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Rino Cammilleri - BastaBugie.it
by BastaBugie
Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia
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Tecnologia? Si, grazie, anche se...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8520TECNOLOGIA? SI, GRAZIE, ANCHE SE...di Rino Cammilleri In effetti fa un po' impressione camminare per strada e vedere ogni passante chino e concentrato sul suo telefonino. Specialmente le donne e più specialmente le ragazze (la socialità è sempre stata femmina, ma a dirlo si rischia la lesa parità). Molti diventano strabici a furia di tenere un occhio sullo smartphone e l'altro su dove mettono i piedi. Ci sono starlette che ne hanno due, di telefoni, uno per mano, non sia mai dovessero perdersi qualche like o app o chat o sms. Alcune, oltre a ciò, recano ai polsi lunghi guinzagli estensibili che terminano con due o tre buffi cagnetti, e caracollano incerte su tacchi 12, talvolta incuranti dei semafori. Ci sono signorine ecologiche che reggono il manubrio della bicicletta con le ginocchia mentre rispondono al telefono dopo avere spostato una delle cuffie con cui sentono la musica e pedalando sul marciapiede affolla- to. Eh, la prudenza non è mai troppa: in strada non sentirebbero il Tir sopraggiungere alle loro spalle. Ci sono barzellette a iosa sul web, anche perché alle stesse scene si può assistere anche sui mezzi pubblici e nelle sale d'attesa. Stiamo tutti rimbambendo? Bill Gates è riuscito a fare quel che neanche a Cristo era riuscito, cioè ammaliare di colpo un intero pianeta? Si vedono africani chiedere l'elemosina col cappellino in mano mentre conversano nel cellulare. Uno di essi sta tutti i giorni a questuare davanti al bar in cui vado a prendere il caffè la mattina. Mi chiedevo perché indossasse un cappello di lana a calotta anche durante l'anticiclone Caronte. Un giorno, grattandosi la testa, svelò inavvertitamente l'arcano: il copricapo serviva a nascondere gli auricolari. Almeno lui era conscio dell'incoerenza sussistente tra il mendicare e il possesso di un costoso accessorio tecnologico, richiedente per giunta abbonamento.ADDIO RAPPORTI UMANIEh, chi l'ha detto che i cosiddetti "poveri" sono scemi? E ce ne sono che fanno la fila alla Caritas per un pasto senza smettere di consultare lo smartphone. Insomma, assistiamo al pericoloso diffondersi di un solipsismo da cellulare? Che comporta perdita di relazioni umane? Perdita di copie per i giornali e i libri? Perdita di un sacco di altre cose? Boh, ai posteri l'ardua sentenza. I quali posteri presumibilmente saranno ben più di noi irretiti da ulteriori diavolerie & marchingegni che in qualche oscura latebra (o garage americano) qualche nerd tredicenne sta già approntando. Tuttavia, diciamolo chiaro: il progresso tecnologico serve a questo. Anche la lavatrice elettrica ha distrutto i rapporti umani tra quelle donne che andavano a insaponare i panni al fiume e tra una strusciata di liscivia e l'altra chiacchieravano fra loro. Lo stesso dicasi per le mondine (alle quali si devono lagnosi canti folk) e le raccoglitrici di olive, superate (con loro sollievo) dalle macchine. Ho l'età per ricordare mia nonna che si alzava all'alba per andare a cuocere il pane al forno pubblico. Ora il pane lo si compra al supermercato. Le serate intorno al camino con gli anziani che narravano storie vere o di fantasia? Ormai è roba da libro Cuore di De Amicis (che era già stucchevole e stantio quando frequentavo l'asilo). Ma erano gli stessi anziani che si appoggiavano al bastone perché l'artrite li aveva incurvati già a cinquant'anni. Oggi il caminetto è stato soppiantato dalla televisione, è vero, ma ogni nuova macchina ha le sue controindicazioni. Sì, perché dietro c'è sempre un umano con la sua cupidigia e la sua naturale inclinazione all'egoismo a spese altrui. Quando inventarono la fotografia, la seconda foto fu di una donna nuda. Lo stesso accadde col cinematografo. Che male c'era, dite? Niente per l'operatore, tutto per chi doveva posare senza veli per poter mangiare (a quei tempi era così, oggi no, anzi, fanno la fila).IL CASO DELLA SINDONEË un antichissimo sogno dell'uomo quello di poter smettere coi lavori che i romani chiamavano «servili» (dove servus era la parola latina per indicare lo schiavo), quelli del biblico «sudore della fronte» che il cristianesimo, abolendo la schiavitù, costrinse a far fare alle macchine. Quando i luddisti inglesi agli inizi del XIX secolo sabotavano i telai meccanici perché toglievano loro il lavoro, la gente si poneva una domanda che, mutatis mutandis, ancora oggi riemerge: se le macchine (i robot sono macchine) faranno tutti i lavori, che cosa facciamo fare agli uomini? La risposta già la conoscevano i Romani: i liberi si dedicavano alle attività superiori, di pensiero, di arte, di politica. A lavorare di mano provvedevano gli schiavi. Sostituisci "robot" a "schiavi" e realizzi il sogno umano. Ma sempre sapendo che il peccato originale inquinerà tutto. Ogni novità porterà vantaggi che qualcuno provvederà ad avvelenare. Il Creatore lo sa bene.Infatti, guardate la Sindone: sembra fatta apposta per accompagnare l'uomo nella sua marcia secolare verso l'incredulità. È sempre stata ritenuta il Sudario di Cristo fino ai tempi dell'irreligiosità, quando la scienza cominciò a soppiantare nelle teste la religione. Ma ecco che un'invenzione tecnologica costringe la scienza a constatare che l'immagine è un negativo fotografico. Ben presto, però, arriva un'altra contromisura: il Carbonio 14, che la inchioda come falsa.TRUCCO MASCHERATOÈ però sempre la stessa tecnologia che, con l'elettronica e le immagini tridimensionali, smaschera il trucco. Ancora: il microscopio elettronico, il laser a eccimeri, le analisi di una disciplina che si è dovuta inventare appositamente, la sindonologia, parlano di uno scoppio di luce solare, di un corpo che si sta alzando in piedi mentre attraversa la tela. E altre sorprese aspettiamo, ma sempre calibrate: più gli uomini sono indotti a venerare la scienza e, poco alla volta, la stessa scienza è costretta a confermare il cristianesimo, Passione, morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma sempre cum grano salis, secondo lo stile del Dio cristiano: abbastanza per chi vuol credere, mai abbastanza per chi non vuole. E poi, diciamolo: è divertente la diatriba all'interno della stessa modernità irreligiosa. Da una parte, i fanatici dell'ecologismo vorrebbero che "gli altri" tornassero all'età della pietra. Dall'altra, "gli altri" (e loro stessi) ormai non potrebbero vivere senza cellulare. Ma, dicono gli uni, bando alla «contraddizion che no'l consente», e chiudono volontariamente gli occhi sul fatto che proprio il cellulare è ecologicissimo: sostituisce da solo e in un piccolo spazio una pletora di oggetti la cui fabbricazione inquinava eccome. Li elenco: il telefono, ovviamente, e l'agenda telefonica; poi l'atlante, le mappe e gli stradari; l'agenda propriamente detta; la televisione, i Cd video e audio e rispettivi supporti; la macchina fotografica e la cinepresa; il registratore; l'enciclopedia; la posta, i giornali, i libri; eccetera. Il resto mettetecelo voi.
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Il delitto che smaschera l'America woke
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8519IL DELITTO CHE SMASCHERA L'AMERICA WOKEdi Rino Cammilleri Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana statunitense. Perché fa riflettere.L'uomo è un negro (parola spagnola, se il woke americano l'ha fatto diventare un insulto non mi interessa). Nessuno ha soccorso la giovane, anzi si sono allontanati. E gli altri passeggeri del vagone erano tutti coloured. Lo so, adesso si dice "afroamericani", ma io sono italiano e non seguo da un pezzo i c.d. corsi di "aggiornamento" obbligatori per giornalisti.Proseguiamo. L'unico che, pur provenendo da un'altra carrozza, si è accorto di quell'esserino dolce e minuto che perdeva sangue era un bianco, ma era ormai troppo tardi. L'assassino è un pluripregiudicato condannato ben quattordici volte, e rimesso in libertà per l'ennesima da una giudicessa appartenente alla stessa etnia.Black Lives Matter: letteralmente, le vite dei neri contano. Evidentemente, ormai più di tutti, tant'è che i commercianti (da millenni i primi a fiutare il vento) ormai non fanno alcuna pubblicità senza metterci dentro un africano: vi basta accendere la tivù per verificare.Per un black accidentalmente ucciso da poliziotti (alcuni, black pure loro) le città Usa sono state date alle fiamme e saccheggiate. Hollywood -altro ambiente in cui Dollars Matter- continuano a inondare le sale di film, regolarmente premiati con l'Oscar, sulla schiavitù dei negri prima e durante la Guerra Civile.Scemato il filone degli "indiani buoni e ingiustamente decimati dai bianchi" (stra-Oscar a "Balla coi lupi", col nordista che vedeva i pellirosse in "armonia", quando la storia dice che si scannavano e derubavano tra loro da sempre), ecco un'altra "vittima" dell'Occidente cristiano con cui rinfocolare i sensi di colpa.Film per film, ricordiamone uno del 1986, "Soul man", in cui un ragazzo americano che non riesce a entrare all'università si traveste da negro per approfittare delle quote riservate a questa minoranza. Dunque, se quarant'anni fa qualcuno poteva scherzarci sopra, vuol dire che già allora molti bianchi americani ne avevano le tasche piene dell'Affirmative action, con cui il governo, cedendo alla propaganda, aveva creato canali privilegiati per gente che aveva il solo merito di non avere la pelle bianca.Non so se Trump si sia reso conto che per realizzare il suo programma MAGA (Make America Great Again) deve abolire questa legge idiota che ha riempito i ranghi dell'amministrazione e le cattedre e i tribunali di gente che non aveva i numeri, e respinto per tal via molti di quelli che li avevano.Finora l'unica cosa che gli è riuscita di fare è di togliere di mezzo i militari trans (anche generali!) la cui sola presenza ridicolizzava l'intero esercito statunitense. Il marxismo, nella sua ultima variante woke, si è impadronito delle cattedre universitarie americane, abbondantemente foraggiate da emirati e regni arabi e riempitesi di studenti cinesi (pecunia non olet : questo è latino).La solita Hollywood, mater propagandarum (anche questo) è popolata da attori e registi che (come rinfacciò loro un celebre comico in una cerimonia degli Oscar, non a caso silenziata) "sono stati sui banchi di scuola meno tempo di Greta", ma poi si pigliano pure il Nastro Verde per la Cultura, come fece la Francia con (tenetevi) Sharon Stone all'indomani dalla sua celebre accavallata di gambe su grande schermo.Bene, Hollywood ha sfornato film su film per demonizzare la "caccia alle streghe" del senatore McCarthy, mostrando con ciò che è quanto più teme. Invece McCarthy aveva ragione, eccome. Trump sicuramente lo sa, e sa anche, personalmente, che dove anche la propaganda fallisce c'è sempre un'ultima ratio (sempre latino): un "pazzo" con un fucile di precisione. Speriamo che The Donald faccia qualcosa. Quel che succede negli Usa, ahimè, riguarda anche noi.
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Augustus Tolton, il primo sacerdote americano nero
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8517AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NEROdi Rino CammilleriLa Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di raccontare la sua storia dobbiamo ricordare che, altrove, la Chiesa non aveva mai avuto difficoltà a ordinare negri (come si chiamavano con termine spagnolesca prima che il politicamente corretto americano decretasse l'ostracismo del termine) e ne aveva canonizzati fin dal secolo XVI. Pensiamo al siciliano san Benedetto il Moro, discendente di schiavi africani portati dagli arabi, o a san Martino da Porres, figlio di una schiava. Ma negli Usa era diverso: i neri fino alla Guerra di Secessione erano schiavi. E anche dopo la guerra il pregiudizio nei loro confronti rimase a lungo forte. Tanto a lungo che solo sotto la presidenza Kennedy venne tolto l'asterisco che contrassegnava i nomi di neri negli elenchi telefonici. Ci vollero altri decenni di affirmative action, vere e proprie «quote nere» nelle università e in altri luoghi, per disinnescare i pregiudizi razziali negli Usa, tanto da generare, in alcuni casi, grottesche inversioni: in un film degli anni Settanta, Soul man, uno studente si finge nero per poter avere un posto al college. E veniamo ad Augustus Tolton, il cui caso, all'epoca, fece vero scalpore.FIGLIO DI SCHIAVI CATTOLICIEra nato nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, secondo figlio di Peter Paul Tolton e Martha Jane Chisley, schiavi cattolici di padrone cattolico. Chi aveva la fortuna di lavorare per un padrone cattolico poteva contare su un trattamento molto più umano, quasi familiare, grazie alla predicazione della Chiesa. San Paolo, nella sua Lettera a Filemone, traccia le linee guida per la gestione di uno schiavo, raccomandando lo schiavo Onesimo, fuggiasco, al padrone. Lo schiavo è un fratello in Cristo, punto e basta.Liberarlo? Facile a dirsi, ma si sarebbe trovato senza lavoro e in miseria, come appunto accadde agli schiavi americani dichiarati liberi con un tratto di penna. Molti padroni romani, cristiani, liberarono i loro schiavi poco alla volta, solo dopo aver loro assicurato un futuro. Il trattamento «da fratello» svuotava dall'interno la schiavitù, fino a farla morire d morte naturale. Non a caso risorse dopo la scoperta delle Americhe, nel clima del neopaganesimo rinascimentale. I padroni del nostro Augustus, Stephen e Savilla Elliot, tenevano i loro schiavi quasi come familiari (si pensi, per un esempio, alla Mamie di Via col vento). Infatti, al battesimo di Augustus furono loro a far da padrini. Augustus aveva un fratello, Charles, e dopo di lui nacque una sorella, Anne. Tutti nati in schiavitù e, dunque, secondo la legge, schiavi. Ma tutti i bambini di casa Elliot avevano come padrini i loro padroni. Allo scoppio della guerra civile il clima si fece pesante negli Stati della Confederazione e padron Elliot preferì licenziare i suoi schiavi. Diede loro cibo e qualche soldo, poi li avviò verso il Nord. Peter Tolton si arruolò nell'esercito unionista, mentre la sua famiglia, con l'aiuto di soldati nordisti, raggiungeva l'Illinois, uno stato dove non c'era la schiavitù. Si stabilirono a Quincy, ma Peter non poté raggiungerli perché morì di dissenteria. Martha Jane e il figlio maggiore Charles trovarono lavoro nel settore del tabacco, in una fabbrica di sigari. Dovevano lasciare la piccola Anne affidata alle cure di Augustus, che aveva sui nove anni. Su di loro, però, vegliava il parroco della chiesa di St. Peter, che sorgeva vicino alla loro abitazione."TI PIACEREBBE STUDIARE?"Padre Peter McGirr, questo il suo nome, era un irlandese che aveva notato la precoce intelligenza di Augustus. Un giorno gli chiese se gli sarebbe piaciuto studiare. Il bambino disse subito di sì e padre McGirr lo introdusse nella scuola parrocchiale. Non fu facile superare i pregiudizi degli altri genitori su quel bambino nero: erano cattolici, sì, ma anche americani e non tutti illuminati. Però la cocciutaggine del prete irlandese ebbe la meglio, anche perché, per vincere le diffidenze, ad Augustus faceva fare pure il chierichetto. Attorno al 1870, quando le ferite della sanguinosa guerra erano ancora fresche, padre McGirr intuì che Augustus aveva la vocazione sacerdotale e cercò un seminario che lo accogliesse. Dovette faticare un po' perché, più che pregiudizi, c'erano questioni di opportunità. Ordinare un prete nero? In America, a ridosso della guerra civile? E che chances di attività pastorale avrebbe avuto? Dopo settimane di sforzi e preghiere la porta si aprì proprio a Quincy, nel St. Francis Solanus College, dove Augustus poté conseguire un brillante diploma. A quel punto padre McGirr - sempre lui - lo mandò come suo miglior trofeo alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, dove il giovane Tolton studiò con ottimo profitto. E nel 1886, a trentadue anni (aveva cominciato gli studi, lo ricordiamo, tar- di), fu ordinato sacerdote cattolico nella basilica di San Giovanni in Laterano. L'impressione in America fu enorme. Era il primo ex schiavo a diventare prete, I giornali raccontarono la stupefacente storia dello schiavo divenuto sacerdote e, quando tornò a Quincy, gli venne decretato una specie di trionfo cittadino, con la banda, i cori, le bandiere e le acclamazioni. Sia di bianchi che di neri, anche se l'entusiasmo di questi ultimi superava di molte lunghezze quello di ogni altro. Il festeggiato raggiunse la chiesa di St. Boniface, gremita all'inverosimile. Tutti volevano la sua benedizione, ma il primo tratto di croce fu per il suo mentore, padre McGirr, che aveva creduto in lui contro tutto e tutti. L'indomani, alla sua prima messa, migliaia di persone erano sul sagrato, perché dentro non c'era più posto. I pregiudizi e le questioni di opportunità? Dimenticati: i cattolici d Quincy adesso erano contenti.Padre Gus, come lo chiamavano, tuttavia non ebbe vita facile. Cercò di aprire una parrocchia e una scuola, ma ebbe i bastoni tra le ruote proprio dai neri protestanti, che lo disprezzavano in quanto «papista». Dovette gettare la spugna e spostarsi a Chicago, dove, con i soldi della benefattrice Anne O'Neill e l'aiuto di santa Katharine Drexel, poté fondare la sua parrocchia e la sua scuola. Le prediche di questo ex schiavo, che parlava fluentemente italiano, latino e greco antico, erano sempre affollate e tutti restavano colpiti dalle sue parole di grazia. Il suo esempio fu trascinante e i seminari cattolici cominciarono ad ammettere giovani neri. Morì nel 1897, a soli quarantatré anni, per una insolazione nel luglio rovente di quell'anno. Stava male ma, per non disturbare, non aveva detto niente a nessuno. Di recente è stato aperto il suo processo di beatificazione.
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Il diavolo si annida nelle università
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8516IL DIAVOLO SI ANNIDA NELLE UNIVERSITA'Dal marxismo al wokismo, così l'ideologia ha trovato casa nei campus e fa lezione di morale (a tutti gli altri)di Rino Cammilleri Quando per i "maestri" tedeschi della c.d. Scuola di Francoforte l'aria si fece pesante perché l'appena eletto Hitler non faceva mistero di quel che pensava di ebrei e comunisti, di corsa e volentieri accettarono l'invito delle università americane, le quali misero subito a loro disposizione cattedre e danari. Naturalmente, detti professoroni si portarono dietro le loro idee, che da quei prestigiosi pulpiti cominciarono a diffondere. E, dopo la guerra, esse sciamarono per tutto l'impero americano; l'allora Urss, tramite i suoi partiti comunisti all'estero, le foraggiò alla grande. Crollata l'Urss, dal momento che erano ormai americane, rimasero. Anche se con nuovo nome.E l'antica impronta giacobina (di cui il comunismo è figlio) la si vede ancora oggi nella ferocia con cui gli eredi (woke, cancel, affirmative action, e via sbrodolando) sfasciano tutto se non li si accontenta. Cioè, se non comandano loro, stabilendo chi è ammesso e chi no, cosa si deve dire e cosa no, per chi si deve votare eccetera. Più, il linciaggio civile contro chi non porta la loro coccarda e la cocciutaggine con cui pretendono di penetrare nelle scuole e pure negli asili infantili perché le future generazioni siano a loro immagine e somiglianza. Un Trump, un Orban, una (un po' meno) Meloni li contrastano? E allora rieccoli, con l'insistenza di quelle mosche che, più le cacci, e più tornano per altre vie. Continuamente, incessantemente.L'incredibile astuzia con cui si infilano nelle più minute pieghe del sistema giuridico delle democrazie di massa (invenzione dei loro avi francesi) ricorda, a noi cattolici preconciliari, l'avvertimento di Gesù circa i "figli di questo mondo" che sono molto "più scaltri" (Lc, 16, 8) di quelli della luce. La sagacia di un don Bosco o quella di una santa Cabrini (le cui abilità nel redigere contratti erano leggendarie) sono merce rarissima, troppo rara, tra i cattolici. I quali dovrebbero poter contare sui suggerimenti dell'angelo custode o dello Spirito Santo, se solo li seguissero. Ma per questo ci vuole, ahimè, esercizio. E chi lo insegni. Però non ce ne vuole alcuno per soggiacere alle tentazioni, visto che il Principe di Questo Mondo non ha certo bisogno di essere invocato per agire. Lui, com'è noto (almeno, ai credenti preconciliari) è un ex Cherubino, facente cioè parte della schiera angelica più alta. Caduto per orgoglio, d'orgoglio si nutre. E chi più intellettualmente orgoglioso di un cattedratico di università di mondiale prestigio?L'umiltà intellettuale non ha niente a che vedere con l'aspetto e il comportamento, che possono essere dimessi o anche simpatici e alla mano. Poiché il nostro Maestro ci ha insegnato a giudicare dai "frutti", eccoli, i frutti: aborto e eutanasia spacciati per misure ragionevoli e finanche umanitarie ("mendax et homicida ab initio": e - risate - si lamentano per la denatalità), corruzione morale ormai anche a livello della plebe, attacco alla famiglia (già culla della vita e della moralità; e, perché no, del risparmio) e promozione (coi soldi altrui: "scaltri", appunto) di tutto ciò che è pessimo. Infine, essendo il diavolo il miglior teologo di tutti (è un ex Cherubino, ricordiamolo), con le teste dei teologi cattedratici ci gioca a pallone come e quando vuole. A cominciare da quel colpo da maestro che fu l'abolizione della preghiera a san Michele Arcangelo, suo diretto nemico, alla fine di ogni messa. Dice, appunto, san Paolo che il nostro combattimento non è "contro la carne e il sangue" ma contro "gli spiriti del male" (Ef. 6, 12). Satana è, infatti, etimologicamente, "colui che divide" e l'"accusatore". Instancabile. Vi ricorda qualcosa e qualcuno? E allora, che fare? I preconciliari hanno il rosario come arma a difesa, ma gli altri?
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La Lourdes del Venezuela
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8521LA LOURDES DEL VENEZUELAdi Rino Cammilleri La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i Re Cattolici, dopo la felice impresa di Colombo, decisero di intraprendere la colonizzazione delle Americhe, fecero una cosa a giudizio odierno inaudita: chiesero il permesso al Papa. E questi lo concesse, ma sotto condizione: le nuove terre dovevano venire cristianizzate e le spese per l'evangelizzazione sarebbero state a carico della corona spagnola. Così fu fatto, e oggi non solo il Sudamerica ma anche tutta la parte meridionale degli Usa (strappata all'impero messicano con la guerra del 1848) hanno città i cui nomi parlano chiaro: Los Angeles, San Francisco, San José, Santa Fé, Sacramento, San Diego, San Antonio, Corpus Christi, eccetera. Nell'America rimasta Latina nomi del genere si sprecano, da Asunción a Buenos Aires (nome completo: Nostra Signora di Bonaria, che gli spagnoli avevano mutuato dal santuario di Cagliari, essendo la Sardegna un loro vicereame). Quei luoghi, e la stessa Spagna, hanno visto poi, sì, sangue e tragedie, e ancora non pare finita.MENZOGNE SULLA CONQUISTA La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, come diceva san Jean Vianney (il Curato d'Ars), più sei credente e più il diavolo si accanisce su di te, come fece con Nostro Signore, nel cui Nome siamo stati battezzati. E pure con menzogne, perché Satana è, come dice il Vangelo, non solo «homicida» ma anche «mendax». Per questo sulla Conquista spagnola la denigrazione non si è mai spenta. E cominciò subito, per via dell'odio antipapista dell'Inghilterra protestante e rivale sui mari della Spagna. Ma la testimonianza migliore su quell'impresa venne proprio dal Cielo: si pensi alle apparizioni di Guadalupe nel 1531, avvenute proprio a ridosso della Conquista, dove la Vergine si presentò all'azteco battezzato Juan Diego (santo) con fattezze meticce. E ancora oggi l'America Latina, Messico compreso, è meticcia, laddove il Nordamerica protestante è totalmente bianco. Tante altre volte la Madonna apparve nei territori della Conquista, e sempre per avallare e benedire l'opera dei colonizzatori. Perfino per difenderli: la cattedrale di Cuzco, in Perù, sorge sul luogo in cui la Madre di Dio discese a salvare un gruppo di soldati spagnoli, che La invocarono, dall'attacco di migliaia di guerrieri Incas. La chiesa è appunto intitolata a Nostra Signora della Discesa.UNA STORIA SINGOLARECi fu addirittura un'occasione in cui scese in campo san Giacomo apostolo («Santiago!» era il grido di guerra degli spagnoli) a fare lo stesso: anni dopo, Garcilaso de la Vega, di madre inca, uno dei massimi scrittori del tempo, intervistò personalmente diversi vecchi Incas che avevano preso parte alla battaglia e tutti confermarono di essere stati atterrati da Viracocha, il Dio del tuono (era Santiago, che non conoscevano; scambiato per Viracocha, si meravigliavano che combattesse contro di loro). La Chiesa ha posto sugli altari molti uomini e donne che si santificarono in quei luoghi e in quei tempi per diffonderela fede tra gli indios. O per difenderli, se del caso, dalle prepotenze dei coloni. Oggi, mentre scrivo, le vicende politiche hanno messo in primo piano il Venezuela «piccola Venezia», in spagnolo), che ebbe, anch'esso, l'onore di un diretto intervento evangelizzatore da parte della Madonna e Le edificò, a ricordo, l'immenso santuario di Nostra Signora di Coromoto. Ora, Coromoto non è il nome del sito dell'apparizione, bensì, caso più unico che raro, quello del beneficiario. La cui storia è singolare. Cominciamo col dire che nel 1591 un capitano spagnolo aveva fondato un villaggio vicino al fiume Guanare, per i suoi uomini e gli indios battezzati che lavoravano la terra. Ma c'era una tribù, quella dei Cospes, che si ostinava alla vita selvaggia - e precaria - della foresta. Nel 1652 il suo cacique (capotribù) Coromoto camminava con la moglie sulla riva del fiume quando di colpo si sprigionò un'intensa luce: sull'acqua c'era una soavissima Donna col suo Bambino.DI NUOVO LA DONNA DEL FIUMEL'apparizione parlò, disse loro di andare dai bianchi a farsi mettere sulla testa l'acqua cheapre le porte del Cielo e sparì. I due, tornati alla tribù, raccontarono il prodigio. E tutti allora vollero «l'acqua sulla testa». Ma Coromoto sapeva abbastanza degli usi dei bianchi e di tutti i divieti imposti dai loro Comandamenti (soprattutto il sesto), perciò titubava. Tuttavia, mesi dopo, spinto dalla tribù, si presentò all'agricoltore Juan Sanchez e gli raccontò tutto. La tribù venne perciò battezzata. Tranne l'irriducibile Coromoto, che non volle saperne. Si arrivò così alla sera del sabato 8 settembre e Sanchez radunò i Cospes per una preghiera collettiva alla Vergine di cui ricorreva la festa. E Coromoto, al solito, rimase nella sua capanna. Dopo la cerimonia, sua moglie, la di lei sorella e il figlioletto dodicenne di quest'ultima andarono a cercarlo. Non fecero in tempo a raccontargli di quel che avevano fatto con Sanchez e gli altri che la soglia si illuminò all'improvviso e comparve la Donna del fiume. Il cacique questa volta si infuriò e cominciò a inveire contro di Lei: che cosa voleva? Era venuta per rimproverarlo? Se ne andasse una buona volta e lo lasciasse in pace! La Donna, sempre con espressione soave, fece un passo avanti, ma quello, in preda all'ira, le si lanciò addosso per strozzarla. Solo che le sue mani strinsero l'aria, perché Lei scomparve.UN PEZZETTO DI PERGAMENATra le dita dello sbalordito Coromoto era però rimasto un pezzetto di pergamena con sopra l'immagine della Donna col Bambino, una trentina di millimetri appena. Coromoto, imbarazzato e non sapendo che fare, a quel punto decise di nasconderlo. Ma il suo nipotino, che aveva visto tutto, andò subito a Sanchez a spifferare quanto era successo. Sanchez si precipitò alla capanna di Coromoto e, su indicazione del ragazzino, recuperò la pergamena. Coromoto, dal canto suo, era già scappato nella foresta. Ma il cacique si era appena inoltrato tra gli alberi quando un serpente velenoso lo aggredì, mordendolo. L'uomo, comprendendo il messaggio superno, si arrese alla Donna e decise di farsi battezzare prima di morire. E, guarda caso, proprio in quel momento passò da li un creolo, che lo vide e lo esaudì giusto in tempo. Morto Coromoto e seppellito con esequie cristiane, l'immaginetta restò custodita da Juan Sanchez fino al suo solenne trasferimento a Guanare. Bisognò attendere il XX secolo perché venisse riportata nel luogo dell'apparizione. Infine fu posta, incorniciata in oro, nel basamento di una grande statua della Madonna e attorno le fu costruito il mega-santuario - costato vent'anni di lavori -odierno, il cui altare maggiore sorse nel punto esatto dell'apparizione. Il minuscolo dipinto è, come quello di Guadalupe, un'immagine acheropita, cioè non fatta da mani umane. Molti miracoli vennero lucrati in quel santuario, e ancora se ne lucrano, tanto che Coromoto è detto «la Lourdes del Venezuela».
