EPISODE · May 19, 2026 · 17 MIN
La trappola di Tucidide: il rischio di guerra tra Stati Uniti e Cina
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di Graham AllisonLa metafora della «trappola di Tucidide» descrive i pericoli che emergono quando uno Stato in ascesa minaccia lo status quo. Finita al centro del dibattito internazionale, l’espressione è stata coniata dal professore di Harvard Graham Allison nel libro «Destinati alla guerra – Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?». L’autore paragona l’antica rivalità Atene-Sparta con l’attuale confronto Pechino-Washington. E sostiene che «nei prossimi decenni la guerra tra gli Stati Uniti e la Cina non sarà solo possibile, ma molto più probabile di quanto attualmente riconosciuto». Eppure, conclude, «non è inevitabile».Nota della direttriceOggi, dopo che il 14 maggio Xi Jinping l’ha evocata durante il colloquio con Donald Trump, tutti parlano della «trappola di Tucidide». Ma la nostra rivista si era occupata della lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso quasi un anno e mezzo fa. Il 17 gennaio 2025 avevamo pubblicato un testo dell’autore della metafora, il politologo di Harvard Graham Allison. Ecco perché abbiamo deciso di riproporre la sua analisi, rendendola disponibile anche in formato audio. P.S. Krisis non si limita a informare sui grandi temi della geopolitica globale. Li anticipa.IN BREVELezione geopolitica Quando una potenza in ascesa minaccia l’egemone dominante, lo scontro armato diventa la regola storica e non l’eccezione, indipendentemente dalle intenzioni.Origine storica Il concetto di «trappola di Tucidide» nasce dall’analisi della sfida tra Atene e Sparta nel V secolo a.C., dove la paura del cambiamento strutturale rese inevitabile il conflitto.Scontro economico Il boom cinese ha ridotto la quota Usa nell’economia globale, trasformando Pechino in un rivale militare e politico formidabile per Washington.Precedenti Negli ultimi cinque secoli, in 12 casi su 16 la rivalità tra una potenza emergente e una dominante si è conclusa con una guerra catastrofica.Evitare il disastro Un conflitto globale non è una profezia inevitabile: Pechino e Washington possono scongiurarlo solo con profonde e dolorose misure correttive.In Italia è un concetto sconosciuto ai più. Nel consesso internazionale è invece un tema molto dibattuto. Lo evocano figure di spicco come il presidente cinese Xi Jinping e l’ex presidente statunitense Barack Obama, il ministro degli Esteri di Singapore Vivian Balakrishnan e il politologo Usa Joseph Nye.La «trappola di Tucidide» descrive il rischio di conflitto che si verifica quando una potenza emergente minaccia di superare una potenza dominante. Questa metafora, coniata dal politologo statunitense Graham Allison nel suo libro «Destinati alla guerra – Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?», si ispira agli scritti dello storico greco. Nella Guerra del Peloponneso, Tucidide analizzò la rivalità fra Atene e Sparta, egemone nella Grecia del V secolo a.C., evidenziando come il timore generato dall’ascesa di un nuovo attore possa spingere la potenza dominante verso il conflitto.Le similitudini con l’attuale relazione tra Stati Uniti e Cina sono evidenti: la crescita esponenziale di Pechino e il ridimensionamento di Washington ricordano proprio le dinamiche tra Atene e Sparta. Tuttavia, il conflitto non è inevitabile. Come sostiene Graham Allison, «la trappola di Tucidide è un avvertimento, non una profezia. Sebbene la storia mostri che il conflitto è più probabile che evitabile quando una potenza in ascesa sfida l’egemone dominante, non è inevitabile».Sulla stessa lunghezza d’onda Barack Obama: «Non dobbiamo cadere nella trappola di Tucidide, ma dobbiamo riconoscere che la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina richiede di essere gestita con attenzione». Più esplicito il presidente cinese Xi Jinping: «Non esiste una trappola di Tucidide nel mondo. Ma se le grandi potenze commettono errori strategici, potrebbero crearsela da sole».Per approfondire le origini di questa metafora e comprenderne le implicazioni nel contesto attuale, Krisis presenta ai lettori un estratto dal libro di Graham Allison, riflessione fondamentale per affrontare le sfide geopolitiche del nostro tempo.Negli studi di Relazioni internazionali, la frase citata più di sovente è quella in cui lo storico greco Tucidide spiega che: «La crescita della potenza ateniese e il timore che ormai incuteva agli spartani resero inevitabile il conflitto».Tucidide descrisse la guerra del Peloponneso, un conflitto che nel V secolo a.C. travolse la sua patria, la città-Stato di Atene, e che con il tempo finì per stravolgere quasi tutta la Grecia antica. Da ex soldato, Tucidide osservò