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EPISODE · Feb 18, 2026 · 8 MIN

Oltre i blocchi contrapposti: il mondo va verso una cooperazione pragmatica

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di Henry Huiyao WangMentre Washington adotta una linea sempre più transazionale, le medie potenze cercano nuovi equilibri basati su interessi concreti. Il presidente del Center for China and Globalization sostiene che, in un panorama internazionale in mutamento, la stabilità asiatica offre un’alternativa rassicurante ai rigidi schieramenti post Guerra fredda.IN BREVEFine dei blocchi Non è più Cina contro Occidente: il sistema internazionale scivola verso cooperazioni pragmatiche, costruite dossier per dossier, senza schieramenti fissi.Pechino baricentro La sfilata di visitatori europei e nord-americani in Cina segnala l’erosione dell’ordine post-Guerra fredda e l’avvio di nuovi equilibri.Coalizioni per temi Clima, commercio, Ia, supply chain e salute producono alleanze variabili. Regole e interessi contano più della retorica valoriale dei blocchi.Polo di bilanciamento Bruxelles coopera con Pechino dove conviene, ma resta autonoma: convergenze sul multilaterale, divergenze su mercato, dazi e industria.Non siamo più di fronte alla contrapposizione tra Cina e Occidente, né a quella tra Occidente e resto del mondo. In realtà, non viviamo più in un mondo di blocchi. Ci stiamo invece avviando verso un mondo di cooperazione orientato a singoli obiettivi.Ciò è forse più evidente dalla sfilata di leader che visitano Pechino. Già il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente sud-coreano Lee Jae-myung, il Taoiseach irlandese Micheál Martin, il primo ministro canadese Mark Carney e il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer hanno tutti visitato la Cina negli ultimi mesi. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz dovrebbe iniziare la sua visita a febbraio. Persino il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è atteso in visita ad aprile.Alla base, queste visite rappresentano una risposta all’erosione dell’ordine post-Guerra fredda, la cui fine è diventata il principale argomento di discussione al recente World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Con Washington che non è più l’affidabile garante del sistema multilaterale, la lunga ricerca dell’Unione europea di un’autonomia strategica passa dalla retorica alla pratica. Il risultato sarà l’emergere dell’Europa come polo indipendente, definito dal potere regolatorio, dal peso economico e dall’influenza normativa.Ciò che è cambiato in modo più fondamentale non è la scomparsa dei valori, bensì il loro ruolo nell’allineamento globale. Per gran parte del periodo successivo alla Guerra fredda, la percezione di ideali comuni ha sostenuto la lealtà ai blocchi, anche quando gli interessi materiali divergevano. Una «comunità di valori condivisi» ha creato il G-7 e la Nato; lo stesso patrimonio ideale ha spinto gran parte del mondo occidentale a intervenire insieme nei Balcani nel 1999, a combattere in Afghanistan dopo l’11 settembre e a unire le forze per sostenere l’Ucraina.Nell’ultimo decennio, questa stessa comunità euro-atlantica si è gradualmente orientata verso un consenso secondo cui la Cina fosse ostile alla comunità degli Stati liberali occidentali e dovesse essere isolata con un cordone sanitario. Ma anche quell’unità, per quanto relativa, è ormai giunta al termine. Con Washington che attacca l’Europa invece di cercare di compattarla, Canada, Regno Unito e Unione europea hanno tutti iniziato a rivolgersi alla Cina per interagire alle proprie condizioni.Tuttavia, nonostante alcune previsioni, ciò non porterà a un allineamento duraturo tra Cina ed Europa. Il mondo sta invece entrando in una fase contesa di governance multipolare priva di comunità fondate sui blocchi. Per usare le parole di Carney, esistono ora «coalizioni diverse per temi diversi basate su valori e interessi comuni». La cooperazione climatica non deve necessariamente seguire le alleanze di sicurezza. La governance commerciale non si allinea in modo ordinato con standard tecnologici basati sui blocchi. L’intelligenza artificiale, le catene di approvvigionamento e la sicurezza sanitaria generano ciascuna le proprie costellazioni di cooperazione.La governance commerciale offre un esempio chiaro di questo cambiamento. Il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, concepito inizialmente come uno strumento di arte di governo regionale guidato dagli Stati Uniti, è oggi di fatto gestito da medie potenze. Con il Regno Unito già entrato a farne parte, la Cina che ha presentato domanda e l’Unione europea che cerca un avvicinamento, l’accordo si è evoluto in una piattaforma post-blocchi plasmata meno dall’ideologia e più da regole, standard e interessi economici reciproci.Le stesse dinamiche si osservano in altri ambiti politici cruciali: la capacità industriale verde della Cina – che comprende solare, eolico, batterie, mobilità elettrica e apparecchiature di rete – ha trainato la decarbonizzazione globale. Eppure, per anni, gli Stati Uniti hanno sollecitato i propri alleati a limitare l’adozione della tecnologia verde cinese. Ora Europa e Canada si sono liberate dai paraocchi di una politica strutturata sui blocchi e sono sempre più in grado di interagire con la capacità e l’expertise cinesi alle proprie condizioni.Allo stesso modo, l’Unione europea e la Cina restano entrambe impegnate nella governance multilaterale e nella riforma istituzionale. Entrambe sostengono di condividere la responsabilità di difendere un ordine