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Il beato Raimondo Lullo e l'illusione del dialogo con l'islam
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8518IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAMdi Rino Cammilleri Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona del 2006 cui seguirono solo massacri (di cristiani). Se ne era accorto anche l'iniziatore del "dialogo" con l'islam, francescano come quel Poverello che, cercando il dialogo col sultano Al-Kamil, fu già tanto se non ci rimise la pelle. I cinque Protomartiri francescani furono ammazzati in Africa, indovinate da chi. Un loro confratello provò allora in modo "scientifico" e organizzato. Stiamo parlando del beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), un nobile catalano nato a Maiorca verso il 1235. Il re Jaime I aveva appena conquistato le Baleari e i coniugi Llull, genitori di Ramon, vi si erano impiantati. Lui crebbe come paggio a corte e vi fece carriera, finendo col diventare primo ministro del giovane Regno. Nel 1257 sposò Blanca Picany e ne ebbe due figli, Domingo e Magdalena. Ma verso il 1262 gli apparve il Cristo crocifisso per cinque volte consecutive.IMPARÒ L'ARABOCosi narrò, e ciò lo convinse a dedicarsi alla conversione degli infedeli. Col consenso della moglie, dopo aver provveduto a lei e ai figli, distribuì il resto ai poveri e si fece frate francescano. Imparò l'arabo a marce forzate, e subito cominciò a scrivere libri in tale lingua. Fu solo l'inizio: Lullo scrisse in tutto quasi trecento libri, anche in latino e in catalano. Tra essi, quattro, monumentali, descrivono quella che lui chiamava «arte», cioè un metodo di ragionamento e catalogazione dello scibile talmente geniale da provocare «seguaci» che, per secoli, crearono ogni sorta di ciarlataneria a suo nome e diffusero il mito del «mago» catalano. Lullo, dopo un pellegrinaggio a Compostela, si mise a studiare furiosamente teologia, filosofia, medicina, nonché i maggiori autori arabi. Persuaso, non del tutto a torto, che i Protomartiri del suo ordine avessero fallito per mancanza di preparazione, nel 1276 fondò a Maiorca il collegio di Miramar per formare missionari che, prima di ogni cosa, studiassero l'arabo e l'islam. Si tenga presente che la stupefacente e repentina ascesa di quest'ultimo aveva colto di sorpresa la cristianità: cos'era quella strana religione che mischiava elementi vetero e neotestamentari, un'eresia o qualcos'altro? Donde la sua veloce e pressoché inarrestabile espansione? Da qui, per Lullo, la necessità di studiarla.IN VIAGGIO PER L'EUROPA Cominciò a viaggiare per l'Europa, esponendo a re e Papi il suo metodo, anche nelle università e pure in piazza, disputando specialmente con i discepoli e i seguaci del filosofo arabo Averroè. Alla Sorbona di Parigi conseguì il titolo di maestro e, dopo aver dedicato un libro al re francese Filippo IV il Bello, ricominciò coi viaggi: Cipro, Armenia, Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, il Maghreb, dove però finì in carcere. Rilasciato dietro riscatto, si imbarcò per rientrare in Patria, ma la nave fece naufragio e dovette riparare a Pisa. Dopo un breve soggiorno ripartì: Genova, Venezia, Roma, Messina, Lucera (la saracena Lugarah, dove l'imperatore Federico II di Svevia aveva deportato tutti gli arabi di Sicilia per servirsene come mercenari). Nel 1311 si presentò al Concilio di Vienne e qui fece una sconcertante richiesta: l'unificazione di tutti gli ordini monastico-militari per una grande crociata che riprendesse la Terra Santa totalmente perduta nel 1291. Sì, perché i suoi soggiorni in Africa e le sue dispute coi qadi islamici l'avevano persuaso che con i musulmani non c'era modo di ragionare: seguivano una logica diversa, anzi, nessuna logica, solo il loro Libro (Al Quran, Alcorano, Corano) e basta. Ma la sua richiesta cadde nel vuoto per via degli equilibri politici del tempo.LASCIÒ MOLTO OPERELe crociate costavano e il regno più potente, la Francia, era sull'orlo della bancarotta per via delle interminabili guerre con gli inglesi. Infatti, proprio Filippo il Bello di lì a pochissimo avrebbe distrutto i Templari per appropriarsi delle loro ricchezze. Per giunta avrebbe inaugurato la cattività avignonese, deportando il Papa nel suo regno. Lo stesso papa, Bonifacio VIII, aveva preso atto della definitiva perdita dei Luoghi Santi, sostituendo il pellegrinaggio a Gerusalemme con quello a Roma col primo Giubileo nel 1300. Raimondo Lullo comprese di essere arrivato alla fine, in tutti i sensi, della sua missione. Così, quantunque avesse ormai superato gli ottant'anni, partì per Tunisi, dove si mise a predicare apertamente come avevano fatto i Protomartiri del suo ordine. Naturalmente finì a pietrate, e solo l'intervento di certi mercanti europei gli evitò il peggio. Lo imbarcarono mezzo morto per Maiorca, ma non ci arrivò mai. Morì durante il viaggio, nel 1316. Della sua sterminata opera letteraria, i libri oggi riconosciuti come di sua mano sono circa duecentosessanta. Altri quarantaquattro, cioè quasi tutti quelli di argomento alchemico, gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli, ma si tenga presente che, nel successivo Umanesimo, molti erano i "maghi" che firmavano falsamente le loro opere col nome di Lullo per accrescerne l'importanza, visto che nel XV secolo non c'era modo di verificare. UN BILANCIO Raimondo Lullo, il cui culto come beato fu confermato dal beato Pio IX, è in predicato per la proclamazione a Dottore della Chiesa per la sua straordinaria cultura finalizzata dalla passione missionaria. Si pensi che non disdegnò, in alcuni suoi libri, lo stile da romanzo cavalleresco, con protagonisti che affrontavano peripezie per liberare la donzella rapita o soccorrere l'imperatore smarrito nel bosco. Tutto, però, congegnato in modo che il lettore potesse trarne un insegnamento morale e cristiano. Quale bilancio trarre dalla sua vita? Vediamo. I francescani hanno guadagnato, con la loro dedizione (e il loro sangue), il compito di custodi dei Luoghi Santi. Che, prima dell'avvento dello Stato israeliano, erano in mani islamiche. Fin dall'inizio, infatti, proprio i francescani si assunsero l'onere del confronto con l'islam. Con la predicazione: i Protomartiri (che furono subito uccisi). Con i miracoli san Francesco e l'ordalia del fuoco (il sultano lo risparmiò solo perché avrebbe scatenato l'ira dei crociati). Con il dialogo: il beato Raimondo Lullo (che, dopo una vita passata a studiare l'islam, gettò la spugna e scansò il martirio per un soffio). Allora? Boh. Nella Bibbia è Dio stesso che dice ad Agar, la schiava egizia di Abramo, che da suo figlio Ismaele nascerà una grande nazione ostile ai suoi fratelli (che al momento è uno solo, Isacco). Ma non dice come va a finire...
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Denatalità? Per forza, col consumismo a cui abbiamo abituato i figli...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8429DENATALITA'? PER FORZA, COL CONSUMISMO A CUI ABBIAMO ABITUATO I FIGLI...di Rino Cammilleri Sui social sempre più spesso compaiono vecchie foto in cui si vedono tanti bambini che giocano spensierati con ...niente. Tappi di gazzosa, cerchioni di bicicletta da inseguire e far rotolare, palloni improvvisati con stracci, i toboga coi cuscinetti a sfera e legno e spago, un gessetto per tracciare in terra numeri e quadrati, moscacieca e cavalluccio. Metti un bambino solo in una stanza completamente vuota e vedrai che, in breve, avrà inventato un gioco. Se poi avesse a disposizione una discarica (sì, avete letto bene, come quella in cui il sottoscritto giocava da ragazzino) ci troverebbe tutto ciò che serve a sbrigliare la fantasia. La sepsi? Eccola: "Se ti fai male, prendi il resto!".Il sottoscritto e i suoi compagni di allora sono diventati anziani anche grazie agli anticorpi generati da quei giochi selvaggi e allo stato brado. Questo per dire che i figli non costavano niente e, anzi, erano considerati un investimento. La casa era piccola, nessuno aveva la sua stanzetta? Nessun problema, certi giacigli uscivano solo di notte e di giorno sparivano. A scuola, grembiule, grazie al quale nessuno era umiliato dal dover sedere accanto a un compagno firmato dalla testa ai piedi. Oggi, invece, un figlio costa un capitale per molti inarrivabile: il computer, il cellulare, le sneakers, lo zainetto Eastpak, il nuoto, il tennis, il calcio nel vivaio. E giù tute, attrezzi, parures.E poi le gite scolastiche in settimana bianca, il saggio di danza col costume a spese di papà, il campo scuola, il campo estivo, l'Erasmus, la festa per il graduation. E infine il master in America, naturalmente dopo almeno cinque anni nei quali il pargolo ha studiato all'università fuori casa: affitto, pasti, spostamenti, treni e aerei per le feste. Ma quale operaio può permettersi più di un figlio in queste condizioni? Fin dall'asilo: come si fa a negare a un bambino l'iniziativa scolastica costosa quando tutti i suoi compagni ci vanno?Eh, si depreca la denatalità, si organizzano convegni e si prendono impegni elettorali. Cioè, tanto per cambiare, si cerca di risolvere i problemi a furia di chiacchiere. Che stanno a zero, come le ormai stantie fiaccolate, parroco in testa, a ogni teenager morto ammazzato. Certo, non si può negare il benessere materiale odierno rispetto ai tempi descritti all'inizio dell'articolo, ma erano anche tempi in cui un padre di famiglia poteva mantenere col suo stipendio la moglie casalinga e tre o quattro figli, e pagare pure l'affitto di casa. La frase "avere i soldi in banca" indicava uno agiato, perché poteva anche vivere con gli interessi del conto. Che oggi la banca non dà più.E anche il potere d'acquisto di salari e stipendi non è più quello di una volta. Le cause di ciò sono state più volte indicate, e hanno tutte un denominatore comune: l'avidità, quella che tende a concentrare la ricchezza in poche mani. Solo che il conoscere le cause non serve, visto che chi dovrebbe rimediare ha altro per la testa. Sempre. Bene, Pannella & soci ci hanno convinto a non fare più figli per goderci l'attimo fuggente. Ora che ci siamo accorti dell'errore, non ci sono più le condizioni per rimediare. Bel colpo, complimenti alla regia.E se qualche statista capisse che è - anche, ma soprattutto - questione di soldi e mettesse mano al borsellino, ecco pronta la contromossa: "fascista!", "figli alla patria!", e via resistendo col fazzoletto rosso al collo. Eh, basterebbe ricordare a chi di dovere che can che abbaia non morde. E che se si azzardasse a mordere basterebbe una buona pedata. Ripeto, incrementare la natalità, è vero, non è solo questione di soldi. Ma lo è principalmente: è inutile che mi rieduchi la mentalità se poi non mi dai i mezzi per attuarla.Per inciso: bombardati per decenni dagli spot pubblicitari che ci hanno convinto a spendere tutto quel che guadagniamo (col paradosso grottesco del "servizio pubblico" da cui ci facciamo bombardare a spese nostre), Pannella & c. non hanno dovuto faticare molto. Ai tempi del mio liceo pre-sessantottardo i nostri padri si telefonavano per accordarsi, così che tutti noi, a prescindere dal ceto, avessimo la stessa cifra di paghetta. Già: Dio-patria-famiglia, la vita di m... deprecata da una celebre senatrice. In cauda venenum: la causa prima della denatalità (e anche della disgregazione della famiglia)? Aver convinto le donne che la realizzazione personale stia nella carriera. Affermazione politically uncorrect? Echissenefrega!
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Il problema dell'Africa sono gli Africani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8426IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANIdi Rino Cammilleri Poiché ormai il Natale comincia ai primi di novembre e finisce dopo la Befana, ecco puntuale la lagna postale di richiesta di denari per i bimbi africani denutriti, con tanto di foto strappalacrime fin dalla busta. Ora, nessuno nega l'abnegazione sincera di organizzazioni e missionari (non a caso cattolici) che spesso ci rimettono anche la pelle. Ma va pure detto che 'sta storia è un pozzo senza fondo.Ormai sono anziano e, per quanto indietro spinga i ricordi, non rammento altro dalla c. d. decolonizzazione in poi. Ero alle medie e il problema lacrimoso era il Biafra. Al liceo la fame si spostò in India, ma l'India ci mise poco a riprendersi, tanto che oggi ha l'atomica, manda sonde sulla Luna ed è sua la più potente flotta dell'oceano omonimo. Anche la Cina ebbe il suo periodo di fame, ma era artificiale, e oggi la Cina mette paura a tutti. Il minuscolo Giappone, pur privo totalmente di risorse, mise in seria difficoltà la superpotenza americana; spianato, unico nella storia, a suon di bombe atomiche, eccolo di nuovo in primo piano mondiale.È razzismo dire che il problema dell'Africa sono gli africani? Anche su queste pagine da anni la specialista Anna Bono ci rende edotti in dettaglio, e a suo tempo lo stesso insospettabile Obama andò di persona a bacchettare il Continente Nero puntando il dito contro il nocciolo: corruzione e tribalismo. Gli esempi su riportati di terzomondiali che sono usciti dal sottosviluppo hanno un tratto comune: alle loro spalle hanno civiltà raffinatissime e millenarie.L'Africa, Egitto a parte, no. Partiti i colonizzatori ha ricominciato a fare quel che faceva prima: massacri, golpe, guerre civili, profughi. Il Nord islamico ha qualche parvenza di stabilità, ma se se la passasse bene non ci inonderebbe di migranti; anzi, sarebbe terra di immigrazione. Come lo era -non nascondiamoci dietro un dito- il Sudafrica dell'apartheid. Ricordate Dambisa Moyo? Economista di fama internazionale, africana lei stessa, non esitò a scrivere nei suoi libri che gli "aiuti" occidentali (e di chi se no?) all'Africa non facevano che incancrenire il problema. E si spinse a dare il benvenuto alle odiate (dai marxisti vetero e neo) multinazionali, che almeno portavano lavoro. E chi porta lavoro lo fa, certo, per profitto; ma è suo interesse, proprio per questo, garantire ordine e disciplina. E strade, scuole e ospedali. Cambiamogli pure nome se il termine "colonialismo" è diventato, per via di propaganda, sinonimo di ogni nefandezza. Ma la storia è storia: nell'Africa coloniale non c'erano massacri inter-etnici né schiavitù, e i missionari potevano operare in relativa tranquillità al riparo delle armi europee.Infatti, come il compianto supermissionario padre Gheddo instancabilmente testimoniava, il problema stava nelle teste, e solo l'evangelizzazione poteva cambiarle. Prevengo quelli che tireranno fuori il Cuore di tenebra conradiano: fate la conta dei morti, quanti da "cuori di tenebra" e quanti dalla decolonizzazione fino a oggi. Un milione nel solo Rwanda e in poche settimane nel 1994. A colpi di coltelli e machete. Diciamolo, anche se provocatorio: ricolonizzare l'Africa farebbe bene a tutti. Prima che diventi, coi soliti spicci sistemi, completamente islamica. Ogni altro espediente, com'è noto, è fallito. L'ultima è che vogliono triliardi di "risarcimento" per la tratta degli schiavi. E li vogliono dall'Occidente, mica dagli arabi che la inaugurarono e condussero per secoli e secoli (e in certi posti non hanno mai smesso). I vari "piani" for Africa? Chiacchiere & distintivo. I triliardi si sa dove finirebbero.
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E fu cosi che i media ci hanno trasformato in cinici
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8451E FU COSI' CHE I MEDIA CI HANNO TRASFORMATO IN CINICIdi Rino Cammilleri Come si fa a non diventare cinici di questi tempi? Facciamo un esempio. Un bambino cade in un pozzo profondo? Una settimana di riprese, intervento del capo di Stato con scorta e addetti stampa (con conseguente intralcio ai mezzi di soccorso), talk-show, focus. Il bimbo per fortuna si salva. Ari-primepagine e aperture di tiggì, interviste a destra e e manca, puntate di approfondimento.Sui social si scatenano sia le prefiche che i leoni da tastiera. Poi, di colpo, si cambia scenario perché tra due mesi c'è il Festival di Sanremo e bisogna preparare gli spettatori all'evento. Nel frattempo, alcuni trafiletti en passant: un treno deraglia in India, migliaia di morti; idem in Costarica per un terremoto; solita ecatombe inter-etnica nell'Africa subsahariana. Finito il festival, ecco un cretino che ha ucciso il suo cane a legnate. Apriti cielo. Arriva la Scientifica, interrogazioni parlamentari, manifestazioni di piazza. Essendo cretino, non pensa di fuggire all'estero (possibilmente islamico, dove i cani non piacciono) per evitare l'ergastolo, il linciaggio, le dichiarazioni di pentimento alla maoista con lacrime in tivù per non dover passare il resto della vita a guardarsi le spalle. Si impennano le vendite di cappotti corazzati per cani.Si potrebbe continuare con gli esempi, esercizio che lasciamo al lettore, ma lo spazio è tiranno. Ora, dal momento che "il bene non fa notizia" e l'unica cosa che interessa ai direttori di media è l'audience, il martirio che abbiamo descritto è quotidiano. Enfasi, riflettori e titoli a effetto. Ma questo fenomeno non è, ahimè, una novità, bensì è coevo alla nascita dei grandi media.Nel 1951 uscì un film di Billy Wilder in bianco e nero, L'asso nella manica, con Kirk Douglas nei panni di un giornalista spiantato. Costui aveva scoperto che un poveraccio era rimasto incastrato in un buco in fondo a una grotta. Poteva essere salvato in poche ore di scavo, ma il giornalista riuscì a convincere i trivellatori a percorrere la via più lunga. Il luogo divenne il centro di stampa, radio e cinegiornali, con un intero continente che seguiva trepidando. Naturalmente, il poveraccio nel buco morì e il circo mediatico si spostò altrove.L'unico a piangere fu il giornalista, che non voleva il morto ma solo lo scoop. Ma qui non vogliamo accusare il cinismo dei media: lo si fa da tanto, come il film del 1951 dimostra (ma ci si potrebbe spingere anche più indietro, e di molto). No, il cinismo, indotto, è quello di tanti lettori-ascoltatori-spettatori. Non quelli che si indignano per il cane bastonato, bensì gli altri, mi si permetta di definirli "i normali". Come, per esempio, il sottoscritto ritiene di essere.Se accendo la tivù a ora di pranzo e il tiggì mi spara subito che un barcone di migranti è colato a picco, non mormoro "ecchissenefrega..." perché sono cristiano, dico un requiem mentalmente e cambio canale. Sì, perché non posso commuovermi ed emozionarmi tutti i giorni e a comando. Quando si cammina scalzi sulla ghiaia, dapprima ci si fa male, ma poi, dài e dài, la pianta del piede callifica e non senti più niente. Così avviene per l'area del cervello preposta alla commozione e alla solidarietà. I direttori dei media lo sanno, e perciò sono costretti a rincarare ogni volta la dose.Alla fine della fiera, questo rincorrersi e rilanciare produce due tipi di fruitore: il cinico e l'ansioso. Personalmente scelgo la prima categoria, perché i secondi finiscono per ammalarsi anche fisicamente. Ero giovane quando, negli anni Ottanta, gli "esperti" inventarono l'Orologio dell'Apocalisse, che già allora segnava pochi minuti a mezzanotte, ora X. Oggi, dopo il buco nell'ozono, il riscaldamento globale e la scomparsa degli orsi polari, è ancora lì. Buon segno.
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Cosi Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetiica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8502COSI' VITTORIO MESSORI DIVENNE TALENT SCOUT DELL'APOLOGETICAdi Rino Cammilleri Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo inviai a Vittorio Messori, di cui avevo letto il famoso Ipotesi su Gesù, con una lettera in cui brevemente elencavo tutte le mie disavventure di convertito. In capo a pochi giorni ricevetti una telefonata: era lui, entusiasta del mio scritto ma soprattutto stupito di quanto il mio percorso personale fosse simile al suo.Nacque lì una strettissima amicizia sorta dalla constatazione singolare di due vite parallele, quantunque lui avesse dieci anni più di me. Scoprimmo anche una comune passione per l'astrologia (sì, proprio lui, e sua moglie), e cominciò da parte mia il viavai per Milano dove lui allora risiedeva. Si impegnò perché il mio romanzo venisse pubblicato, senza riuscirci. Sì, proprio lui. Ma a me non importava: il numero uno dell'apologetica aveva apprezzato il mio lavoro e tanto mi bastava. Se il numero uno aveva detto sì, era segno che tutti gli altri non capivano niente. Solo quando il mio nome, grazie a lui, divenne noto si decisero a pubblicare il mio L'inquisitore. Che ebbe quattro edizioni in italiano, più sei in altrettante lingue straniere e recentemente è stato riedito nei Gialli Mondadori.Quantunque lui fosse dell'Ariete (ascendente Ariete!) e io Scorpione, la sintonia era, misteriosamente, perfetta. A tarda sera, ogni sera, un'ora di telefonate vicendevoli per commentare, aggiornarci, scambiare intuizioni e trouvaille storiche. Quando non aveva tempo per un libro che avrebbe voluto scrivere subentravo io. Fu così che nacque Il quadrato magico (bestseller che, strano a dirsi, spopolò tra i massoni, non certo per il contenuto apologetico ma per le ricchezze simboliche numerologiche di cui sono ghiotti; fu anche motivo di una cordiale conversazione in treno tra me e Umberto Eco). Lo stesso per Gli occhi di Maria, sui prodigi mariani in Italia durante l'invasione napoleonica, fenomeno che aveva incuriosito perfino Renzo De Felice ma di cui i cattolici nulla sapevano. Ogni volta, però, erano scenate da parte sua per la mia, secondo lui, mancanza di precisione "piemontese", derivata, sempre secondo lui, dal mio "circiterismo" meridionale.Ero presente quando firmò il contratto per l'intervista a Giovanni Paolo II, bestseller internazionale come il precedente Rapporto sulla fede con Ratzinger (Messori non dimenticò mai di essere soprattutto un giornalista, da qui le sue geniali interviste). Ero presente quando, con giornalisti al seguito, viaggiammo per la Spagna sulle orme de Il miracolo di Calanda. C'era anche Travaglio, seduto accanto a me in aereo. Ma sarebbe troppo lungo elencare i fatti di trent'anni di amicizia e collaborazione.Naturalmente, litigammo più volte, dati i rispettivi caratteri, anche con reciproci insulti sanguinosi. Proprio per questo declinai i suoi inviti reiterati a trasferirmi vicino a lui. E feci la cosa giusta. A volte per continuare a volersi bene giova mantenere una ragionata distanza. Per esempio, quando fu la volta di Lourdes, cronaca di un mistero, di René Laurentin prefato da Messori, affinché lo traducessi "bene" dal francese mi regalò una copia del Petit Robert, celebre dizionario franco-italiano. E malgrado tutto (causa la prosa contorta del famoso mariologo) scivolai su una vieille (vecchia) che scambiai per veille (vigilia). Seguì scenata e mia esclusione da una puntata di Porta a Porta sul tema.Ma lui è stato il mio talent scout, l'unico che si fosse accorto delle mie potenzialità di apologeta in un mondo di mediocri, mondo che, senza di lui, prosegue nella sua insignificanza tra gelosie, divergenze d'opinione, clericalismi. Speriamo che il Signore trovi chi lo sostituisca.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire" racconta come Avvenire ha elogiato Messori però mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, che invece lui rilanciò con forza.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 aprile 2026:Tanti in questi giorni stanno scrivendo sui giornali e sui social ricordi personali e testimonianze che dicono non solo della grande popolarità di Vittorio Messori - lo scrittore cattolico morto il Venerdì Santo - ma anche di quanto bene abbia seminato nella sua vita. E, per quanto possibile, in questi giorni anche noi apriamo queste pagine a quanti vogliono aggiungere un ricordo o una riflessione sulla vita e l'opera di Messori.Non sorprende che davanti a un personaggio di tale statura si leggano anche commenti stonati e critiche impietose, ma ciò che non ci aspettavamo di leggere è il commento apparso su Avvenire a firma di Francesco Ognibene. Per poter fare l'elogio di Messori, Ognibene nega che possa essere definito un "apologeta". Citando soprattutto la rubrica Vivaio, che il giornalista e scrittore tenne su Avvenire dal 1987 al 1992 (ma che poi traslocò, non a caso, sul mensile Il Timone di Gianpaolo Barra), Ognibene ricorre a un presunto «metodo-Messori» che sarebbe «oltre l'apologetica». Ci spiega infatti Ognibene che «parlare di apologetica nella società delle contrapposizioni insanabili oggi però suona come screditamento pregiudiziale dell'altro, mentre di Messori ricordiamo certo la fermezza nel sostenere le sue ragioni ma con lo stile di chi argomenta convinzioni proprie più che voler dimostrare i torti altrui». Dunque Messori non sarebbe un apologeta, ma «qualcosa di diverso e più ampio, ambizioso, positivo» perché «la ragione del cristiano in cerca della verità dentro il mondo non scende in guerra contro nessuno».Scopriamo dunque da Ognibene che l'apologetica, che ha accompagnato la storia della Chiesa fin dalle origini e che è stata accantonata solo in tempi recenti, è una cosa cattiva. Perché scredita l'altro in modo pregiudiziale, una sorta di guerra contro chi nega le verità della fede cattolica. Stupidi noi a pensare che l'apologetica fosse invece un'esigenza ineludibile della fede, sintetizzata nelle parole di San Pietro che invita i cristiani «a rendere ragione della speranza» che è in loro (1Pt 3,15).In realtà l'apologetica non è mai servita a scendere in guerra o a screditare qualcuno, ma è una testimonianza della ragionevolezza della fede, che risponde alle sfide della cultura in cui si è immersi, ed è quindi ovvio che si confronti con gli attacchi alla Chiesa, con gli errori e le eresie. In genere è proprio l'annuncio della Verità che genera reazioni violente da parte di chi serve la menzogna. L'idea che l'annuncio della fede cattolica - se ben fatto - sia accolto con serenità dal mondo e non provochi «contrapposizioni insanabili» è un'utopia, è fuori dalla realtà. Fosse davvero così Gesù non sarebbe stato messo a morte in croce. O forse anche lui era un po' intemperante e screditava pregiudizialmente i farisei e i dottori del tempio?Tornando a Messori, in tanti anni di frequentazione mai lo abbiamo sentito parlare di un suo metodo originale o della necessità di andare «oltre l'apologetica». Tutt'altro, insisteva sempre sulla necessità del ritorno all'apologetica classica, concentrandosi sui "tre cerchi": Dio, Cristo, la Chiesa. È stato anche tra i fondatori dell'Istituto di Apologetica - nato attorno all'esperienza de Il Timone (nato allora proprio come «mensile di apologetica popolare») - e negli ultimi anni si rammaricava casomai della sempre più scarsa popolarità dell'apologetica fra i cattolici, a cominciare dai pastori. Anche il libro-intervista con l'allora cardinale Joseph Ratzinger - Rapporto sulla fede (1985) - è una grande opera di apologetica e altrettanto il libro-intervista con Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (1994).La verità è che Vittorio Messori ha fatto rinascere l'apologetica dopo decenni di censura ecclesiastica, che oggi vediamo ancora in attività ad Avvenire.
