EPISODE · Jun 17, 2026 · 18 MIN
Oltre le terre rare, la nuova geologia del potere
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di Paola OttinoIl controllo strategico si sta spostando dalla disponibilità delle risorse alla capacità di governare le filiere. È quanto è emerso durante un convegno nazionale di geologi che si è tenuto a Pescara a fine maggio, di cui Krisis era media partner. La corsa alla decarbonizzazione non riduce la dipendenza dalle materie prime, ma ne riconfigura le forme per rafforzare l’autonomia strategica e la sicurezza economica. Ma, al di là dei materiali critici, il vantaggio competitivo dipende sempre più dalla capacità di integrare risorse e innovazione scientifica.IN BREVEMaterialità dell’era virtuale Dietro l’apparente immaterialità del mondo digitale e della transizione verde si nasconde un incremento senza precedenti dell’estrazione di minerali strategici e materiali avanzati.Primato delle filiere industriali Il possesso dei giacimenti minerari non garantisce più la sovranità strategica. Il vero potere geopolitico globale risiede ormai nel controllo della raffinazione e della trasformazione tecnologica.Rifiuti come riserve strategiche L’urban mining e l’economia circolare abbattono il confine tra risorsa e scarto. I rifiuti elettronici delle città si trasformano in cruciali miniere urbane di metalli critici.Rivoluzione dell’Ia Modelli computazionali e supercomputer riducono la progettazione dei materiali da anni a settimane. La scoperta scientifica si sposta dai laboratori tradizionali ai data center.Nuovo potere algoritmico La competizione del XXI secolo si gioca sulla capacità di calcolo. Chi governa le infrastrutture di simulazione può reinventare la materia e influenzare la geografia delle risorse.Chi pensa che la geopolitica del futuro si giocherà sul possesso dei giacimenti minerari è rimasto fermo al Novecento. La novità emersa dal convegno nazionale sulle materie prime critiche, organizzato a Pescara il 28 e il 29 maggio 2026, è che il controllo del sottosuolo non basta più. Oggi la sovranità si gioca sulla capacità di calcolo algoritmico e sulla progettazione dei materiali in laboratorio. Come evidenziato dagli esperti riuniti dall’Ordine dei geologi dell’Abruzzo, la vera sfida strategica si è già spostata dalla miniera al mainframe, trasformando la geologia in una questione di simulazione computazionale e supercomputer.La transizione ecologica viene generalmente presentata come un processo attraverso il quale l’economia diventa sempre meno dipendente dal consumo di risorse energetiche. Energie rinnovabili, digitalizzazione, intelligenza artificiale, mobilità elettrica e reti intelligenti alimentano l’immagine di una società sempre più fondata sull’informazione e sempre meno dipendente dalla materia. Eppure, osservata dal punto di vista delle infrastrutture che la rendono possibile, la realtà appare profondamente diversa.La cosiddetta rivoluzione verde e quella digitale coincidono con una crescente intensificazione dei processi estrattivi. Mai come oggi la produzione di energia, la mobilità, il calcolo computazionale e l’intelligenza artificiale hanno richiesto quantità così elevate di minerali strategici e materiali avanzati. Dietro l’apparente immaterialità del mondo digitale si nasconde una nuova geologia del potere (figura 1).Da questo punto di vista, i risultati del convegno nazionale Terre rare e materie critiche: tra geologia, geopolitica ed economia circolare, organizzato dall’Ordine dei Geologi abruzzese, assumono un significato che va ben oltre la dimensione specialistica dell’incontro. L’evento ha beneficiato del supporto della rivista Krisis quale media sponsor, rafforzando la connessione tra il confronto tecnico-scientifico e il più ampio dibattito culturale sulle implicazioni geopolitiche, economiche e tecnologiche della transizione contemporanea.Le relazioni dedicate alle terre rare, alle materie prime critiche, all’urban mining, alla geopolitica e alle prospettive future dell’approvvigionamento minerario hanno messo in evidenza una questione centrale del nostro tempo: il progressivo spostamento della competizione strategica dal controllo delle risorse naturali alla capacità di governare le filiere tecnologiche, le infrastrutture computazionali e i processi di progettazione della materia.Materialità nascostaUno dei principali equivoci che caratterizzano il dibattito contemporaneo riguarda l’idea che la digitalizzazione e la decarbonizzazione conducano verso un’economia meno dipendente dalle risorse naturali.In realtà, la diffusione delle tecnologie legate alla transizione energetica e all’intelligenza