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EPISODE · Nov 6, 2018 · 56 MIN

n. 23-2018 ospite: Chiara Fenoglio con "Gli strumenti umani" di Vittorio Sereni

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Trasmissione curata e condotta da Massimo MaugeriRegia e postproduzione: Federico MarinOspite della puntata: Chiara Fenoglio con cui abbiamo discusso della raccolta di poesie "Gli strumenti umani" di Vittorio Sereni (Il Saggiatore). Chiara Fenoglio ha scritto l'introduzione del volume.Chiara Fenoglio - saggista, critico letterario e docente - collabora con La Lettura (supplemento culturale de Il Corriere della Sera). Oltre a numerosi saggi in riviste nazionali e internazionali, ha pubblicato le monografie "Un infinito che non comprendiamo. Leopardi e l’apologetica cristiana dei secoli XVIII e XIX" (Premio Tarquinia-Cardarelli opera prima di critica letteraria) e "La divina interferenza. La critica dei poeti nel Novecento. Vittorio Sereni - uno dei più grandi poeti del Novecento - è nato a Luino nel 1913 e morto a Milano nel 1983. Il Saggiatore ha pubblicato "Gli immediati dintorni" (2013), "Stella variabile" (2017) e "Gli strumenti umani" (2018).Il libro ("Gli strumenti umani" )La carrucola nel pozzo, la spola della teleferica nei boschi. I minimi atti, l’opaca trafila delle cose mute che cadono nel mondo, come una lenza buttata a vuoto nei secoli, un amo a precipizio nei millenni. Sono infiniti gli strumenti umani, e sono cosa da poco, sono cosa da nulla. La loro storia ingombra la vita dell’uomo, ma nella parabola dell’esistenza (visibile e invisibile) dura appena pochi istanti, lo scampolo di tempo che separa una curva di montagna dalla svolta successiva. Poi la memoria li inghiotte, il paesaggio li trascolora in una fotografia già vecchia, già perduta.È questo, tra i molti, il sentimento che anima Gli Strumenti umani di Vittorio Sereni, terza raccolta di uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, che ne segnò il ritorno editoriale, dopo il silenzio quasi ventennale da Diario d’Algeria. Una geografia esistenziale, quella puntellata dai versi degli Strumenti umani, in cui è necessario muoversi con passo bustrofedico, con il garbo dell’ospite indiscreto, eppure con la gioia ardente di chi scopre qualcosa che d’improvviso sente familiare da sempre. Una poesia sospesa tra l’erranza della materia e la rivelazione del vuoto, continuamente forata dai disvelamenti e dalle epifanie, dai segreti umbratili delle scorze dure che compongono il pianeta. E dai riverberi di una eco letteraria che si fa approssimazione e presenza nella lingua di Sereni, evocando oscuramente i purgatori di Dante e le rime in morte di Laura, la melma nera di Montale e la noja leopardiana, di cui Gli strumenti umani non sono la somma, ma la infiorescente decomposizione, stretta nella vite di una sizigia immortale.

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