Medio Oriente: cercasi pragmatismo disperatamente | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Dec 10, 2023 · 4 MIN

Medio Oriente: cercasi pragmatismo disperatamente | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

Se il presidente Biden disponesse di una bacchetta magica, assisteremmo subito alla sconfitta di Hamas con il minor numero possibile di vittime civili a Gaza, alla fine del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo governo che si regge sul voto decisivo dei partiti della destra più oltranzista, alla liberazione di tutti gli ostaggi imprigionati dal 7 ottobre e ad un’Autorità Nazionale Palestinese che – come magicamente risorta dalle sue ceneri di corruzione e di ambiguità politica - riuscisse positivamente a riguadagnarsi la credibilità morale ed istituzionale necessaria per guidare i Palestinesi verso un futuro finalmente meno infausto. Secondo la Casa Bianca, il rilancio dell’ANP è, infatti, la condizione essenziale per normalizzare i rapporti tra Israele ed il mondo arabo sunnita, dando vita ad un solido schieramento – patrocinato dagli USA e dalla NATO – in funzione anti iraniana (e, quindi, in definitiva pure anti russa). Tuttavia, la realtà dei fatti è ben più complicata di come vorrebbe che fosse il presidente americano...Da un lato, ogni sincera aspettativa di pace deve, infatti, in questo momento, fare i conti con quell’estrema destra israeliana - di cui Nethanyau ha bisogno come dell’aria per tenere in vita il suo esecutivo - la quale vede come il fumo negli occhi l’idea stessa di un qualunque coinvolgimento dell’Autorità Palestinese a Gaza: ciò, nel timore che la cosa possa costituire la premessa per rivitalizzare l’ormai quasi del tutto dimenticata soluzione dei “due popoli e due stati”. Soluzione che scriverebbe la parola fine sul sogno messianico – e qui è, forse proprio il caso di usare questo aggettivo – di un unico “Grande Israele”, che comprendesse, oltre a Gaza, anche l’intera Cisgiordania. Dall’altro, non si può certamente far finta di ignorare che, quand’anche si riuscisse a porre in essere una qualsiasi forma di trattativa diplomatica tra le due parti in insanabile conflitto da 75 anni, a discutere con Washington e con Tel Aviv, attualmente, sarebbe un’organizzazione fanaticamente islamista e votata alla cancellazione totale di ogni presenza ebraica su un suolo che pure fu anche quello biblico. Siamo, pertanto, in presenza di una lettura dei fatti che, se vista da entrambi i fronti, ci appare come sostanzialmente speculare, con Hamas che parla di una guerra etnico-religiosa tra musulmani ed ebrei, il cui sbocco definitivo è la fondazione di un solo stato islamico che vada dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo. E con Israele in cui, invece, sulle scelte di Nethanyahu, sono al momento assolutamente condizionanti le posizioni dei partiti che sono espressione dei coloni suprematisti ebrei, i quali non distinguono tra arabi moderati ed arabi terroristi, poiché , a loro giudizio, c’è ben poco da distinguere dinanzi ad un disegno sacro e millenario che viene, addirittura, direttamente dalla volontà di Dio… D’altra parte, per formare il suo governo e per salvare se stesso da indagini per corruzione che ne avrebbero compromesso del tutto la carriera di statista, il premier israeliano non ha esitato a coinvolgere nella sua avventura anche forze politiche integraliste e nazionaliste, che adesso gli presentano il conto, ben sapendo che se l’intramontabile Bibi cercasse oggi di estrometterle dai giochi, oltre a perdere il potere rischierebbe anche il carcere. In questa fase, dunque, in entrambe le comunità a prevalere sono i cosiddetti “falchi”, fautori di uno “stato unico”. Tuttavia, specialmente in Israele, i sostenitori dei “due stati” esistono ancora, ma – proprio come Biden – sono consapevoli del fatto che la soluzione che loro propongono rischia di rimanere ancora a lungo nel campo delle teorie: almeno fino a quando gli arabi di Gaza e di Cisgiordania non si saranno dotati di una rappresentanza politica che sia realmente legittimata dal consenso popolare e, di conseguenza, risulti anche maggiormente credibile nel confrontarsi con Tel Aviv. Dato quasi per scontato che, prima o poi, la democrazia israeliana saprà scrollarsi di dosso il governo più impresentabile della sua storia, la partita più difficile sarà, pertanto, quella che disputeranno, sul proprio campo, i Palestinesi: sapranno rinunciare, una volta per tutte, ad anacronistici e fallimentari programmi di supremazia etnica e religiosa, per mobilitare, invece, la loro unità di intenti su obbiettivi che siano finalmente davvero ispirati ad un sano pragmatismo? Noi non possiamo che auspicarlo, associando la nostra speranza a quella di Joe Biden. _______________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it

