Sacchi di juta a Milano per sostenere un mondo senza frontiere e... senza Salvini episode artwork

EPISODE · Jun 5, 2019 · 5 MIN

Sacchi di juta a Milano per sostenere un mondo senza frontiere e... senza Salvini

from Rino Cammilleri - BastaBugie.it · host BastaBugie

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679SACCHI DI JUTA A MILANO PER SOSTENERE UN MONDO SENZA FRONTIERE E... SENZA SALVINI di Rino CammilleriQuando li ho visti la prima volta, una settimana fa, mi hanno fatto venire in mente, d'acchito, i celebri versi di Lucio Dalla: «...e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra...». La canzone L'anno che verrà che li contiene non è una ballata allegra, anzi, evoca paura e disperato sarcasmo per un radioso futuro che non venne mai ma si è convertito in ansia e apprensione. Parlo dei sacchi di juta con cui tal Ibrahim Mahama, presentato come artista ghanese, ha «incartato» i Caselli di Porta Venezia a Milano.Opere d'arte del genere si chiamano «installazioni» e il più famoso incartatore di monumenti è Christo (da non confondersi con Gesù, perché di cognome fa Yavachev), celebrato «fra i maggiori rappresentanti della Land Art» (Wikipedia). Evidentemente ha fatto scuola. Ora, Christo incartava i monumenti con stoffe o carta vera e propria. Mahama usa sacchi di juta, e non a caso. Secondo lui, la vista di quei sacchi dovrebbe far riflettere su «temi come la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone». Infatti, «i sacchi sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci» (Rainews).Credo che il tema «migrazione» sarebbe stato sufficiente, da solo, per convincere le autorità competenti a concedere con entusiasmo i Caselli di Porta Venezia all'artista extracomunitario. Ma c'è di più. Tale Porta era proprio una porta delle antiche mura milanesi, e l'artista «vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia». E, per chi non avesse ancora capito, il capolavoro si intitola «A Friend», «un amico». Insomma, abbiamo capito: siamo tutti amici, basta con le frontiere e via libera all'immigrazione. Certo, ci vorrebbe un gran cartello di spiegazioni accanto, perché da un monumento foderato di sacchi di juta a questo po' po' di significato non è che il collegamento concettuale sia facile, tutt'altro. Sì, la location è ben scelta, quelli erano caselli del dazio, e noi tutti dobbiamo sognare - dobbiamo, sennò son legnate - un mondo sans frontières; quei sacchi, infatti, sono «garze che tamponano le ferite della storia», Imagine all the people eccetera. Ma non è finita. Infatti, c'è un'ulteriore chiave di lettura:«I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci». Eggià, Porgy and Bess e Banana Boat, il lungo cammino dell'emancipazione delle periferie del mondo. Il proletariato non finisce mai. «Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un'esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere». Insomma, un vero e proprio manifesto pro-migranti che però, ahimè, il passante incolto farà fatica a decifrare. Più comprensibile, magari, sarebbe stato un bersaglio con la faccia di Salvini sopra... Una domanda, così, per curiosità: dove li metteranno quei sacchi di juta quando l'esposizione sarà finita? Saranno almeno una tonnellata. O verranno usati per un'installazione sul tema ecologico? Anche questo, infatti, fa parte della panoplia politicamente corretta.