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Una battaglia dopo l'altra, Hollywood gioca alla rivoluzione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8501UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA, HOLLYWOOD GIOCA ALLA RIVOLUZIONEdi Rino Cammilleri Quando i sinistri perdono le elezioni danno fiato alle trombe. Anche - e soprattutto - negli Usa. Poiché le fucilate da quelle parti si sono rivelate un boomerang, si torna ai vecchi sistemi, molto più efficaci. E veniamo a noi. Poiché sui social da qualche settimana è partito un tam-tam ("Il film dell'anno!") a proposito di Una battaglia dopo l'altra, mega produzione hollywoodiana tratta da un romanzo di Thomas Pinchon (che, visto il tema del film, dovrebbe essere una specie di Scurati americano) con cast faraonico (Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro...), ho deciso di guardarlo. Dico subito che il "capolavoro" di Paul Thomas Anderson a me è parso un guazzabuglio senza capo né coda, ma io non sono un critico, né un cinefilo, né, soprattutto, di sinistra.Infatti, saranno i sinistri ad apprezzarlo più degli altri; il gregge, incuriosito dal battage, magari resterà perplesso ma intanto il biglietto lo avrà pagato. Da quel che mi è parso di capire, la trama comincia con un'America del futuro, un futuro così prossimo che sembra oggi. Un gruppo rivoluzionario marxista bene organizzato e provvisto di lauti fondi (infatti, i personaggi principali fanno i rivoluzionari di professione e possono contare su una vastissima rete di complicità). Il film si apre con costoro intenti a liberare a mano armata gli immigrati illegali trattenuti alla frontiera messicana in attesa di identificazione. Ogni riferimento alla politica di Trump è, naturalmente, puramente casuale. Nel prosieguo dell'attività rivoluzionaria, ecco un bell'attentato dinamitardo al domicilio di un deputato antiabortista. Ogni riferimento a Vance (e, perché no, a Kirk) è, anche qui, del tutto fortuito.Il resto è puro woke: il biondo Di Caprio se la fa con una collega di imprese sovversive, una donna di colore che gli sforna una bambina mulatta prima di andarsene all'avventura. Ma viene catturata dal cattivo del film, un colonnello bianco e razzista il quale, visto che c'è, non resiste alle grazie della pasionaria, per cui fino alla fine non si capisce se la bambina mulatta è sua o di Di Caprio. La pasionaria in questione però, prima di sparire dal film, accetta il programma protezione in cambio dei nomi di complici. Il cattivo (Penn) comincia così a procedere allo smantellamento della rete rivoluzionaria. La cosa è lunga ma intanto il cattivo si è messo in luce e viene cooptato in una cupola ultrasegreta di altissimi personaggi che sono suprematisti bianchi, una specie di Ku Klux Klan di massimo livello. E che probabilmente sono pure papisti, visto che in una scena pregano in coro San Nicola. Boh, sia come sia, costoro a un certo punto scoprono che il cattivo colonnello ha copulato con una afroamericana (chissà perché ai Blm questo termine sembra più rispettoso del vecchio "negro", così come gli indiani sono diventati "nativi americani": in ogni caso, ciò la dice lunga su chi comanda anche il linguaggio), e perciò lo fanno fuori senza tanti complimenti. Indi, mandano un sicario a eliminare anche il frutto del peccato (in senso suprematista, s'intende).Vi dico subito che va a finire bene, perché i "buoni" (secondo il romanziere e il regista) prevalgono e i cattivi restano scornati. Hasta la revolución siempre, le scene conclusive lasciano intendere che la lotta continua e prima o poi il Sol dell'Avvenire splenderà anche sull'America oscurantista che ancora osa votare a destra. Se, incuriositi da una stampa complice ("già primo in classifica!", "è costato x ma ha già incassato x elevato a n!", e via pompando), volete andare a vederlo lo stesso, almeno sappiate che è pura propaganda dem, allettante per l'uso di attori di grido (che prima di diventare miliardari fari di "cultura" friggevano patatine dall'odiato McDonald's, da quella stessa "cultura" eretto a simbolo del capitalismo, anche se ci mangiano i bambini e gli immigrati; come se Hollywood non lo fosse davvero...).
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La rivolta contro l'uomo bianco? E' un prodotto dell'uomo bianco
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8428LA RIVOLTA CONTRO L'UOMO BIANCO? E' UN PRODOTTO DELL'UOMO BIANCOdi Rino Cammilleri Mi chiedo se i BlackLivesMatter, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, insomma tutta questa roba qui, si rendono conto che le loro teorie provengono dall'odiato (da loro) uomo bianco, etero e di radice cristiana. E che la loro esistenza, le loro lagne, le loro manifestazioni stradaiole, la loro sostanziale impunità sono mere concessioni di un uomo bianco attualmente in guerra con se stesso, così come l'emancipazione degli schiavi neri si dovette a una guerra civile tra americani bianchi. Parte dei quali sulla schiavitù aveva semplicemente cambiato idea in corso d'opera.Qualcuno si prenderà la briga di informare i maranza, gli africani che in casa nostra delinquono e vengono perdonati, i mantenuti dalla carità interessata di comunisti e bergoglisti, che il vento può cambiare in qualsiasi momento? Che l'uomo bianco può mutare opinione al girar di propaganda e allora per essi sarà finito il bengodi? Lo capiscono che si stanno divertendo solo perché l'uomo bianco ha in corso un conflitto interno ideologico e che poi è la solita guerra per il potere, e che quando qualcuno la vincerà, chiunque sia, per essi cambierà il vento?Le sinistre li coccolano? Sì, ma quando le stesse perverranno al comando, la loro storia insegna che il loro pugno di ferro sarà spietato e senza sconti. E sempre la storia insegna che le sinistre al potere producono solo povertà, dunque non ci sarà trippa per tutti, dunque perfino i Lgbt dovranno mettersi a lavorare. E gli altri, via, a casa. A spese loro. Giratela come vi pare, ma è sempre l'uomo bianco a dirigere le danze. Si badi: non è questione di razza, bensì di religione. Mi spiego. Ai tempi di Mao osservatori cinesi furono mandati in giro in Europa per cercare di capire i motivi della superiorità anche tecnologica degli occidentali. Tornarono a Pechino con la risposta: la radice cristiana.Non c'è spazio, qui, per spiegare il perché, basta osservare l'immobilismo delle altre culture, buddista, islamica, induista. Per un solo esempio, la musica: c'è qualcosa di lontanamente paragonabile alla musica prodotta dall'Occidente? Se oggi alcuni Paesi di tradizione non cristiana sono emersi nello scenario, è solo perché hanno adottato il modello occidentale. Ed è di matrice occidentale pure il marxismo leninista cinese. Da quando gli islamici hanno scoperto l'"imperialismo" delle Crociate? Da quando lo hanno appreso nelle università europee. Chi ha fornito a Maometto II il super-cannone che ha consentito ai turchi di prendere Costantinopoli? Un ungherese rinnegato. E si potrebbe continuare.Il c.d. Rinascimento islamico, il nazionalismo arabo, il socialismo arabo, le c.d. primavere arabe, l'attuale fondamentalismo e perfino il terrorismo sistemico sono invenzioni dell'auto-deprecato uomo bianco, il cui "fardello" kiplinghiano muta al mutare delle sue idee. Quando ai GayPride succederanno le sfilate al passo dell'oca o dell'anatra (già ci sono i primi sintomi) i Blm, gli Lgbt, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, e anche gli ecologisti o metteranno l'elmetto o andranno indovinate dove. Non credete che i sinistri se otterranno il potere totale faranno i destri? Non conoscete la potenza del "contrordine, compagni".
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Cosa dice la Chiesa sulle visioni di Maria Valtorta
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8295COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute negli scritti di Maria Valtorta, o comunque a essi attribuite, non possono essere ritenute di origine soprannaturale». Ergo, la Valtorta non è una veggente. Roma locuta, causa finita. Forse. Perché ai ripensamenti, magari secolari, di Roma ormai siamo abituati. Ero ancora uno studente universitario fresco di conversione religiosa quando qualcuno dei miei nuovi amici mi mise in mano non un libro, bensì quindici. I primi tre erano la trilogia de Il signore degli anelli (più un quarto, Lo hobbit), gli altri erano i volumi de Il poema dell'Uomo-Dio di Maria Valtorta. Il titolo, dopo alcuni anni, fu mutato in L'Evangelo come mi è stato rivelato, che, messo così, prendeva netta posizione su quella che per i fan era una rivelazione privata tout court. Con la lena del neofita li lessi tutti, e devo dire che non faticai affatto: erano libri che trascinavano e, ricordo, talvolta restavo sveglio tutta la notte per vedere come andava a finire. La Valtorta non era la prima a scrivere una dettagliata biografia di Gesù.ANNI VISSUTI A LETTOPrima di lei c'erano state María di Ágreda (XVII secolo) e Katharina Emmerick (XIX secolo, e si dice che qualcosa del genere sia in preparazione a Medjugorje). Quel che la Emmerick, analfabeta, dettò allo scrittore Clemens Brentano permise ad alcuni archeologi di scoprire la casa della Madonna a Efeso, Meryem Evi, oggi in Turchia: era esattamente dove e come la veggente, inferma a letto, l'aveva descritta. Anche la Valtorta era irrimediabilmente a letto, anche se, a differenza della Emmerick, era quasi arrivata al diploma prima che un comunista («Colpirne uno per educarne cento») non le spezzasse la schiena a tradimento con una sbarra di ferro nel 1920 a Firenze. Suo padre era un ufficiale di cavalleria di stanza a Caserta, dove lei nacque nel 1897, sua madre insegnava francese. Dopo quella botta, il trasferimento finale a Viareggio, dove dal 1934 fino alla morte (1961) non poté più lasciare il letto. Dal 1943 al 1947 scrisse a mano ciò che, asseriva, Gesù le dettava: 15.000 pagine, 122 quaderni. Oggi riposa nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata, retta dai Serviti. L'opera, ormai diffusa in una ventina di lingue, ebbe da subito problemi con l'allora Sant'Uffizio, quantunque Pio XII sembra non le fosse contrario. Io, che ho letto tutti i volumi, devo dire che qualche particolare narrato mi lasciò perplesso.Lo stile mi parve subito quello di una donna, mi si passi l'espressione, innamorata. Innamorata di Cristo, cosa che va benissimo, ci mancherebbe. Ma in lei diventava una descrizione minuziosa, anche troppo attenta ai dettagli. Un maschietto come me, per esempio, non è molto interessato al fatto che le orecchie della Madonna in fasce sembravano boccioli di rosa, né che sui piedi di Gesù trasparivano delicate vene bluastre. Dettagli da innamorata coinvolta, appunto. La quale, però, "vedeva" anche altro, ed è questo "altro" che rende la sua opera intrigante. L'"altro" è lo sfondo, i paesaggi, le abitudini e gli usi, i nomi delle località e le loro ubicazioni, i dati climatici, la flora, le strade, i fiumi, i cibi, le costruzioni. Come in un film. Certo, si potrebbe pensare che la Valtorta abbia fatto come Salgari, che l'ambientazione dei suoi romanzi la trovava alla pubblica biblioteca, non avendo mai viaggiato. Solo che la Valtorta non aveva niente del genere a disposizione. Di più: certe cose da lei descritte sono state portate alla luce dagli archeologi molti anni dopo la sua morte. Dieci volumi di dati storici, topografici, cronologici, architettonici. E tutti esatti, si badi. Da notare che nemmeno un turista erudito potrebbe accumularli, per il semplice fatto che si tratta di sapere non come stanno adesso le cose ma come stavano duemila anni fa. Per esempio, non ci sono coccodrilli in Terra Santa, è noto. Ma c'erano ai tempi di Gesù, forse portati dall'Egitto, e ciò è oggi assodato. Ma come faceva la Valtorta a saperlo? L'esistenza di una città di nome Krokodeilos è stata appurata solo nel 1999.L'ARCHEOLOGIA CONFERMAUno studioso francese, Jean-François Lavère, si è preso la briga di spulciare rigo per rigo l'opera della Valtorta, incuriosito dal fatto che, in essa, delle tre piramidi di Giza ne compaia una sola. Come, così precisa in migliaia di dettagli e poi una topica tanto madornale? Ora, la Fuga in Egitto terminò a Matarea, quartiere dell'antica Heliopolis, oggi El Matariya. C'era una folta comunità ebraica, ed è logico che la Sacra Famiglia vi cercasse alloggio e lavoro. L'"Albero di Maria" e "La Fontana di Maria" là sono ancora oggi venerati dai copti. Ebbene, la località è a solo 20 km dalle tre famose piramidi, ma la Valtorta ne "vedeva" una sola per il semplice fatto che da Matarea si vede solo la più grande, che nasconde le altre due. Ancora: Caecilius Maximus. Chi era costui? La Valtorta lo nomina appena. È uno dei due soldati romani di cui riferisce un breve colloquio. E riporta la data: inizi dell'anno 29. Ebbene, in una scritta su coccio ritrovata a Pompei nel 1959 compare tal Caecilius Maximus e lo dice presente nella vicina Puteolis (Pozzuoli) in data luglio dell'anno romano che corrisponde al 29 della nostra era. Pozzuoli era il primo porto d'approdo per chi veniva dalla Palestina e si dirigeva a Roma. Certo, che ci fossero due soldati romani con lo stesso nome è probabile. Un po' meno che fossero entrambi in quei luoghi nello stesso anno. Chi inventasse sparerebbe un, che so, Massimo Decimo Meridio, come nel film Il gladiatore. Che, pur avendo a disposizione fior di studiosi, sbaglia, perché un romano antico vero si sarebbe chiamato, semmai, Meridio Decimo Massimo.Per quanto riguarda i luoghi, la Valtorta li descrive, dicevamo, in maniera filmica. Come fa, per esempio, quando dettaglia le due cime con in mezzo una specie di sella, in occasione del Discorso della montagna. Oggi sappiamo trattarsi dei Corni di Hattin, dove Saladino, alla conquista di Gerusalemme, sbaragliò l'esercito crociato (come narrato in un altro - discutibile - film dello stesso regista de Il gladiatore, Le crociate). E come faceva la Valtorta a sapere dell'esistenza di Alessandroscene, città di cui ai suoi tempi non restava che qualche pietra nota solo agli archeologi? E della foresta pietrificata in Egitto, luogo divenuto turisticamente interessante solo nel 1989? E poi: Jotapata, scoperta solo nel 1992; Magdalgad e Lesendam, menzionate una sola volta nell'Antico Testamento e ritrovate solo nel 1966 da archeologi israeliani; la fortezza di Doco, Docus per i romani, della quale nessuno sapeva niente perché scomparsa, ma che la Valtorta menziona più volte; la colonia greca di Posideion, già in rovina ai tempi di Gesù e la cui ubicazione ancora oggi è nota a pochi studiosi. E si potrebbe continuare a lungo. Insomma, se quella valtortiana è solo invenzione, allora è un (misterioso) romanzo di fantascienza sui viaggi nel tempo.
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Noi che siamo stati adolescenti prima del '68 (e prima degli Incel)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8267NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano.Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose.Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli.Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente. Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo.Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno.
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Un filo rosso sangue fra il terrore giacobino e quello islamico
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8268UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale.Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza.Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto.In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella.Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è?
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No ai cellulari in classe, un divieto salutare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8264NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo.Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo.C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo.Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi.Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è.Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste.
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Dolce morte, amarissimo inferno
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8265DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi.Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì.Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi.Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem.L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto.
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Noi che la maturità era una cosa seria
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8266NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni.E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea.Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente).Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame.Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica.E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato.Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel Medioevo gli studenti affrontavano lunghi viaggi per poter apprendere dai migliori maestri. Infatti hanno prodotto le cattedrali. Oggi, rapper, influencer e gaypride.
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Tra woke e antifa, la propaganda sinistra
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8188TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di quel che sembra. Non so se lo facciano ancora, ma anche i radicali si chiamavano tra loro "compagni", e ho l'età per ricordare quando, in pieni Anni di Piombo, chiedevano il disarmo della polizia. Dunque, non erano affatto "liberali" quantunque apparissero occuparsi solo di Cicciolina e canne. E non so come si appellano inter eos i "verdi" e tutti gli "eco" in qualsiasi branca impegnati nella lotta a senso unico.Solo da noi, oltre ai più di sessanta istituti per lo studio della Resistenza, appena emerge un governo di centrodestra, ecco spuntare una tri o quadrilogia su Mussolini, subito strapremiata, e immediatamente trasposta in serial televisivo. L'aveva già capito Orwell, che non a caso aveva messo come esergo nel suo capolavoro 1984: «Chi controlla il passato controlla il presente». E chi controlla il presente, ovviamente, controlla il futuro. L'umanità procede per generazioni, è noto. E se nel corso di una di esse hai perso la battaglia, ce ne sono altre. A patto che alle successive venga ricordato incessantemente che i tuoi nemici erano i cattivi. E che, per quanti difetti tu abbia, quelli che ti hanno avversato erano molto peggiori di te, anzi, "il male assoluto". Dunque, sappiano i giovani che è meglio farsi comandare dalla tua fazione, perché quel passato in cui comandavano altri era un inferno.Quando il Duce inaugurò Cinecittà proclamò che «la cinematografia è l'arma più forte». Tanto era vero che il primo a capirne l'importanza fu un prete non a caso beato, don Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Il primo film a colori italiano fu suo: Mater, sulla Madonna, alla cui sceneggiatura collaborò personalmente. E i democristiani giudiziosamente si accodarono, sfornando capolavori del neorealismo come Cielo sulla palude (sulla vita di santa Maria Goretti). Il primo festival cinematografico del mondo, quello di Venezia, nacque nel Ventennio. Ma poi sia Cinecittà che Venezia cambiarono di mano, perché Togliatti, a differenza dei dc, aveva la vista lunga. Controllare il passato. Fondamentale.Se può consolarci - ma, ahimè, non lo fa - anche all'estero è la stessa cosa. La predilezione giacobina per la propaganda risale a Marat e a tutti quei libellisti che provocarono la Rivoluzione francese. Ci si faccia caso: l'unica attività di Mazzini, Marx, Lenin e compagnia sinistra era il giornalismo di propaganda politica. E anche Mussolini veniva da quella scuola. Negli USA, Hollywood è totalmente dem. Infatti, ogni film d'argomento politico che sforna, immediatamente strapremiato, è contro i rep (un esempio per tutti, Tutti gli uomini del presidente, sul Watergate, entrato, a furia di propaganda, perfino nei modi di dire). Il Sudamerica non è da meno: i film sulle precedenti dittature locali, sui desaparecidos, sul Cile pinochetiano si sprecano. La glorificazione cinematografica del Che, poi, affratella Nord e Sud. I bestseller della figlia di Allende, infine, chiudono il cerchio.Gli americani del Nord si sono momentaneamente stufati e hanno votato Trump. Il woke (marxismo radical in salsa Harvard) non a caso ha buttato loro giù le statue di Colombo e del generale sudista Lee, perché, ripetiamo, chi controlla il passato controlla tutto. Tabula rasa e demonizzazione continua. Per i mutaforma marxisti è imperativo, pena la sopravvivenza. Quando Trump cadrà o andrà in pensione, vedrete, usciranno uno dopo l'altro i film che spiegheranno alle nuove generazioni quanto fossero pessimi quell'uomo e la sua era. Ne sa qualcosa il povero senatore McCarthy, la cui sola colpa era di essere anticomunista. La propaganda continua, ossessiva, ha fatto passare il "maccartismo" nel vocabolario come "caccia alle streghe", sottintendendo che le "streghe" non esistevano. Invece esistevano eccome. Ma quelli nati dopo non lo sapranno mai. La propaganda è tutto, e se chi di dovere non prende in mano questa pratica una buona volta, non controlla neanche il presente.
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Su Gaza i telegiornali diffondono la versione di Hamas
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8171SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di mettersi in salvo? Naturalmente no, sennò che guerra era? Bene, eppure è quel che fa Israele con Gaza, e solo quando individua un obiettivo militare annidato tra case, scuole e ospedali. Epperò la popolazione, pur avvisata, non evacua. Perché? Forse qualcuno glielo impedisce? Lo stesso qualcuno che proprio là ha piazzato la sua postazione armata?In questo caso il suo scopo è creare dei "martiri" da poi filmare e mostrare alle tivù occidentali perché facciano pressione sulle loro opinioni pubbliche, le quali pressino i loro governi e questi ultimi pressino Israele a mollare la presa. Voi mi direte che questo si sapeva, che il livello di fanatismo (sulla pelle altrui) dei fondamentalisti musulmani è noto. È vero, ma questo dovrebbero, dunque, saperlo anche i direttori dei tiggì, i quali invece continuano a mostrarci e raccontarci la versione di Hamas. Ieri, per esempio, si sono visti bambini ammazzati e mamme piangenti. Tanto per cambiare. La voce fuori campo ha precisato "Secondo fonti ospedaliere", quando tutti sanno chi è che controlla gli ospedali gaziwi. Il dato che l'esercito israeliano avesse preventivamente avvisato del suo attacco, viene detto, sì, ma quasi di straforo, in finale di servizio, dopo aver pompato l'audience fino all'ultima goccia di strazio.Allora, mi chiedo: da un punto di vista strettamente morale, qual è la differenza tra chi spara filmati strappalacrime per un fine politico e chi li divulga per un fine di share? Se nelle città occidentali ci si scontra con la polizia e si sfascia tutto per protestare contro il "genocidio" e l'"oppressione" dei palestinesi, è colpa di Hamas? Hamas non può scatenare le piazze europee e americane, altri finanziatori lo fanno. Né è in grado di controllare i tiggì occidentali.Dunque, delle due l'una: o questi ultimi ci marciano, come si suol dire, per motivi ignoti, o sono semplicemente imbecilli. Personalmente propendo per la seconda risposta, anche perché fa il paio con quelli che ai festival del cinema anziché parlare di film sparano su Trump e Meloni. Continuando a sperperare i soldi dei contribuenti per fare propaganda politica alla fazione che ha permesso loro di fare i guitti anziché lavorare. E passi per i nostri TeleKiev, giacché il governo italiano è ufficialmente schierato. Ma i TeleHamas ce li potevamo risparmiare. Anche se il nostro ministro degli esteri continua col mantra pluridecennale "due popoli, due stati" che nessuno in tutto il Medio Oriente vuole. Avviso ai commentatori: spiacente, purtroppo non mi paga nemmeno Netanyahu.
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Con Leone XIV la Chiesa volta pagina
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8170CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINASono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro di lui)di Rino Cammilleri Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l'ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all'uopo. Il decano l'ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l'ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un'altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito "buonasera" all'elezione. Il nuovo papa ha indossato l'antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico "La pace sia con voi" al posto del classico "Sia lodato Gesù Cristo". Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che "Shalom" non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani ("Salam"), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: "Sogno una Chiesa povera per i poveri".Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i "migranti": qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l'"accoglienza" serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest'ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell'episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull'"accoglienza" rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all'esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza; un "ospedale da campo", di fatto una Ong più grossa delle altre e coi soldi anche di chi era d'altro avviso. Papa Prevost, stando ai primi gesti, pare voglia restaurare (cioè, riportare a bellezza, come diceva Ratzinger) ma senza scossoni per non apparire "conservatore". Certo, la situazione complessiva non è delle migliori, ma, come diceva un sorridente Ratzinger intervistato da un preoccupato Messori, "la Chiesa non è mica mia, è di Gesù Cristo, ci penserà Lui".Nota di BastaBugie: Paola Belletti nell'articolo seguente dal titolo "Papa Leone XIV, la luna di miele mediatica è già al tramonto (buon segno)" parla delle critiche che sta ricevendo il Papa in questi giorni.Ecco l'articolo completo pubblicato su Sito del Timone il 19 maggio 2025:Vedere il Sommo pontefice commuoversi guardando l'anello piscatorio cingergli l'anulare conferma non tanto la natura sentimentale di papa Leone XIV, quanto la umana consapevolezza di quale ministero abbia accettato di assumersi, «con timore e tremore», sapendo di non averne merito, come ha dichiarato lui stesso. Con la chiara coscienza di ciò che è chiamato ad essere e a compiere, dunque, prosegue nel servizio che la sua vocazione gli richiede, all'insegna di quel di più di amore che il ministero petrino implica; un amore oblativo, che porta a dare la vita per i fratelli e si nutre dell'amore totale e incondizionato di Cristo per lui. E se i motivi per rallegrarsi e rendere lode a Dio della condotta del pontefice per tanti cattolici non fanno che moltiplicarsi sembra invece che certa stampa abbia iniziato presto a dispiacersene. Un po' bizzarra, come reazione: il Papa ripete con chiarezza e carità e secondo lo stile e gli accenti personali la medesima verità di cui la Chiesa è sorgente e che è chiamato a custodire.Anche la tentazione di contrapporlo al suo immediato predecessore, che non manca mai di ricordare con rispetto e devozione, fa parte di questo malcostume, e di quello più generale che colpisce tutta la comunicazione contemporanea fatta di polarizzazioni continue e contrapposizioni esasperate (ed esasperanti). Anche su questo si è espresso Leone XIV, ma in particolare ha causato dei mal di pancia diffusi quando, udite, udite!, ha osato parlare del valore della famiglia come società autentica che precede qualsiasi istituzione e che si fonda sull'unione stabile tra un uomo e una donna.Apriti Cielo, per alcuni! Ma chissà a quale cielo si rivolgono. Nel recente incontro con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva infatti richiamato alla responsabilità i capi di governo rispetto alle gravi ingiustizie sociali ed economiche che feriscono i popoli e invitato ad investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Per Fanpage questa preclara dichiarazione significherebbe, papale papale, che il capo della Chiesa cattolica chiude alle coppie omosessuali, mentre papa Francesco, sempre secondo loro, avrebbe aperto alla concezione di famiglie di vario genere e tipo.Colpisce, ma non più di tanto, il disappunto di un Vito Mancuso che già a 48 ore dalla sua elezione al soglio pontificio il 10 maggio lamentava nelle parole del Papa i «primi passaggi stonati» denunciando affermazioni che lo avrebbero «sorpreso negativamente». A dire la verità, questo suo disagio funziona un po' come indicatore inequivocabile di come la Chiesa continui ad essere al servizio del mondo e della sua salvezza e proprio per questo detestata, irrisa, sentita estranea dal mondo stesso.Per Mancuso l'associazione della riduzione di Cristo a semplice leader carismatico con un ateismo di fatto sarebbe un'equazione ingiusta e infelice dal momento che ci sono altri modi di credere in Dio. Non è così però secondo la verità che la Chiesa cattolica ha l'umile certezza di portare in dote al mondo: che il volto del vero Dio sia proprio quello che si è rivelato in Cristo e non un altro. Cosa avrebbe dovuto dire o fare papa Leone? Scambio di elogi e medaglia per l'impegno religioso a tutti i pur nobili tentativi umani e nessun riferimento alla pretesa di verità di Cristo – così nessuno si offende, oppure esattamente ciò che sta facendo proseguendo il cammino pur accidentato e faticoso della bimillenaria tradizione cattolica?Fa quasi tenerezza, per contro, la sparata di una testata d'oltreoceano che godrebbe pure di un certo prestigio, il New York Times, ripresa con solerzia da Repubblica, che spaccia come scoop la scoperta della infedeltà di tal Salvatore Giovanni Riggitano, avo del pontefice, il quale ebbe una relazione illecita nonostante fosse coniugato con tal Susaznne Fontaine. Correva l'anno 1917 in quel di Chicago. E quindi? Questa condotta peccaminosa, riprovevole e illegale da parte di un antenato dell'attuale pontefice dovrebbe inficiare la verità sul matrimonio pensata da Dio stesso? Niente, è più forte di loro. Continuano a militare in un apparentemente inestinguibile Sessantotto per sovvertire qualsiasi autorità e riferimento morale e si comportano come delle laicissime beghine.
