Occhi su Gaza, diario di bordo #95 episode artwork

EPISODE · Dec 8, 2025 · 2 MIN

Occhi su Gaza, diario di bordo #95

from La Sveglia di Giulio Cavalli · host Giulio Cavalli

Ahed Al-Bayouk ha tre anni. Il lenzuolo bianco che lo avvolge non riesce a coprire l’evidenza: il suo corpo minuscolo è diventato l’ennesima prova di una guerra che non concede tregue neppure ai bambini. Intorno, nell’obitorio di Rafah, il silenzio è un rumore che schiaccia. Le immagini rimbalzano dalle agenzie ai social mentre, a pochi chilometri, le squadre mediche riaprono le fosse improvvisate dell’ospedale Al-Ahli per recuperare quelli che non sono mai stati contati davvero. Nelle ultime ore da Gaza City arrivano altre segnalazioni di minori colpiti durante i tiri israeliani nelle zone “fuori linea”, quelle che sulla carta dovrebbero essere relativamente sicure. A Zeitoun si scava ancora: Israele vuole recuperare l’ultimo ostaggio, Ran Gvili, per chiudere l’elenco che serve alla politica, mentre gli elenchi dei civili continuano a gonfiarsi senza un volto, senza una voce. Dalla Germania arriva il sostegno al piano Netanyahu: la “fase due” del dopoguerra, la promessa che Israele manterrà il potere di intervento su tutta la terra tra il Giordano e il Mediterraneo. Niente Stato palestinese, nessun impegno a contenere le operazioni militari, nessun passo verso l’isolamento internazionale. È la diplomazia che parla di stabilità mentre a sud di Gaza medici e volontari tentano di ricomporre resti dilaniati. In Italia la vicenda è letta con lucidità soltanto da chi osserva le conseguenze. Gli operatori sanitari che hanno evacuato la piccola Tia a Roma lo dicono con semplicità: una malnutrizione così, qui, non l’hanno mai vista. È la fotografia di un assedio che non permette all’infanzia di sopravvivere e che ogni giorno produce un numero di feriti e mutilati che nessun tavolo negoziale sembra voler mettere al centro. Gaza intanto continua a seppellire e a disseppellire. La vita e la morte procedono insieme, nella stessa sabbia. Oggi Ahed è il nome che resta. Domani, con ogni probabilità, un altro lenzuolo arriverà a occupare il suo posto. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

Ahed Al-Bayouk ha tre anni. Il lenzuolo bianco che lo avvolge non riesce a coprire l’evidenza: il suo corpo minuscolo è diventato l’ennesima prova di una guerra che non concede tregue neppure ai bambini. Intorno, nell’obitorio di Rafah, il silenzio è un rumore che schiaccia. Le immagini rimbalzano dalle agenzie ai social mentre, a pochi chilometri, le squadre mediche riaprono le fosse improvvisate dell’ospedale Al-Ahli per recuperare quelli che non sono mai stati contati davvero. Nelle ultime ore da Gaza City arrivano altre segnalazioni di minori colpiti durante i tiri israeliani nelle zone “fuori linea”, quelle che sulla carta dovrebbero essere relativamente sicure. A Zeitoun si scava ancora: Israele vuole recuperare l’ultimo ostaggio, Ran Gvili, per chiudere l’elenco che serve alla politica, mentre gli elenchi dei civili continuano a gonfiarsi senza un volto, senza una voce. Dalla Germania arriva il sostegno al piano Netanyahu: la “fase due” del dopoguerra, la promessa che Israele manterrà il potere di intervento su tutta la terra tra il Giordano e il Mediterraneo. Niente Stato palestinese, nessun impegno a contenere le operazioni militari, nessun passo verso l’isolamento internazionale. È la diplomazia che parla di stabilità mentre a sud di Gaza medici e volontari tentano di ricomporre resti dilaniati. In Italia la vicenda è letta con lucidità soltanto da chi osserva le conseguenze. Gli operatori sanitari che hanno evacuato la piccola Tia a Roma lo dicono con semplicità: una malnutrizione così, qui, non l’hanno mai vista. È la fotografia di un assedio che non permette all’infanzia di sopravvivere e che ogni giorno produce un numero di feriti e mutilati che nessun tavolo negoziale sembra voler mettere al centro. Gaza intanto continua a seppellire e a disseppellire. La vita e la morte procedono insieme, nella stessa sabbia. Oggi Ahed è il nome che resta. Domani, con ogni probabilità, un altro lenzuolo arriverà a occupare il suo posto. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

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Occhi su Gaza, diario di bordo #95

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This episode was published on December 8, 2025.

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Ahed Al-Bayouk ha tre anni. Il lenzuolo bianco che lo avvolge non riesce a coprire l’evidenza: il suo corpo minuscolo è diventato l’ennesima prova di una guerra che non concede tregue neppure ai bambini. Intorno, nell’obitorio di Rafah, il silenzio...

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