artificiale implica un incremento senza precedenti della domanda di materie prime critiche. Batterie, turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, semiconduttori, reti digitali e sistemi di Ia dipendono da materie prime critiche. La transizione, dunque, non elimina la dipendenza dalla materia ma la riconfigura, trasferendo il baricentro della competizione economica e geopolitica verso nuove forme di dipendenza mineraria e tecnologica.Litio, nichel, cobalto, grafite, manganese e terre rare sono diventati elementi indispensabili per sostenere il nuovo paradigma energetico e tecnologico. Allo stesso modo, materiali meno noti come gallio, germanio e indio stanno acquisendo un ruolo crescente nei settori della fotonica, delle telecomunicazioni avanzate, dei semiconduttori e delle infrastrutture digitali[1].Ad esempio l’indio, essenziale per schermi Lcd, Oled e alcune tecnologie fotovoltaiche, presenta una caratteristica che evidenzia la complessità della geopolitica contemporanea dei materiali: essendo prodotto prevalentemente come sottoprodotto della raffinazione dello zinco, la sua disponibilità non dipende soltanto dalla domanda finale, ma dall’intera struttura delle filiere industriali.L’antropocene digitale, vale a dire la materialità del virtuale, non coincide dunque con un superamento della dipendenza dell’economia da risorse fisiche e processi estrattivi, ma con l’emergere di nuove forme di dipendenza mineraria. Dietro ogni algoritmo operano miniere, impianti di raffinazione, reti logistiche, infrastrutture energetiche e sistemi produttivi che rendono possibile l’elaborazione dell’informazione.Le materie prime critiche diventano così l’infrastruttura invisibile della società digitale. Non sorprende che il tema dei Critical Raw Materials sia diventato una questione strategica per l’Unione Europea (figura 2). La crescente dipendenza da filiere concentrate in poche aree del pianeta ha reso evidente come la transizione energetica e digitale non possa essere affrontata esclusivamente in termini tecnologici o ambientali.Impone di interrogarsi sulle basi materiali che la sostengono: materie prime critiche, capacità di raffinazione, infrastrutture industriali, approvvigionamento energetico e controllo delle filiere tecnologiche. La sicurezza degli approvvigionamenti, la capacità di trasformazione industriale e la resilienza delle catene del valore sono ormai elementi centrali delle politiche europee per l’autonomia strategica.Tecno-politica delle filiereL’evento di Pescara ha mostrato con chiarezza come il problema delle materie prime critiche non possa essere interpretato esclusivamente in termini geologici. Per gran parte del Novecento, il potere geopolitico è stato associato al controllo diretto delle risorse naturali. Oggi questa interpretazione appare insufficiente. Il caso delle terre rare dimostra che il possesso dei giacimenti rappresenta soltanto uno degli elementi della competizione globale. Ciò che assume rilevanza strategica è il controllo delle catene di trasformazione, raffinazione, progettazione e integrazione tecnologica.La posizione dominante della Cina non deriva semplicemente dalla disponibilità di risorse minerarie, ma dalla capacità di controllare le fasi industriali e tecnologiche della filiera. Tale posizione conferisce a Pechino una leva strategica che va ben oltre l’estrazione, come dimostrano sia le restrizioni alle esportazioni di terre rare verso il Giappone nel 2010 sia quelle su gallio e germanio introdotte nel 2023[2].Assistiamo così al passaggio da una geopolitica delle risorse a una vera e propria tecno-politica della materia. La sovranità non si esercita soltanto sul territorio o sul sottosuolo, ma sulle infrastrutture industriali, logistiche, scientifiche e tecnologiche che consentono alla materia di diventare tecnologia. Il controllo dei processi di raffinazione, delle piattaforme industriali, dei brevetti, dei dati e delle capacità computazionali diventa una forma di potere non meno importante del controllo delle miniere.Da questo punto di vista, uno degli aspetti più significativi emersi dal convegno riguarda il ritorno della questione mineraria in Europa e in Italia. Il riferimento alle carbonatiti italiane (rare rocce ignee di origine profonda, ndr) e alla possibile valorizzazione di risorse nazionali non segnala semplicemente un interesse geologico. Queste particolari formazioni rocciose rappresentano una potenziale, seppur complessa, fonte endogena di materie prime critiche come le terre rare.Il ritorno delle miniere testimonia il tentativo di recuperare un rapporto diretto con le risorse strategiche