EPISODE · Aug 4, 2026 · 7 MIN
Omelia XVIII Domenica T.O. - Anno A (Mt 14, 13-21)
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8543OMELIA XVIII DOMENICA T.O. - ANNO A (Mt 14, 13-21)di Giacomo Biffi L'episodio della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci è il solo fatto - di quanti sono accaduti nella vita di Gesù tra il battesimo nel Giordano e l'inizio della sua passione - che sia riferito da tutte e quattro le narrazioni evangeliche. Il che ci dice quanta importanza gli sia stata attribuita dalla comunità cristiana dei primi tempi, che concordemente riteneva questo episodio irrinunciabile nei suoi pur diversi programmi di insegnamento.IL PANE MATERIALE, SEGNO DEL PANE EUCARISTICODa che cosa era determinata questa singolare valutazione? Possiamo ritenere fondata l'ipotesi che la Chiesa apostolica abbia visto in questo prodigio una implicita proclamazione della divinità di Gesù di Nazaret e un chiaro preannuncio dell'eucaristia; e quindi abbia considerato la sua rilettura come una eccellente occasione per richiamare la verità più rilevante e più ardua del suo "Credo" e il gesto centrale e più caratterizzante della sua vita.Cristo che dà da mangiare alla folla appare come la raffigurazione efficace e la presenza attiva del Dio creatore, che riesce a sfamare tutti gli esseri viventi con l'annuale moltiplicazione delle sementi e dei frutti. È anche questo, della produzione agricola sempre ricorrente, un miracolo al quale pensiamo poco e che non ci sorprende, non perché sia meno grande e meno degno di ammirazione di quello del Signore che oggi stiamo rievocando, ma perché avviene ogni anno con immancabile puntualità.Cristo che alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza i pani e li distribuisce, anticipa la scena che si svolgerà nell'ultima cena, e che si ripresenta davanti ai nostri occhi in ogni celebrazione eucaristica, quando il Signore moltiplica, per così dire, il suo corpo perché arrivi a nutrire la vita interiore di tutti i credenti. Con la stessa affettuosa attenzione dei primi discepoli, esaminiamo più da vicino il testo evangelico, soprattutto in alcune delle sue frasi.GESÙ HA COMPASSIONE DELLA NOSTRA FAME SPIRITUALESi ritirò in disparte in un luogo deserto. Il Vangelo di Marco ci riferisce anche la ragione di questo tentativo di Gesù di sfuggire all'assalto cordiale ma spossante della gente: vuole offrire a sé e agli apostoli un po' di riposo, introducendo una pausa nell'assillo del quotidiano lavoro. È insomma il desiderio di dare ai suoi collaboratori un po' di ferie; ed è un desiderio che appare molto apprezzabile anche a noi, in particolare di questa stagione. Anche un vescovo pieno di umanità e di buon senso come sant'Ambrogio scriveva alla sorella Marcellina: «Se vuoi fare una cosa a lungo, ogni tanto smetti di farla».Ma il tentativo di Gesù non riesce: la folla, facendo a piedi il giro del lago, che egli aveva attraversato con la barca, lo raggiunge e lo rinchiude nella sua morsa amichevole.Sentì compassione per loro. La compassione del Figlio di Dio per gli uomini, per la loro situazione di pecore che hanno smarrito il pastore e perciò hanno perso anche la strada, e anzi non sanno nemmeno più se ci sia per loro una strada, una mèta, una ragione di esistenza, è un sentimento che troviamo ripetutamente registrato dagli Evangeli.Qualche pagina prima il racconto di Matteo ci ha suggerito che da questa "compassione" di Cristo è venuta la decisione di mandare operai nella messe di Dio e quindi di istituire gli apostoli: da questa compassione è nato cioè il sacerdozio ministeriale. Oggi il medesimo evangelista sembra dirci che da questa stessa compassione nasce per noi il sacramento dell'eucaristia. In sintesi, possiamo affermare che dalla compassione di Gesù per la miseria umana e per la nostra condizione di disorientamento esistenziale e di debolezza è arrivato a noi il dono inestimabile della Chiesa.L'ONNIPOTENZA DIVINA COMPIE I SUOI PRODIGI ATTRAVERSO LA NOSTRA POCHEZZADate loro voi stessi da mangiare. È sempre lo stile di Gesù: sa che noi da soli siamo incapaci di bene, eppure vuole che ci si preoccupi e ci si sforzi di fare quel poco che si può. La sua grazia è sempre pronta a intervenire anche in forma eccezionale e straordinaria, ma egli richiede sempre anche la libera cooperazione dell'uomo.Date loro voi stessi da mangiare, dice Gesù agli apostoli, ai sacerdoti, a quanti attendono alla cura delle anime. Quasi a esortare: non affannatevi a cercare in ogni angolo della cultura mondana, nelle varie ideologie, nelle dottrine filosofiche e sociali che di volta in volta si presentano come affascinanti e risolutive il nutrimento di verità e di salvezza per voi e per i vostri fratelli; abbiate più fede nella vostra fede, nella parola di Dio che vi è stata comunicata, nel vostro ministero, nei poteri soprannaturali che vi sono stati affidati; non abbiate timore della vostra pochezza e della povertà dei vostri mezzi, perché la forza del Signore è con voi. Cinque pani e due pesci. L'evangelista Giovanni ci informa che appartenevano a un bambino. Era il vitto, non certo abbondante, che la madre di una famiglia povera aveva dato al suo ragazzo, probabilmente con la raccomandazione di non tornare più per quel giorno a cercare da mangiare. Era senza dubbio una razione insufficiente e quella donna nel metterla tra le mani del figlio avrà avuto un po' di stretta al cuore; ma insieme avrà pensato che i ragazzi, come i passeri, in un modo o nell'altro si arrangiano sempre a mettere qualcosa sotto i denti.Era una razione insufficiente per uno solo, ed è bastata per cinquemila persone. È ciò che avviene contro ogni previsione e ogni speranza, quando le nostre povere forze si incontrano con la potenza di Dio.