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5679SACCHI DI JUTA A MILANO PER SOSTENERE UN MONDO SENZA FRONTIERE E... SENZA SALVINI di Rino CammilleriQuando li ho visti la prima volta, una settimana fa, mi hanno fatto venire in mente, d'acchito, i celebri versi di Lucio Dalla: «...e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra...». La canzone L'anno che verrà che li contiene non è una ballata allegra, anzi, evoca paura e disperato sarcasmo per un radioso futuro che non venne mai ma si è convertito in ansia e apprensione. Parlo dei sacchi di juta con cui tal Ibrahim Mahama, presentato come artista ghanese, ha «incartato» i Caselli di Porta Venezia a Milano.Opere d'arte del genere si chiamano «installazioni» e il più famoso incartatore di monumenti è Christo (da non confondersi con Gesù, perché di cognome fa Yavachev), celebrato «fra i maggiori rappresentanti della Land Art» (Wikipedia). Evidentemente ha fatto scuola. Ora, Christo incartava i monumenti con stoffe o carta vera e propria. Mahama usa sacchi di juta, e non a caso. Secondo lui, la vista di quei sacchi dovrebbe far riflettere su «temi come la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone». Infatti, «i sacchi sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci» (Rainews).Credo che il tema «migrazione» sarebbe stato sufficiente, da solo, per convincere le autorità competenti a concedere con entusiasmo i Caselli di Porta Venezia all'artista extracomunitario. Ma c'è di più. Tale Porta era proprio una porta delle antiche mura milanesi, e l'artista «vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia». E, per chi non avesse ancora capito, il capolavoro si intitola «A Friend», «un amico». Insomma, abbiamo capito: siamo tutti amici, basta con le frontiere e via libera all'immigrazione. Certo, ci vorrebbe un gran cartello di spiegazioni accanto, perché da un monumento foderato di sacchi di juta a questo po' po' di significato non è che il collegamento concettuale sia facile, tutt'altro. Sì, la location è ben scelta, quelli erano caselli del dazio, e noi tutti dobbiamo sognare - dobbiamo, sennò son legnate - un mondo sans frontières; quei sacchi, infatti, sono «garze che tamponano le ferite della storia», Imagine all the people eccetera. Ma non è finita. Infatti, c'è un'ulteriore chiave di lettura:«I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci». Eggià, Porgy and Bess e Banana Boat, il lungo cammino dell'emancipazione delle periferie del mondo. Il proletariato non finisce mai. «Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un'esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere». Insomma, un vero e proprio manifesto pro-migranti che però, ahimè, il passante incolto farà fatica a decifrare. Più comprensibile, magari, sarebbe stato un bersaglio con la faccia di Salvini sopra... Una domanda, così, per curiosità: dove li metteranno quei sacchi di juta quando l'esposizione sarà finita? Saranno almeno una tonnellata. O verranno usati per un'installazione sul tema ecologico? Anche questo, infatti, fa parte della panoplia politicamente corretta.

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Breaking News Show | eTurboNews Juergen Thomas Steinmetz News is relevant to the global travel and tourism industry, human rights and global issues.Breaking news when it happens and only from the source. LIGHTS, CAMERA, SMILE! Creatives Club Media Lights, Camera, Smile, is a podcast for anyone with a dream to share something with the world, out of the overflow of themselves - be it their mind, their heart, their personalities, and much more. Each of us are alive in this moment in time, with an innate ability to have ideas and create various things to benefit both ourselves and the people around us for a reason, and here, you will find the encouragement, the inspiration, and the motivation to do just that. Hosted by Cicily, founder of Creatives Club, she dives into various topics surrounding creativity and business. Exploring entrepreneurship for creatives in a corporate reality, sharing tips and tricks in a media centered company, answering questions regarding what a creative actually is are just a few of the things discussed on this podcast. Be encouraged to create for yourself as Cicily gets vulnerable by pivoting the camera to herself for the first time.To submit questions for Cicily to answer, or have her address certain t Invictus by Greyana, A Tomione Podfic M+G Readings Sporadic uploads thanks to gallstones.Voldemort intended the object to be used by his most loyal follower in the event that his horcruxes were destroyed, but it ended up in Hermione’s possession instead.It sent her back to a time when he was much less the monster that she’d always known him to be. Nothing could have prepared her for the intelligence and charm of Tom Riddle.He isn’t who she thought he was.Hermione discovers that it’s a dark descent into the madness of the man she should hate, but can’t… a descent she will never emerge fr The Course Mentors Podcast The Course Mentors Hey there, future course creator!Ever feel like turning your know-how into an online course is like trying to solve a Rubik's cube blindfolded? Well, grab your headphones because "The Course Mentors Podcast" is here to be your secret weapon!Meet Aimee and Odette (that's us!), your new best friends in the course creation world. We've been in the trenches for over a decade, and for the last five years, we've been rocking the online course space. Now we're here to spill all our secrets in bite-sized, 15-20 minute episodes that'll fit perfectly in your coffee breaks.No fluff, no filler - just real, actionable advice that'll take you from "um, what's a landing page?" to "holy moly, I just hit six figures!". We're talking everything from crafting your course to marketing it like a pro and building a business that'll have you pinching yourself.Whether you're dreaming of ditching the 9-to-5 grind, adding a sweet extra income str

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