EPISODE · Jun 4, 2026 · 2 MIN
Nel Mondo di Ade - Le Necropoli di Locri e Corredi Funerari
from Museo della Polis di Locri · host eArs
Benvenuti al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, sono Locrìa e vi accompagnerò in questo viaggio. Questo non è solo un luogo dove sono custoditi oggetti antichi, ma una vera e propria porta — fisica e immaginaria — sulla polis, la città-stato greca di un tempo. Il nostro cammino inizia simbolicamente “fuori dalle mura cittadine dell’antica Locri”, nel regno di Ade, dio dell’Oltretomba. Qui si estendevano le necropoli, vere e proprie “città dei morti”, che riflettevano l’organizzazione della società dei vivi. Tra contrada Lucifero e Parapezza sono state scoperte quasi duemila tombe databili tra il VI e il II secolo a.C.I corredi funerari, esposti nelle vetrine, accompagnavano gli antichi locresi nel viaggio verso l’aldilà. I defunti venivano deposti in posizione supina e protetti da strutture in terracotta: per chiudere la tomba venivano utilizzate grandi tegole sistemate “a cappuccina”, con un tetto a doppio spiovente. La semplicità di alcune sepolture non deve ingannare: i reperti testimoniano una società articolata e differenziata e gli oggetti dei corredi funerari avevano lo scopo di definire il ruolo e l’identità della persona per l’eternità. Tra questi, un cippo cilindrico in calcare che riporta l’iscrizione “Chairokyda chaire”, l’ultimo saluto rivolto al defunto. Nelle vetrine, è conservato anche un cratere a campana decorato a figure rosse, utilizzato come segnacolo funerario all’esterno della tomba.Nelle sepolture femminili, l’attenzione era rivolta alla bellezza e alla sfera domestica. In questi corredi sono stati rinvenuti specchi in bronzo con impugnature decorate da kouroi, giovani nudi raffigurati mentre sorreggono il disco riflettente con le braccia sollevate. Questi oggetti celebravano la charis, ovvero la grazia, il fascino e la sensualità femminile. Nei corredi maschili compaiono strigili in bronzo, una sorta di cucchiai ricurvi dotati di manico usati dagli atleti dopo gli esercizi ginnici, e una lira con cassa di risonanza in guscio di tartaruga terrestre. Musica e poesia erano pilastri dell’educazione dei giovani nobili locresi.
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