EPISODE · May 21, 2026 · 2 MIN
Monumento Votivo di Luigi Mainoni
from Modena si Mostra - Chiesa di San Francesco · host eArs
Talvolta, quando un pericolo diventa tanto minaccioso da apparire mortale, le soluzioni umane possono sembrare insufficienti. Occorre quindi anche un soccorso straordinario, che venga… dall’alto. È quanto accadde a partire dal 1835, quando l’Europa fu flagellata da una micidiale ondata di colera. In quel frangente, il vescovo di Modena Adeodato Caleffi invitò la popolazione a intensificare la preghiera e le opere di carità. Grazie a Dio o grazie agli uomini, il ducato fu quasi completamente risparmiato dal contagio. Per celebrare lo scampato pericolo, si decise di commissionare allo scultore emiliano Luigi Mainoni l’esecuzione di una grande pala d’altare votiva in terracotta marmorizzata, ispirata a un gusto neo-rinascimentale.Nella parte alta dell’opera, Maria Immacolata si affaccia dalle nubi spalancando le braccia in segno di accoglienza delle suppliche. A lei si rivolgono con trasporto i santi compatroni di Modena, Geminiano e Omobono, intercessori per la città, a cui allude la torre della Ghirlandina che si intravede sullo sfondo, in basso. Al centro, un angelo armato di scudo e folgore scaccia la personificazione del colera: una terribile figura demoniaca con ali di pipistrello, visibile nell’angolo in basso a destra. Sulla sinistra è infine il trionfo della speranza: è infatti la luce divina ad annunciare la liberazione al popolo prostrato.Osserviamo ora le figure intorno alla pala. Il basamento è abitato da tre fanciulli che sostengono festoni carichi di fiori e di frutti a simboleggiare la sovrabbondanza della grazia divina. Appena sopra, le allegorie della Rettitudine e della Costanza affiancano l’iscrizione latina che ricorda il voto compiuto dai cittadini per sconfiggere il colera. Ai due lati della pala si ergono le figure dei santi Rocco e Sebastiano, tradizionali protettori contro le pestilenze, mentre il timpano è coronato dalle allegorie delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.
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Talvolta, quando un pericolo diventa tanto minaccioso da apparire mortale, le soluzioni umane possono sembrare insufficienti. Occorre quindi anche un soccorso straordinario, che venga… dall’alto. È quanto accadde a partire dal 1835, quando l’Europa fu flagellata da una micidiale ondata di colera. In quel frangente, il vescovo di Modena Adeodato Caleffi invitò la popolazione a intensificare la preghiera e le opere di carità. Grazie a Dio o grazie agli uomini, il ducato fu quasi completamente risparmiato dal contagio. Per celebrare lo scampato pericolo, si decise di commissionare allo scultore emiliano Luigi Mainoni l’esecuzione di una grande pala d’altare votiva in terracotta marmorizzata, ispirata a un gusto neo-rinascimentale.Nella parte alta dell’opera, Maria Immacolata si affaccia dalle nubi spalancando le braccia in segno di accoglienza delle suppliche. A lei si rivolgono con trasporto i santi compatroni di Modena, Geminiano e Omobono, intercessori per la città, a cui allude la torre della Ghirlandina che si intravede sullo sfondo, in basso. Al centro, un angelo armato di scudo e folgore scaccia la personificazione del colera: una terribile figura demoniaca con ali di pipistrello, visibile nell’angolo in basso a destra. Sulla sinistra è infine il trionfo della speranza: è infatti la luce divina ad annunciare la liberazione al popolo prostrato.Osserviamo ora le figure intorno alla pala. Il basamento è abitato da tre fanciulli che sostengono festoni carichi di fiori e di frutti a simboleggiare la sovrabbondanza della grazia divina. Appena sopra, le allegorie della Rettitudine e della Costanza affiancano l’iscrizione latina che ricorda il voto compiuto dai cittadini per sconfiggere il colera. Ai due lati della pala si ergono le figure dei santi Rocco e Sebastiano, tradizionali protettori contro le pestilenze, mentre il timpano è coronato dalle allegorie delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.
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