necessarie alla transizione energetica e digitale, dopo decenni nei quali l’Europa ha progressivamente trasferito all’esterno gran parte delle attività estrattive e delle filiere di trasformazione. La ricerca di nuove forme di autonomia strategica implica quindi non soltanto il controllo delle tecnologie, ma anche il recupero di capacità industriali, competenze produttive e filiere materiali, senza le quali la transizione energetica e digitale rischia di trasformarsi in una nuova forma di dipendenza geopolitica.Reinvenzione della risorsaParticoVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Paola OttinoIl controllo strategico si sta spostando dalla disponibilità delle risorse alla capacità di governare le filiere. È quanto è emerso durante un convegno nazionale di geologi che si è tenuto a Pescara a fine maggio, di cui Krisis era media partner. La corsa alla decarbonizzazione non riduce la dipendenza dalle materie prime, ma ne riconfigura le forme per rafforzare l’autonomia strategica e la sicurezza economica. Ma, al di là dei materiali critici, il vantaggio competitivo dipende sempre più dalla capacità di integrare risorse e innovazione scientifica.IN BREVEMaterialità dell’era virtuale Dietro l’apparente immaterialità del mondo digitale e della transizione verde si nasconde un incremento senza precedenti dell’estrazione di minerali strategici e materiali avanzati.Primato delle filiere industriali Il possesso dei giacimenti minerari non garantisce più la sovranità strategica. Il vero potere geopolitico globale risiede ormai nel controllo della raffinazione e della trasformazione tecnologica.Rifiuti come riserve strategiche L’urban mining e l’economia circolare abbattono il confine tra risorsa e scarto. I rifiuti elettronici delle città si trasformano in cruciali miniere urbane di metalli critici.Rivoluzione dell’Ia Modelli computazionali e supercomputer riducono la progettazione dei materiali da anni a settimane. La scoperta scientifica si sposta dai laboratori tradizionali ai data center.Nuovo potere algoritmico La competizione del XXI secolo si gioca sulla capacità di calcolo. Chi governa le infrastrutture di simulazione può reinventare la materia e influenzare la geografia delle risorse.Chi pensa che la geopolitica del futuro si giocherà sul possesso dei giacimenti minerari è rimasto fermo al Novecento. La novità emersa dal convegno nazionale sulle materie prime critiche, organizzato a Pescara il 28 e il 29 maggio 2026, è che il controllo del sottosuolo non basta più. Oggi la sovranità si gioca sulla capacità di calcolo algoritmico e sulla progettazione dei materiali in laboratorio. Come evidenziato dagli esperti riuniti dall’Ordine dei geologi dell’Abruzzo, la vera sfida strategica si è già spostata dalla miniera al mainframe, trasformando la geologia in una questione di simulazione computazionale e supercomputer.La transizione ecologica viene generalmente presentata come un processo attraverso il quale l’economia diventa sempre meno dipendente dal consumo di risorse energetiche. Energie rinnovabili, digitalizzazione, intelligenza artificiale, mobilità elettrica e reti intelligenti alimentano l’immagine di una società sempre più fondata sull’informazione e sempre meno dipendente dalla materia. Eppure, osservata dal punto di vista delle infrastrutture che la rendono possibile, la realtà appare profondamente diversa.La cosiddetta rivoluzione verde e quella digitale coincidono con una crescente intensificazione dei processi estrattivi. Mai come oggi la produzione di energia, la mobilità, il calcolo computazionale e l’intelligenza artificiale hanno richiesto quantità così elevate di minerali strategici e materiali avanzati. Dietro l’apparente immaterialità del mondo digitale si nasconde una nuova geologia del potere (figura 1).Da questo punto di vista, i risultati del convegno nazionale Terre rare e materie critiche: tra geologia, geopolitica ed economia circolare, organizzato dall’Ordine dei Geologi abruzzese, assumono un significato che va ben oltre la dimensione specialistica dell’incontro. L’evento ha beneficiato del supporto della rivista Krisis quale media sponsor, rafforzando la connessione tra il confronto tecnico-scientifico e il più ampio dibattito culturale sulle implicazioni geopolitiche, economiche e tecnologiche della transizione contemporanea.Le relazioni dedicate alle terre rare, alle materie prime critiche, all’urban mining, alla geopolitica e alle prospettive future dell’approvvigionamento minerario hanno messo in evidenza una questione centrale del nostro tempo: il progressivo...
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