Le bombe del Califfato | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Jan 7, 2024 · 3 MIN

Le bombe del Califfato | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio La propaganda del regime iraniano, per un paio di giorni, deve aver tanto sperato di poter attribuire ad Israele la responsabilità del terribile attentato terroristico che ha causato quasi cento morti tra la folla che si era radunata sulla tomba del generale Qassem Soleimani, per celebrare il quarto anniversario della sua uccisione, avvenuta il 3 gennaio 2020, a seguito di un attacco mirato portato a termine da un missile americano. Naturalmente, nei palazzi del potere di Teheran, chiunque capisca qualcosa di politica ed abbia un minimo di dimestichezza con la storia degli ultimi anni, sapeva benissimo che la strage di Kerman aveva una matrice decisamente estranea rispetto a quello che, solitamente, è il modo di agire dei servizi segreti israeliani, i quali tendono, per prassi, a privilegiare sempre le esecuzioni mirate. Non si ha, infatti, notizia che abbiano mai fatto esplodere bombe in luoghi affollati, se non nel lontano 1946, allorché il gruppo paramilitare ebraico “Irgun” fece saltare in aria l’hotel King David di Gerusalemme, che ospitava il quartier generale britannico, durante il periodo del Mandato per la Palestina. A nulla è, pertanto, servito che alcuni giornali vicini al potere sciita siano arrivati in edicola con titoli – in certi casi stampati addirittura in ebraico – che preannunciavano una feroce vendetta contro il nemico sionista, poiché la rivendicazione ufficiale di tutto quanto era successo veramente, è puntualmente giunta da un comunicato dell’ISIS che, mostrando le foto dei due fanatici sunniti autori della strage, invitava le masse islamiche a colpire gli ebrei - ovunque essi si trovino – e tutti i nemici comuni dell’Islam. Nemici che – si badi bene - non sono solamente Stati Uniti, Europa ed  Israele, ma comprendono pure l’universo sciita di Iran e Hezbollah. E non a caso, il comunicato di rivendicazione prosegue precisando che quella del Califfato islamico “non è una guerra per il territorio o di frontiera, ma è una guerra di religione”. Una guerra che – ci pare di capire – non fa, dunque, alcuna distinzione tra i mali assoluti da combattere: siano questi rappresentati da cristiani, da ebrei o da musulmani scomunicati perché portatori di una “empietà massima”, per la quale è prevista la pena di morte. Viene, comunque, spontaneo domandarsi per quale ragione l’ISIS abbia deciso di colpire proprio in prossimità della tomba di Soleimani. Proviamo allora a darci una risposta, andando a ricordare come il generale iraniano - in qualità di comandante delle Guardie della Rivoluzione  – si fosse, a suo tempo, distinto per l’efficace azione di coordinamento delle milizie sciite irachene che, pur macchiandosi di crimini orrendi nei confronti della popolazione sunnita locale, combatterono accanitamente lo Stato islamico, contribuendo, in modo significativo, alla sua sconfitta. Soleimani non è stato, quindi, soltanto l’uomo che l’Occidente ha sempre individuato come il principale burattinaio di tante violenze perpetrate dall’Iran, ma è stato pure lo stratega militare di un raggruppamento sciita che, per tre anni, ha combattuto l’ISIS, dando vita, di fatto, ad una oggettiva – per quanto politicamente impresentabile – alleanza sul campo con una coalizione di altre forze irachene guidate – guarda caso – proprio dai “satanici” Stati Uniti... E stiamo semplicemente parlando  di uno dei tanti casi in cui, a condizionare le politiche mediorientali, sono state (e continueranno ad essere) anche le più inconfessabili convergenze di interessi. 07 Gennaio 2024 _______________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS – App Store – https://apple.co/2uW01yA Android – Google Play – http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it

