Lo smartphone come anello del potere: l’Iran oltre la nebbia di guerra episode artwork

EPISODE · Mar 25, 2026 · 8 MIN

Lo smartphone come anello del potere: l’Iran oltre la nebbia di guerra

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di Francesco CosimatoIn un’epoca in cui il cellulare è diventato uno strumento di dominio, il flusso digitale plasma la percezione pubblica molto più dei dati oggettivi. L’attacco di Washington e Tel Aviv a Teheran viene narrato come una marcia trionfale. Eppure il fumo mediatico cela una verità ben diversa: arsenali tattici in difficoltà, blocco strategico delle rotte petrolifere, bollette alle stelle. E un cambio di regime che appare più una chimera che una strategia reale.IN BREVEOltre la propaganda Il generale sostiene che la narrazione di una vittoria imminente in Iran cela una realtà di arsenali in affanno e rotte petrolifere bloccate, rendendo il cambio di regime una chimera strategica.Limiti potere aereo La dottrina militare insegna che i soli attacchi dal cielo non sono risolutivi. Senza truppe di terra e controllo marittimo, la vittoria resta impossibile.Sfida asimmetrica Teheran conduce una guerra d’attrito economico, distruggendo asset tecnologici da milioni di euro con droni economici a basso costo.Crisi sicurezza globale L’uso di missili a lunga gittata contro la base di Diego Garcia mette in discussione la logistica della Us Navy, negando agli Stati Uniti il concetto di area sicura in mare.Stallo diplomatico Nonostante le pressioni di Washington, gli alleati europei hanno rifiutato interventi fuori area nello Stretto di Hormuz, evidenziando le fratture interne alla Nato.Mentre a Washington e Teheran si parla di «trattative in corso» per una possibile tregua, e il Pakistan si offre per ospitare i colloqui di pace, i cellulari continuano a propinarci una narrazione manichea. L’accesso continuo ai dispositivi elettronici ha trasformato l’informazione in un campo di battaglia, dove le narrazioni dei media mainstream finiscono spesso per orientare la percezione pubblica. La guerra israelo-americana in Iran viene presentata secondo l’usuale dicotomia: una lotta del bene contro il male, della libertà contro la schiavitù, dell’Occidente buono contro l’Oriente cattivo…Peccato che una visione così polarizzata impedisca una comprensione autentica della complessità strategica in atto. Da sempre durante i conflitti è difficile accedere a informazioni corrette e verificate, ma l’attuale apparato propagandistico sembra andare oltre la tradizionale «nebbia di guerra». Il giorno in cui i velivoli israeliani e nordamericani hanno attaccato l’Iran, era il 28 febbraio, abbiamo appreso dalla televisione che in quattro giorni la capacità nucleare iraniana sarebbe stata distrutta e che il regime al potere sarebbe cambiato.Il tempo, però, è implacabile nello smascherare le bugie. La dottrina militare, insegnata nei Corsi di Stato Maggiore, mette in chiaro che le sole operazioni aeree non possono essere risolutive. L’«Arte militare aerea» spiega che il controllo di un territorio conteso richiede necessariamente un contingente terrestre. È un principio ben noto ai militari (io l’ho imparato nell’anno accademico 1993-1994), ma sembra far fatica a entrare nella testa dei politici. Eppure è una questione di logica. Quando si inizia una guerra dall’aria, è necessario concluderla anche sul terreno e, se c’è il mare, come nel caso di specie, bisogna combattere anche per il possesso delle linee di comunicazione marittime.Non solo. Sotto il profilo concettuale, un piano volto a smantellare l’apparato nucleare dell’Iran e a rovesciarne il regime dovrebbe prevedere un’alternativa politica solida, guidata da una figura autorevole capace di raccogliere il consenso popolare. Tentativi in tal senso devono essere stati fatti, visto che Mike Pompeo, già direttore della Cia e Segretario di stato della prima presidenza Trump, ha dichiarato sui social «Buon anno a tutti gli iraniani in piazza. E anche a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco».A quanto pare, tuttavia, questa parte dell’operazione non sta riuscendo. Dal 1979, anno di insediamento dell’ayatollah Khomeini al potere, la preparazione di un’alternativa credibile al sistema degli Ayatollah sembra essere stata gestita con carenze simili a quelle riscontrate nei teatri iracheno e afghano. Resta peraltro una domanda: come può l’Occidente promuovere un cambio di regime all’estero quando fatica a mantenere consenso al proprio interno?In questo clima, tutto quello che i media ci raccontano viene smentito dai fatti. Mentre il presidente Donald Trump annuncia la fine imminente delle ostilità, l’obliterazione della Marina e dell’Aeronautica militare iraniane e un crollo imminente delle Forze armate, la realtà sul campo risulta differente. I missili iraniani continuano a colpire le basi americane in tutto il Golfo. Quanto al drone italiano andato distrutto nella base di Ali Al Salem in Kuwait il 15 marzo, si trattava di un MQ-9 Reaper (Predator B) a pilotaggio remoto, il cui valore stimato supera i 30 milioni di euro.Ebbene: è stato colpito da un drone kamikaze di fabbricazione iraniana dal costo stimato tra i 20.000 e i 50.000 dollari. In pratica, l’Iran sta distruggendo asset da 30 milioni di euro con munizioni da massimo 50.000 dollari. In termini di rapporto di spesa, questo significa che l’Iran sta conducendo una sfida asimmetrica di logoramento: a stare larghi, con il costo di un singolo drone MQ-9 Reaper, si potrebbero teoricamente acquistare 600 droni kamikaze da 50.000 dollari l’uno.L’Iran quindi non sta combattendo solo una guerra tattica, ma anche una guerra d’attrito economico. Neutralizzare un obiettivo d’alto valore con un vettore così economico permette all’Iran di colpire investendo appena lo 0,15% rispetto al capitale tecnologico messo in campo dall’avversario.Ma l’evento spartiacque è un altro. Il 21 marzo, l’Iran ha lanciato due missili iraniani a lunga gittata che, diretti contro la base anglo-americana di Diego Garcia, territorio britannico nell’Oceano Indiano, sono esplosi vicino all’isola dopo un volo di circa 4.000 chilometri. Evidentemente, qualche capacità residua agli Ayatollah è rimasta. Ma, soprattutto, l’uso di missili a lunga gittata nega agli Stati Uniti il concetto di «area sicura» nell’Oceano Indiano, mettendo in discussione la logistica globale della Us Navy. Inoltre, nonostante la diffusione di filmati che mostrano la distruzione di obiettivi iraniani, il persistere di attacchi missilistici verso Israele suggerisce che la fine del conflitto sia ancora lontana.Colpisce anche la reazione impaurita delle società occidentali: seppur geograficamente distante, la guerra fa sentire i suoi contraccolpi con effetto immediato, soprattutto sui costi dell’energia. Allo