EPISODE · Apr 10, 2026 · 35 MIN
L’Oscurità eterna invocata dai sionisti a Beirut si può ritorcere contro di loro?
from Rimappatura del Sudovest asiatico · host I Bastioni di Orione
April 8th 2026: ulteriore linea rossa oltrepassata dal tizzone d’inferno Netanyahu.Il Libano è sempre un’avventura facile per Israele, che però si rivela insidioso per le truppe con la stella di David, benché conoscano l’estrema polarizzazione e la possibilità di mettere zizzania, giocando sulle differenze interne.Il Libano non ha risorse per crearsi protettori interessati, non è un corridoio strategico per fare leva su esigenze logistiche globali, eppure forse stavolta quell’Oscurità eterna in cui il premier ebraico vorrebbe avvolgere i suoi nemici della mezzaluna sciita gli si ritorce contro, perché ha esagerato, trascinando Trump in una palude a sei mesi dal voto, e la sua hybris stavolta forse nel negoziato impostogli con i libanesi (qualsiasi cosa significhi quell’appartenenza a una nazione inesistente e per quello seducente) trova quei lacci che potranno imbrigliarlo: di fronte non ha uno stato, ma un composto mal amalgamato di comunità che però vivono un territorio – quello che il suprematismo biblico pretende sia giudeo – conosciuto come il Paese dei Cedri, e se viene bombardato senza criterio né distinzione di religione, etnia, quartiere, finisce con unire i componenti di quella società riottosa, ricomposta dalle bombe che cadono indiscriminatamente, proditoriamente, durante una tregua appena sbandierata universalmente, con una ferocia inaccettabile persino per un mondo assuefatto negli ultimi tre anni ai più efferati crimini di guerra, rimasti incredibilmente impuniti e ammantati da un silenzio complice.Abbiamo affrontato l’analisi della condizione in cui versa il Libano con Lorenzo Forlani, giornalista appassionato e personalmente coinvolto nelle vicende libanesi; nella sua elucubrazione non manca nemmeno l’aspetto che coinvolge da un lato la comunanza e dall’altro la divisione del destino del paese nel momento in cui di nuovo – con sfregio della comunità internazionale – l’Idf pretende di appropriarsi della parte meridionale del Libano, quella fertile striscia di terra a sud del fiume Litani. Tzahal cerca di sfruttare la contingenza internazionale che permette di procedere senza contrasti nelle annessioni e negli assassini extragiudiziari attraverso l’etichetta “membro di Hezbollah”, che consente lo sterminio di chiunque abbia legami di qualunque tipo col partito milizia e di tutti quelli che gli sono in quel momento vicini. Ma forse ha tirato troppo la corda e anche quei 10 minuti a tradimento subito dopo la tregua che hanno causato quasi 400 morti civili sono stati quella goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché è riuscito nell’intento di bloccare il ceasefire ma per quello il viscido Netanyahu è stato costretto a doversi inventare una via d’uscita ai colloqui di pace imposti dall’“amico” Trump. Sullo sfondo di una resistenza che non è solo Hezbollah: tutti concordano sulla mostruosità dei metodi israeliani, le divisioni nascono quando i libanesi analizzano gli sviluppi degli eventi e del ruolo del partito di dio.Il quadro che risulta dalla sentita e partecipata ricostruzione di Lorenzo Forlani consente di apprezzare la capacità di trovare soluzioni e scappatoie alle innumerevoli drammatiche situazioni che si sono affacciate sul territorio negli ultimi anni: la crisi economica, lo sconquasso della bomba nel porto di Beirut, i continui bombardamenti e le aggressioni israeliane. Sempre la società composita e senza un preciso collante è riuscita a respingere il colonialismo imperiale di Tel Aviv. Nonostante il Libano sia privo di un esercito – e le forze armate siano sovvenzionate dagli Usa e inquadrate in un uso esclusivamente di polizia interna – appunto, finora è sempre stato un non-stato a contrapporsi al potente esercito dello stato ebraico.