A cura di Ferruccio Bovio La propaganda del regime iraniano, per un paio di giorni, deve aver tanto sperato di poter attribuire ad Israele la responsabilità del terribile attentato terroristico che ha causato quasi cento morti tra la folla che si era radunata sulla tomba del generale Qassem Soleimani, per celebrare il quarto anniversario della sua uccisione, avvenuta il 3 gennaio 2020, a seguito di un attacco mirato portato a termine da un missile americano. Naturalmente, nei palazzi del potere di Teheran, chiunque capisca qualcosa di politica ed abbia un minimo di dimestichezza con la storia degli ultimi anni, sapeva benissimo che la strage di Kerman aveva una matrice decisamente estranea rispetto a quello che, solitamente, è il modo di agire dei servizi segreti israeliani, i quali tendono, per prassi, a privilegiare sempre le esecuzioni mirate. Non si ha, infatti, notizia che abbiano mai fatto esplodere bombe in luoghi affollati, se non nel lontano 1946, allorché il gruppo paramilitare ebraico “Irgun” fece saltare in aria l’hotel King David di Gerusalemme, che ospitava il quartier generale britannico, durante il periodo del Mandato per la Palestina. A nulla è, pertanto, servito che alcuni giornali vicini al potere sciita siano arrivati in edicola con titoli – in certi casi stampati addirittura in ebraico – che preannunciavano una feroce vendetta contro il nemico sionista, poiché la rivendicazione ufficiale di tutto quanto era successo veramente, è puntualmente giunta da un comunicato dell’ISIS che, mostrando le foto dei due fanatici sunniti autori della strage, invitava le masse islamiche a colpire gli ebrei - ovunque essi si trovino – e tutti i nemici comuni dell’Islam. Nemici che – si badi bene - non sono solamente Stati Uniti, Europa ed  Israele, ma comprendono pure l’universo sciita di Iran e Hezbollah. E non a caso, il comunicato di rivendicazione prosegue precisando che quella del Califfato islamico “non è una guerra per il territorio o di frontiera, ma è una guerra di religione”. Una guerra che – ci pare di capire – non fa, dunque, alcuna distinzione tra i mali assoluti da combattere: siano questi rappresentati da cristiani, da ebrei o da musulmani scomunicati perché portatori di una “empietà massima”, per la quale è prevista la pena di morte. Viene, comunque, spontaneo domandarsi per quale ragione l’ISIS abbia deciso di colpire proprio in prossimità della tomba di Soleimani. Proviamo allora a darci una risposta, andando a ricordare come il generale iraniano - in qualità di comandante delle Guardie della Rivoluzione  – si fosse, a suo tempo, distinto per l’efficace azione di coordinamento delle milizie sciite irachene che, pur macchiandosi di crimini orrendi nei confronti della popolazione sunnita locale, combatterono accanitamente lo Stato islamico, contribuendo, in modo significativo, alla sua sconfitta. Soleimani non è stato, quindi, soltanto l’uomo che l’Occidente ha sempre individuato come il principale burattinaio di tante violenze perpetrate dall’Iran, ma è stato pure lo stratega militare di un raggruppamento sciita che, per tre anni, ha combattuto l’ISIS, dando vita, di fatto, ad una oggettiva – per quanto politicamente impresentabile – alleanza sul campo con una coalizione di altre forze irachene guidate – guarda caso – proprio dai “satanici” Stati Uniti... E stiamo semplicemente parlando  di uno dei tanti casi in cui, a condizionare le politiche mediorientali, sono state (e continueranno ad essere) anche le più inconfessabili convergenze di interessi. 07 Gennaio 2024 _______________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS – App Store – https://apple.co/2uW01yA Android – Google Play – http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it

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On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

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This episode is 3 minutes long.

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This episode was published on January 7, 2024.

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A cura di Ferruccio Bovio La propaganda del regime iraniano, per un paio di giorni, deve aver tanto sperato di poter attribuire ad Israele la responsabilità del terribile attentato terroristico che ha causato quasi cento morti tra la folla che si...

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