Atene sfidare quella che al tempo era la potenza egemone in Grecia, ossia la città-Stato di Sparta, con una forte tradizione militare. Assistette allo scoppio delle ostilità armate tra le due potenze e descrisse dettagliatamente lo spaventoso bilancio di vittime dello scontro. Non visse abbastanza da vederne l’amara conclusione, allorché una Sparta ormai stremata riuscì infine a sopraffare Atene, ma meglio così per lui.Mentre altri avevano individuato tutta una serie di cause che contribuirono allo scoppio della guerra del Peloponneso, Tucidide andò dritto al nocciolo della questione. Ponendo l’attenzione su «la crescita della potenza ateniese e il timore che ormai incuteva agli spartani», egli individuò un movente essenziale alla base di alcuni tra i più catastrofici e sconcertanti conflitti della storia.Lasciando da parte le intenzioni, quando una potenza in ascesa minaccia di spodestarne un’altra al potere, la sollecitazione strutturale che ne deriva rende lo scontro violento la regola e non l’eccezione. Così è accaduto tra Atene e Sparta nel V secolo a.C., tra Germania e Gran Bretagna un secolo fa e per poco non ha portato alla guerra tra Unione Sovietica e Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta.Come molti altri, anche Atene era convinta che il proprio progresso fosse innocuo. Nei cinquant’anni che precedettero il conflitto, la città era emersa come un faro di civiltà. La filosofia, il teatro, l’architettura, la democrazia, la storia e la maestria in campo navale… Atene possedeva tutto questo e ben al di là di quanto si fosse mai visto prima di allora. Il suo rapido sviluppo cominciò quindi a minacciare Sparta, che di contro si era abituata al proprio ruolo di potenza egemone nel Peloponneso.Al pari della sicurezza e dell’orgoglio, in Atene andarono crescendo anche le pretese di ottenere rispetto e le aspettative per un cambiamento degli accordi affinché riflettessero le nuove realtà del potere. Come ci spiega Tucidide, queste non erano altro che reazioni naturali al mutare del suo ruolo. Come potevano, infatti, gli ateniesi non ritenere che i loro interessi meritassero un peso maggiore? Come potevano non esigere di dover esercitare un’influenza maggiore nella risoluzione delle controversie?È altrettanto naturale però, come ci chiarisce Tucidide, che gli spartani dovessero considerare le pretese di Atene irragionevoli e perfino irriconoscenti. Chi infatti, si domandavano giustamente i lacedemoni, aveva messo in sicurezza l’ambiente che aveva consentito ad Atene di prosperare? Mentre quest’ultima andava enfiandosi di un senso sempre maggiore della propria importanza e si sentiva autorizzata ad avere più peso e controllo, Sparta reagì invece con insicurezza, paura e con la ferma intenzione di difendere lo status quo.Dinamiche molto simili si possono ravvisare in una miriade di altri scenari, perfino nelle famiglie. Quando una rapida crescita fa di un adolescente un giovane uomo che minaccia di sovrastare i propri fratelli maggiori (o addirittura il padre), che cosa ci aspettiamo? Dovrebbe forse cambiare l’assegnazione delle camere da letto, dello spazio nell’armadio o dei posti a sedere, per riflettere l’importanza di ognuno al pari delle età?Nelle specie dominate dall’individuo alfa, come i gorilla, quando un possibile successore diventa più grande e più forte sia il capobranco che l’aspirante si preparano a una prova di forza. Nel mondo delle imprese, quando le tecnologie dirompenti consentono a giovani aziende come Apple, Google e Uber di penetrare rapida- mente in nuovi settori produttivi il risultato è spesso un’aspra concorrenza, che costringe le aziende affermate come Hewlett-Packard, Microsoft o le compagnie di taxi a adattare i propri modelli d’impresa, oppure a soccombere.La trappola di Tucidide riguarda il naturale quanto inevitabile scombussolamento che si genera quando una potenza in ascesa minaccia di spodestare il potere dominante. Ciò può avvenire in ogni ambito; tuttavia, le sue implicazioni sono estremamente pericolose negli affari internazionali. Proprio perché l’esempio originale di questa trappola finì per risolversi in una guerra che mise in ginocchio la Grecia antica, nei secoli successivi questo fenomeno ha tormentato tutte le diplomazie. Oggi essa sta conducendo le due maggiori potenze mondiali verso un cataclisma che nessuno desidera, ma che potrebbero dimostrarsi incapaci di evitare.Gli Stati Uniti e la Cina sono destinati alla guerra?Il mondo non ha mai conosciuto niente di simile al rapido cambiamento strutturale nell’equilibrio globale che si è prodotto con l’ascesa della Cina. Se gli Stati Uniti fossero una società di capitali, negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale essi avrebbero rappresentato circa