stesso tempo, in Iran si registrano manifestazioni di sostegno al regime anche sotto i bombardamenti. Ricordo di aver ascoltato in molte riunioni dei Comandi Nato le elucubrazioni degli esperti di «guerra psicologica», che ci spiegavano come avrebbero conquistato «i cuori e le menti della popolazione». Dalla Bosnia al Kosovo, dall’Iraq all’Afghanistan, e adesso anche in Iran, tali strategie non sembrano aver conseguito i risultati sperati.Mentre i media occidentali continuano a ripeterci che gli iraniani non hanno più una Marina da guerra, gli Ayatollah mettono limiti al passaggio delle navi mercantili nello Stretto di Hormuz, i listini delle borse occidentali vanno a picco, il petrolio e il gas salgono… Ma – niente paura – secondo i nostri media tutto si sistemerà presto.Come se la situazione non fosse abbastanza tragica, dopo averci rassicurato Trump ha chiesto agli alleati Nato europei di aiutarlo a garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, che gli Stati Uniti non possono assicurare. La risposta è stata negativa. D’altronde, l’Alleanza opera principalmente nell’area euro-atlantica e gli interventi «fuori area» richiedono condizioni specifiche ben note sul piano diplomatico.Gli ufficiali di Stato maggiore che lavorano in comandi di grandi unità devono avere sul tavolo il manuale dell’Alleanza Atlantica sul quale c’è scritto che interviene nell’area denominata Attu (Atlantic To Urals: dall’Atlantico agli Urali). E non dall’Atlantico al Golfo Persico. Interventi «fuori area» – come la missione Nato in Bosnia, autorizzata per la sussistenza di una specifica risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – richiedono mandati specifici. Un fatto conosciuto da tutti i diplomatici e da tutti i militari, ma evidentemente non dai politici.Al di là della retorica, la caduta del regime iraniano appare oggi improbabile. I bombardamenti dal cielo non sembrano aver ridotto la capacità di risposta missilistica iraniana. Lo Stretto di Hormuz resta impraticabile per le navi occidentali, esposte come sono a minacce asimmetriche. Il resto, più che nebbia di guerra, sembra propaganda.Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 InternazionaleFrancesco Cosimato Nato a Roma il 12 novembre 1959, ha frequentato il 162° Corso Allievi Ufficiali presso l’Accademia Militare di Modena. È paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia (1993), Bosnia (1998 e 2006) e Kosovo (2000). Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. E ha operato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e presso la NATO.Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua e-mail, iscriviti a Krisis su Substack This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit krisisinfo.substack.comVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Francesco CosimatoIn un’epoca in cui il cellulare è diventato uno strumento di dominio, il flusso digitale plasma la percezione pubblica molto più dei dati oggettivi. L’attacco di Washington e Tel Aviv a Teheran viene narrato come una marcia trionfale. Eppure il fumo mediatico cela una verità ben diversa: arsenali tattici in difficoltà, blocco strategico delle rotte petrolifere, bollette alle stelle. E un cambio di regime che appare più una chimera che una strategia reale.IN BREVEOltre la propaganda Il generale sostiene che la narrazione di una vittoria imminente in Iran cela una realtà di arsenali in affanno e rotte petrolifere bloccate, rendendo il cambio di regime una chimera strategica.Limiti potere aereo La dottrina militare insegna che i soli attacchi dal cielo non sono risolutivi. Senza truppe di terra e controllo marittimo, la vittoria resta impossibile.Sfida asimmetrica Teheran conduce una guerra d’attrito economico, distruggendo asset tecnologici da milioni di euro con droni economici a basso costo.Crisi sicurezza globale L’uso di missili a lunga gittata contro la base di Diego Garcia mette in discussione la logistica della Us Navy, negando agli Stati Uniti il concetto di area sicura in mare.Stallo diplomatico Nonostante le pressioni di Washington, gli alleati europei hanno rifiutato interventi fuori area nello Stretto di Hormuz, evidenziando le fratture interne alla Nato.Mentre a Washington e Teheran si parla di «trattative in corso» per una possibile tregua, e il Pakistan si offre per ospitare i colloqui di pace, i cellulari continuano a propinarci una narrazione manichea. L’accesso continuo ai dispositivi elettronici ha trasformato l’informazione in un campo di battaglia, dove le narrazioni dei media mainstream finiscono spesso per orientare la percezione pubblica. La guerra israelo-americana in Iran viene presentata secondo l’usuale dicotomia: una lotta del bene contro il male, della libertà contro la schiavitù, dell’Occidente buono contro l’Oriente cattivo…Peccato che una visione così polarizzata impedisca una comprensione autentica della complessità strategica in atto. Da sempre durante i conflitti è difficile accedere a informazioni corrette e verificate, ma l’attuale apparato propagandistico sembra andare oltre la tradizionale «nebbia di guerra». Il giorno in cui i velivoli israeliani e nordamericani hanno attaccato l’Iran, era il 28 febbraio, abbiamo appreso dalla televisione che in quattro giorni la capacità nucleare iraniana sarebbe stata distrutta e che il regime al potere sarebbe cambiato.Il tempo, però, è implacabile nello smascherare le bugie. La dottrina militare, insegnata nei Corsi di Stato Maggiore, mette in chiaro che le sole operazioni aeree non possono essere risolutive. L’«Arte militare aerea» spiega che il controllo di un territorio conteso richiede necessariamente un contingente terrestre. È un principio ben noto ai militari (io l’ho imparato nell’anno accademico 1993-1994), ma sembra far fatica a entrare nella testa dei politici. Eppure è una questione di logica. Quando si inizia una guerra dall’aria, è necessario concluderla anche sul terreno e, se c’è il mare, come nel caso di specie, bisogna combattere anche per il possesso delle linee di comunicazione marittime.Non solo. Sotto il profilo concettuale, un piano volto a smantellare l’apparato nucleare dell’Iran e a rovesciarne il regime dovrebbe prevedere un’alternativa politica solida, guidata da una figura autorevole capace di raccogliere il consenso popolare. Tentativi in tal senso devono essere stati fatti, visto che Mike Pompeo, già direttore della Cia e Segretario di stato della prima presidenza Trump, ha dichiarato sui social «Buon anno a tutti gli iraniani in piazza. E anche a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco».A quanto pare, tuttavia, questa parte dell’operazione non sta riuscendo. Dal 1979, anno di insediamento dell’ayatollah Khomeini al potere, la preparazione di un’alternativa credibile al sistema...

