EPISODE · May 25, 2013 · 6 MIN
La lunga strada bianca
from Lo show di Grazia Apisa · host Grazia Apisa
Grazia Apisa Gloria legge la propria poesia: La lunga strada bianca musica Adagio di Tommaso Albinoni LA LUNGA STRADA BIANCA Non sappiamo chi siamo Di noi sappiamo solo il canto che nasce dalla notte all’alba Ci siamo riversati su ogni piccolo punto della crosta terrestre Ci siamo innalzati in alto fino alla volta celeste Siamo quelli che fummo fedeli alla prima molecola del nostro DNA Fedeli e per natura disubbidienti Ci amarono testardi esseri primitivi mossi dalla volontà di una forte inesauribile passione Restammo assorti a contemplarne la parola e il canto Imperturbabili come se venissimo da un altro lontano pianeta Ci accorgemmo di noi perché diversi E diversi abbiamo continuato a salvare tracce del nostro passaggio sulla terra La nostra diversità è la nostra radice la nostra forza la nostra unica sorte che ci è dato percorrere Siamo il germe inestinguibile di una mutazione nell’essere necessaria intoccabile incorreggibile Soltanto dopo lunga fatica e inutili domande siamo giunti a prenderne coscienza La sofferenza della solitudine ci toccò in sorte finché giunse la nuova consapevolezza e si svelò il mistero Dalla Selvaggia a Silvia fu breve il passaggio finché vidi il percorso che l’essere in me già aveva fatto fino al punto momento di Silvia Da Freud a Jung a Silvia Montefoschi In lei si aprì la luminosa strada che più volte sognai la lunga strada bianca dei miei sogni Verso di lei il fiume scavò la strada per sfociare al mare fino al vasto oceano Fu lì che ci incontrammo e fu la gioia di nuova nascita e assunzione la gioia del ritrovato cielo Non tutto fu luce di consapevolezza raggiunta Talvolta l’ombra e il buio vollero essere accolti per essere redenti Talvolta mi unii all’ombra e fu notte oscura passata nel pianto Finché tutto il dolore si dissolse e ritrovai la gioia del volo e della leggerezza Nell’infinito tutto ritrovò il suo nascosto senso I passi si fecero leggeri Senza peso scorrevano i giorni Poi il cuore tornò a battere nel ritmo del tempo e ripresi a morire istante dopo istante fino all’esaurimento di ogni residuo di ogni sofferto lamento. Fu allora che la luce si ripresentò Per stretti corridoi e bui scantinati il piccolo fanciullo mi seguiva con aria minacciosa tentando di colpirmi sulla testa verso una porta già chiusa da tempo. Lì si interruppe il sogno Qualcuno bussò alla porta del cuore ormai stanco Un raggio di luce colpì la porta Nel sogno senza sogno mi ridestai come venissi da altro mondo dopo la traversata dell’inferno Quel raggio mi ridestò dal nulla Tutti i tempi trascorsi si riunirono e fui travolta abbacinata dalla luce Finalmente chiusi gli occhi e vidi chiaramente il senso di ogni evento delinearsi in una nuova sintesi Noi siamo la potenza e l’atto Siamo l’evento che diviene ed è La storia nel tempo e l’essere eterno Il singolo il molteplice e l’uno Siamo tutti i tempi trascorsi il presente e il futuro che da qui incede fino al compimento
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