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Sai chi ha inventato i mattoncini Lego?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]Il luterano di cui dicevamo è Ole Kirk Kristiansen, nato nel 1891 a Omvraa Mark e morto a Billund, nella Danimarca occidentale, nel 1958. I suoi erano poveri contadini dello Jutland e lui, che era il tredicesimo figlio (!) dovette fin da subito lavorare in fabbrica.Qui apprese il mestiere di falegname, dopoché fu emigrante all'estero, in Germania e poi in Norvegia. Appena fu in grado di racimolare un gruzzolo sufficiente, tornò in patria e aprì una falegnameria sua.Nel 1916 si sposò con la figlia di un casaro, Kristine Sorensen, che gli diede quattro figli ma che morì nel 1932 dopo aver dato alla luce l'ultimo. Nel 1924 i primi due figli, Gotfryd e Karl, erano cresciuti abbastanza da poter dare una mano nell'azienda familiare. Ma un brutto giorno, nel manipolare la colla a caldo, alcuni trucioli presero fuoco e in breve il rogo divenne ingovernabile. Fu persa anche la casa dei Kristiansen, adiacente al laboratorio. Già, tutto legno.COME GIOBBEOle che fece? Come Giobbe, si inginocchiò. Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo nome. «Mi sono fermato un attimo per inginocchiarmi davanti a Dio. Ho ribadito la mia gratitudine all'Onnisciente, e questo mi ha dato la pace dello spirito».Così ricordò nelle sue memorie. Rialzatosi, anziché perdersi d'animo si diede a raccogliere prestiti, che gli furono tranquillamente concessi perché era nota la sua affidabilità. In capo a un anno l'azienda era più grande e «più bella che pria», per dirla con Petrolini, e in breve annoverò una quarantina di dipendenti. Con una piccola variante: Ole tutte le mattine, prima del lavoro, li riuniva e guidava la preghiera, avendoli dotati di un libro dei Salmi ciascuno. Le cose andarono bene fino alla Grande depressione, che nel 1929 dagli Usa si propagò in tutto l'Occidente economicamente interconnesso con l'America. Le dittature italiana e tedesca ne sarebbero uscite applicando le dottrine keynesiane, gli Usa intervenendo nella Seconda guerra mondiale. Intanto, i Kristiansen arrancavano fabbricando oggetti casalinghi e giocattoli. Ma erano fatti così bene (Ole all'ingresso del laboratorio aveva fatto scrivere: «Neppure il meglio è buono a sufficienza») che andavano a ruba. Specialmente i giocattoli, tra i quali spiccava la famosa paperella con le ruote che apriva e chiudeva il becco mentre i bambini la trascinavano con la cordicella.I Kristiansen decisero, infine, di concentrarsi sui giocattoli. Ole convocò i dipendenti e chiese loro di decidere, insieme a lui, il nome della nuova attività.Dalla consultazione uscì fuori LeGo, contrazione che in danese sta per «Leg Godt», «giocare bene».DAL LEGNO ALLA PLASTICADurante un viaggio di osservazione in Inghilterra, il fondatore portò a casa una nuova idea: i mattoncini da costruzione. Era persuaso che i bambini fossero più creativi degli adulti e in questo non sbagliava: chi ha la mia età sa che un bambino può inventarsi giochi anche senza avere in mano niente, anche in una stanza completamente vuota. Ma i mattoncini da costruzione dei Kristiansen erano, ovviamente, di legno, e non avevano ancora la possibilità di incastrarsi l'uno con l'altro. L'idea gli venne durante una fiera, ascoltando le recriminazioni di uno standista: le muragliette costruite con i mattoncini avevano il difetto di crollare a ogni minima disattenzione. Venne la guerra e venne l'invasione tedesca. I Kristiansen non ebbero particolari noie, ma nel 1942 ecco di nuovo il fuoco. Tutto andò in fumo un'altra volta e un'altra volta Ole dovette ricominciare da capo. Ma ormai la ditta Lego era così rinomata che non ebbe necessità di particolari sacrifici per tornare in - è il caso di dirlo - gioco. Fu nel 1947 che avvenne la svolta definitiva. L'invenzione della plastica. Ole comprese subito le potenzialità del nuovo materiale e decise di riconvertire tutto il processo di produzione. Non più giocattoli assortiti ma solo mattoncini di plastica, incastrabili grazie a cilindretti e buchi corrispondenti. Era nata la Lego, quella che tutti conosciamo. Una delle aziende di giochi più famose del mondo. La versione finale dei mattoncini, nella forma e col materiale che tutti conosciamo, fu brevettata nel 1958. Ole Kirk Kristiansen morì nello stesso anno, ma ebbe la soddisfazione di vederla. Dieci anni dopo a Billund sorse il primo parco Legoland del mondo, dove i maggiori monumenti del pianeta sono ricostruiti coi famosi blocchetti e dove milioni di turisti, grandi e piccoli, vanno ogni anno.SETTE PARCHIOggi di questi parchi ne esistono altri sette, in California, Florida, New York, Dubai, eccetera.Il primo riconoscimento extra Danimarca il fondatore lo ebbe in Italia, a Roma, dove nel 2002 il parco comunale di Silva Candida è stato intitolato a Ole Kirk Kristiansen. La Lego è oggi presente in centotrenta Paesi e nel 2000 il suo mattoncino è stato proclamato «giocattolo del secolo». Quel tredicesimo figlio di poveri contadini, che riponevano in Dio ogni loro speranza, dimostrò che davvero un figlio è un investimento. Un Dio creatore che ama creare (sennò non si spiega, per esempio, l'esistenza di coloratissime orchidee al centro dell'Amazzonia, dove crescono da millenni senza che nessuno possa vederle) di certo gioisce come un padre a cui nasce un erede: un nuovo figlio è una nuova speranza. Nei secoli cristiani lo si sapeva bene, infatti sul tetto delle cattedrali ci sono spesso statue invisibili dal basso: i maestri medievali non costruivano per i turisti. Un giorno un amico, pur credente, mi chiese a che cosa servisse una Ferrari sulla via della salvezza. Neanche una rosa - risposi - serve a niente. Ma se Dio stesso ci ha circondati di cose inutili (le galassie, le libellule...), chi sono io per pontificare? Savonarola, grazie a ragionamenti analoghi, ridusse la capitale del Rinascimento in un luogo di «piagnoni», coi suoi «falò della vanità» che mandarono in cenere capolavori. È vero, oggi la Lego, come la Disney, subisce il contagio woke. Eh, i fondatori sono morti. A proposito di investimenti: Céline Dion è una tredicesima, e fu un prete a convincere la madre a tenerla. E poi Andrea Bocelli, Cristiano Ronaldo, Justin Timberlake...Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Adesso pure i Lego sono omofobi" racconta l'ultima follia woke.Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 8 febbraio 2025:Il Museo della Scienza di Londra, in questi ultimi giorni, è oggetto di sbeffeggio sui social per aver organizzato un tour che promuove l'idea che i mattoncini Lego possano essere in qualche modo "omofobi" adducendo una motivazione che ha dell'incredibile... Tanto per incominciare, il tour si chiama Vedere le cose in modo queer (Seeing Queerly) e già il titolo è tutto un programma... ed è stato creato dal Gender e Sexuality Network del Museo della Scienza di Londra. Tra le tappe del percorso, nel museo, ce n'è una in cui i visitatori possono ammirare una vetrina con i mattoncini Lego, accanto a una guida che afferma che questi potrebbero rafforzare l'idea del binarismo dei sessi.Idea gravissima! Anzi idea violenta, nel mondo di oggi che arriva ad ignorare e a censurare il modo in cui l'umanità si è riprodotta nei millenni. Idea violenta e, dunque, violento, chi la diffonde. Ma in che modo l' "eresia" dell'esistenza dei due sessi biologici (che è bene ricordare, sono ancora "maschile" e "femminile"...) verrebbe incentivata dalla Lego? Per il fatto che, udite, udite, i mattoncini presenterebbero una parte superiore con i perni sporgenti che rappresenterebbe il "maschio" (del mattoncino?!?) ed una parte inferiore, con i fori per ricevere i perni che rappresenterebbe la "femmina".Dunque sarebbe una struttura "discriminatoria" perché ricorderebbe addirittura "l'accoppiamento" e ciò rafforzerebbe, secondo questa logica folle, l'idea delle relazioni come "eteronormative". Attendiamo solo, in quest'ottica delirante, a questo punto, che i Lego partoriscano... Sebbene la guida del tour sia stata pubblicata sul blog del museo più di due anni fa, è diventata virale, solo ora, dopo che il Telegraph ha pubblicato un articolo sulla questione.«Questo è un esempio di applicazione del linguaggio eteronormativo ad argomenti non correlati al genere, al sesso e alla riproduzione. Illustra come l'eteronormatività (l'idea che l'eterosessualità e il binarismo di genere maschio/femmina siano la norma e tutto ciò che ne esce è insolito) plasmi il modo in cui parliamo di scienza, tecnologia e mondo in generale». È precisamente quanto si legge sul blog.La direttrice del webmagazine Sex Matters, Fiona McAnena, che si batte contro le follie woke, ha risposto alle accuse di discriminazione sessuale da parte del museo, affermando che «il percorso autoguidato del Museo della Scienza su tutto ciò che e "queer" è completamente folle e include alcune affermazioni assurde». «Quando visitano il Museo della Scienza - ha sottolineato - le persone si aspettano di essere informate, istruite e ispirate, non di vedersi imporre affermazioni dubbie radicate nell'ideologia di genere».Mentre, dal canto suo, Elon Musk ha twittato in risposta all'articolo del Telegraph che ha raccontato la vicenda, inviando un'emoji con la faccia di un clown. Una menzione a parte merita l'editore emerito del Daily Wire Ben Shapiro che ha deriso l'idea, scrivendo su X: «Aspettate che il Museo della Scienza scopra che gli
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La tregua di Gaza e una fregatura per Israele
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057LA TREGUA DI GAZA E' UNA FREGATURA PER ISRAELE di Rino Cammilleri Reagan, presidente Usa, così ebbe a dire: "Potevamo asfaltare il Vietnam e dipingerci le strisce di parcheggio sopra". Infatti, gli americani persero quella guerra per colpa della propaganda interna, non certo per motivi bellici. Chi fossero i veri villains della situazione si vide nel successivo proliferare dei c.d. boat people, vietnamiti che preferivano affrontare i pirati e l'oceano su bagnarole pur di sfuggire ai "liberatori" comunisti. Cinquantamila soldati americani tornarono nelle bare, ma secondo la propaganda di sinistra - cioè, Hollywood, nani&ballerine - i genocidi al napalm erano loro e non i viet & khmer. C'era dietro lo zampino del famoso Dipartimento D del Kgb? Non si sa, certo. Ma il metodo d'indagine detto quis juvat? non permette di escluderlo.L'ATTACCO DI HAMAS E LA PROPAGANDA OCCIDENTALEEbbene, lo stesso schema si può applicare all'attuale problema mediorientale. Riassumiamo. Per far saltare i c.d. Accordi di Abramo gli autoeletti capi del palestinesi, cioè Hamas, un 7 ottobre (c'entra niente Lepanto?) lanciarono un attacco proditorio contro la popolazione israeliana, trucidando sulle 1500 persone, compresi donne, vecchi, bambini e malati. Andarono via portandosi dietro centinaia di ostaggi, anche neonati. Sapendo che la reazione israeliana sarebbe stata furibonda, gli eroici guerrieri islamici piazzarono arsenali, basi e logistica in luoghi come ospedali, scuole, case private. Epperò la propaganda in Occidente si scatenò subito contro la risposta israeliana, accusandola di genocidio. E dire che in Occidente sappiamo bene che l'abitudine di lanciare autobus e camion sulla folla dei mercatini, di mitragliare chi balla in discoteca, di accoltellare passanti a caso non è affatto ebraica. Eppure la propaganda è riuscita a far passare per genocida un popolo che il genocidio, e in grande stile, l'ha subito. A questo è servito riempire l'Occidente di musulmani? Chissà.Il fatto è che, pressati dalle loro opinioni pubbliche così plagiate, i governi occidentali, tutti, hanno pressato a loro volta quello israeliano, costringendolo a un cessate-il-fuoco che di fatto è un calabraghe. Li credevo più furbi, gli israeliani, invece hanno puntato tutto sulle armi e niente sulla propaganda. Ed ecco il risultato. Galere aperte e centinaia di ergastolani (Israele non ha la pena di morte, non così i vicini) che andranno a rimpinguare i ranghi decimati di Hamas. Centinaia di camion di aiuti che faranno la stessa fine. Hamas ha, così, agio di riorganizzarsi in ogni senso. In cambio? Sette ostaggi liberati. Sette, con promessa di altri -quelli ancora vivi- ma col contagocce. Anche il famoso leader Sinwar, quello la cui moglie esibiva borse da migliaia di dollari, era stato scambiato in tal modo. Ed era divenuto la mente del 7 ottobre. E ora suo fratello ne ha preso il posto. Date queste premesse, il conflitto da quelle parti non finirà mai. Mai.LA PROPAGANDA E LE SUE CONSEGUENZEI governi occidentali, essendo democratici, campano di voti. Poi c'è da mettere in conto le elezioni presidenziali americane, che cadono troppo presto. Con tutto ciò, dunque, come trascurare il fattore propaganda? "Secondo dati locali" è il mantra dei tiggì occidentali. Cioè, secondo quel che riferisce Hamas, che controlla anche il c.d. Ministero della Salute palestinese. Chi si ricorda più del filmato, beotamente trasmesso e ritrasmesso da tutti i tiggì, di quel povero padre palestinese che disperatamente faceva cenno di non sparare su di lui e il figlioletto? Poi si scoprì che erano attori, ma i c.d. giornalisti occidentali si guardarono bene dall'ammettere di essere stati infinocchiati. E l'opinione pubblica occidentale rimase persuasa che i villains erano sempre i soliti.La foto di Jane Fonda con l'elmetto ripresa accanto a una postazione contraerea vietcong fa il paio con lo slogan dei soliti giornalisti (di parte o semplicemente cretini) che, dopo la fuga americana crearono lo slogan del "mito dell'invincibilità vietnamita". Che crollò pochi mesi dopo sotto i carri armati cinesi. Ma è la democrazia, bellezza! I cui meccanismi i terroristi islamici dimostrano di conoscere molto meglio. Sempre per un pugno di voti Biden, dopo miliardi di dollari e molti marines morti in vent'anni, ha riconsegnato pari pari l'Afghanistan ai talebani. Vi risulta che qualche anchorman glielo abbia rinfacciato? No, infatti, perché nani&ballerine stanno tutti da una sola parte. E adesso già affilano le armi per una guerra senza quartiere a Trump. Il quale, tra le altre cose, è stato il presidente che ha portato l'ambasciata americana a Gerusalemme. Le ambasciate, lo ricordo, stanno nella capitale. E per Israele la vera capitale non è Tel Aviv ma Gerusalemme. Trump, insomma, è anche "amico di Israele", dunque...
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Sciopero meccanismo infernale che i sinistri usano per il potere
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018SCIOPERO, MECCANISMO INFERNALE CHE I SINISTRI USANO PER IL POTERE di Rino Cammilleri Sciopero del 13 dicembre, Santa Lucia. Ennesimo scacco a Salvini. Il ministro precetta i trasporti, il solito Tar del Lazio annulla, i lavoratori più privilegiati d'Italia mandano in tilt il Paese, naturalmente sempre di venerdì per fare più danno. Morale complessiva: è praticamente inutile votare, per un popolo, se i comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) hanno da tempo provveduto a infiltrare gente loro negli ingranaggi dello Stato. I politici vanno e vengono, i funzionari e i magistrati no, restano al loro posto chiunque sia al governo. Non devono fare equilibrismi perché sotto ai riflettori, non devono cercare in tutti i modi di farsi rieleggere per poter portare avanti progetti di ampio respiro e lunga durata.No, funzionari e magistrati durano tutta la loro vita, pronti ad agevolare quando al comando c'è la loro fazione o a sabotare quando c'è l'altra. E la strategia dei comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) è sempre la stessa: o comandano loro o sfasciano tutto. Lenin, infatti, ha elaborato non tanto il marxismo, quanto un metodo infallibile per prendere il potere e tenerselo. E Gramsci ha genialmente aggiunto i nani e le ballerine.Ora, uno potrebbe dire: vabbè, lasciamoli comandare visto che ci tengono tanto, così almeno avremo la pace per le strade, anche ferrate. Il problema è che spasimano per comandare, sì, ma poi l'unica cosa che sanno fare è trasformare il Paese in un campo di concentramento in cui chi non obbedisce (a loro) non mangia. E mangia poco, perché quel poco che rimane, dopo breve tempo di (loro) comando, se lo pigliano tutto loro e quelli cha hanno fiutato il nuovo corso. Che poi è più vecchio del cucco, ma a quanto pare conserva la sua geniale efficacia, infatti ha conquistato perfino l'America.Voi direte: ci penserà l'islam a sistemarli come meritano. Sì, perché avete visto le statistiche e appreso che le donne occidentali fanno 1,4 figli, mentre le musulmane ne fanno 3,5 a testa. E avete letto che a ogni censimento i musulmani in Europa raddoppiano. Ma riflettiamo: c'è molta differenza tra il campo di concentramento islamico e quello comunista? Non sono totalitari entrambi? Non obbligano a vestire, parlare, pensare, mangiare come dicono i capi? Femminismo e gayismo? Strumentali al sabotaggio, se ne può fare benissimo a meno.Infatti, ai comunisti non costerà niente recitare la shahada e diventare musulmani, l'importante è comandare. Poi, gramscianamente, ci penseranno i loro nani&ballerine a convincere il popolo che velarsi, farsi crescere la barba, circoncidersi, infibularsi, scannare agnelli è sano&bello. Guardate le bandiere palestinesi nelle manifestazioni con falce&martello. E chi è che preme per l'"accoglienza" indiscriminata? Eh, se fossi Satanasso non avrei saputo escogitare di meglio. Esagero? No, mi ricordo dell'urlo letteralmente infernale e corale che si levò dai banchi dell'opposizione quando Salvini sfoderò in aula il Rosario. Prepariamoci, perché non ci sarà Opzione Benedetto che tenga. Verranno a stanarci. Qualcuno di voi obbietterà che ai cortei "contro il genocidio" ci va tanta gente in buona fede. Eh, secondo un antico detto di origine medievale, "lo stupido è il cavallo del diavolo".
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Cosa serve andare a votare se tanto è uguale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968COSA SERVE ANDARE A VOTARE SE TANTO E' UGUALE? di Rino CammilleriWilson Fisk alias Kingpin è il problema numero uno di Daredevil, il supereroe cieco della Marvel. Fisk. Italianizzando sarebbe Fisco. Che è il problema numero uno di un popolo cieco - meglio: accecato - che qualsiasi cosa voti se lo ritrova sempre davanti, imbattibile e imbattuto. L'ultima trovata dell'Agenzia delle Entrate, infatti, è da Padrino n. 4, una proposta che non si può rifiutare, pena ritrovarsi con una testa mozza di cavallo nel letto.Se ho ben capito: il Fisco, sulla base di una proiezione, suppone che tu debba guadagnare suppergiù quanto ha guadagnato l'altro ieri; se paghi il calcolato (dal Fisco, ovvio), nessun problema; se no, sei nel mirino degli accertamenti delle Fiamme Gialle. Guardate, c'è proprio scritto così nell'avviso, con l'aggiunta che stanno potenziando all'uopo le capacità di controllo per chi non scuce immantinente di fronte alla minaccia. Andate a vedere: il linguaggio è perentorio e - aggiungo io - intimidatorio. Sì, ci sono i c.d. grandi evasori che poi patteggiano e il Fisco è contento perché meglio di niente. Ma quando l'intimidazione piomba sul capo di un poveraccio a partita Iva che è sull'orlo della disperazione perché i clienti diminuiscono ogni giorno sempre più vertiginosamente, ecco che scatta il pensiero (amaro): ho votato a destra perché questa aveva promesso di abbassare le tasse, invece non solo non lo fa, ma a chi gliene chiede conto risponde livorosamente che è colpa del superbonus introdotto dal precedente governo. Il che è vero.Tuttavia il precedente governo non aveva tolto soldi dalle tasche degli italiani per darli a Zelensky (non è un suo merito, solo non aveva fatto in tempo) e per contrastare l'evasione aveva inventato la lotteria dello scontrino. Che l'attuale governo si è ben guardato dal togliere. Ora, la domanda: avete notizia di qualcuno che abbia vinto qualcosa con questa lotteria? Se quando mi presento alla cassa con il codice sul telefonino mi sento dire dalla commessa che sono il solo cliente del supermercato a richiedere 'sta lotteria, vuol dire che il resto del popolo ha già capito, e da un pezzo, la presa per i fondelli.Noi, votanti di destra e progressivamente sempre più delusi, abbiamo un suggerimento per le prossime elezioni: mantenete le promesse, abbassate le tasse, cessate con la persecuzione fiscale. Sarà pure una trovata demagogica, ma chissenefrega. Solo così guadagnerete anche la prossima legislatura. Altrimenti andate a casa. Tanto, è uguale.Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Dove è il male minore? Una rappresentanza per gli apolitici!" fa notare che da Forza Italia fino ad Alessandra Mussolini, tutti aderiscono al pensiero di sinistra su vita e famiglia, soprattutto sugli Lgbt. Come nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la domanda è sempre la stessa: cosa serve andare a votare?Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2024:Riposizionamenti politici? Le danze sono state aperte da Marina Berlusconi che, in una intervista al Corriere della Sera del 27 giugno scorso, ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere... ».Poi è stato il turno di Piersilvio, che avrebbe dato ordine di «di puntare sugli ospiti più moderati del partito di Elly Schlein, rispetto a quelli del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che vengono considerati troppo "radicali". Insomma, un'opposizione con cui non possono esserci spazi comuni».Infine è stato il turno di Antonio Tajani, anche lui erede (politico) di Berlusconi che, in una intervista a Repubblica, ha aperto allo jus scholae: «Mica ho sentito Schlein per fare un inciucio. Né lavoro a un accordo sottobanco con il Pd. È solo quello che pensiamo, da sempre. È quello di cui ha bisogno il nostro Paese. L'Italia è cambiata». Non ho dubbi che aprire le maglie della concessione della cittadinanza italiana sia quello che pensa da sempre; peccato che, nel 2022, lo stesso Tajani aveva scritto in un Tweet che giudicava chi proponeva lo stesso provvedimento «Irresponsabili sulla pelle degli italiani». Mistero.Sottolineo che queste prese di posizione sono avvenute in interviste sul Corrierone e su Repubblica, cosa che ha tutta l'aria di un proclama.Ovviamente, la memoria corre all'intervista concessa (in vestaglia) da Alessandra Mussolini nel 2021 a Vanity Fair: «... quella proposta da Zan è una legge doverosa perché è un semplice prendere atto di qualcosa che esiste già nella società. [...] Io certe cose le ho sempre pensate, ma siccome ero pur sempre in un ambito politico, non potevo dare loro spazio». Insomma: è sempre stata «una ragazza di sinistra» ma non poteva dirlo. Cosa avrebbero pensato, elettori e militanti? Ecco una buona domanda.Probabilmente penseranno che sono stati presi in giro per anni: hanno votato, sostenuto e difeso persone che professavano cose nelle quali non credevano. Ipocriti, li avrebbe definiti il Vangelo. Oppure potrebbero pensare che su aborto, fine vita e diritti LGBTQ+ il pensiero dei politici è unanimamente contrario al magistero; e, quindi, i cattolici (almeno quelli per i quali il magistero ha ancora un valore) non hanno alcuna rappresentanza politica. Il pensiero successivo sarebbe rivolto all'epoca del Non expedit e all'Opera dei Congressi... realtà da sogno e irrealizzabile, ai giorni nostri.Ancora: potrebbero pensare che il PD, per gli avversari politici, rappresenta «la sinistra di buon senso», cioè dei moderati. Il quadro politico, quindi, si è progressivamente (è il caso di dirlo) spostato a sinistra; per cui il PD è ormai il «centro» moderato e non è molto distante dalle posizioni di FI. Qualcun altro potrebbe legittimamente chiedersi se ha ancora senso votare; e se è giusto votare per il male minore, visto che ormai di questo si tratta.Ci si potrebbe anche chiedere quale sia il significato di queste cose sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell'eternità. Quale sarebbe l'insegnamento che si potrebbe trarne secondo una teologia della storia che, a quanto pare, nessuno pratica più.Oppure sarebbe l'ennesima conferma che vanitas vanitatum et omnia vanitas? Che forse dovremmo accalorarci meno per le cose della terra e volgere più lo sguardo al cielo?
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La rivoluzione che non finisce mai
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7927LA RIVOLUZIONE CHE NON FINISCE MAI di Rino Cammilleri"Nell'ultimo lavoro di Enfantin, La vie eternelle del 1861, l'androginia era presentata (...) come obiettivo dell'umanità". Così scriveva J. H. Billington nel suo magistrale ed enciclopedico Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria (Il Mulino, 1986). Enfantin era il successore del fondatore Saint-Simon e ultimo capo dei sansimoniani, che attendevano un Messia donna. E infatti si erano sparsi per l'Oriente proprio per cercarlo/a, convintisi, chissà perché, che proprio da là dovesse venire Colei che avrebbe condotto l'umanità verso il suo fatale destino di gloria, pace e unità.Quest'ultima trovata, come tutte le altre, era uscita dall'unico vaso di Pandora della Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che da allora non hanno cessato di affliggere l'Occidente (che ne ha contagiato il resto del mondo e ancora insiste). Saint-Simon e i suoi seguaci erano la punta avanzata della rivoluzione del pensiero prima che spuntassero Marx e il suo sol dell'avvenire. Marx, che volle apposta chiamare il suo socialismo "scientifico" per distinguerlo dai vaneggiamenti sansimoniani. Al femminismo Marx non pensava nemmeno, parendogli cosa folle. Infatti, i giacobini fin da subito avevano ghigliottinata Olympe de Gouges e la di lei Dichiarazione dei diritti delle donne. Di più: alla fastosa Festa dell'Essere Supremo vollero che le donne assistessero da un settore separato. Ed era la prima volta che una cosa del genere accadeva in Francia.Billington fece notare che "politicamente, alla fine della rivoluzione le donne erano messe peggio che all'inizio". Fu con Napoleone III che i sansimoniani andarono a occupare "lucrose posizioni nelle banche, nell'industria e nel governo". Lui, ex carbonaro, che nel 1839 aveva pubblicato Des idées napoléoniennes, libro venduto nella stupefacente cifra, per l'epoca, di cinque milioni di copie in pochi anni. Infatti, i sansimoniani avevano avuto gran parte nella costruzione del Canale di Suez e nello sviluppo delle ferrovie. Già: sognavano un mondo senza confini e distinzioni di razze. È appurato l'influsso di Saint-Simon su Comte, padre del positivismo. E per Salvemini quattro quinti delle idee di Mazzini erano d'origine sansimoniana. Tornando a Enfantin, e a proposito di razze, costui in una lettera del 1835 al correligionario (il sansimonismo si pensava come la religione finale, con tanto di rituali) meticcio Urbain (anche Dumas lo era, meticcio, frutto delle colonie francesi), confessava quanto gli mancasse "il tuo volto bruno", quanto fosse affascinato dalla sua "carnagione scura", e lamentava che "Dio non mi abbia concesso comunione con quella carne". Eichtal, altro sansimoniano di spicco, "dimostra ancor più di Enfantin un'attrazione di tipo omosessuale per Urbain" (Billington).Insomma, come si vede c'è già tutto. Tutto il nostro presente: il primato della donna, scavalcato ben presto da quello dell'omosessuale, che, ingegneria genetica permettendo, sarà a sua volta scavalcato dall'androgino, meta ultima e definitiva. Già gli artisti, che sono sempre in anticipo sui tempi e indicano la direzione, si presentano come "fluidi", anticipati dalla fantascienza di Asimov che concludeva il suo ciclo de La Fondazione con un "uomo nuovo" finalmente androgino, mix perfetto di indistinto, di individualismo e collettivismo. Neanche Huxley aveva osato, e nemmeno la Torre di Babele. Che Dio sdegnò, diversificando le lingue. Viviamo, infatti, nell'universo, il cui etimo è "unità nella diversità". Diversità. Solo così può nascere l'amore. Sennò è odio. O, peggio, indifferenza. Il cui etimo a sua volta è "nessuna differenza".