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Piramidi Club The Bitcoin Butcher La Migliore Pizza di Firenze Vampires of the Paper Flower Consortium Elizabeth Guizzetti Come for the evening, stay for eternity! Paper Flower Consortium is a podcast from the largest vampire coven in Seattle. Their stories are told by Loretta Fabron Onfoy, coven historian and librarian, in the hope that the modern vampire's way of life is not lost during the next great language transformation. Some tales in this anthology are horrific, some are droll, some are filled with misadventure--just like any eternal existence. Episodes sponsored by the Paper Flower Consortium's Business Community. The history is followed by questions from curious initiates. Want to ask Lady Loretta a question about vampirism? Have a topic you want to see discussed? Email [email protected] La Finanza in Soldoni Massimo Famularo - Hypercast Podcast e newsletter indipendente di informazione ed educazione finanziaria.Nessuno mi paga per vendervi niente e voi non mi pagate per dirvi in cosa investire. Newsletter http://lafinanzainsoldoni.substack.com/Youtubehttps://www.youtube.com/c/MassimoFamularoBloghttps://massimofamularo.com/X(ex-Twitter)https://x.com/MassimoFamularo---Questo podcast fa parte di Hypercast Network — 📧 Per proposte commerciali scrivi a: [email protected] The Writers' Show Geoff Hughes A podcast about writing, featuring interviews with authors and songwriters at all levels of success.Inspiring and successful authors reveal the secrets about writing, creativity and the business of independent publishing and songwriting.Featuring interviews with successful authors and songwriters excited to share the journey from idea to published book and song.Host Geoff Hughes is the founder of Madhouse Media PublishingMore info on the Writers Show Website

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This episode was published on March 25, 2026.

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di Francesco CosimatoIn un’epoca in cui il cellulare è diventato uno strumento di dominio, il flusso digitale plasma la percezione pubblica molto più dei dati oggettivi. L’attacco di Washington e Tel Aviv a Teheran viene narrato come una marcia...

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