La NATO e i suoi vincoli | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Jun 28, 2026 · 3 MIN

La NATO e i suoi vincoli | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

Le incaute (almeno così vogliamo sperare) parole di Mark Rutte hanno offerto alle opposizioni un assist degno del Gianni Rivera dei tempi migliori, per presentare la vicenda dei 500 voli partiti da Aviano e Sigonella come la prova di un coinvolgimento italiano nella guerra contro l’Iran. Cerchiamo allora di fare allora un minimo di chiarezza. Come è noto, sono numerose le basi militari - collocate sul nostro territorio - ad ospitare forze armate statunitensi (o anche di altri Paesi NATO), sia in pianta stabile, che in occasione di particolari manovre concordate in seno all’Alleanza Atlantica. E stiamo parlando non soltanto di forze terrestri, navali ed aeree, ma anche di svariate istallazioni tecniche destinate alle comunicazioni, al controllo dello spazio aereo o delle zone di frontiera. Di regola, tutto quanto avvenga in questi ambiti è - salvo casi davvero straordinari, se non addirittura inimmaginabili - controllato dallo Stato Italiano, attraverso le sue Forze Armate, le sue Forze dell’Ordine ed i suoi Servizi di Intelligence. Il loro impegno, come si può ben immaginare, è particolarmente intenso, dal momento che tutte le attività che si svolgono senza sosta in queste basi, sono, in definitiva, proprio quelle che contribuiscono ad assicurare la costante difesa di ogni Paese che aderisca all’Alleanza. Ed a questo proposito, può anche capitare che, in situazioni particolari – proprio come quella che ha appena visto un massiccio impiego di forze statunitensi nel Golfo - emergano esigenze specifiche a livello di logistica, di rifornimenti o di spostamenti rapidi di personale: esigenze che, ultimamente, hanno, appunto, richiesto una intensificazione delle attività americane nelle basi in questione. Il tutto però, avviene sempre sotto controllo italiano. In questi casi, vige, infatti, stabilmente una distinzione netta tra missioni di combattimento e missioni di altra natura tecnica. Pertanto, come del resto già successo in passato, l’Italia, sul conflitto iraniano, ha negato l’uso delle sue basi per missioni di combattimento, mentre ha consentito tutte quelle di carattere tecnico e logistico. In sostanza, nessun aereo statunitense è decollato da basi italiane per andare a bombardare l’Iran o altri obiettivi nell’area, mentre non pochi hanno, invece, fatto scalo in Italia prima di raggiungere altre postazioni situate nelle zone di guerra. Poi, ovviamente, come siano stati utilizzati una volta giunti in Medio Oriente, non può più essere un problema di competenza anche italiana. Dobbiamo, quindi, essere chiari ed evitare di nasconderci dietro ipocriti e poco credibili esercizi di ambiguità politica, poiché partecipare ad una alleanza militare come la Nato, comporta pure il dovere di contribuire sempre al mantenimento di un alto livello di capacità operativa delle forze militari: e non solo in Italia, ma ovunque queste stiano agendo. Di conseguenza, il solo pensare di potersi furbescamente sottrarre a determinati compiti, vorrebbe già dire che, in pratica, si è deciso di uscire dalla cooperazione militare. In altre parole, sebbene le distinzioni politiche all’interno della NATO restino – ed oggi in particolar modo – assolutamente legittime e giustificate, non debbono, comunque, mai spingersi fino al punto di mettere in discussione i vincoli di solidarietà tra alleati. Altrimenti, meglio illudersi di poter fare da soli e non lamentarsi quando poi si prova, sul serio, l’effetto che fa la zannata dell’orso sulla nostra pelle.

Le incaute (almeno così vogliamo sperare) parole di Mark Rutte hanno offerto alle opposizioni un assist degno del Gianni Rivera dei tempi migliori, per presentare la vicenda dei 500 voli partiti da Aviano e Sigonella come la prova di un coinvolgimento italiano nella guerra contro l’Iran. Cerchiamo allora di fare allora un minimo di chiarezza. Come è noto, sono numerose le basi militari - collocate sul nostro territorio - ad ospitare forze armate statunitensi (o anche di altri Paesi NATO), sia in pianta stabile, che in occasione di particolari manovre concordate in seno all’Alleanza Atlantica. E stiamo parlando non soltanto di forze terrestri, navali ed aeree, ma anche di svariate istallazioni tecniche destinate alle comunicazioni, al controllo dello spazio aereo o delle zone di frontiera. Di regola, tutto quanto avvenga in questi ambiti è - salvo casi davvero straordinari, se non addirittura inimmaginabili - controllato dallo Stato Italiano, attraverso le sue Forze Armate, le sue Forze dell’Ordine ed i suoi Servizi di Intelligence. Il loro impegno, come si può ben immaginare, è particolarmente intenso, dal momento che tutte le attività che si svolgono senza sosta in queste basi, sono, in definitiva, proprio quelle che contribuiscono ad assicurare la costante difesa di ogni Paese che aderisca all’Alleanza. Ed a questo proposito, può anche capitare che, in situazioni particolari – proprio come quella che ha appena visto un massiccio impiego di forze statunitensi nel Golfo - emergano esigenze specifiche a livello di logistica, di rifornimenti o di spostamenti rapidi di personale: esigenze che, ultimamente, hanno, appunto, richiesto una intensificazione delle attività americane nelle basi in questione. Il tutto però, avviene sempre sotto controllo italiano. In questi casi, vige, infatti, stabilmente una distinzione netta tra missioni di combattimento e missioni di altra natura tecnica. Pertanto, come del resto già successo in passato, l’Italia, sul conflitto iraniano, ha negato l’uso delle sue basi per missioni di combattimento, mentre ha consentito tutte quelle di carattere tecnico e logistico. In sostanza, nessun aereo statunitense è decollato da basi italiane per andare a bombardare l’Iran o altri obiettivi nell’area, mentre non pochi hanno, invece, fatto scalo in Italia prima di raggiungere altre postazioni situate nelle zone di guerra. Poi, ovviamente, come siano stati utilizzati una volta giunti in Medio Oriente, non può più essere un problema di competenza anche italiana. Dobbiamo, quindi, essere chiari ed evitare di nasconderci dietro ipocriti e poco credibili esercizi di ambiguità politica, poiché partecipare ad una alleanza militare come la Nato, comporta pure il dovere di contribuire sempre al mantenimento di un alto livello di capacità operativa delle forze militari: e non solo in Italia, ma ovunque queste stiano agendo. Di conseguenza, il solo pensare di potersi furbescamente sottrarre a determinati compiti, vorrebbe già dire che, in pratica, si è deciso di uscire dalla cooperazione militare. In altre parole, sebbene le distinzioni politiche all’interno della NATO restino – ed oggi in particolar modo – assolutamente legittime e giustificate, non debbono, comunque, mai spingersi fino al punto di mettere in discussione i vincoli di solidarietà tra alleati. Altrimenti, meglio illudersi di poter fare da soli e non lamentarsi quando poi si prova, sul serio, l’effetto che fa la zannata dell’orso sulla nostra pelle.

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On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

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