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8543 OMELIA XVIII DOMENICA T.O. - ANNO A (Mt 14, 13-21) di Giacomo Biffi L'episodio della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci è il solo fatto - di quanti sono accaduti nella vita di Gesù tra il battesimo nel Giordano e l'inizio della sua passione - che sia riferito da tutte e quattro le narrazioni evangeliche. Il che ci dice quanta importanza gli sia stata attribuita dalla comunità cristiana dei primi tempi, che concordemente riteneva questo episodio irrinunciabile nei suoi pur diversi programmi di insegnamento. IL PANE MATERIALE, SEGNO DEL PANE EUCARISTICO Da che cosa era determinata questa singolare valutazione? Possiamo ritenere fondata l'ipotesi che la Chiesa apostolica abbia visto in questo prodigio una implicita proclamazione della divinità di Gesù di Nazaret e un chiaro preannuncio dell'eucaristia; e quindi abbia considerato la sua rilettura come una eccellente occasione per richiamare la verità più rilevante e più ardua del suo "Credo" e il gesto centrale e più caratterizzante della sua vita. Cristo che dà da mangiare alla folla appare come la raffigurazione efficace e la presenza attiva del Dio creatore, che riesce a sfamare tutti gli esseri viventi con l'annuale moltiplicazione delle sementi e dei frutti. È anche questo, della produzione agricola sempre ricorrente, un miracolo al quale pensiamo poco e che non ci sorprende, non perché sia meno grande e meno degno di ammirazione di quello del Signore che oggi stiamo rievocando, ma perché avviene ogni anno con immancabile puntualità. Cristo che alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza i pani e li distribuisce, anticipa la scena che si svolgerà nell'ultima cena, e che si ripresenta davanti ai nostri occhi in ogni celebrazione eucaristica, quando il Signore moltiplica, per così dire, il suo corpo perché arrivi a nutrire la vita interiore di tutti i credenti. Con la stessa affettuosa attenzione dei primi discepoli, esaminiamo più da vicino il testo evangelico, soprattutto in alcune delle sue frasi. GESÙ HA COMPASSIONE DELLA NOSTRA FAME SPIRITUALE Si ritirò in disparte in un luogo deserto. Il Vangelo di Marco ci riferisce anche la ragione di questo tentativo di Gesù di sfuggire all'assalto cordiale ma spossante della gente: vuole offrire a sé e agli apostoli un po' di riposo, introducendo una pausa nell'assillo del quotidiano lavoro. È insomma il desiderio di dare ai suoi collaboratori un po' di ferie; ed è un desiderio che appare molto apprezzabile anche a noi, in particolare di questa stagione. Anche un vescovo pieno di umanità e di buon senso come sant'Ambrogio scriveva alla sorella Marcellina: «Se vuoi fare una cosa a lungo, ogni tanto smetti di farla». Ma il tentativo di Gesù non riesce: la folla, facendo a piedi il giro del lago, che egli aveva attraversato con la barca, lo raggiunge e lo rinchiude nella sua morsa amichevole. Sentì compassione per loro. La compassione del Figlio di Dio per gli uomini, per la loro situazione di pecore che hanno smarrito il pastore e perciò hanno perso anche la strada, e anzi non sanno nemmeno più se ci sia per loro una strada, una mèta, una ragione di esistenza, è un sentimento che troviamo ripetutamente registrato dagli Evangeli. Qualche pagina prima il racconto di Matteo ci ha suggerito che da questa "compassione" di Cristo è venuta la decisione di mandare operai nella messe di Dio e quindi di istituire gli apostoli: da questa compassione è nato cioè il sacerdozio ministeriale. Oggi il medesimo evangelista sembra dirci che da questa stessa compassione nasce per noi il sacramento dell'eucaristia. In sintesi, possiamo affermare che dalla compassione di Gesù per la miseria umana e per la nostra condizione di disorientamento esistenziale e di debolezza è arrivato a noi il dono inestimabile...
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