il 50 per cento del mercato economico globale. Nel 1980 il dato sarebbe sceso al 22 per cento. E oggi (2017, ndr), tre decenni di crescita a due cifre da parte della Cina hanno ridotto la quota statunitense al 16 per cento.Se continuerà l’andamento attuale, nei prossimi trent’anni la quota americana nella produzione economica globale si ridurrà ulteriormente fino all’11 per cento. Nello stesso periodo, invece, la quota cinese nell’economia globale schizzerà dal 2 per cento nel 1980 al 18 per cento nel 2016 e raggiungerà il 30 per cento nel 2040.Il suo sviluppo economico sta trasformando la Cina in un formidabile rivale politico e militare.Voci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Graham AllisonLa metafora della «trappola di Tucidide» descrive i pericoli che emergono quando uno Stato in ascesa minaccia lo status quo. Finita al centro del dibattito internazionale, l’espressione è stata coniata dal professore di Harvard Graham Allison nel libro «Destinati alla guerra – Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?». L’autore paragona l’antica rivalità Atene-Sparta con l’attuale confronto Pechino-Washington. E sostiene che «nei prossimi decenni la guerra tra gli Stati Uniti e la Cina non sarà solo possibile, ma molto più probabile di quanto attualmente riconosciuto». Eppure, conclude, «non è inevitabile».Nota della direttriceOggi, dopo che il 14 maggio Xi Jinping l’ha evocata durante il colloquio con Donald Trump, tutti parlano della «trappola di Tucidide». Ma la nostra rivista si era occupata della lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso quasi un anno e mezzo fa. Il 17 gennaio 2025 avevamo pubblicato un testo dell’autore della metafora, il politologo di Harvard Graham Allison. Ecco perché abbiamo deciso di riproporre la sua analisi, rendendola disponibile anche in formato audio. P.S. Krisis non si limita a informare sui grandi temi della geopolitica globale. Li anticipa.IN BREVELezione geopolitica Quando una potenza in ascesa minaccia l’egemone dominante, lo scontro armato diventa la regola storica e non l’eccezione, indipendentemente dalle intenzioni.Origine storica Il concetto di «trappola di Tucidide» nasce dall’analisi della sfida tra Atene e Sparta nel V secolo a.C., dove la paura del cambiamento strutturale rese inevitabile il conflitto.Scontro economico Il boom cinese ha ridotto la quota Usa nell’economia globale, trasformando Pechino in un rivale militare e politico formidabile per Washington.Precedenti Negli ultimi cinque secoli, in 12 casi su 16 la rivalità tra una potenza emergente e una dominante si è conclusa con una guerra catastrofica.Evitare il disastro Un conflitto globale non è una profezia inevitabile: Pechino e Washington possono scongiurarlo solo con profonde e dolorose misure correttive.In Italia è un concetto sconosciuto ai più. Nel consesso internazionale è invece un tema molto dibattuto. Lo evocano figure di spicco come il presidente cinese Xi Jinping e l’ex presidente statunitense Barack Obama, il ministro degli Esteri di Singapore Vivian Balakrishnan e il politologo Usa Joseph Nye.La «trappola di Tucidide» descrive il rischio di conflitto che si verifica quando una potenza emergente minaccia di superare una potenza dominante. Questa metafora, coniata dal politologo statunitense Graham Allison nel suo libro «Destinati alla guerra – Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?», si ispira agli scritti dello storico greco. Nella Guerra del Peloponneso, Tucidide analizzò la rivalità fra Atene e Sparta, egemone nella Grecia del V secolo a.C., evidenziando come il timore generato dall’ascesa di un nuovo attore possa spingere la potenza dominante verso il conflitto.Le similitudini con l’attuale relazione tra Stati Uniti e Cina sono evidenti: la crescita esponenziale di Pechino e il ridimensionamento di Washington ricordano proprio le dinamiche tra Atene e Sparta. Tuttavia, il conflitto non è inevitabile. Come sostiene Graham Allison, «la trappola di Tucidide è un avvertimento, non una profezia. Sebbene la storia mostri che il conflitto è più probabile che evitabile quando una potenza in ascesa sfida l’egemone dominante, non è inevitabile».Sulla stessa lunghezza d’onda Barack Obama: «Non dobbiamo cadere nella trappola di Tucidide, ma dobbiamo riconoscere che la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina richiede di essere gestita con attenzione». Più esplicito il presidente cinese Xi Jinping: «Non esiste una trappola di Tucidide nel mondo. Ma se le grandi potenze commettono errori strategici, potrebbero crearsela da sole».Per approfondire le origini di questa metafora e comprenderne le implicazioni nel contesto attuale, Krisis presenta...
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