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Spari sulla folla la strada di cui nessuno parla
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7870SPARI SULLA FOLLA: LA STRAGE DI CUI NESSUNO PARLA di Rino CammilleriDue giorni fa in Bangladesh la polizia ha sparato sulla folla che manifestava, soprattutto giovani, uccidendo centoquindici persone. I feriti? Non pervenuti. Sì, perché i nostri media (quelli che l'hanno fatto) hanno dedicato alla notizia solo un boxino nella pagina Esteri. Non è una novità. I direttori scelgono le notizie da enfatizzare (che so, i divorzi di Kamala, in questi giorni) in base a due criteri: 1. quel che ritengono interessi i loro lettori, 2. quel che fanno le altre testate (soprattutto). Sì, perché uno dei loro terrori è il "buco" in pagina. Da qui i media-fotocopia, cosa che, a ben pensarci, li rende tutti inutili.La moda della sinistra americana - che è quella che comanda la narrazione occidentale - è attualmente il no al razzismo. Ma concentrarsi su un ospedale pediatrico ucraino centrato (forse) dai russi e fregarsene altamente di quel che accade in luoghi esotici che cosa è se non razzismo? In Sudan gli ammazzati sono milioni, ecchissenefrega. Un treno deraglia in India col suo solito abnorme carico di gente sopra? Normale. Alla Mecca la ressa e il caldo fanno stragi? Esotismo. E dire che il Bangladesh dovrebbe essere caro a quelli di una certa età. Esso è infatti il vecchio Bengala nella cui jungla si aggirava l'Uomo Mascherato, The Phantom di Lee Falk e Wilson McCoy.La sua guerra di indipendenza dal Pakistan negli anni Settanta scatenò un mega-concerto tipo LiveAid organizzato da George Harrison, l'ex Beatle che scalò le classifiche con canzoni come, appunto, Bangladesh e il semibuddhista My sweet Lord (plagiato da It's so fine di Carol King, come poi appurò il tribunale). Con quella guerra il Bangladesh (che vuol dire "Bengala libero") si guadagnò due cose: l'indipendenza e il primato mondiale della povertà. Infatti, gli ammazzati dalla polizia protestavano perché il governo aveva riservato il trenta per cento dei posti di lavoro nell'amministrazione ai figli dei veterani di quella guerra, così da garantirsi la fedeltà di una notevole massa elettorale. I bengalesi capirono benissimo la manovra e scesero in piazza. Rimediandoci pallottole ad altezza d'uomo. Il governo addivenne a più miti consigli riducendo quel trenta al cinque per cento. Ma anche i poliziotti mangiano il pane governativo e il resto è storia.Una storia, tuttavia, accecata perché molto probabilmente nulla sapremo degli sviluppi. I nostri direttori di testata, per i motivi anzidetti, sono troppo concentrati sulle disavventure di Fedez, sulle veline di Zelenski e quelle di Hamas. Credendo che tutti i lettori siano stupidi. Per fortuna che ci sono (ancora) i social, che i direttori anzidetti non frequentano, altrimenti saprebbero cosa davvero pensano i lettori. Siamo nella terra di accà nisciuno è fesso e il numero degli "apoti" (coloro che non la bevono, per dirla alla Prezzolini) aumenta a vista d'occhio. I sinistri e i loro seguaci starnazzano più degli altri - ed è l'unica cosa che sanno fare- e sono per questo più visibili ma la verità è che cresce lo stuolo di quelli che danno ragione a Israele, Putin e Trump. E che sanno che un giornalista (di sinistra) pestato da CasaPound non pareggia i danni fatti impunemente, e da sempre, da anarchici e centri sociali.Anche i padroni dei media dovrebbero stare attenti al disastro in termine di calo di copie vendute verso cui stanno precipitando. Ma forse gestire aziende in perdita è un rischio calcolato, che val la pena pur di influire sul governo. Il quale, il nostro, ne è effettivamente intimidito.
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La fregatura del sistema di voto francese
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7861LA FREGATURA DEL SISTEMA DI VOTO FRANCESE di Rino CammilleriI giacobini hanno lasciato un bel regalo al mondo occidentale: il giacobinismo. Il quale consiste in questo: una sparuta minoranza decide a tavolino cosa sia il bene e cosa il male, poi applica con la forza il suo schema al popolo col metodo del letto di Procuste. Che i troppo corti li stirava e i troppo lunghi li mutilava per fare rientrare tutti nelle misure del suo giaciglio.La filosofia è gnostica: alcuni di autodesignano "giusti" e obbligano il popolo, massa pecorona che non sa qual sia il suo vero bene, a fare quel che dicono loro. "Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro!", proclamò un autorevole esponente della cricca robespierriana. E, infatti, ghigliottina. E non bastava obbedire, ma dovevi anche dimostrare entusiasmo. Da qui la coccarda obbligatoria e il certificato di "civismo". Da qui la modifica del linguaggio, l'introduzione di nuove feste a tema, la cancel culture (decapitarono anche le statue dei Re su Notre Dame). Vi ricorda qualcosa?La Francia non ha perso il vizio, come si vede attualmente. La democrazia è "cosa loro", perciò della volontà popolare se ne impipano. Il popolo vota la destra (che anche i nostri tiggì continuano a chiamare "estrema") e giù i suoi c.d. rappresentanti a forzare leggi e regolamenti (che loro stessi hanno inventato) ad aggirarla, a vanificarla, perché il popolo, come si è detto, è un bamboccio che non sa quel che fa.È sempre dalla Francia che tutto è partito. Prima, il re medievale era solo un primus inter pares coi suoi baroni. E a mantenerlo nei giusti princìpi (teorici e generalissimi, cioè morali) pensava il Papa. Poi, il primo re ad arrestarlo, il Papa, fu proprio un francese, Filippo il Bello, che per prima cosa fece fuori la guardia pretoriana del Papa, i Templari. I suoi successori, poco alla volta, esautorarono la nobiltà inaugurando l'Assolutismo: L'État c'est moi, poteva finalmente dire Luigi XIV. Ma accentrando tutti i poteri nella capitale, i re assoluti non si avvidero di star segando il ramo su cui stavano seduti. E a un pugno di giacobini fu sufficiente impadronirsi di Parigi per avere in mano tutto il resto.La Rivoluzione Francese fu in realtà una rivoluzione solo parigina, che il resto di Francia dovette subire con le cattive (si veda il genocidio vandeano) e Napoleone esportò in tutta Europa in fil di sciabola. Si pensi solo al Codice Civile (detto napoleonico, appunto): i re non si erano mai sognati di mettere bocca nel diritto privato, né - figurarsi - di legiferare sulla famiglia. Comunque, la mania di voler costruire l'"uomo nuovo" comincia nel 1789, e oggi ne vediamo le estreme conseguenze nell'ossessione regolatoria con cui veniamo asfissiati quotidianamente da quelli che comandano. Il cancro ha infettato anche gli Usa, come l'era Obama ancora in corso dimostra. Che Dio ci aiuti, perché nessun altro potrà. Nemmeno il voto, come proprio la Francia dimostra.Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "La Francia cartesiana immersa nel caos" spiega la fregatura del sistema di voto francese che ha dato al Rassemblement National di Le Pen solo 143 seggi (33% dei voti), al Nouveau Front Populaire ben 182 seggi (con solo il 28% dei voti) e ad Ensemble, il partito del presidente Macron, ben 150 seggi (con solo il 20% dei voti).Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 10 luglio 2024:La Francia, madre del filosofo Cartesio (1596-1650) e della Rivoluzione del 1789, è sempre stata "cartesiana" nella sua politica come nella sua filosofia. I regimi che si sono succeduti dopo la Rivoluzione francese, costituiscono infatti differenti fasi storiche corrispondenti ad altrettanti paradigmi politici, di modello per le altre nazioni. Il bonapartismo (1796-1815), precursore del fascismo, è il paradigmatico tentativo di amalgamare l'eredità della Rivoluzione con il desiderio di autorità e di ordine degli uomini di destra; l'epoca della Restaurazione (1815-1830) costituisce l'effimera affermazione della destra legittimista; la monarchia orleanista (1830-1848) è il trionfo del liberalismo conservatore. La Seconda (1848-1849) e la Terza Repubblica (1870-1940), riprendono lo spirito della Rivoluzione, con l'intervallo della nuova esperienza bonapartista di Napoleone III, tra il 1852 e il 1870. In tutte queste fasi della sua storia, la Francia mostra sempre la sua propensione per la radicalità e la chiarezza delle posizioni. Lo testimoniano anche le fiammate della Rivoluzione di febbraio del 1848, della Comune di Parigi del 1870 e della Rivoluzione studentesca del 1968: sono state esperienze brevi, ma hanno avuto un'influenza profonda.Le elezioni legislative del 2024, che hanno rappresentato un vero e proprio terremoto politico, vanno considerate con la massima attenzione proprio perché ciò che accade in Francia ha sempre un valore di punto di riferimento in Europa, a differenza di altri paesi, come il Regno Unito, dove la competizione elettorale ha una portata solo insulare e la recente vittoria dei laburisti si inserisce nel quadro di una fisiologica alternanza al potere tra i due principali partiti che da sempre si affrontano.Tutto comincia con le elezioni europee dell'8 giugno in cui il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e Jordan Bardella ottiene il 31 per cento dei voti, affermandosi come il primo partito in Francia. Poche ore dopo aver conosciuto l'esito della consultazione elettorale, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron decide di sciogliere l'Assemblea nazionale e di indire elezioni anticipate.L'iniziativa appare a tutti gli osservatori azzardata, dettata da una reazione impulsiva più che da un meditato calcolo politico. I risultati del primo turno elettorale confermano questa impressione. Il Rassemblement National, alleato con Eric Ciotti, il presidente dei Repubblicani di destra, si conferma il primo schieramento politico con il 33% dei voti, seguito dalla sinistra unita del Nouveau Front Populaire con il 28% dei consensi. Il grande sconfitto è Macron che, come osserva Alexis Brézet su "Le Figaro" perde tutto: «voleva unire il blocco centrale, dividere la sinistra, isolare il RN; tutti i suoi calcoli si sono rivelati falsi» (1° luglio 2024).Il centro macroniano appare frantumato e si delinea la classica polarizzazione tra destra e sinistra. In un libro dedicato a L'Extrême Centre ou le poison français. 1789-2019 (Editions Champ Vallon 2019), Pierre Serna dimostra come il "centro" non è mai riuscito ad ancorarsi nel paesaggio politico francese. I "girondini" nella storia di Francia hanno sempre aperto la strada ai "giacobini". Ciò che accade lo conferma. Macron, il teorico del "supercentro" contro gli opposti estremismi, a costo di suicidarsi, lancia la "strategia della desistenza," per la quale, nella sfida triangolare del secondo turno i candidati macroniani che sono preceduti da candidati del Front Populaire si ritirano, per farli vincere, e i candidati del Front Populaire preceduti dai macroniani fanno altrettanto. In questo modo 218 candidati, 130 della sinistra, 82 nel campo presidenziale, che avevano superato il primo turno, si ritirano per impedire, la vittoria della destra. Il capovolgimento è inevitabile. Il blocco Macron-estrema Sinistra arresta la marcia trionfale della Destra. Il vincitore però non è Emmanuel Macron, che ha perso la maggioranza che aveva in Parlamento, ma Jean-Luc Mélenchon, il vecchio attivista trotzkista de La France Insoumise, che l'ha ottenuta e ora guarda alle elezioni presidenziali del 2027 come avversario di Marine Le Pen. Questo è il risultato della politica di "Muoia Sansone con tutti i Filistei".Qual è ora la situazione? La nuova Assemblea Nazionale è ingovernabile, con tre blocchi principali, il Front Populaire con 182 seggi (lontano comunque dalla maggioranza), la coalizione Ensemble pour la République di Macron con 168 e il Rassemblement National con 143. I macronisti hanno perso 85 seggi, i lepenisti ne guadagnano 36. Il Front Populaire è il partito più rappresentato nell'Assemblea Nazionale, ma il Rassemblement resta il primo partito in Francia, con dieci milioni di voti, contro sette milioni del Front Populaire.«La nascita del nuovo esecutivo sarà un rompicapo peggio del cubo di Rubik», scrive il "Corriere della Sera" dell'8 luglio. La nomina del primo ministro spetta al presidente, ma poi è l'Assemblea nazionale che deve votare la fiducia al premier. Nella nuova Assemblea, tra Macron e Mélenchon, non c'è niente in comune, salvo l'odio per la Destra. Macron è un liberale di sinistra, legato agli ambienti del supercapitalismo; Mélenchon appartiene alla sinistra euroscettica, anti-atlantista e antisionista. [...] È in questa torbida situazione che si svolgeranno a Parigi dal 26 luglio all'11 agosto i Giochi Olimpici.Va ricordato infine che nella storia non esistono solo errori politici, ma anche colpe morali. Come dimenticare che Emmanuel Macron è il personaggio politico che, lo scorso 4 marzo, con l'arroganza che gli è propria, si è dichiarato fiero che la Francia sia stato il primo paese del mondo a inserire l'aborto nella sua carta costituzionale auspicando che l'omicidio di Stato fosse inserito tra i diritti fondamentali dell'Unione Europea? Ma il diritto alla vita, che fa parte della legge naturale, non è un principio effimero, che possa essere abolito da un parlamento. Gli uomini politici invece sono effimeri. Tre mesi dopo le sue roboanti dichiarazioni, il trono di Macron si è sbriciolato, proprio a causa
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Il problema dell'Africa sono gli africani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7850IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANI di Rino CammilleriIn Kenia, una volta tanto, la gente è scesa in piazza non per appoggiare qualche golpe ma per fame. Protesta spontanea, insomma, contro il tentativo del governo di aumentare le tasse. Cioè, contro il caro vita di una vita già cara. Finale: 23 morti ammazzati dalla polizia che ha sparato sui dimostranti. E un centinaio di feriti.Immaginate se una cosa del genere fosse accaduta nella Mosca putiniana o nella Roma meloniana. Ma anche nella Washington woke e in qualunque città dei "bianchi". Sì, perché il vero razzismo è questo, mica quello hollywoodiano: degli africani (ma anche degli arabi, degli indiani o dei cinesi) non ce ne frega niente, tranne quando annegano in acque internazionali e i tiggì continuano a dire che è accaduto "di fronte alle coste calabresi", perché a noi interessa la battaglia politica interna e nient'altro. Ci commuoviamo a comando.Ma, per tornare al Kenia, come mai l'Africa è sempre alla fame? E/o eternamente alle prese con genocidi e profughi? È dagli anni Sessanta che l'Occidente versa valanghe di denari in "aiuti ", che hanno reso mendicante perpetuo un intero continente. Dove finisce questo flusso continuo di soldi a fondo perduto? Soldi che, periodicamente, vengono aumentati da quelli rastrellati in "concerti" internazionali tipo Live Aid o For Africa, nei quali si esibisce il fior fiore della musica pop, con tenori al seguito. Però gli africani continuano a preferire il rischio di annegare pur di andarsene da laggiù. Infatti, ecco la risposta: i soldi finiscono nelle tasche di chi comanda. Il quale, dopo essersi comprato la Rolls con le maniglie d'oro, trasferisce il resto nelle banche occidentali e/o in qualche mega -villa a Parigi o a Londra o altro luogo finanziariamente interessante.Cioè, il problema è la corruzione, e non diciamo niente di nuovo. Se ne era accorto anche Obama, che in tal senso aveva bacchettato i politici africani quando era presidente e in visita ufficiale. Ma, direte voi, se il problema è la corruzione dei ceti dirigenti, perché i popoli africani li votano? Perché, come è stato rilevato, in Africa si vota non per un partito ideologico ma per uno etnico. Lo zulu vota per il candidato zulu, lo xhosa per quello xhosa, e così via. [...] Chi non ci sta può sempre andarsene via barcone. Anzi, se se ne va è meglio. Così, l'europeo (specialmente l'italiano) sborsa due volte: una in "aiuti" e l'altra per mantenere gli sbarcati.Insomma, il problema dell'Africa sono gli africani, ed è inutile girarci intorno o tacciare il sottoscritto di razzista. Infatti, non lo dico io, ma, nel caso del Kenia, i vescovi locali, che sono africanissimi. La corruzione, dunque. E la fame di potere (è lo stesso) di tanti capi e capetti, cui le ecatombi che provocano non destano preoccupazione. [...] Guardate il Sud Sudan: ottenuta la (sanguinosa) indipendenza, eccoli a scannarsi tra loro per decidere chi deve comandare.Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Sudan, la crisi umanitaria peggiore del pianeta " racconta la situazione nel Sudan a cui accennava alla fine l'articolo precedente.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'8 luglio 2024:Due generali si contendono il Sudan dall'aprile del 2023, entrambi decisi a deporre le armi solo dopo aver sconfitto l'avversario. Il generale Abdel Fattah al -Burhan, capo delle forze armate e della giunta militare che nel 2021 ha preso il potere con un colpo di stato, comanda l'esercito governativo, forte di oltre 100mila unità. Il generale Mohamed Hamdan Dagalo, suo vice prima dello scoppio della guerra, ha ai suoi ordini i 100mila paramilitari delle FSR, le Forze di Supporto Rapido.I combattimenti sono iniziati nella capitale Khartoum e nella regione del Darfur, poi hanno rapidamente coinvolto altre aree del paese. Fin dall'inizio entrambi gli eserciti hanno mostrato totale disinteresse per la sorte dei civili, per la loro sicurezza e per le loro crescenti difficoltà causate dalle ripercussioni negative del conflitto sull'economia, sui servizi e sulle infrastrutture. Con il trascorrere delle settimane inoltre, i civili, oltre che vittime in quanto "effetti collaterali" della guerra, sono diventati anche bersagli, colpiti deliberatamente soprattutto dove, come nella regione del Darfur, il fattore etnico ha reso i contendenti ancora più spietati.È la crisi umanitaria più grave del pianeta. Si stima che i profughi siano da 10 a 12 milioni, da un quinto a quasi un quarto della popolazione, circa due milioni dei quali rifugiati negli stati vicini, gli altri sfollati in territori del paese considerati sicuri, ma costretti a spostarsi ancora e ancora man mano che il conflitto li raggiunge. Ancora superiore è il numero delle persone denutrite. La produzione interna di generi alimentari è crollata e i due eserciti rallentano e in certe regioni impediscono l'arrivo dei soccorsi internazionali. Usano la fame come arma di guerra. Gli esperti ritengono che entro settembre il 70% della popolazione sarà alla fame, a meno di una tregua che i due generali continuano a escludere.La situazione peggiore è quella di chi è intrappolato nelle aree in cui si combatte e non riesce a lasciarle, per mancanza di denaro, perché non sa dove andare o perché i contendenti non accettano di sospendere il fuoco per il tempo necessario a farli transitare in sicurezza. È il caso, quest'ultimo, delle persone che da oltre un anno sono ospiti della missione cattolica Dar Mariam situata nel distretto di al-Shajara, nei pressi di Khartoum, gestita da cinque suore missionarie, Figlie di Maria Ausiliatrice, affiancate da un sacerdote salesiano, padre Jacob Thelekkadan.La missione comprende una scuola elementare e un centro per la promozione della donna. Dall'inizio della guerra le suore hanno chiuso sia la scuola che il centro e ne usano i locali per ospitare i profughi, attualmente circa 80 tra donne e bambini, numero che di notte raddoppia, specie quando si combatte nelle vicinanze, con l'afflusso di decine di persone che sperano di essere più al sicuro entro le mura della missione. La parte più protetta del complesso, il cortile e alcuni locali, è stata destinata ai bambini, è grande abbastanza perché possano anche giocare. Per loro, per distrarli, le suore organizzano lezioni di teatro e canto. Ma la struttura è stata anch'essa presa di mira e bombardata più volte. Lo scorso novembre i bombardamenti hanno distrutto una grande immagine della Madonna posta all'ingresso della missione, hanno distrutto il secondo piano dell'edificio principale e hanno incendiato un tetto. A gennaio un altro bombardamento ha distrutto le stanze delle suore.Siccome molti sono i feriti da proiettili vaganti e schegge e la maggior parte degli ospedali della capitale sono chiusi o comunque non hanno medici né medicine a sufficienza, la missione è diventata anche un ambulatorio improvvisato che si cura ogni giorno di decine di feriti e di ammalati privi di assistenza. Per come possono, le suore inoltre si prendono cura anche delle persone, alcune centinaia, che vivono nei dintorni della missione cercando almeno di offrire loro un pasto al giorno. Ma procurarsi del cibo è diventato sempre più difficile per mancanza di denaro e, quando i combattimenti si avvicinano, per l'impossibilità di recarsi ai mercati locali.Qualche volta l'esercito governativo ha fornito alla missione generi di prima necessità: oltre al cibo, del carburante per i generatori indispensabili durante le frequenti interruzioni di corrente per attingere acqua dai pozzi. Inoltre per due volte ha fatto volare padre Thelekkadan a Port Sudan, città sul Mar Rosso, dove ha raccolto denaro e provviste. Tuttavia spesso la missione non è in grado di preparare altro che scarse razioni di porridge, lenticchie e fagioli e, nei momenti peggiori che stanno diventando sempre più frequenti, le suore hanno raccolto foglie ed erbe per far mangiare almeno ai bambini mentre gli adulti hanno saltato i pasti.Lo scorso dicembre la Croce Rossa ha provato a portare in salvo le suore, il sacerdote e i loro assistiti. Ma il convoglio diretto alla missione è stato attaccato e costretto a tornare indietro. Due persone sono state uccise e sette ferite. Esercito e FSR si sono vicendevolmente accusati. Di recente l'esercito governativo si è offerto di traghettare al di là del Nilo e mettere in salvo le suore e padre Thelekkadan, ma non i loro ospiti. Per quanto spaventati e ansiosi di andarsene, hanno rifiutato. «Quando la strada sarà sicura - ha detto padre Thelekkadan agli inviati dell'agenzia Reuters che lo hanno raggiunto telefonicamente grazie a una connessione Starlink fornita dall'esercito - saremo i primi a partire, ma con la gente».
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Europei schiavi dell'islam: orrori da non dimenticare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7821EUROPEI SCHIAVI DELL'ISLAM: ORRORI DA NON DIMENTICARE di Rino CammilleriL'Islam, come il comunismo, produce solo sottosviluppo. Fino al XIX secolo campava praticamente di rapina. Nel Mediterraneo, per esempio, interi regni avevano un'unica risorsa: la cattura di schiavi cristiani. Si calcola che circa due milioni e mezzo di europei siano stati venduti come schiavi nei mercati di quella che veniva chiamata Barberia, che oggi corrisponde al Maghreb. Forza lavoro gratuita o oggetti di piacere, o riscattati a carissimo prezzo. Chi veniva a liberare un parente doveva munirsi di somme considerevoli. Diritti di dogana, spese per il viaggio, regalino al bey o al pascià, diritti vari dovuti a questo o a quel funzionario, poi si doveva pagare l'interprete, ungere i vari ed eventuali e infine contrattare estenuantemente coi padroni degli schiavi. Senza contare che la trattativa poteva non andare a buon fine per l'esosità della richiesta, c'era da spendere per il ritorno. Sempre che, come all'andata, non si finisse preda di corsari barbareschi. Il meccanismo era infernale: i proventi dei riscatti venivano reinvestiti in nuove navi da corsa, essendo la pirateria la maggior fonte di profitto. E a capo di queste navi venivano messi dei rinnegati, che conoscevano bene le lingue e le zone da depredare. Anche qui il meccanismo era infernale: chi passava all'Islam cessava d'incanto di venire trattato come una bestia da soma e poteva perfino fare carriera.IL PROSELITISMOIl proselitismo islamico funzionava così: catene, scarso cibo e igiene, lavoro massacrante, bastonate (per le donne vi lascio immaginare) fino a che il malcapitato non pronunciava la shahada, atto irreversibile, pena la morte sul rogo. E chi rinnegava Cristo non sempre era un opportunista. Molti, moltissimi erano quelli i cui parenti non potevano permettersi la cifra richiesta. Oppure non avevano nessuno. Oppure il riscattatore era stato a sua volta catturato durante il viaggio. Oppure la trattativa non era andata a buon fine. Oppure, in attesa che in Patria si racimolasse la somma necessaria, gli anni passavano e, con gli anni, la speranza di tornare liberi. Per troppi la tentazione di cambiare vita passando all'Islam era una sirena irresistibile. Per questo la Madonna apparve a Pedro Nolasco e gli chiese di fondare i Mercedari, il cui compito era proprio quello di raccogliere le somme necessarie per riscattare gli schiavi in mano musulmana. Con un quarto voto: offrire se stessi in cambio, se la trattativa falliva. Un bel libro narra la storia e illumina sulla condizione degli schiavi cristiani in terra islamica: M. B. Graziosi, Mercanti di anime. La gloriosa storia dei mercedari (Fede & cultura). Questo ordine religioso, cui presto si affiancarono i Trinitari, radunava in tutta la cristianità elemosine finalizzate al riscatto. Ma soprattutto a salvare anime dalla tentazione irresistibile dall'apostasia. Nei secoli, enormi somme vennero convogliate verso le casse dei regni barbareschi, tanto che a un certo punto i re europei dovettero intervenire per disciplinare questo salasso continuo, che peraltro non faceva che rincarare il problema della pirateria musulmana ed eternizzarlo.LA NASCITA DEI MARINESSi provò con la contro-pirateria: corsari cristiani arrembavano le navi dei mori e prendevano schiavi da scambiare. Ma la cosa funzionava poco. I musulmani erano meno propensi a riscattare i loro schiavi. Questi ultimi, poi, avevano scarso impiego nelle più dinamiche e articolate economie europee, e finivano in genere col venire impiegati come rematori. Infine, il Vangelo proibiva quel che il Corano permetteva, come harem e schiavismo. I primi a rifiutarsi di pagare il pizzo furono i neonati Stati Uniti nel primo decennio dell'Ottocento. Giovani, spregiudicati e fin da subito avidi di soldi, quando una loro nave mercantile fu depredata nel Mediterraneo, subito reagirono con un raid armato a Tripoli. Proprio per quell'occasione furono creati i Marines, che ancora oggi citano l'episodio nel loro inno. Poi, nel 1830 la Francia occupò l'Algeria e per la pirateria maghrebina fu l'inizio della fine. Tuttavia, quella odiosa tratta durata secoli lasciò - meglio che niente - un paio di perle al cristianesimo: Antonio da Noto e Benedetto da San Fratello, due neri africani diventati Santi per la Chiesa. Il primo era un giovane maomettano della Cirenaica, catturato dopo un'aspra colluttazione da una nave siciliana in un'azione di contro-pirateria sulle coste libiche. Venduto a Siracusa, fu comprato da un massaro di Avola, che lo fece guardiano del suo gregge. Però, buon cristiano, cercò come poteva di illustrare al giovane pecoraio la fede degli europei. Dai e dai, quello rimase impressionato soprattutto dal racconto della Passione di Cristo. Tanto da chiedere il Battesimo. Prese il nome di Antonio, Santo portoghese che in Sicilia aveva soggiornato. E da allora fu tutto, per così dire, casa e chiesa. Quando un nipote del suo padrone si sposò ed ebbe in dono il gregge, Antonio si trasferì a noto coi nuovi padroni. Ma questi, ammirati dalla sua devozione, non tardarono a dargli la libertà. Rimase con loro da salariato. Dopo quattro anni si mise a servire i malati e i carcerati, indi, come terziario francescano, si ritirò in eremitaggio. Morì sessantenne nel 1550 e fu sepolto in chiesa a Noto.ANCHE IN ERA NAPOLEONICAAl momento della morte le campane cittadine presero a suonare da sole e la gente, intuito quel che era successo, si precipitò a tagliuzzargli il saio per farne reliquie. Oggi Antonio detto l'Etiope è molto venerato soprattutto in Brasile, terra di etnie miste. L'altro nero, Benedetto da San Fratello (Messina), non era schiavo, di schiavi era figlio. In terra cristiana i figli di schiavi non erano automaticamente schiavi. E lui era stato istruito nel Cristianesimo, non si sa se per opera dei genitori o di qualcun altro. Anche lui prendeva la fede molto sul serio, tanto da ritirarsi, verso i vent'anni, in eremitaggio. Cambiò diversi luoghi prima di finire a Palermo sul Monte Pellegrino. Ma nel 1562 la Santa Sede, per disciplinare il fenomeno, ordinò ai vari eremiti di aggregarsi ai francescani. Così Benedetto il Moro si ritrovò cuoco in un convento palermitano. La sua santità personale e la perfetta osservanza della Regola convinsero i confratelli a eleggerlo maestro dei novizi e poi addirittura guardiano (superiore). Sebbene fosse analfabeta. Morì nel 1589. Nel 1652 il Senato di Palermo lo proclamò co-patrono della città. Fu il primo nero canonizzato, e i francescani diffusero il suo culto in tutto il mondo ispanofono. Quando finì l'incubo del «mamma, li turchi»? Difficile dirlo con esattezza, ma sappiamo, per esempio, che ancora nel 1798 (in piena era napoleonica) la cittadina sarda di Carloforte subì un'incursione barbaresca che portò via circa mille persone, le più donne e bambini, cioè la metà degli abitanti. Venduti a Tunisi, la cifra del riscatto era così ingente da superare le possibilità dei Savoia. Solo dopo cinque anni papa Pio VI riuscì a mettere insieme la somma necessaria a riscattare quelli ancora in vita.
