando l’opposizione era al potere prima di Pashinyan.Ma poi comunque l’atteggiamento più cinico è quello dell’Europa, che arriva persino a promettere un rapido ingresso nella Comunità, ben sapendo che non potrà avvenire, se non dopo molti altri pretendenti bloccati sulla soglia.In un Caucaso altamente tossico l’Armenia è borderline, ma stanca di guerraSimone conosce molto bene e di persona l’area, dove ha vissuto e conosce molti giovani attivi e capaci di inventare una GenZ anche per l’Armenia. Per ora è rimasta impigliata nelle contraddizioni e nel vecchiume che blocca il paese, ma c’è una qualche speranza di riscatto e cambiamento. Nonostante la diaspora anche di giovani preparati in fuga.
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