Se il presidente Biden disponesse di una bacchetta magica, assisteremmo subito alla sconfitta di Hamas con il minor numero possibile di vittime civili a Gaza, alla fine del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo governo che si regge sul voto decisivo dei partiti della destra più oltranzista, alla liberazione di tutti gli ostaggi imprigionati dal 7 ottobre e ad un’Autorità Nazionale Palestinese che – come magicamente risorta dalle sue ceneri di corruzione e di ambiguità politica - riuscisse positivamente a riguadagnarsi la credibilità morale ed istituzionale necessaria per guidare i Palestinesi verso un futuro finalmente meno infausto. Secondo la Casa Bianca, il rilancio dell’ANP è, infatti, la condizione essenziale per normalizzare i rapporti tra Israele ed il mondo arabo sunnita, dando vita ad un solido schieramento – patrocinato dagli USA e dalla NATO – in funzione anti iraniana (e, quindi, in definitiva pure anti russa). Tuttavia, la realtà dei fatti è ben più complicata di come vorrebbe che fosse il presidente americano...Da un lato, ogni sincera aspettativa di pace deve, infatti, in questo momento, fare i conti con quell’estrema destra israeliana - di cui Nethanyau ha bisogno come dell’aria per tenere in vita il suo esecutivo - la quale vede come il fumo negli occhi l’idea stessa di un qualunque coinvolgimento dell’Autorità Palestinese a Gaza: ciò, nel timore che la cosa possa costituire la premessa per rivitalizzare l’ormai quasi del tutto dimenticata soluzione dei “due popoli e due stati”. Soluzione che scriverebbe la parola fine sul sogno messianico – e qui è, forse proprio il caso di usare questo aggettivo – di un unico “Grande Israele”, che comprendesse, oltre a Gaza, anche l’intera Cisgiordania. Dall’altro, non si può certamente far finta di ignorare che, quand’anche si riuscisse a porre in essere una qualsiasi forma di trattativa diplomatica tra le due parti in insanabile conflitto da 75 anni, a discutere con Washington e con Tel Aviv, attualmente, sarebbe un’organizzazione fanaticamente islamista e votata alla cancellazione totale di ogni presenza ebraica su un suolo che pure fu anche quello biblico. Siamo, pertanto, in presenza di una lettura dei fatti che, se vista da entrambi i fronti, ci appare come sostanzialmente speculare, con Hamas che parla di una guerra etnico-religiosa tra musulmani ed ebrei, il cui sbocco definitivo è la fondazione di un solo stato islamico che vada dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo. E con Israele in cui, invece, sulle scelte di Nethanyahu, sono al momento assolutamente condizionanti le posizioni dei partiti che sono espressione dei coloni suprematisti ebrei, i quali non distinguono tra arabi moderati ed arabi terroristi, poiché , a loro giudizio, c’è ben poco da distinguere dinanzi ad un disegno sacro e millenario che viene, addirittura, direttamente dalla volontà di Dio… D’altra parte, per formare il suo governo e per salvare se stesso da indagini per corruzione che ne avrebbero compromesso del tutto la carriera di statista, il premier israeliano non ha esitato a coinvolgere nella sua avventura anche forze politiche integraliste e nazionaliste, che adesso gli presentano il conto, ben sapendo che se l’intramontabile Bibi cercasse oggi di estrometterle dai giochi, oltre a perdere il potere rischierebbe anche il carcere. In questa fase, dunque, in entrambe le comunità a prevalere sono i cosiddetti “falchi”, fautori di uno “stato unico”. Tuttavia, specialmente in Israele, i sostenitori dei “due stati” esistono ancora, ma – proprio come Biden – sono consapevoli del fatto che la soluzione che loro propongono rischia di rimanere ancora a lungo nel campo delle teorie: almeno fino a quando gli arabi di Gaza e di Cisgiordania non si saranno dotati di una rappresentanza politica che sia realmente legittimata dal consenso popolare e, di conseguenza, risulti anche maggiormente credibile nel confrontarsi con Tel Aviv. Dato quasi per scontato che, prima o poi, la democrazia...

NOW PLAYING

Medio Oriente: cercasi pragmatismo disperatamente | Il Punto della Settimana

0:00 4:04

No transcript for this episode yet

We transcribe on demand. Request one and we'll notify you when it's ready — usually under 10 minutes.

On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il Punto della Settimana?

This episode is 4 minutes long.

When was this Il Punto della Settimana episode published?

This episode was published on December 10, 2023.

What is this episode about?

Se il presidente Biden disponesse di una bacchetta magica, assisteremmo subito alla sconfitta di Hamas con il minor numero possibile di vittime civili a Gaza, alla fine del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo governo che si regge sul...

Can I download this Il Punto della Settimana episode?

Yes, you can download this episode by clicking the download button on the episode player, or subscribe to the podcast in your preferred podcast app for automatic downloads.
URL copied to clipboard!