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EPISODE · Oct 8, 2012 · 1H 12M

Lectio degli Atti degli Apostoli di lunedì 8 ottobre 2012

from Lectio: Atti degli Apostoli

Commento a Atti 10, 44-48

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Commento a Atti 10, 44-48 Un giovane zelante denunciò a Mosè Elad e Medad che profetavano. Allora Giosuè disse a Mosè “Mosè, signore mio, impediscili”. Ma Mosè gli rispose: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare a loro il suo spirito” !” (Nm 11,28s). Impedire l’acqua e lo Spirito è lo sport preferito delle persone di chiesa buone e zelanti. In questo racconto, nonostante tutte le resistenze di Pietro, con sorpresa e probabile disappunto da parte sua, lo Spirito si effonde non solo sul popolo di Dio, ma sui pagani, dei quali Cornelio e famiglia sono le primizie. L’acqua va sempre dove deve andare. Se il vapore sale dalla terra al cielo, l’acqua scenda dal cielo sulla terra, e va sempre più in basso, fino a raggiungere il mare. L’acqua, come la vita, non può essere negata a nessuno. Così Dio non nega a nessuno il suo Spirito: vuol comunicarsi a ogni carne. Si conclude con il sigillo dello Spirito l’incontro tra Cornelio e Pietro, che poi lo battezza. Nonostante che Dio disponga di visioni ed estasi per agire nel cuore degli uomini – e qui le ha usate – non era chiaro a nessuno dei due cosa sarebbe successo: è diventato chiaro dall’obbedienza di ambedue alla voce del Signore che porta l’uno a incontrare l’altro. È in ciò che capita negli spostamenti e nei dubbi, nelle paure e negli incontri tra i due – descritti al rallenty per mostrare come sono lunghi e faticosi – che Dio rivela ciò che vuole. La storia di salvezza non viene solo dalla sua parola, ma dalla storia concreta che questa mette in moto chi l’ascolta. Se Cornelio o Pietro non avessero ascoltato e eseguito la Parola, non sarebbe successo niente. Ma lo stesso vale da sempre. Per questo Dio si rivela negli eventi di chi ascolta la Parola, e non nelle idee che uno ne può dedurre. La Parola è Atto puro! Pietro, con i suoi ragionamenti e resistenze, non si sarebbe mai mosso. Al massimo avrebbe potuto far scrivere da Silvano, suo fedele scrivano (1Pt 5,12), una lettera apostolica sul puro e sull’impuro, mischiandovi i suoi distingue e le sue idee. L’umiltà di Pietro, che si affida con paura a chi viene a prenderlo, ha fatto scaturire la rivelazione: la salvezza viene dalla Parola ma si realizza nei fatti. Qui vediamo lo Spirito che viene mentre Pietro parla di Gesù ai pagani, ancora prima che lui li battezzi e imponga le mani. Per lui e i suoi condiscepoli non sono bastati i tre anni con Gesù: ci vogliono ancora quaranta giorni dopo la risurrezione e altri dieci dopo l’ascensione. Dato che la loro testimonianza è fondante anche per noi, dovevano “diventare” ciò per cui sono scelti attraverso un lungo cammino di esperienza. Lo Spirito è sovrano: agisce dove e come vuole nel mondo, anche e soprattutto fuori dai nostri schemi. Non ha la privativa né Simon Mago ma neppure Simon Pietro. L’azione di Dio ci anticipa nella storia con il suo Spirito che muove il cuore delle persone. Per questo la Parola è efficace: evoca e fa ri-cordare ciò che già Dio ha messo nel cuore di ogni uomo. Siamo fatti da lui, per lui e in lui sussistiamo (Col 1,16s); in lui siamo e respiriamo: di lui stirpe noi siamo (At 17,28). Realmente lui è in noi più intimo a noi di noi stessi. La sua parola bussa al nostro cuore Ap 3,20); noi gli apriamo perché è la Parola stessa è l’essere del nostro essere che in essa si riconosce. La Parola che ci dà la possibilità di diventare figli di Dio è principio e fine di tutto, dandoci la Gloria che ci svela (Gv 1,1ss). Questo capitolo non segna solo l’ingresso del non-giudeo alla fede cristiana: i cc. 10-15 sono un esempio grandioso del discernimento davanti a Dio e delle sue dinamiche che comporta l’apertura del cristianesimo all’ “uomo”, di qualunque razza e cultura. La storia dei figli di Abramo non avrebbe mai avuto la sua caratteristica di universalità senza lo stuolo di profeti che l’hanno di continuo scritta e attualizzata. Così anche il cristianesimo non sarebbe una religione universale, ma una semplice eresia giudaica senza Paolo e quelli come lui venuti dopo di lui. Ultimo di questi è stato P. Carlo Maria Martini: la sua capacità di vedere lo Spirito di Dio che agisce nella storia, ne ha fatto un profeta del nostro tempo, per impedire che il cristianesimo diventi una setta religiosa chiusa in se stessa, nelle sue idee, nei suoi riti, nei suoi paramenti, nelle sue norme e leggi. E come i profeti, ha sofferto e fu osteggiato in tutti i modi. Ringraziamo Dio che in questi tempi ci ha dato questa “luce, che brilla davanti a tutti gli uomini” – tranne che ai credenti nelle proprie idee invece che in Dio e nella sua opera. DIVISIONE a. v. 44: l’effusione dello Spirito sovrana e libera, come sugli apostoli b. v. 45: stupore dei giudeo-cristiani c. v. 46. parlare in lingue a magnificare Dio d. v. 47: conclusione di Pietro: non impedire l’azione di Dio e. v. 48: battesimo nel nome di Gesù

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