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April 8th 2026: ulteriore linea rossa oltrepassata dal tizzone d’inferno Netanyahu.Il Libano è sempre un’avventura facile per Israele, che però si rivela insidioso per le truppe con la stella di David, benché conoscano l’estrema polarizzazione e la possibilità di mettere zizzania, giocando sulle differenze interne.Il Libano non ha risorse per crearsi protettori interessati, non è un corridoio strategico per fare leva su esigenze logistiche globali, eppure forse stavolta quell’Oscurità eterna in cui il premier ebraico vorrebbe avvolgere i suoi nemici della mezzaluna sciita gli si ritorce contro, perché ha esagerato, trascinando Trump in una palude a sei mesi dal voto, e la sua hybris stavolta forse nel negoziato impostogli con i libanesi (qualsiasi cosa significhi quell’appartenenza a una nazione inesistente e per quello seducente) trova quei lacci che potranno imbrigliarlo: di fronte non ha uno stato, ma un composto mal amalgamato di comunità che però vivono un territorio – quello che il suprematismo biblico pretende sia giudeo – conosciuto come il Paese dei Cedri, e se viene bombardato senza criterio né distinzione di religione, etnia, quartiere, finisce con unire i componenti di quella società riottosa, ricomposta dalle bombe che cadono indiscriminatamente, proditoriamente, durante una tregua appena sbandierata universalmente, con una ferocia inaccettabile persino per un mondo assuefatto negli ultimi tre anni ai più efferati crimini di guerra, rimasti incredibilmente impuniti e ammantati da un silenzio complice.Abbiamo affrontato l’analisi della condizione in cui versa il Libano con Lorenzo Forlani, giornalista appassionato e personalmente coinvolto nelle vicende libanesi; nella sua elucubrazione non manca nemmeno l’aspetto che coinvolge da un lato la comunanza e dall’altro la divisione del destino del paese nel momento in cui di nuovo – con sfregio della comunità internazionale – l’Idf pretende di appropriarsi della parte meridionale del Libano, quella fertile striscia di terra a sud del fiume Litani. Tzahal cerca di sfruttare la contingenza internazionale che permette di procedere senza contrasti nelle annessioni e negli assassini extragiudiziari attraverso l’etichetta “membro di Hezbollah”, che consente lo sterminio di chiunque abbia legami di qualunque tipo col partito milizia e di tutti quelli che gli sono in quel momento vicini. Ma forse ha tirato troppo la corda e anche quei 10 minuti a tradimento subito dopo la tregua che hanno causato quasi 400 morti civili sono stati quella goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché è riuscito nell’intento di bloccare il ceasefire ma per quello il viscido Netanyahu è stato costretto a doversi inventare una via d’uscita ai colloqui di pace imposti dall’“amico” Trump. Sullo sfondo di una resistenza che non è solo Hezbollah: tutti concordano sulla mostruosità dei metodi israeliani, le divisioni nascono quando i libanesi analizzano gli sviluppi degli eventi e del ruolo del partito di dio.Il quadro che risulta dalla sentita e partecipata ricostruzione di Lorenzo Forlani consente di apprezzare la capacità di trovare soluzioni e scappatoie alle innumerevoli drammatiche situazioni che si sono affacciate sul territorio negli ultimi anni: la crisi economica, lo sconquasso della bomba nel porto di Beirut, i continui bombardamenti e le aggressioni israeliane. Sempre la società composita e senza un preciso collante è riuscita a respingere il colonialismo imperiale di Tel Aviv. Nonostante il Libano sia privo di un esercito – e le forze armate siano sovvenzionate dagli Usa e inquadrate in un uso esclusivamente di polizia interna – appunto, finora è sempre stato un non-stato a contrapporsi al potente esercito dello stato ebraico.
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