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La verità su Gaza che nessuno dice
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7751LA VERITA' SU GAZA CHE NESSUNO DICE di Rino CammilleriMa perché devo pagare un canone, per giunta salato, per farmi disinformare e/o deformare? Possibile che nemmeno con la destra al governo si riesca a sgravare il cittadino da questa odiosissima tassa? E passi per le gayate di Sanremo, passi per le trasmissioni-propaganda affidate a militanti sinistri, passi per le fastidiose interruzioni pubblicitarie che servono solo a portare altri soldi agli strapagatissimi Raisti e che sono giustificate solo nelle reti commerciali. Ma pure l'informazione deve essere uno sberleffo al contribuente?Per esempio, perché quella della Russia all'Ucraina è un'abietta aggressione, tale da meritare il continuo invio di soldi e armi a Zelensky, mentre quella di Hamas a Israele è, tutto sommato, cosa veniale? Perché devo convincermi che è giusto e doveroso il mio impoverimento da boicottaggio degli affari con Putin e Netanyahu? Perché il conteggio delle vittime civili che mi viene ammannito ogni giorno è quello fornito da Zelensky e Hamas? Perché gli inviati nel russofono Donbass intervistano solo i filo-ucraini? In realtà la risposta la so, e su questo sito l'ho riferita più volte. Quel che non mi aspettavo è la sollevazione mondiale contro Israele. Ma anche qui, ragionando, la risposta si trova. Il pensiero woke americano non è altro che marxismo con altro nome, così come da noi tutto ciò che è di sinistra. Il denominatore comune è l'odio mortale all'Occidente capitalista, che rende disposti anche a tagliarsi i cabbasisi pur di fargli un dispetto. Cioè, tifare per la Sharia.Israele è un pezzo di Occidente nel mare islamico, da qui l'odio. Le efferatezze gratuite e talebaniche di Hamas nel suo proditorio attacco (donne, vecchi, bambini e stupri e decapitazioni) teso a vanificare gli Accordi di Abramo hanno provocato la reazione di Israele - come da calcolo - ed ecco che dall'Onu in giù, Biden compreso, tutti a dare addosso agli israeliani. I quali però non nascondono missili negli ospedali e nelle scuole, né si fanno scudo dei civili. Rivogliono solo i loro ostaggi e sono disposti allo scambio ineguale: centinaia di terroristi prigionieri per ogni ostaggio. Macché. Il messaggio che passa è che i nazisti ebraici bombardano palestinesi inermi. Ma nessuno che suggerisca a Israele un altro modo per liberare i suoi ostaggi. Il dialogo? Le trattative? Con chi, con quelli? C'erano quasi, ma poi Biden ha praticamente autorizzato l'Onu a ordinare il cessate il fuoco su Gaza e Hamas, contento, ha ritirato la sua offerta.Bel colpo. Biden, si sa, ha problemi elettivi personali con i musulmani d'America. Gli europei, dopo aver riempito le loro contrade di islamici, non hanno nemmeno il problema dei voti, ma quello della gola tagliata. I poveri palestinesi? Almeno col loro numero potrebbero ribellarsi ad Hamas, che per giunta sequestra i loro (nostri) aiuti. Invece no. L'esercito israeliano sbaglia mira e fa fuori sette cooperatori? Tutti a stracciarsi le vesti. Hamas potrebbe risparmiare al suo popolo ogni sofferenza rilasciando gli ostaggi. Invece se li tiene stretti, e nessuno gli addebita di essere la causa di tutto quel che è successo. Tutti i musulmani, dovunque siano, solidarizzano... con i musulmani, chiunque siano. E io pago il canone per sentire la versione di Zelensky e di Hamas, e solo quella. L'unica consolazione - se così si può chiamare - è che conosco la storia e so che Israele non dimentica. I nemici li conosce già. Ora sta riconoscendo gli amici.
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L'ateo comunista convertito da Fulton Sheen
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7598L'ATEO COMUNISTA CONVERTITO DA FULTON SHEEN di Rino CamilleriIn una della puntate precedenti avevamo raccontato come il venerabile Fulton Sheen avesse convertito una fanatica - e importante - comunista americana. Ma la gente convertita da quell'uomo eccezionale deve essere stata molta di più e si attende che qualcuno metta mano all'elenco, possibilmente con ricchezza di particolari.Oggi intanto replichiamo con un altro comunista di punta, statunitense pure lui, un attivista di spicco che grazie al solito Fulton Sheeen incontrò la Vergine e, ovviamente, cambio da così a così.Si tratta di Louis Francis Budenz (1871-1972), un uomo che, dopo l'incontro casuale (al bar) col vescovo, fu "perseguitato" per nove anni dalla Madonna: lui stesso, nell'autobiografia, confessò di ritrovarsi spesso, in quel periodo, con la mano in tasca a sgranare il rosario quasi senza accorgersene. Dedicò il suo libro all'Immacolata, che Pio XII aveva posto a Patrona delle forza armate degli Stati Uniti. Tra parentesi, il lungimirante pontefice sapeva che i militari di fede cattolica in quel paese dai mille culti correvano seri rischi di contagio ideologico, o almeno di confondersi le idee; da qui il patrocinio della "Nemica di tutte le eresie". E infatti il vescovo Sheen tagliò corto: anziché imbarcarsi in dotte confutazioni andò dritto al sodo dritto al sodo chiamando in causa la Madonna.I GENITORI CATTOLICIMa com'è che il Budenz teneva il rosario in tasca pur essendo stra-comunista? Il fatto è che i genitori erano cattolici, e ogni sera la famiglia diceva il rosario in ginocchio davanti a un'immagine dell'Ecce homo. Lui stesso, nato in Indianapolis, aveva studiato in scuole cattoliche nell'Indiana, a Cincinnati e a Topeka, in Kansas. Nel 1912 si laureò in discipline giuridiche ed economiche alla Indianapolis Law school. Nel 1915 si impiegò presso un'organizzazione cattolica a st. Louis assisteva i lavoratori nelle loro rivendicazioni. Nel 1920 si trasferì nel New Jersey allo scopo di mettere a disposizione degli operai in sciopero le sue competenze giuridiche. Ma accade anche a lui quel che successe ai famosi "preti operai" che negli anni cinquanta e sessanta andarono a lavorare nelle fabbriche: come i pifferi di montagna, si erano fatti operai per convertire i colleghi al Vangelo, ma tornarono convertiti al verbo di Marx. E da preti si trasformarono in agitatori e sindacalisti.Ma il ceto operaio di agitatori e sindacalisti ne aveva già , perciò quei preti diventarono come il famoso sale evangelico che, perso il sapore, non serve più a niente. Diversi scioperi sciopero in diverse parti ebbero successo grazie ai consigli dell'avvocato Budenz, tanto che gli fu chiesto di insegnare in un'apposita scuola proprio le tecniche di sciopero: il Brookwood Labor College, presso New York city, dopo aver pubblicato diversi pamphlet e manuali, nel 1935 il Budenz, correttamente s'iscrisse al partito comunista americano e vi fece rapida carriera, fino a diventare caporedattore del Daily Worker, organo del partito, e addirittura membro del comitato centrale. Nel 1938 aveva già nel curriculum una vetrina di arresti di quando a Chicago dirigeva l'intera rete nazionale dei quotidiani comunisti.UN LUNGO DISCORSO SU MARIAMa ecco l'incontro fortuito col già famoso vescovo di New York, a cui lui, tra un bicchiere e l'altro, cercò di spiegare come il comunismo fosse l'inveramento sociale del vangelo.Vecchia storia, alla quale non pochi preti sudamericani (e non solo) ancora oggi credono.Sheen, però spiazzò l'interlocutore. Anziché rispondere e ribattere, propose di cambiare argomento e di parlare della Madonna. Al trasecolato Budenz il Beato parlò per un'opera di Maria, gettando quel seme che nel 1945 portò Budenz alla più plateale delle conversioni. E quel punto cominciò a scrivere libri che spiegavano veramente il comunismo: "Uomini senza volto: la cospirazione comunista negli Stati Uniti", "Il mondo nascosto", "Le tecniche del comunismo". Divenne docente di economia alla prestigiosa Fordham University, e pubblicò la sua autobiografia, This is my story, in cui chiarì come proprio il cattolicesimo, ritrovato e approfondito, l'avesse portato a rigettare tutto ciò in cui aveva creduto prima. A questo proposito, la Lettera in cui San Pietro raccomanda di essere "sempre pronti a rendere ragione" di ciò in cui si crede, significa in soldoni questo: se sei laureato hai un dovere di approfondire al tuo livello di cultura. Invece, oggi, sono tanti i laureati, e pure gli accademici, che della religione in cui sono stati battezzati sanno solo quel che hanno appreso al Catechismo da bambini, e credono che basti. E pensano che non verrà loro chiesto conto nel Dies Irae. Budenz venne arruolato dall'FBI come consulente e confessò di avere partecipato allo spionaggio comunista a favore dell'URSS fin dai tempi dell'assassino di Trotsky in Messico (la cui opportunità era stata discussa in comitato centrale, lui presente). Precisò che la famosa spia Alger Hiss era già comunista quando lavorava come funzionario del governo.NELLA COMMISSIONE MCCARTHYBudenz fu testimone chiave in tutte le udienze della commissione McCarthy. Com'è noto il "meccartismo" è entrato nel linguaggio comune quale sinonimo di "caccia alle streghe" grazie alla propaganda di sinistra a Hollywood e nel resto dell'impero americano. Il fatto è che le "streghe" c'erano davvero e al "soccorso rosso" non rimase che cercare di confondere almeno le nuove generazioni.Nel 1953, nel suo libro Tecniche del comunismo (Techniques of Communism, mai tradotto), Budenz spiegò che i comunisti ricevevano istruzioni su come negare di essere comunisti in caso di accusa.Il che, ovviamente, complicava l'attività degli inquirenti e trascinava i processi all'indefinito (il summenzionato Kiss ne ebbe infatti due e proprio per negazioni di genere). Gli ex comunisti che testimoniavano come "pentiti" venivano attaccati e denigrati in ogni modo (Whit-taker Chambes, per esempio, era uno di loro e finì querelato da Alges Hiss).Louis Francis Budenz aveva cinque figlie, una (Louise) adottata al tempo del primo matrimonio nel 1916 con Gizella Geiss, compaesana e già divorziata, cosa che costò a Louis il distacco dalla sua famiglia d'origine, che non approvava; lui preferì andarsene da casa. Le altre quattro le ebbe, dopo il divorzio (nel 1938), dalla seconda moglie Margaret Rodgers di Pittsburgh: Julia, Josephine, Justine, Joanna (non chiedetemi perché tutte con la iniziale "J", perché non lo so). Louis Francis Budenz morì a ottant'anni a Newport, Rhode Island, nel 1972.
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Appunti per chi tifa per Hamas e contro Israele
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602APPUNTI PER CHI TIFA PER HAMAS E CONTRO ISRAELE di Rino CamilleriFateci caso: tutti quelli che tifano per la «Palestina» o sono comunisti (riflesso condizionato di quando l'Urss remava contro Israele) o oscillano tra «perfidi giudei» e «Lepanto» non sapendo decidersi, o sono semplicemente nostalgici. Vabbè, io intanto vedo gli invincibili guerrieri di Allah sgozzare a tradimento vecchietti che fanno la spesa e nascondersi sotto i reparti di pediatria. Eh, i fabbricanti di frankenstein non immaginavano che la «dottrina Brzezinski» ci si sarebbe rivoltata contro.Ci spieghiamo. Ai tempi delle guerre di Israele contro i vicini arabi, giacché Israele era alleato degli americani, per forza di cose i sovietici si buttarono dall'altra parte. Gli israeliani riuscirono a spuntare film hollywoodiani come Exodus e canzoni come Inch'Allah di Adamo, ma la propaganda comunista era più rodata, sperimentata e forte della loro. Così i terroristi palestinesi passarono per condivisibili insorgenti e nei cortei per qualsivoglia ragione spuntarono le kefiah alla Arafat. Da allora, la sinistra, anche quella radical-chic, sta contro gli «imperialisti». I Paesi musulmani, i ricchissimi emirati e sceiccati? Di palestinesi non ne vogliono, per non fare la fine del Libano. Ricordate? I profughi palestinesi vennero accolti in Giordania e subito cominciarono gli attentati contro addirittura il re. Espulsi a pedate, si riversarono in Libano e la «Svizzera d'Oriente» piombò in una guerra civile che non è mai finita. La spaventosa esplosione finale al porto di Beirut l'abbiamo vista tutti. Chi è stato? Boh, indovinala grillo.Per chi non sapesse cos'è la «dottrina Brzezinski», ecco qua: ai tempi dell'Urss le teste d'uovo angloamericane pensarono di pugnalare alle spalle l'alleato Scià di Persia prelevando l'ayatollah Khomeini da Parigi, dove era stato tenuto in caldo proprio per questa evenienza, e lo mandarono a scatenare la rivoluzione islamica nell'Iran. Lo scopo era quello di fare dell'islamismo politico il detonatore per tutte le regioni islamiche del Sud dell'Urss, o almeno di tenere in tal modo una pistola puntata alla tempia di quest'ultima. Ma i sovietici non erano fessi e il Grande Gioco fallì. Anzi, si ritorse contro i burattinai, perché l'islamismo politico contagiò non chi doveva ma tornò indietro, e da allora l'Occidente non ha più avuto pace. L'Iran, già florido e modernissimo, ripiombò nel VII secolo, e così i vicini di casa. E perfino la Turchia deve stare attenta all'islam radicale, tanto che la moglie di Erdogan è meglio si presenti in pubblico velata.Come si faccia a tifare per tagliagole sanguinari e senza regole, nemmeno d'onore, che degli occidentali usano solo le armi ma per il resto loro stessi fanno una vita da caprai (niente fumo, niente alcol, niente televisione...), lo sanno solo i plagiati dal marxismo (perché sempre questo è, comunque lo chiamino di volta in volta). A furia di "accoglienza" catto-comunista ce li siamo tirati in casa, e ora voglio vedere come se ne esce.Ultima notazione: comunque la vediate, fatevi prima un giro in Afghanistan e poi uno in Israele. E poi ditemi in quale «regime imperialista» (perché lo sono tutti e due, e l'islamismo è pure totalitario) vorreste abitare. Un'ultima notazione per quelli che riescono a celebrare l'anniversario della vittoria occidentale sugli ottomani a Lepanto e in contemporanea avercela con Israele. Che non è un santo, certo, ma combatte contro lo stesso diavolo. Speriamo solo che il Mossad non riesca a trovare il modo di spedircelo in casa, visto che ci teniamo tanto. Così, anche noi proveremo le gioie della libanizzazione.
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L'arma della sinistra è sempre stata la propaganda
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7559L'ARMA DELLA SINISTRA E' SEMPRE STATA LA PROPAGANDA di Rino CammilleriIl giacobinismo andò al potere grazie alla propaganda. Pennaruli e avvocaticchi come Robespierre inondarono di cahiers di lamentele gli Stati Generali. I quali erano stati convocati perché la Francia, la Potenza numero uno, aveva perso la Guerra dei Sette Anni contro quella numero due, l'Inghilterra. Lo Stato (non il Paese, si badi) aveva le casse esauste. Ogni municipalità rappresentata delegò, ovviamente, gente di lingua svelta. E questi erano imbevuti di Rousseau e Voltaire, anche perché il bibliotecario reale, Malesherbes, anziché censurarli li aveva diffusi per due motivi: uno, era dei loro; due, il re era un imbecille (non lo dico io, ma uno dei maggiori storici francesi, Pierre Chaunu).Sorsero come i funghi le «società di pensiero»: avete presenti le interminabili assemblee sessantottine? Le quali sporularono il frutto della nuova libertà di stampa. Che infatti non c'entrava nulla con le richieste del popolo agli Stati Generali. E tutti i rivoluzionari, da Marat in poi, quello facevano: i giornalisti. Era nata la propaganda politica, anzi ideologica. Da allora, ecco i monumenti ai giornalisti che null'altro facevano e null'altro sapevano fare: Mazzini, Marx, Lenin e compagnia parolaia. E ghigliottina per chi dissentiva, non a caso una macchina per moltiplicare le eliminazioni, fino al gulag e ai killing fields in attesa dell'AI. Ci si faccia caso con gli eredi nostrani del giacobinismo, i piddini. Tutta la loro forza sta nella propaganda. Non hanno altro.Quando comandano, mandano il Paese a ramengo, riempiono il popolo di chiacchiere e le galere per chi non le beve. Quando sono all'opposizione strepitano, additano le falle, demonizzano, inventano sempre nuovi slogan, capitaneggiano i nuovi poveri che loro stessi hanno creato. Qualunque inezia può essere utilizzata per cavalcarla dopo averla ingigantita ad arte. Propaganda, appunto. E sotto la propaganda, niente. Fa caldo d'estate? Emergenza climatica. C'è il covid? Tutti a casa, tutti vaccinati quattro, cinque volte, e pure dieci se il covid non li avesse fregati sparendo. Il covid è sparito? Merito dei vaccini. Ora, mi sono imbattuto in una notizia storica che mi ha fatto riflettere. E dove l'ho trovata? Sulla Settimana Enigmistica, il che testimonia della situazione orwelliana in cui ci hanno sprofondato. Il peggior disastro nucleare della storia? Chernobyl, lo sanno tutti. In subordine, Fukushima.Morti? Pochissimi, ma quel che conta è l'enfasi interessata di chi ha in mano i nostri cervelli. Avete mai sentito parlare di Windscale? No? Non mi stupisce. A Windscale, nel Cumberland, Inghilterra, si incendiò un reattore nucleare. Bruciò per sedici ore, lasciò una vasta zona contaminata (e lo è ancora oggi), provocò fino a 240 morti tra diretti e indiretti. Ma il governo minimizzò per non creare panico. Era il 1957 e i Verdi non c'erano ancora (cioè, non c'era ancora chi li finanziava), così il mondo non ne seppe nulla. Notare che non era affatto un segreto di Stato. Semplicemente, la notizia non era pompata come lo sarebbe oggi. Il che significa che l'importante non è la notizia ma la pompa.La catena è questa: chi ha i soldi decide di pompare qualcosa; se ne fanno carico i giornalisti. i quali fanno quello per cui sono pagati. Poiché per fare i giornalisti c'è la fila al punto che c'è chi lo fa anche gratis, la morale è questa: chi ha in mano la propaganda ha in mano il pianeta. La libertà di stampa? Seeeh! Non c'è bisogno di costringere nessuno, basta attentare allo stipendio. Guardate la guerra in Ucraina. La versione zelenskiana è vera, quella putiniana è falsa per definizione. Chi ha costretto l'Italia ad allinearsi entusiasta, compresi Rai e media? Chi ha in mano la pompa. O il bastone e la carota, se preferite.È con la propaganda che si ottiene l'obbedienza totale perché convinta: lo schiavo migliore è quello che crede di essere libero. [...]
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Il governo di destra fa la politica della sinistra moderata (perchè ha paura)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7562IL GOVERNO DI DESTRA FA LA POLITICA DELLA SINISTRA MODERATA (PERCHE' HA PAURA) di Rino CammilleriIl governo di destra (e basta col termine ipocrita «centrodestra», che già da solo implica soggezione ideologica alla sinistra!) deve fare i comprensibili salti mortali per non farsi detronizzare da qualche congiura Usa-Ue-toghe rosse. I quali hanno dimostrato più volte che non si governa senza il beneplacito dei poteri forti internazionali e dei loro collaborazionisti nazionali, sbavanti di fronte alla prospettiva di tornare in sella bypassando le elezioni. Infatti, prima di queste ultime, Giorgia Meloni, visti i sondaggi che la davano vincente, è andata previamente a rassicurare gli americani e a farsene benedire. Rimangiandosi tutto quel che aveva detto in precedenza in merito alla guerra ucraina. Comprensibile: o così o Pomì.Ed eccola, però, tra l'incudine di chi comanda davvero nel mondo occidentale e il martello del suo elettorato. Elettorato che l'aveva eletta a valanga perché ponesse fine agli sbarchi africani, desse una regolata all'arroganza dei Lgbt, riportasse in sicurezza le nostre strade. Invece, detto elettorato che cosa vede? Che gli sbarchi sono, al contrario, aumentati. Che un generale che, interpretando il sentimento popolare, sbotta che non se ne può più viene di corsa quasi destituito con insulti. Che non si può più uscire di casa e le paventate zone off-limits per i cittadini si sono moltiplicate. Che una minoranza infima come quella degli animalisti si permette minacce e ritorsioni ai danni di quanti ritengono che un uomo sia più importante di una bestia (cioè, tutti). E il governo tace. E lascia impazzare le minoranze infime, ma urlanti, e urlanti perché sanno di avere a che fare con dei timidi cacasotto.Ha contro i media? È vero, ma basta attendere sulla riva del fiume e tra breve scorreranno i loro cadaveri. No, la verità è che il governo di destra ha paura. Ha paura di quel che dirà la sinistra se fa questo o se fa quello. Cioè, se fa ciò per cui è stato votato. Ma uno che ha più paura dell'avversario che dei suoi, che è? E di cosa ha paura? Che gli diano del fascista? Ma sono parole, nient'altro. E se hai paura perfino delle parole mi sa tanto che sei inadeguato. Lo sapevi a che cosa andavi incontro, lo sapevi da sempre. E ora scopri che non sai governare secondo i desiderata di chi ti ha votato? Allora - lo dico con dolore - vai a casa. Se non sai fare il tuo mestiere, torna a cuccia. Se non sei stato capace di dire ai poteri forti: signori, so che comandate voi e cercherò di non deludervi, ma badate che devo dar conto anche al mio elettorato; be', allora che ci stai a fare?Una sinistra ideologica un po' più moderata di quella che strilla c'era già, penso a Renzi, che bisogno avevamo di un governo di destra di nome e di sinistra moderata di fatto? Se non sapete fare un governo di destra, dimettetevi. Vorrà dire che il popolo si asterrà in massa dal votare e governerà la sinistra come fece Garibaldi, che fu senatore con soli trenta (sic!) voti. Ma almeno, media o non media, tutti vedranno che siamo sotto tirannia. E chi vivrà vedrà.
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E' giusto pregare per Matteo Messina Denaro?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7567E' GIUSTO PREGARE PER MATTEO MESSINA DENARO? di Rino CammilleriSanta Teresina di Lisieux, quand'era ancora ragazzina ma già aveva in animo il chiostro, chiese con insistenza a Dio una grazia speciale. Un rinomato pluriomicida, il criminale più famoso di Francia, catturato dopo anni di efferatezze stava per salire sulla ghigliottina. Teresina pregò fervidamente per diversi giorni, anche perché il condannato aveva rifiutato i conforti religiosi. La piccola futura santa domandava la salvezza di quell'anima perduta. Non aveva detto Cristo che bisognava pregare gli uni per gli altri? E chi più bisognoso di preghiere di un cattivo conclamato a rischio di dannazione eterna? Seguì dalla finestra l'ascesa del condannato al palco del patibolo. Gli tagliarono il colletto e stavano per distenderlo sull'asse sotto la lama. Come da prassi, un sacerdote lo seguiva brandendo un crocifisso. Ebbene, proprio all'ultimo istante, con un gesto che stupì tutti, il condannato si voltò e con uno scatto inatteso si chinò a baciare fugacemente il crocifisso. Poi la lama calò sul suo collo. Teresina era felice: all'ultimo momento era stata esaudita.A ben pensarci, il primo santo a essere canonizzato da Cristo in persona è il Buon Ladrone, un tagliagole da strada che, in extremis, si era raccomandato al Messia. Pregare dunque per i cattivi? E per chi se no? Sono i malati ad aver bisogno del medico, non i sani, lo dice il Vangelo. Per questo la Chiesa ha sempre accompagnato sul patibolo i condannati a morte. I «santi impiccati», come li chiamava san Giuseppe Cafasso, già precettore di don Bosco e cappellano nelle carceri savoiarde. Li scortava sulla carretta che li portava alla forca, impartiva loro gli ultimi i sacramenti e li assolveva in confessione. Con la morte fisica espiavano le loro colpe, ma col pentimento finale avevano diritto a entrare nel Regno dei Cieli, per questo don Cafasso li chiamava i suoi «santi impiccati». Come, appunto, il Buon Ladrone.Si badi, Latro-onis per i romani era il brigante assassino; il ladro semplice era fur-is. Dunque, si trattava di un pluriomicida che sgozzava la gente per derubarla sulla pericolosa strada per Gerico. Ebbene, la Chiesa del 2023 pare riempirsi la bocca di «poveri» e di «ultimi», però sta molto più attenta alla sua immagine social e politically correct, altrimenti avrebbero protestato vivamente per il divieto imposto a tre suore di pregare per l'anima di Matteo Messina Denaro. Certo, le tre possono anche pregare nel chiuso del loro convento di clausura, ma è una fatto che all'ospedale dell'Aquila non le hanno fatte entrare.Madre Donatella, suor Emanuela e suor Teresa Benedetta, sono benedettine del monastero dei santi Cosma e Damiano, i due gemelli medici «anargiri» (cioè, che curavano gratis) finiti martiri di Diocleziano. Erano lì per una visita agli occhi della superiora e avevano chiesto di poter pregare sulla salma del boss, appena morto senza sacramenti. Voi direte: ma a che sarebbe servito, visto che non si era pentito in senso cattolico dei suoi peccati? Risponderò come rispose Cristo ai sadducei: a Dio tutto è possibile.Per esempio, oggi sappiamo che, in tema di espianti, si dichiara clinicamente morto uno a cui batte ancora il cuore (se no, l'espianto non è praticabile). Dunque, non sappiamo che cosa accade nella testa di uno «morto» negli ultimi infinitesimi istanti dell'agonia, quando non dà alcun segno ma neanche i medici sanno che cosa accade nella sua testa pur se, da protocollo, cerebralmente defunta. E poi, che male fa permettere a tre suore di dire un requiem? Bah, per fortuna, come recita la Scrittura di domenica scorsa, «le mie vie non sono le vostre vie», dice il Signore. Per quanto mi riguarda, ho appena dato alle stampe la mia ultima fatica, Il manuale del diavolo (Cantagalli), in cui è descritto anche come e qualmente nell'Altro Lato avremo molte sorprese. Scopriremo che c'è un sacco di gente che non avrebbe dovuto esserci, mentre mancano molti di quelli che credevamo ci fossero.