internazionale basato su regole, radicato nelle Nazioni Unite, e di promuovere la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, come il ripristino della sua funzione di risoluzione delle controversie, incluso il Multi-Party Interim Appeal Arbitration Arrangement.Ma, nonostante questa convergenza, permangono aree di divergenza, tra cui le misure di difesa commerciale, l’accesso al mercato e la politica industriale. Per questo motivo, nonostante i recenti e tangibili miglioramenti nel dialogo tra Ue e Cina, l’Unione europea continuerà ad agire principalmente come polo di bilanciamento. Gli Stati membri dell’Ue mantengono ancora legami di sicurezza con Washington, e l’Ue stessa interagisce con la Cina alle proprie condizioni piuttosto che unirsi a un nuovo schieramento.In questo mondo emergente, l’Ue può mantenere i valori che non condivide con la Cina pur cooperando su interessi comuni.Questa nuova configurazione assomiglia sempre più a un equilibrio in stile Il Romanzo dei Tre Regni piuttosto che a uno scontro binario. In questo classico racconto cinese, nessun regno è in grado di dominare apertamente e il potere resta conteso. Proprio come nel romanzo, vi è ora un crescente campo di potenze medie con una propria capacità di azione che plasmano l’evoluzione dello scenario. Il risultato è un contesto in cui tutti sono costretti a negoziare, cautelarsi e adattarsi, piccoli o grandi che siano.La Cina resta profondamente integrata nelle catene globali di approvvigionamento ed è costantemente impegnata nelle istituzioni multilaterali. Per decenni, la Cina è stata lieta di lavorare con i Paesi del Sud globale senza condizioni, sostenendo coerentemente il multilateralismo, la sovranità, la stabilità e l’imparzialità nelle relazioni commerciali.Ora, a seguito del ritiro di Washington dal mondo e della sua nuova tendenza alla divisione, ciò gioca a favore della Cina. Per coloro che devono ora cautelarsi di fronte a una Washington sempre più transazionale, la stabilità di Pechino rappresenta una boccata d’ossigeno – soprattutto perché gli Stati più piccoli non devono necessariamente legarsi all’ancora di Pechino per beneficiare della stabilità che essa offre.Le medie potenze si stanno rendendo conto di un futuro in cui dovranno scegliere gli interessi piuttosto che gli schieramenti. SebbeVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Henry Huiyao WangMentre Washington adotta una linea sempre più transazionale, le medie potenze cercano nuovi equilibri basati su interessi concreti. Il presidente del Center for China and Globalization sostiene che, in un panorama internazionale in mutamento, la stabilità asiatica offre un’alternativa rassicurante ai rigidi schieramenti post Guerra fredda.IN BREVEFine dei blocchi Non è più Cina contro Occidente: il sistema internazionale scivola verso cooperazioni pragmatiche, costruite dossier per dossier, senza schieramenti fissi.Pechino baricentro La sfilata di visitatori europei e nord-americani in Cina segnala l’erosione dell’ordine post-Guerra fredda e l’avvio di nuovi equilibri.Coalizioni per temi Clima, commercio, Ia, supply chain e salute producono alleanze variabili. Regole e interessi contano più della retorica valoriale dei blocchi.Polo di bilanciamento Bruxelles coopera con Pechino dove conviene, ma resta autonoma: convergenze sul multilaterale, divergenze su mercato, dazi e industria.Non siamo più di fronte alla contrapposizione tra Cina e Occidente, né a quella tra Occidente e resto del mondo. In realtà, non viviamo più in un mondo di blocchi. Ci stiamo invece avviando verso un mondo di cooperazione orientato a singoli obiettivi.Ciò è forse più evidente dalla sfilata di leader che visitano Pechino. Già il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente sud-coreano Lee Jae-myung, il Taoiseach irlandese Micheál Martin, il primo ministro canadese Mark Carney e il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer hanno tutti visitato la Cina negli ultimi mesi. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz dovrebbe iniziare la sua visita a febbraio. Persino il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è atteso in visita ad aprile.Alla base, queste visite rappresentano una risposta all’erosione dell’ordine post-Guerra fredda, la cui fine è diventata il principale argomento di discussione al recente World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Con Washington che non è più l’affidabile garante del sistema multilaterale, la lunga ricerca dell’Unione europea di un’autonomia strategica passa dalla retorica alla pratica. Il risultato sarà l’emergere dell’Europa come polo indipendente, definito dal potere regolatorio, dal peso economico e dall’influenza normativa.Ciò che è cambiato in modo più fondamentale non è la scomparsa dei valori, bensì il loro ruolo nell’allineamento globale. Per gran parte del periodo successivo alla Guerra fredda, la percezione di ideali comuni ha sostenuto la lealtà ai blocchi, anche quando gli interessi materiali divergevano. Una «comunità di valori condivisi» ha creato il G-7 e la Nato; lo stesso patrimonio ideale ha spinto gran parte del mondo occidentale a intervenire insieme nei Balcani nel 1999, a combattere in Afghanistan dopo l’11 settembre e a unire le forze per sostenere l’Ucraina.Nell’ultimo decennio, questa stessa comunità euro-atlantica si è gradualmente orientata verso un consenso secondo cui la Cina <a target="_blank" href="https://www.act.nato.int/wp-content/uploads/2023/05/290622-strategic-concept.pdf" rel="noreferrer...

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