La solitudine di Roma da «Roma fuggitiva» di Carlo Levi episode artwork

EPISODE · Oct 14, 2025 · 11 MIN

La solitudine di Roma da «Roma fuggitiva» di Carlo Levi

from Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta · host Giuseppe Cocco

Anche chi non esce di casa e resta chiuso nella sua stanza, non si affaccia alla finestra, non legge il giornale, non parla con il portinaio o con la donna, anche il recluso, il carcerato o il monaco o il malato, anche il cieco, a Roma, non può non accorgersi dei giorni di festa. Non può non accorgersene, perché tutta l'aria che lo circonda, la sua qualità, la sua consistenza, la sua elasticità, la sua natura, pare cambiata.Sono piccoli segni quasi inavvertibili, ma, fin dal mattino, si sente tremare qualche cosa e, soprattutto, si sente alterato e diverso il succedersi dei suoni abituali, quel brusio continuato, come di una conchiglia marina appoggiata all'orecchio, che è il suono barocco della città e che giunge invece mutato, interrotto a tratti, attraversato da inaspettati crepitii e da improvvisi silenzi.Poiché le feste, le grandi feste, a Roma sono, si può dire, sonore e atmosferiche, e si celebrano nel rumore e nell'aria.Sono, in fondo, feste campestri, per le quali, di colpo e all'improvviso, la città diventa quella che era prima della storia: campagna e foresta; e ai meccanici suoni cittadini si sostituiscono i gridi degli animali e lo stormire delle fronde.Luoghi narranti narrati e citati: Piazza NavonaSe VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE tutti i podcast di «Roma fuggitiva» https://penisolabella.blogspot.com/2025/10/roma-fuggitiva-tra-1951-e-1963-di-carlo.html È una città eterna e «fuggitiva», nobilissima e plebea, sempre in bilico tra il cammeo e la patacca, quella raccontata da Carlo Levi in questi scritti, che «sembrano inseguire Roma, nel suo splendore fuggitivo, nelle mosse in cui la sua bellezza pare espandersi, aprirsi a un nuovo sviluppo civile». Sfila in queste pagine intense, scritte tra il 1951 e il 1963, una moltitudine di tipi e personaggi, veri ritratti parlanti e gesticolanti di un mondo popolare, di antichissima civiltà, governato dalla più flemmatica e scettica filosofia di vita e insieme dotato di sorprendente vitalità.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/penisolabella-viaggi-nell-italia-sconosciuta--5926625/support.

Anche chi non esce di casa e resta chiuso nella sua stanza, non si affaccia alla finestra, non legge il giornale, non parla con il portinaio o con la donna, anche il recluso, il carcerato o il monaco o il malato, anche il cieco, a Roma, non può non accorgersi dei giorni di festa. Non può non accorgersene, perché tutta l'aria che lo circonda, la sua qualità, la sua consistenza, la sua elasticità, la sua natura, pare cambiata.Sono piccoli segni quasi inavvertibili, ma, fin dal mattino, si sente tremare qualche cosa e, soprattutto, si sente alterato e diverso il succedersi dei suoni abituali, quel brusio continuato, come di una conchiglia marina appoggiata all'orecchio, che è il suono barocco della città e che giunge invece mutato, interrotto a tratti, attraversato da inaspettati crepitii e da improvvisi silenzi.Poiché le feste, le grandi feste, a Roma sono, si può dire, sonore e atmosferiche, e si celebrano nel rumore e nell'aria.Sono, in fondo, feste campestri, per le quali, di colpo e all'improvviso, la città diventa quella che era prima della storia: campagna e foresta; e ai meccanici suoni cittadini si sostituiscono i gridi degli animali e lo stormire delle fronde.Luoghi narranti narrati e citati: Piazza NavonaSe VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE tutti i podcast di «Roma fuggitiva» https://penisolabella.blogspot.com/2025/10/roma-fuggitiva-tra-1951-e-1963-di-carlo.html È una città eterna e «fuggitiva», nobilissima e plebea, sempre in bilico tra il cammeo e la patacca, quella raccontata da Carlo Levi in questi scritti, che «sembrano inseguire Roma, nel suo splendore fuggitivo, nelle mosse in cui la sua bellezza pare espandersi, aprirsi a un nuovo sviluppo civile». Sfila in queste pagine intense, scritte tra il 1951 e il 1963, una moltitudine di tipi e personaggi, veri ritratti parlanti e gesticolanti di un mondo popolare, di antichissima civiltà, governato dalla più flemmatica e scettica filosofia di vita e insieme dotato di sorprendente vitalità.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/penisolabella-viaggi-nell-italia-sconosciuta--5926625/support.

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This episode was published on October 14, 2025.

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Anche chi non esce di casa e resta chiuso nella sua stanza, non si affaccia alla finestra, non legge il giornale, non parla con il portinaio o con la donna, anche il recluso, il carcerato o il monaco o il malato, anche il cieco, a Roma, non può non...

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