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Maria Stuarda, la regina decapitata perchè cattolica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7515MARIA STUARDA, LA REGINA DECAPITATA PERCHE' CATTOLICA di Rino CammilleriNessuna donna nella storia ha mai impressionato l'immaginario come questa sfortunata regina cattolica. Romanzi e tragedie (vi si cimentarono anche Alfieri e Schiller), opere liriche (Mercadante, Donizetti, etc), film. Di questi ultimi - ben 38 - il primo è addirittura del 1895; tra i migliori, uno del 1936 Katharine Hepburn e la regia di John Ford, fino all'ultimo del 2018 con Margot Robbie Saoirse Ronan, attrice straordinariamente somigliante alla vera Maria Stuarda.Qui, in omaggio al politicamente corretto, ci sono lord inglesi e scozzesi impersonati da attori afroamericani, quasi che ogni epoca senta il bisogno di rendere omaggio alla scozzese Mary Stewart che in Francia modificò il suo cognome nel più pronunciabile Stuart. La sorella di Enrico VIII, Margaret, era sua nonna. Perciò il trono d'Inghilterra sarebbe spettato a lei.INFANZIA TRAVAGLIATANata nel 1542, suo padre era Giacomo V, re di Scozia, che morì quando lei era in fasce. Cominciate le guerre con l'inglesi, il re scozzese fu sconfitto e morì, trentenne, di colera. Sua moglie Marie de Guise, secondo il trattato di pace avrebbero dovuto far sposare la figlia con Edoardo VI, figlio di Enrico VIII e Jane Seymour, protestante. Rifiutò e mandò al sicuro la piccola in Francia, storica allegata della Scozia. Maria Struart (Stuarda, all'italiana) crebbe alla corta di Caterina de' Medici, dove divenne coltissima (parlava sei lingue). I contemporanei la descrivono come alta, bella e d'incedere maestoso. Ottima cacciatrice e cavallerizza, a 16 anni sposò il figlio della medici, Francesco II, e divenne regina di Francia. Ma lui morì ben presto, e altrettanto presto lei si accorse che due regine vedove in Francia erano troppe. Cosi tornò in Scozia e vi si assise come regina. Ma trovò che il paese era diventato ormai calvinista a causa della predicazione del fanatico John Knox (sempre presentato così anche nei film).TRADITA DALLA TOLLERANZALei nata il giorno dell'Immacolata, realisticamente lasciò libertà di credo, ma non volle assolutamente cambiare il suo. Intanto in Inghilterra saliva al trono Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.Il re scismatico aveva generato Maria Tudor con la moglie legittima Caterina d'Aragona. Maria I aveva regnato e si era sposata con Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V. La Francia, trovatasi accerchiata dagli Asburgo, prese a fomentare il dissenso contro Maria I, anche se questa aveva restaurato il cattolicesimo in Inghilterra. E il dissenso era costituito da tutti quelli che si erano arricchiti con l'espropriazione dei beni della Chiesa effettuata da Enrico VIII. E che non aveva alcuna intenzione di restituire.Purtroppo, nata e cresciuta in mezzo agli intrighi e sempre in pericolo di vita, quando Maria I poté cingere la corona aveva ormai 37 anni, 38 quando sposò il molto più giovane Filippo di Spagna. Così, non ebbe prole e l'unica sperata gravidanza si rivelò un tumore maligno che presto la portò alla tomba.Morto anzitempo anche il successore Edoardo VI, Elisabetta si trovò, oltre che scomunicata da papa San Pio V (il che significava che i suoi sudditi cattolici erano sciolti da ogni dovere di obbedienza), con una temibilissima concorrente, Maria di Scozia, che tutti i legittimati, anche protestanti, consideravano la vera avente diritto al trono d'Inghilterra. Maria, intanto, si era accorta del gravissimo errore di aver concesso libertà religiosa, cosa che Maria I di Tudor si era ben guardata dal commettere nel suo regno. La tolleranza, infatti, rafforzò il potere della nobiltà protestante e lei, per blindarsi, comprese che doveva avere un erede. Ma non c'erano molti giovani maschi tra le teste coronate di quel tempo. Gli unici due potevano essere l'arciduca Carlo d'Austria, figlio dell'imperatore Carlo I, e don Carlos, figlio di Filippo II di Spagna.Le trattative col primo fallirono, e il secondo era uno psicolabile. La fretta indusse Maria a sposare il cugino Enrico Stuart, lord Darnley. La cosa gettò Elisabetta I nell'angoscia, perché anche quest'ultimo era nipote di Margaret, sorella di Enrico VIII.Così adesso i titolari di diritti sul trono inglese erano due, per giunta marito e moglie.SUL PATIBOLO CON IL VELO DA SPOSAA Maria, incinta e ben presto trascurata dal marito, non rimase che un amico confidente, il fidato segretario italiano Davide Rizzio, così che Knox prese ad accusarla di adulterio. Darnley finì ucciso e Rizzio massacrato. La propaganda puntò il dito contro la regina. Lei allora venne rapita e stuprata da lord Bothwell, che fu costretta a sposare con rito protestante. Ormai sfuggitale di mano la situazione, dovette accettare di abdicare a favore del figlio Giacomo VI, un bambino. Nel 1568 fuggì dal castello in cui era rinchiusa e riuscì a radunare un esercito che condusse personalmente in battaglia. Ma, sconfitta dovette chiedere asilo a Elisabetta I, di cui rimase prigioniera praticamente per vent'anni seguenti.Elisabetta esitava a far giustiziare una regina di diritto divino che era pure sua cugina. Ma la presenza in vita di Maria era un rischio costante per il suo trono. Sempre oggetto di intrighi e congiure, per lei viva Elisabetta non poteva dormire sonni tranquilli. Alla fine una serie di lettere opportunamente "rinvenute", incastrarono Maria per l'uccisione del marito. Mai prima un re o una regina erano stati sottoposti a processo.Ma i legulei di corte trovarono la gabola necessaria. Nel 1587 Maria Stuarda salì sul patibolo, vestita di nero, ma con un velo bianco da sposa. Si tolse l'abito e rimase con quello che aveva sotto: rosso, il colore dei martiri cattolici.Al boia servirono due colpi per spaccarle la testa.Elisabetta? Quello che in tutta la vita aveva cercato di evitare si realizzò in pieno: non avendo figli, il suo trono andò al figlio di Maria, Giacomo VI Stuart di Scozia, che divenne Giacomo I, d'Inghilterra e Scozia. Il quale volle che sua madre fosse seppellita a Westminster, nella tomba dei re (cosa che Elisabetta non aveva permesso). A proposito, il lettore avrà notato quante Marie ci sono in questa storia. Il fatto è che la Gran Bretagna fino allo scisma si gloriava del titolo di "Dote di Maria", la più devota alla Madonna nella nazioni cristiane.
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Non dobbiamo dimenticare i pasticci sul covid di Conte e Speranza
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7482NON DOBBIAMO DIMENTICARE I PASTICCI SUL COVID DI CONTE E SPERANZA di Rino CammilleriL'ex assessore lucano e la new entry Giuseppi, che nessuno aveva votati e nemmeno mai sentiti, si sono ritrovati, per nostra punizione divina, al timone d'Italia nella churchilliana ora più buia. E hanno fatto l'unica cosa che sapevano fare: casino. Ricordate i no-vax triestini innaffiati dai cannoni della polizia mentre dicevano il rosario? Manco gli sfasciatutto amici di Cospito meritarono tanto. Alla fine della fiera, giustamente denunciati, chi davvero comanda in questo Paese ha debitamente archiviato. Eh, sì, in fondo c'è da capirli: se stabiliamo il principio che un capo di governo può essere condannato per le sue scelte, nessun premier o ministro futuro si salva.Perciò, cosa fatta capo ha, chi ha avuto ha avuto, scurdammoce 'o passato, siamo o non siamo il Paese di Pulcinella? Ai cornuti&mazziati, ai fessi&gabbati, ai cretini&contenti non rimane che il voto (finché ce lo permettono, ma si stanno organizzando per sbarazzarsi una volta e per sempre anche di questi ludi cartacei che disturbano il manovratore) e il solito libro di amarcord. Il mio personale, grazie al cielo solo grottesco, è il seguente: io e mia moglie, conviventi e debitamente mascherati, ci stavamo recando in farmacia lungo una via deserta. Passa l'auto della polizia locale, si ferma e ci intima di separarci. Spiego, obietto, chiarisco. Niente. Così, su due marciapiedi paralleli ma separati, io e mia moglie ci dirigemmo alla farmacia, dove ci riunimmo tra noi e pure con gli altri clienti. E ora il Paese si ritrova di nuovo con Figliuolo e Bonaccini a coordinare. Eggià: la vaporiera qualcuno deve condurla e pare non ci sia altro sottomano.Intanto, non ci resta che l'onanismo del «per non dimenticare», ed è per questo, in mancanza di meglio, che segnalo un importante libro: Aa.Vv., Ci hanno preso per il covid. Per non dimenticare tre anni di lockdown, mascherine, vaccini e abusi di potere. Per non dimenticare l'impennata di morti per miocardite, misteriose e abbondanti tra gli atleti. La risata della responsabile Pfizer quando in sede Ue le chiesero se i vaccini fossero stati testati. Risposta: naturalmente no, ma siete stati voi politici ad averci messo prescia. Miliardi di dosi ancora inutilizzate ma che vanno pagate lo stesso come da contratto. La gente che si è ritrovata inabile per sempre o addirittura cieca (ma aveva firmato la liberatoria alla quale non poteva sottrarsi).Il segreto militare. Le autopsie negate. Il mistero sul perché l'Italia, dopo la Cina, sia stata la più colpita al mondo. E, perché no, risalendo per li rami, lo smantellamento precedente della sanità italica perché in camera caritatis ce lo chiedeva l'Europa. Per non dimenticare? No, ce ne dimenticheremo, perché i signori delle tre carte e i loro media (cioè tutti) in questo sono abilissimi. Del resto, è l'unica cosa che sanno fare.
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Il sacro graal
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1929IL SACRO GRAAL SI TROVA A VALENCIA, IN SPAGNA, E SUPERA LE PROVE DELLA STORIA E DELLA SCIENZA di Rino CammilleriIl martire che ha protetto il Graal, (...) Lorenzo, era uno dei diaconi di papa Sisto II al tempo delle persecuzioni. A Lorenzo era affidata anche la cassa della diocesi di Roma; in particolare, spettava a Lorenzo occuparsi dell'assistenza. Gli Apostoli avevano creato i primi sette diaconi appunto per questo, per sgravare se stessi dall'incombenza di dover provvedere alle vedove, agli orfani e ai bisognosi con i fondi che i primissimi cristiani mettevano in comune. Sisto II subì il martirio, poi toccò a Lorenzo.A quest'ultimo fu riservato il supplizio della graticola perché rivelasse dove aveva messo le «ricchezze» della Chiesa. Lui indicò i poveri, per cui quelle «ricchezze» erano state spese. Poi gridò al carnefice che poteva anche rigirarlo, visto che da un lato era già «cotto», e rese l'anima a Dio. Lorenzo era ispanico, per questo il cattolicissimo imperatore Filippo II diede alla sua reggia la forma di un «escorial», una graticola.Ebbene, nell'anno 258, poiché le cose si stavano mettendo male, Sisto II aveva affidato a Lorenzo alcuni preziosi oggetti da mettere al sicuro. Preziosi per la fede, s'intende. Lorenzo li aveva portati nel suo paese, a Huesca. Tra questi oggetti c'era anche una coppa di agata pregiata, quella con cui il papa diceva messa. Perché era speciale, quella coppa? Perché con essa usava celebrare San Pietro, che l'aveva portata a Roma da Antiochia, e ad Antiochia l'aveva portata da Gerusalemme. Con quella coppa i suoi ventidue successori celebrarono fino al tempo di Sisto II. Era la coppa che Gesù aveva usato nell'Ultima Cena. In essa il vino era stato trasformato nel suo Sangue. Infatti, la frase con cui nella messa si procedeva alla consacrazione era da considerarsi letterale: «…prese questo glorioso calice…». Ma la coppa che contenne il Sangue di Cristo è il Graal.Che fine fece il Graal di Huesca? Attraversò il secoli passando per varie mani, sempre portato al sicuro per sottrarlo prima ai Vandali, ariani, e poi ai musulmani. Nel 1399 il re d'Aragona, Martín I, lo fece porre nella cattedrale di Saragozza e impreziosire con aggiunte in oro. Nel 1424 il re Alfonso il Magnanimo lo donò alla città di Valencia, che dal 1437 lo custodisce nella sua cattedrale. Con esso i papi Giovanni Paolo II e l'attuale Benedetto XVI, in visita, hanno celebrato la messa. Nel XX secolo è stato sottoposto a esami da parte di un pool di studiosi, i quali hanno concordemente convenuto che si tratta effettivamente di un oggetto in uso nella Palestina del I secolo.Perché nel Medioevo il Graal si considerava «perduto» e, dunque, leggendario? Per il semplice fatto che la Spagna era dominata dagli islamici. E chi sapeva dov'era il Graal si guardava bene dall'aprire bocca.
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Scontri di musulmani con la polizia mettono a ferro e fuoco la Francia (tra poco in Italia?)
VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5KpjtrwP9jo&list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9ZTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=873SCONTRI DI MUSULMANI CON LA POLIZIA METTONO A FERRO E FUOCO LA FRANCIA (TRA POCO IN ITALIA?) di Rino Cammilleri«Che bella la società multietnica!», cinguettava giuliva anni fa un’ochetta del giornalismo che aveva appena visto Guerre Stellari. Invece, malgrado i patetici tentativi degli spot pubblicitari di mostrarci un mondo interrazziale felice, malgrado Hollywood che sempre più spesso infila coppie miste con figli mulatti nei copioni, malgrado la felicità artificiale della pizza e della Coca-Cola, malgrado l’inclusione di africani pure nella Primavera di Botticelli, la realtà, quella vera, è la Francia di questi giorni. Perché le sue città sono esplose per la morte di un maghrebino pluripregiudicato? Qual è il segnale che si vuole dare: se tocchi uno di noi scoppia la guerra? Ed è lo stesso segnale inaugurato nei soliti Usa: se tocchi un black si scatena l’inferno.Mica per protestare contro un sistema che permette a quattro gatti di essere più ricchi di Dio mentre tutti gli altri sopravvivono coi sussidi o sotto i ponti, no. A New York ci sono centomila senzatetto. Sì, avete letto bene, centomila. Cioè, una città delle dimensioni di Piacenza vive per strada nella capitale del mondo ex cristiano. I Love N.Y. Sì, sui cappellini e le magliette, laddove i sondaggi dicono che chi può se ne scappa. A San Francisco, la capitale del woke, è anche peggio, con in più un intero quartiere di soli tossici. Gli americani fanno la rivoluzione per questo stato di cose? Macché, la fanno se un poliziotto, pur nero, spara a un delinquente nero. In Francia non sanno più dove reclutare poliziotti perché l’emorragia per dimissioni è inarrestabile, e aumenta di anno in anno. In Francia hanno creduto di importare manodopera, invece sono arrivati nordafricani musulmani. Il livello culturale che sta dietro alle rivolte delle banlieues francesi (ma anche americane e svedesi e olandesi e del resto d’Europa) lo si vede quando si contano i danni: i negozi più saccheggiati sono quelli della Nike, ed è tutto dire. Ma dov’erano i sociologi quando il progetto mondiale svuotaTerzoMondo è stato varato? Non lo sapevano che ogni immigrato tende a insediarsi dove già ci sono altri del suo paese? Da qui le varie Chinatown, Harlem nero e Harlem ispanico, le banlieues, i quartieri islamici eccetera.Avete mai visto il film Colors con Sean Penn e Robert Duvall? È del 1988, cioè di quasi quarant’anni fa, ma mostrava quella che già allora per gli americani era una regola: un bianco che entra in un quartiere nero lo fa a suo rischio e pericolo. Bel colpo. Povera Francia, lei e la sua grandeur. Chi pagherà gli immensi danni, adesso? Chi li ha provocati? Seeeh! Sarà il solito popolo bue, a cui avevano promesso che l’immigrazione avrebbe rimpinguato le pensioni. Guardatele bene, le immagini francesi, perché tra breve toccherà a noi. E lasciate perdere i giochetti sul ministro che irrideva la Meloni sull’immigrazione e invece dovrebbe guardare in casa sua. Sì, perché neanche la Meloni è in grado di risparmiarci un futuro francese prossimo, molto prossimo. Un tempo l’Impero Romano questi giovani testecalde in eccesso li arruolava di forza nelle legioni e li mandava a difendere il limes. Solo che il Senato Romano non aveva al suo interno comunisti, pentastellati e preti di strada.Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola, nell'articolo seguente dal titolo "17enne ucciso da un agente: la Francia è tutta una banlieue" parla del 17enne, già noto alle forze dell'ordine, ucciso da un agente e tutto quello che è seguito. Ora il clima di violenza, anche giovanile, divampa senza freni.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 giugno 2023:È un caos di auto in fiamme, incendi dei palazzi delle istituzioni, strade occupate per interdire il traffico di tram ed autobus - alcuni dei quali bruciati completamente -, petardi lanciati contro le forze dell'ordine, bande in passamontagna e armate di fucile, la Francia di Macron la mattina del 29 giugno. In una sola notte sono state arrestate 150 persone e mentre scriviamo il bilancio degli ufficiali feriti sale a 130 e la devastazione è ovunque. A scatenare i disordini violenti è stata la diffusione sui social di un video che ritrae un agente, la mattina del 27 giugno, a Nanterre - periferia ovest di Parigi - mentre spara e uccide un 17enne, che, alla guida di un'auto, si rifiuta di fermarsi ad un posto di blocco. Adesso, l'ufficiale è in arresto e contro di lui è stata aperta un'inchiesta per omicidio colposo.Il fatto di cronaca fa particolarmente discutere anche perché, nel 2017, la Francia, in seguito agli attentati di Nizza, ha approvato una legge che consente l'uso delle armi alle forze dell'ordine in casi di «assoluta necessità e in materia strettamente proporzionata», e al di fuori della legittima difesa, il che autorizza la polizia a sparare di più.Nahel, il 17enne che ha perso la vita mentre guidava senza patente, era già noto alle forze dell'ordine: cinque rifiuti di fermarsi ad un posto di blocco - l'ultimo solo la settimana prima di perdere la vita - e dodici arresti per reati vari tra cui spaccio di droga.Uno dei primissimi a commentare i fatti è stato proprio Macron: «niente giustifica la morte di un giovane: è imperdonabile». Condannando immediatamente il poliziotto, il Presidente non ha lasciato che fosse la giustizia a dare sentenze. È il solito tranello in cui cade ancora la Francia: in nome dell'emozione si dimentica di condannare la violenza indifendibile.E sebbene per due giorni anche la stampa internazionale ha provato a scagionare il ragazzino, la ricostruzione del pubblico ministero di Nanterre ha confermato la versione degli agenti. Avevano provato a fermare la Mercedes, con targa polacca, che Nahel guidava senza patente a gran velocità, e con la quale aveva già provato ad investire pedoni e ciclisti, per ben due volte prima dello scontro, poi fatale, con gli ultimi due agenti.A Nanterre, capoluogo del dipartimento Hauts-de-Seine, è difficile trovare un ragazzo che non sia mai stato fermato o posto in custodia dalla polizia. Un territorio fortemente interessato dall'immigrazione, che oggi è il 25,5% della popolazione, e che già nel 1981 era oggetto di attenzione per il dilagare di delinquenza, spaccio di droghe e immigrati allo sbando. È bastato poco così che la morte del ragazzino innescasse un'ondata di proteste violentissime nella banlieue di Nanterre, - non meno di 1.200 uomini sono stati mobilitati per ristabilirvi l'ordine solo il primo giorno.E in un baleno la rabbia è divampata in diversi distretti dell'Île-de-France - dove la strategia di riconquista repubblicana portata avanti da Emmanuel Macron dal 2017 tarda a dare i suoi frutti - e poi in lungo e largo nel Paese. Così, mentre il municipio di Mantes la-Jolie era ostaggio di molotov, bande incappucciate hanno effettuato incursioni contro la polizia e gli edifici pubblici ad Asnières, Colombes e persino a Clichy-sous-Bois. Anche Parigi non è stata risparmiata, con incendi e lanci di proiettili registrati nel 20° e 15° arrondissement.I rischi di contagio sono stati presi molto sul serio dagli analisti del ministero dell'Interno, ma nessuno è riuscito a fermarli. E così che in una notte la realtà ha assunto le sembianze di uno scenario uscito da Netflix. A Garges-lès-Gonesse, Val-d'Oise, nella periferia parigina, il municipio è stato incendiato completamente. A Lione, e nei comuni del suo agglomerato, la polizia è stata bersaglio di fuochi d'artificio. A Villeurbanne il lancio di petardi contro un palazzo ha provocato la distruzione di almeno trentacinque appartamenti. Secondo il sindaco di Lione, in città sono stati in tantissimi a rivoltarsi contro la polizia. Sono state ben 25 le stazioni distrutte in una notte in varie località. A Bezons, Val-d'Oise, i saccheggiatori hanno dato fuoco ad una scuola elementare.Approfittando dei disordini, s'è tentato anche di far evadere alcuni detenuti dal carcere di Fresnes. Il ministro della giustizia, Éric Dupond-Moretti, è andato subito a far visita al carcere preso d'assalto: «Tutti quelli che sputano sulla polizia e sulla giustizia sono i complici morali di quello che sta succedendo». Per tutta la giornata di giovedì 29 giugno, le opposizioni di destra del Paese hanno chiesto l'istituzione dello stato di emergenza, e alcuni sindaci l'hanno adottato in autonomia nella serata di ieri fino a lunedì prossimo. Lo schema di queste rivolte è il solito degli ultimi trent'anni. «Spesso la sorgente è un intervento della polizia che finisce male.
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L'inutile Instrumentum Laboris del sinodo sul sinodo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7465L'INUTILE INSTRUMENTUM LABORIS DEL SINODO SUL SINODO di Rino CammilleriSe si vanno a vedere tutti i grandi convertiti della storia (san Paolo, sant'Agostino...) ci si accorge che si tratta di personaggi che stavano bene dov'erano ma che poi hanno dovuto arrendersi a qualcosa di più forte di loro e dei loro costrutti: l'evidenza. O la Verità, come la chiamavano loro. E da quel momento hanno preferito farsi ammazzare pur di proclamarla. Anch'io sono un convertito. Non grande, certo, ma anch'io stavo bene dov'ero prima di dover affrontare torme di trolls, di detrattori, di haters e di insultatori (alcuni dei quali li troverete qui sotto, tra i commenti).Andavo appresso a Pannella prima di incespicare sulla Via di Damasco. E, come san Paolo e come sant'Agostino, nulla sapendo di quel che mi aveva folgorato avevo bisogno di qualcuno che mi spiegasse, che mi dicesse che cosa fare adesso, come comportarmi, come vivere (il perché ormai lo sapevo). A questo, scopersi, serviva la Chiesa. Cristo, se vogliamo metterlo tra i grandi fondatori di religioni, non aveva lasciato scritto niente. Aveva solo formato un suo staff che aveva istruito per tre anni prima di andarsene. Cioè, aveva creato una Chiesa. A cui aveva affidato ogni compito. Con l'assistenza dello Spirito. Infatti, nell'istruzione triennale molte cose erano state tralasciate. E subito gli Apostoli si ritrovarono a decidere su qualcosa su cui Cristo non aveva lasciato direttive: i pagani che diventavano cristiani, occorreva circonciderli o no? Gli Apostoli, consultato lo Spirito, decisero di no. E noi maschietti siamo loro grati.Ebbene, io ho avuto la fortuna di diventare un convertito quando la Chiesa era ancora quella del Concilio di Trento, il quale aveva il dono del parlar poco e chiaro: «Si quis dixerit... anathema sit». «Se qualcuno dirà così e cosà, sia anatema». La vita del cristiano che voglia comportarsi da tale, infatti, è già difficile di suo senza che gliela si complichi con la vaghezza e l'indefinito. Sì, no, boh, fate voi: pare questo lo stile attuale. L'importante è non fare proselitismo (ecchevvordi' ?) e andare d'accordo con tutti. L'ultimo Concilio era solo «pastorale», cercando di venire incontro all'uomo moderno di settant'anni fa. E dal linguaggio stringato si passò ai Catechismi di ottocento pagine, laddove quello precedente ne aveva dieci. Si passò anche alla messa che tutti possono capire, così che se uno attraversa, che so, la Spagna, la sente in catalano, in castigliano, in basco. Io la sento in italiano e, siccome quel che sento è sempre uguale, penso alla canzoni dei Beatles, che proprio il non conoscere l'inglese riempiva di fascino (sennò erano testi insulsi). Ma sia.Eccoci al famoso Sinodo, che durerà - pensate - due anni. Aprirà alle nozze gay? Aprirà alle donne il sacerdozio? Aprirà a pincopallino purché ecologico? E non è che con tutte queste aperture i padri - e le madri - sinodali si buscheranno un accidente? Bah, l'importante è sinodare. Anche il famoso Instrumentum laboris (e chissà perché qui hanno usato il latino anziché le tonnellate di lingue nazionali; si vuol discriminare?) par concepito apposta perché se lo leggano solo loro. Ce lo vedete un fedele comune seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò intento a compulsarne una copia? E ammesso che lo faccia, che cosa potrebbe rispondere alla domanda: e mò? Linguaggio clericale, sfumato, smussato, l'importante è volersi bene, avviare processi, due passi avanti e uno indietro, e poi si vedrà, male che vada tra tre anni ne facciamo un altro di Sinodo. Ma poi, che vuol dire «sinodalità»?Che dovranno estenuarsi in convegni più o meno permanenti? Sarà, questo, il Sinodo arcobaleno (si chiedono i giornalisti)? Personalmente non credo, lasceranno al solito tutte le vie aperte. Già perché se fai entrare gli uni è sicuro che se ne vanno gli altri. Rimane, in Bertoldo, la domanda: perché i gay ci tengono tanto a sposarsi? Perché i preti pure? Perché le donne non vedono l'ora di fare i preti? Oh, ce ne fosse uno contento di stare al suo posto.Concludo. Ho tenuto per trent'anni la rubrica del «Santo del Giorno» sul Giornale e so che i grandi riformatori degli ordini religiosi hanno fatto fiorire piante secche potandole e riportandole all'austerità iniziale. Quelli che seguivano san Francesco e il suo rigore estremo erano attratti dagli animali e dall'ambiente? Padre Pio attirava folle per il suo approccio sinodale? Mah.Nota di BastaBugie: Lorenzo Bertocchi nell'articolo seguente dal titolo "Sinodo ad alto rischio confusione" spiega cosa sta succedendo in merito al sinodo sulla sinodalità.Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 21 giugno 2023:Il Sinodo sulla sinodalità, avviato da Papa Francesco nell'ottobre 2021, scalda i motori presentando ieri in Vaticano il documento di lavoro che servirà da base per le discussioni della 16a Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi in programma per l'ottobre prossimo.Il Sinodo sulla sinodalità, pluriennale percorso «in ascolto dello Spirito» di tutta la Chiesa universale, attingerà a un documento che raccoglie le sessioni di ascolto già condotte in tutto il mondo a livello diocesano, nazionale e continentale. Il testo presentato ieri, di oltre 50 pagine, copre anche temi scottanti come le diaconesse, il celibato sacerdotale, la sensibilizzazione LGBTQ+ e sottolinea il desiderio di nuovi organi istituzionali per consentire una maggiore partecipazione al processo decisionale dal "Popolo di Dio".Tutto il documento è attraversato da un vero e proprio leitmotive, quello del dialogo, dell'apertura. «Il testo», ha detto ieri il cardinale Jean-Claude Hollerich, Relatore generale del Sinodo, «non ha la pretesa di essere un trattato teologico sulla sinodalità. Il testo non dà risposte, ma pone solo domande». Si prospetta così un sinodo dal «pensiero aperto», un'assemblea che non cerca conclusioni, ma la conclusione è già nel metodo, anzi il mezzo, per dirla con Marshall McLuahn, è già il messaggio. Il sinodo sul sinodo, in un certo senso, è già il risultato.Le 50 pagine dell'instrumentum laboris non sono di immediata lettura per il Popolo di Dio, scritte con linguaggio articolato che peraltro evita anche di definire cosa si intende quando si parla di «sinodalità». Arrivando, non facilmente, in fondo al testo si resta con la sensazione che il Popolo Santo di Dio sia un po' alieno a questo fiume di parole. Chiesa e persone LGBTQI+, sacerdozio per diaconi sposati, più apertura a donne e laici, diaconesse, presbiterato, clericalismo, pedofilia, formazione del clero, celibato opzionale e via domandando, sono tutti temi che sembrano anche un po' datati, ripetuti. Un «voler ma non posso».L'assemblea di ottobre dovrà pur dare qualche risposta. Dal documento di lavoro potrebbero emergere le risposte del cammino sinodale tedesco aperturista, ma anche gli statunitensi o gli africani potrebbero dare le loro ricette. Il cardinale segretario generale del Sinodo, il maltese Mario Grech, ha specificato che si tratta di un «processo di circolarità profonda tra profezia e discernimento», che aggiunge a suo modo pathos e mistero, per non dire confusione.Il sinodo sul sinodo apre processi, questa, al momento, è l'unica certezza.
