EPISODE · Feb 4, 2025 · 24 MIN
Ridimensionare la grandeur coloniale è ora possibile?
from Siamo già oltre? · host I Bastioni di Orione
Decolonizzarsi per riscoprire la cultura di parentele storiche Da molto tempo i popoli colonizzati dai francesi si riuniscono per liberarsi della prepotente tracotanza dell’hexagon e paradossalmente riconoscono solo lo tato francese come interlocutore unico. Ma sarebbe sufficiente venisse riconosciuta una reale indipendenza, una forma di partenariato che non fosse impositivo di cultura, imprese, divisa monetaria, forniture e tecnologie, monopoli di merci… “sicurezza”. Non è un movimento razzializzato, ma un Front international de decolonisation.Con Adriano Favole, antropologo in particolare esperto di comunità della Nuova Caledonia, percorriamo dapprima gli step degli ultimi 40 anni di confederazioni per la decolonizzazione e poi analizziamo quella particolarmente agguerrita tenutasi alla fine di gennaio 2025 a Noumea in Nuova Caledonia sotto l’impulso preponderante delle istanze kanak.24 settembre, data simbolica... vedremoMa questa lotta si compone più di nazionalismo, o sono maggiori le richieste di collaborazione con i vicini simili e divisi dagli interessi del colonialismo? quanto invece è semplice necessità di liberarsi dell’ingombrante grandeur francese: la dicotomia tra processo di decolonizzazione e comunione antifrancese? Evidenziare per esempio i paradossi della divisione coloniale tra francofonia e anglofonia, che hanno eliminato legami locali, autoctoni.Si affronta anche il problema della presenza azera, che ha soffiato sul fuoco per rivalersi dell’appoggio francese alla fazione armena nel confronto con Baku. Ciò che riunisce l’intero mondo indipendentista, visto dall’universo kanak, è la rivendicazione di vedere riconosciuta l’importanza delle loro culture.
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Decolonizzarsi per riscoprire la cultura di parentele storiche Da molto tempo i popoli colonizzati dai francesi si riuniscono per liberarsi della prepotente tracotanza dell’hexagon e paradossalmente riconoscono solo lo tato francese come interlocutore unico. Ma sarebbe sufficiente venisse riconosciuta una reale indipendenza, una forma di partenariato che non fosse impositivo di cultura, imprese, divisa monetaria, forniture e tecnologie, monopoli di merci… “sicurezza”. Non è un movimento razzializzato, ma un Front international de decolonisation.Con Adriano Favole, antropologo in particolare esperto di comunità della Nuova Caledonia, percorriamo dapprima gli step degli ultimi 40 anni di confederazioni per la decolonizzazione e poi analizziamo quella particolarmente agguerrita tenutasi alla fine di gennaio 2025 a Noumea in Nuova Caledonia sotto l’impulso preponderante delle istanze kanak.24 settembre, data simbolica... vedremoMa questa lotta si compone più di nazionalismo, o sono maggiori le richieste di collaborazione con i vicini simili e divisi dagli interessi del colonialismo? quanto invece è semplice necessità di liberarsi dell’ingombrante grandeur francese: la dicotomia tra processo di decolonizzazione e comunione antifrancese? Evidenziare per esempio i paradossi della divisione coloniale tra francofonia e anglofonia, che hanno eliminato legami locali, autoctoni.Si affronta anche il problema della presenza azera, che ha soffiato sul fuoco per rivalersi dell’appoggio francese alla fazione armena nel confronto con Baku. Ciò che riunisce l’intero mondo indipendentista, visto dall’universo kanak, è la rivendicazione di vedere riconosciuta l’importanza delle loro culture.
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