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La vera scienza non ha dubbi: non deriviamo dalle scimmie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7419LA VERA SCIENZA NON HA DUBBI: NON DERIVIAMO DALLE SCIMMIE di Rino CammilleriAvete presente quei disegni ormai diventati iconici che rappresentano l'evoluzione umana? Dall'ameba all'homo sapiens, passando ovviamente dalle scimmie e i neanderthaliani. Fanno talmente parte del nostro immaginario - e della narrazione - fin dalle elementari - che dico? dall'asilo - che non ci soffermiamo mai a rifletterci sopra. Come il sole e il panorama, le case e i semafori: ci sono sempre stati, solo i poeti vi indugiano.La prima pulce nell'orecchio me la mise un signore seduto dietro di me mentre assistevamo a una dotta conferenza accademica sull'evoluzione umana. Alla fine della dissertazione, all'ora delle domande, quel signore si alzò e chiese: «Ma se io fossi un'ameba, perché mai dovrei uscire dall'acquitrino dove sto bene?». La risposta fu la solita sparata sull'enorme quantità di tempo, i milioni di anni che rendevano la fuoruscita dell'ameba non solo probabile ma anche sicura. Quanto ci sia di scientifico in questa affermazione lo lascio alla vostra valutazione. Per me è come quando la Hack diceva che gli alieni esistono per forza perché l'universo è così smisurato che non è possibile che non esistano. Ma non tutti gli astrofisici sono così, anche se, detta da uno di loro, la fola assume tutto un altro aspetto. Come il tizio in camice bianco che, in tivù, pubblicizza il dentifricio. Per far dimenticare che è solo un sapone per i denti.Per esempio, Isaac Asimov, che era un fisico nucleare, in tutta la sua sterminata produzione fantascientifica non ci mise un solo alieno: correttamente, non ci credeva. Ci sono prove? No, manco una. Solo dicerie, e foto sfocate. Ma torniamo all'evoluzionismo. Non posso negare che, se guardo una discoteca piena o un reality, qualche dubbio mi viene: forse davvero discendiamo dalle scimmie. Solo che anche la mia è un'ipotesi. Ora, però, perché la mia ipotesi fa sorridere mentre quella opposta viene insegnata nelle università? E perché ogni volta che qualcuno avanza dei dubbi seri, scientifici davvero, la teoria muta? Il «cespuglio», poi la «poligenesi», poi «il caso e la necessità», poi la «serie di mutazioni casuali». Un tornado in un hangar di pezzi di ricambio, molti tornado consecutivi e, prima o poi, uscirà un aereo perfettamente montato. Oppure: un branco di oranghi che battono all'impazzata su macchine per scrivere; in qualche milione di anni prima o poi da una di esse uscirà la Divina Commedia.La cosa cominciò con l'Expo Univérsale di Parigi del 1900, dove un intero padiglione spiegava come e qualmente discendiamo dalle scimmie. Ora, la domanda da cento milioni di dollari è la seguente: di solito la Scienza quando una teoria si ostina a non produrre prove cambia strada e ricerca altrove. Invece, l'evoluzionismo va avanti da quasi due secoli e lo si dà per dimostrato mentre non lo è affatto. Come il vaccino Covid, insomma. È stato appena ripubblicato un libretto interessante e significativo che val la pena leggere anche solo per sentire altre campane: Pier Carlo Landucci, La verità sull'evoluzione e l'origine dell'uomo (Edizioni Fiducia, pp. 100, euro 10).Qualcuno sospetta che sia tutta una storia di razionalismo: discendere da Dio, che ci avrebbe fatti a Sua immagine e somiglianza, è religione, mica scienza. Così sarebbe l'uomo a essersi inventato un Dio a sua immagine e somiglianza. Comunque sia, però, anche il razionalismo è filosofia, e per molti è pure religione. La Scienza, invece, non esiste: esiste semmai il metodo scientifico. Il quale esige prove, non parole. Prove. Per esempio, l'uomo-scimmia, il famoso anello mancante e che continua a mancare. Sì, perché il solo uomo-scimmia a noi noto è Tarzan, creazione letteraria. A parte Romolo e Remo, i soli bimbi allevati da bestie ritrovati erano umani inselvatichiti, mica Mowgli.
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Fulton Sheen e la conversione della comunista americana
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7391FULTON SHEEN E LA CONVERSIONE DELLA COMUNISTA AMERICANA di Rino CammilleriIl venerabile Fulton John Sheen era un pastore della tempra di sant'Ambrogio: inflessibile sulla dottrina, paterno con l'umana debolezza, predicatore eccezionale (fu proprio ascoltando i sermoni di sant'Ambrogio che sant'Agostino si converti).Sono note le sue trasmissioni prima radio e poi televisive con cui batteva ogni record di ascolti e teneva avvinti milioni di americani, anche non cattolici.A differenza dei telepredicatori protestanti, la sua non era un'esposizione apocalittica, con uso di toni drammatici e abbondanza di riferimenti all'Inferno. No, solo logica e paradossi alla Chesterton, di cui tra l'altro era amico. E, soprattutto, un sapiente intercalare di fine umorismo, inframmezzando nei punti giusti quelle battute di cui il pubblico americano è ghiotto. Uomo di profonda cultura, trovava anche il tempo di aggiungere agli impegni come arcivescovo i numerosi libri che ancora oggi istruiscono gli incerti e rianimano gli sfiduciati.UNA DONNA PROMETTENTEMolti quelli che dovettero a lui la conversione. Come Clare Boothe Luce, poi famosa e battagliera ambasciatrice statunitense a Roma. E la meno nota (leggendo il seguito si capirà perché) Bella Dodd, la cui conversione non fu inferiore in importanza - importanza sociale e politica, intendo; dal punto di vista spirituale, infatti, hanno tutte la stessa importanza - e sulle cui tracce mi sono messo incuriosito da un articolo sull'agenzia Aletheia.org del 6.12.22.«Bella» perché era italiana e si chiamava Isabella. Per l'esattezza Maria Assunta Isabella Vissono ed era lucana di Picerno, in provincia di Potenza. Nata nel 1904, si accorse anche lei che gli americani non amavano gli immigrati che non si sforzavano di integrarsi. A cominciare dal nome. Dei suoi tre, il secondo non era americanizzabile. Il primo si, ma lei, tendente all'ateismo, non lo prese nemmeno in considerazione. Invece, «Bella» agli americani ricordava i tempi del saloon del vecchio West. E Bella fu. «Dodd» era il cognome del marito, che mantenne anche dopo il divorzio perché sempre meglio di Vissono. Sveglia e portata agli studi, grazie a una borsa di studio statale poté frequentare la prestigiosa Columbia University. Si laureò in giurisprudenza e divenne avvocato, nonché docente di scienze politiche all' Hunter College di New York. In breve fu a capo della New York State's Teachers Union, l'associazione che riuniva i docenti dello Stato. Animo battagliero e da suffragetta, nel 1932 si iscrisse al partito comunista americano (CpUsa), scalandone la cima, tanto che in dieci anni arrivò a far parte del consiglio nazionale.IL PARTITO COME RELIGIONEGrazie all'amico Fiorello LaGuardia, sindaco di New York, riusciva ad avere tutti i congedi sul lavoro che le servivano per dedicarsi al suo vero scopo nella vita: l'attivismo nel partito. Nel 1930, nel corso di un lungo viaggio in Europa, conobbe John Dodd, con il quale si sposò nello stesso anno. Durante la Guerra civile spagnola lui e lei si attivarono per spedire quanti più volontari potevano a combattere nelle file dei repubblicani. Nel 1940 lui abbandonò il tetto coniugale per imprecisate divergenze ideologiche. Dopo avere visto film Come eravamo, con Barbra Streisand e Robert Redford (un classico), sospetto che lui, pur comunista, a un certo punto non ne abbia potuto più del fanatismo di lei. Ancora dieci anni, anzi nove, ed ecco la mazzata finale: venne espulsa dal partito. La scusa ufficiale fu che lei, avvocato, aveva assunto le difese di un proprietario contro il suo affittuario. Un avvocato comunista dalla parte di un padrone? Non sia mai. L'affittuario doveva essere anche nero, tant'è che le appiopparono della «razzista» e infine, come tutti gli epurati a sinistra, della «fascista». Il che lascia pensare che Bella fosse incappata in una delle tante purghe interne Stalin-style con cui periodicamente i comunisti rinnovano i ranghi.LA CONVERSIONESolo che per lei il partito era tutto. La sua vita, la sua ragione di esistere e vivere. Per esso aveva rinunciato a ogni cosa, perfino a suo marito. E ora? II senso di sbandamento, solitudine, straniamento, angoscia, delusione che deve provare qualcuno finito in tale situazione deve essere abissale. Ovviamente, i vecchi compagni le fecero il vuoto attorno. Solo che non ne aveva altri. Intanto la stampa si era impadronita del suo caso. Bella era stata un'esponente di sinistra molto in vista e ben nota per le sue battaglie. Nel 1951, a New York, dove lei stava, arrivò come vescovo ausiliare Fulton Sheen. Non si sa bene in quale occasione i due si incontrarono. Tra i compiti nel partito, Bella Dodd aveva anche quello di infiltrare comunisti nei seminari cattolici. Perciò doveva avere qualche dimestichezza con il palazzo vescovile. Ma questa volta qualcosa si era rotto e si ritrovò a singhiozzare sulla spalla del magnetico Sheen. E poi, non si sa come, in ginocchio nella cappella dove lui l'aveva portata. Scrisse in seguito che non avrebbe saputo dire come e perché, ma si era inginocchiata disperata e si era rialzata con una pace profonda nel cuore. Sheen, dopo, le disse che lei aveva odiato il cristianesimo perché non lo conosceva. Era laureata, aveva il dovere di studiarlo. E cosi fu. Bella Dodd, sotto la guida del vescovo, compila sua istruzione catecumenale e il 7 aprile 1952, lunedì della Settimana Santa, ricevette il battesimo dalle mani di Sheen nella Cattedrale.UN PIANO PER SOVVERTIRE LA CHIESAScrisse un libro, School of Darkness, nel quale spiegò come il comunismo proponeva una specie di religione della giustizia sociale che faceva presa sui semplici. E anche sui cattolici, che erano più attenti alle istanze degli ultimi. Parlò dei potentati economici, non solo americani, che finanziavano il comunismo per plasmare e soggiogare le masse, e soprattutto distruggere il cristianesimo. Per quest'ultimo scopo, secondo le direttive di Mosca, lei stessa aveva convinto "almeno 1.200 giovani" a entrare nei seminari, onde farli diventare sacerdoti e vescovi per corrodere la Chiesa dall'interno. Perché la Chiesa cattolica? Perché era la meglio organizzata anche sul piano internazionale. Quando venne convocata al Senato per riferire di queste attività, dichiarò che sapeva di almeno quattro cardinali che in Vaticano lavoravano per il partito comunista. Alla commissione senatoriale raccontò di come i comunisti fossero presenti in numerosi uffici legislativi del Congresso e in alcuni gruppi che fornivano consigli di settore al Presidente. Oltre alle presenze nei sindacati e altre istituzioni di rilievo, naturalmente. Bella Dodd morì nel 1969, a causa di un intervento chirurgico.
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La colonizzazione delle americhe non fu un sopruso, ma una missione provvidenziale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7379LA COLONIZZAZIONE DELLE AMERICHE NON FU UN SOPRUSO, MA UNA MISSIONE PROVVIDENZIALELa cancel culture sputa sulla Chiesa partendo da una visione banale e riduttiva dell'azione evangelizzatrice della Spagna dopo le scoperte di Cristoforo Colombodi Rino CammilleriBasta che tre o quattro autodesignatisi "rappresentanti" degli indigeni sudamericani alzino la voce e il pugno (v. le foto) e i preti se la fanno nella tonaca o nel clergyman e si precipitano a chiedere scusa anche di quel che la Chiesa non ha fatto. Anni fa, a uno dei tanti "vertici" di Rio per la «salvezza» dell'Amazzonia, alla presenza di «esperti» come Sting, Bono, Rigoberta, ci fu una levata di scudi quando un capo yanomani si presentò con addosso una pelle di leopardo. Orrore! Come, noi siamo qui per salvare l'ambiente e tu ammazzi un animale protetto? L'indio rispose serafico: secondo voi, se nella giungla mi assale una pantera, che dovrei fare? E poi aggiunse: la verità e che voi volete che noi continuiamo a vivere come in un zoo per il vostro divertimento turistico, ma anche noi vogliamo case riscaldate, il cellulare, internet e aerei per raggiungere l'ospedale più vicino, date le distanze qui.Ora, poiché quel che conta sono i titoli sui media, non serve andarsi a leggere le parole esatte del documento, perché è ormai universalmente noto che il Vaticano «prende le distanze» dalla sua vecchia dottrina «coloniale». Dunque, cinque secoli fa avrebbe sbagliato a costringere la Spagna a diventare la prima - e unica - nazione missionaria della storia, quando le impose di evangelizzare gli indios. Già desta meraviglia che un potente re come Ferdinando d'Aragona e sua moglie Isabella di Castiglia abbiano chiesto al papa il permesso di impiantarsi nel Nuovo Mondo. La Francia e l'Inghilterra se ne guardarono bene.E poi, evangelizzare equivale a colonizzare o, peggio, schiavizzare? Il primo contatto di Colombo con gli indios araucani fu il seguente: gli chiesero aiuto contro i vicini caribi, che erano cannibali. Lo stesso accadde a Cortés e Pizarro, che i popoli usati come carne da sacrificio umano dai aztechi e incas salutarono come liberatori e si affrettarono ad allearsi con loro. Parentesi polemica: ma la parola «colonia» è davvero così brutta? La inventarono - e applicarono alla grande - i Romani. E si potrebbe utilmente chiedere, che so, agli africani, se stanno meglio oggi che i colonizzatori bianchi se ne sono andati, quei colonizzatori che se non altro impedivano loro di massacrarsi l'un l'altro, cosa che poi hanno ripreso a fare; e se ancora oggi chi riempie la loro pentola non sono i bianchi coi loro "aiuti".Spiace dirlo, ma l'iniziatore del vezzo di chiedere scusa a chi, invece, dovrebbe lui scusarsi fu Wojtyla. Quel pur grande papa credette cosa buona e giusta aprire il Terzo Millennio con una richiesta di scuse. Intendeva una cosa del genere: signori laicisti, se i cattolici e che io rappresento vi hanno fatto qualche torto nei secoli, ebbene, vi chiedo perdono, dunque qua la mano e guardiamo al futuro. Invece, su quella mano ci sputarono sopra e dissero: visto che avevamo ragione noi? E al clericalume dei donabbondi non parve vero di calare le braghe: eh, l'ha detto il papa!Ma l'avete visto Mission? Era l'illuminista marchese di Pombal quello che voleva schiavizzare gli indios, che, al contrario del film, i gesuiti armavano e guidavano in battaglia contro i paulistas e i bandeirantes. Nel Nordamerica, invece, non c'erano blackrobes, i «manti neri» gesuiti evangelizzatori. E infatti, gli indiani sono spariti, a differenza del Sud. Domanda da un milione di dollari, che però nessuno si pone (il famoso divieto di far domande): gli indios stavano meglio, prima che gli spagnoli li evangelizzassero? Se qualcuno ha voglia di approfondire, si legga il mio libro I mostri della Ragione (Ares). Qui ho poco spazio.
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I veri padrini della sinistra
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7353I VERI PADRINI DELLA SINISTRA di Rino CammilleriLa deriva dell'ex Pci, ora Pd (dopo aver cambiato vari nomi e in attesa del prossimo), dall'obbedienza moscovita a quella dem americana è stata variamente attribuita all'inveterata abitudine di ricevere input da centrali esterne. Così, rimasti orfani del Politburo, si sono rivolti a Obama, Biden, Pelosi, Ocasio Cortes, Harris e compagnia politicamente corretta. E da difensori degli operai, si sono ritrovati ad acclamare la Ue (in cui molti vedono una copia edulcorata dell'Urss), i «mercati» e, di fatto, la grande finanza internazionale, di cui il politicamente corretto è l'aspetto culturale. Da qui il tonfo alle ultime elezioni.Ma è davvero una lettura corretta? I dem nostrani hanno davvero operato una svolta a «u» dopo il crollo dei Muri, o sono sempre stati così? Se lo è chiesto - e si è risposto - lo storico Roberto De Mattei andando a ripescare certe sue analisi degli anni Settanta, epoca in cui i comunisti italiani toccarono percentuali mai più eguagliate e furono a un passo dall'andare al governo. Le ha raccolte in un libro che è realmente istruttivo: I padrini dell'Italia rossa (Solfanelli, pp. 110, €. 10). Nel quale si documenta come l'incontro tra i comunisti e il super capitalismo risale proprio a quegli anni, «per l'instaurazione di un governo mondiale dell'umanità da attuarsi attraverso la centralizzazione politica e organizzativa, la concentrazione monopolistica delle industrie, il controllo dei mezzi di comunicazione, la massificazione forzata, la completa socializzazione della vita umana».Zbigniew Brzezinski, membro di spicco del Council on Foreign Relations («il cuore e il presidio dell'establishment americano») e direttore della Commissione Trilaterale (sorta nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller), dopo avere incontrato Sergio Segre, ministro degli esteri del Pci, dichiarò: «Sono disposto a credere che i comunisti italiani siano moderati e revisionisti. Infatti lo sono» («L'Espresso» del 22 dicembre 1974). Nello stesso anno a «Panorama» Giovanni Agnelli si confessava ammirato dal sovranazionalismo, cioè di un governo mondiale illuminato. In fondo, diceva, «le grandi società multinazionali, la Chiesa cattolica e i partiti comunisti dimostrano che il sovranazionalsimo non è un mito, ma è una realtà». E infatti, quei settanta-ottanta potenti che si ritrovavano ogni anno nelle riunioni del famoso Bilderberg Club, che ci andavano a fare? Per i curiosi, nel libro è riportato l'elenco dettagliato dei partecipanti del 1975, anno in cui la riunione, a porte chiuse, si tenne in Turchia. Anche l'esperienza dei governi di centrosinistra italiani ebbe padrini remoti oltreatlantico, mentre gli Agnelli ricercavano «Un dialogo sempre più ristretto con il Pci, la sola forza politica che può disciplinare il sindacato». Di necessità poi si fa virtù e l'appetito vien mangiando.De Mattei esordisce col dire: «Guardando retrospettivamente la storia d'Italia degli ultimi cinquant'anni si resta colpiti dal numero di intrighi ancora avvolti nel mistero e dalla presenza di occulti "padrini" che hanno manovrato dietro le quinte per condizionare gli eventi. Il decennio 1970-80 costituisce uno dei periodi più densi di questa storia intricata». Complottismo? Perché no? In fondo, se all'intera storia umana toglieste i complotti non resterebbe quasi niente. Insomma, c'è chi lavora perché il comando torni ad essere di pochi travestiti da «tutti». Possiamo farci qualcosa? Be', intanto dirlo...
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Difendere l'aggredito: la scusa degli USA per fare le guerre che vogliono
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7335DIFENDERE L'AGGREDITO: LA SCUSA DEGLI USA PER FARE LE GUERRE CHE VOGLIONO di Rino CammilleriLa guerra russo-ucraina è in corso mentre scrivo e i rarissimi commentatori che cercano di analizzare le ragioni dei russi devono, prima di aprir bocca, distinguere tra aggressore e aggredito e proclamare che stanno, ovviamente, dalla parte di quest'ultimo. Ora, poiché tale professione di fede da cavaliere medievale - al servizio della vedova e dell'orfano. Dell'oppresso e della fede - stona non poco sulle labbra di laicisti atei e agnostici per i quali la morale non è che moralismo, vediamo di vederci un po' più chiaro. Quella è una guerra combattuta in Europa, per interposto ucraino, da potenze che europee non sono: gli Usa la Gran Bretagna contro la Russia. La Russia post-sovietica aveva tentato di entrare nell'occidente ma ne era stata progressivamente respinta, fino all'esito bellico.USA E GRAN BRETAGNA, ALLEATI DI FERROSecondo l'antica dottrina geostrategica, risalente ai tempi di Napoleone, le potenze di mare (Usa e GB) non possono tollerare l'avvento di una superpotenza continentale quale sarebbe data dall'abbraccio economico tra Russia e Germania. Dalla Guerra di Crimea del 1854 in avanti la musica è stata sempre la stessa, al di là delle varianti del caso. Voi mi direte: vabbè gli Usa, che devono mantenere un impero mondiale, ma gli inglesi? Si dimentica che anche questi avevano un impero mondiale, Australia e Nuova Zelanda, tanto per dirne tre, continuano a navigare nell'orbita anglofona insieme al resto. Le più importanti Borse del mondo stanno a Wall Street e nella city londinese. L'alleanza è così di ferro che anche nei film di 007 non c'è una volta che James Bond non possa contare sul supporto della Cia. Se ci fate caso, anche l'ideologia woke, che sta squassando gli Usa, da questa parte dell'oceano trova nell'Inghilterra il suo terreno più fertile. Ma se, data la loro lunga tradizione bellica, gli inglesi non devono faticare molto a convincere la loro opinione pubblica a indossare l'elmetto Her Majesty Service (ricordate la guerra per la Falkland-Malvinas?), non così gli Usa.Gli States sono profondamente spaccati in due: da una parte i dem (aborto, nozze gay, lgbt, trans, cancel culture, antifa, blm, etc.) dall'altra i rep (Dio-patria-famiglia, gospel, porto d'armi, etc.). Se ci si fa caso, entrambi i fronti hanno in comune, però, il moralismo (il politicamente corretto non è altro), perciò ogni guerra deve essere giustificata. Cioè, gli Usa non possono mai essere aggressori, bensì aggrediti. Prima dell'avvento della filosofia woke, il moralismo vi era vieppiù impregnato di puritanesimo, anche perché su quest'ultimo gli Usa sono stati fondati e la vita per i Padri pellegrini non era altro che Dio-Patria-Famiglia e guerra contro il Male, fossero i pagani (indiani) o gli eretici (papisti in primis).IL CASO DEL MESSICOC'è un vecchio detto messicano che fa al caso nostro: "Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti!". Quando Napoleone III supportò Massimiliano d'Asburgo quale imperatore del Messico, gli Usa gridarono, con Monroe: "L'America agli americani!". Cioè a loro. E armarono zitti zitti la rivolta di Juarez. Il povero fratello di Francesco Giuseppe finì fucilato a Queretaro. Ma il Messico era ancora un impero. Cos, quando il presidente Santa Ana abolì la schiavitù, i texani insorsero, invocando l'aiuto fraterno degli Usa (un po' come il Donbass oggi coi russi). Con molta calma, il generale Houston attese che gli insorti di Alamo venissero liquidati, poi, al grido di "Remember the Alamo!", il Messico si trovò la capitale invasa. Ma gli Usa fecero due conti: annettere tutto avrebbe significato far diventare cittadini milioni di papisti, sconvolgendo gli equilibri wasp. Così, si accontentarono di tutti quegli States che ancora oggi hanno nomi spagnoli: California, Arizona, ect. Ovviamente, a colpi di plebisciti sul tipo di quelli fatti dai piemontesi nel Risorgimento. Poi venne la Guerra di secessione: il Nord industriale e protezionista contro il Sud agrario e liberista. La Costituzione prevedeva il diritto di ogni Stato di uscire dall'Unione, ma contro i cannoni non valet argumentum. E gli Usa divennero il monolito che sappiamo.Ed eccoci al 1898. Gli Usa adocchiarono quel che rimaneva dell'impero spagnolo. Ma gli spagnoli non avevano alcuna intenzione di aggredirli. Allora a Cuba, colonia spagnola, esplose e affondò misteriosamente la corazzata americana Maine (300 morti) nel porto dell'Avana. Presidente McKinley, la guerra subito dichiarata tolse alla Spagna, oltre Cuba, l'isola di Guam e le Filippine. I filippini fecero presto ad accorgersi che stavano meglio quando stavano peggio (gli occupanti fucilavano da dieci anni in su, cosa che sollevò uno scandalo sugli stessi giornali americani), ma questa è un'altra storia. Tutta la - breve - guerra fu condotta con questo ritornello: "Remember the Maine!". Saltiamo i passaggi e andiamo alle guerre più importanti.LE GUERRE MONDIALILa Grande guerra. Gli inglesi, in difficoltà, chiesero aiuto ai cugini, anche perché, se avessero perso, ai crediti che le banche americane avevano erogato per sostenere lo sforzo bellico si sarebbe potuto dire ciao. Argomento convincente, ma il presidente Wilson come avrebbe potuto convincere gli americani (ai quali era stato detto "l'America agli americani") ad andare a morire in Europa? Nel 1915 un sottomarino tedesco affondò il transatlantico Lusitania, sul quale c'erano pure un migliaio di americani. Ma anche materiale bellico per gli inglesi: i tedeschi avevano avvertito che navi del genere sarebbero state un bersaglio. E fu così che, al grido "Remember the Lusitania!", gli Usa entrarono in guerra. Seconda guerra mondiale, stesso discorso. Il Giappone era in guerra con la Cina e gli Usa gli misero l'embargo totale su petrolio e gomma; alla disperazione, questi si affidò all'ammiraglio Yamamoto, già addetto militare all'ambasciata nipponica a Washington, il quale disse che non si poteva pensare a una guerra con gli Usa. L'unica chance era un colpo preventivo alla flotta di Pearl Harbor. I servizi Usa lo sapevano, ma Roosevelt lasciò fare. Il resto è la storia del "proditorio attacco" celebrato in tanti film. "Remember Pearl Harbor!".Su su per li rami, la guerra in Iraq contro Saddam e le sue fantomatiche "armi di distruzione di massa" l'abbiamo vista in mondovisione, come pure, ahimè, le precipitose ritirate dal Vietnam e dall'Afghanistan. Ora, i lettori più avveduti capiscono bene che non si tratta di recriminare o di fare come i bambini all'asilo che si lamentano con la maestra della slealtà del prepotente. No, si tratta solo di non farsi imbambolare dalla propaganda, nella quale i padroni dei media sono maestri. Le guerre ci sono sempre state, e Dio ce ne scampi. Ma oggi chi ti riduce povero o orfano pretende che gli baci la mano grato.
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L'impero romano e quello americano: uguaglianze e differenze
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7323L'IMPERO ROMANO E QUELLO AMERICANO: UGUAGLIANZE E DIFFERENZE di Rino CammilleriL'impero romano, quando sottometteva un territorio, lo riempiva di sue basi militari onde assicurarsi che i sottomessi non facessero scherzi. Giustamente, così fa l'occupante e così ha sempre fatto. I più a rischio erano gli ebrei, che a ogni Pasqua scatenavano tumulti dietro all'ennesimo preteso Messia che li avrebbe messi al posto dei dominatori (per questo l'unico Messia, Gesù, che non prometteva riscosse e rivincite - anzi, diceva di pagare le tasse a Cesare - venne eliminato). Poiché ogni volta tutto partiva dal Tempio, che a Pasqua si riempiva di ebrei venuti da ogni dove (c.d. "diaspora") e le prediche dei sacerdoti ricordavano loro con toni accesi la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, i romani pretesero da Erode il Grande, loro re-fantoccio, una caserma proprio dentro al Tempio. E lui costruì la Torre detta Antonia in servile omaggio al suo protettore Marco Antonio (salvo poi buttarsi con Ottaviano quando il vento cambiò).Era situata in uno dei quattro angoli, con una guarnigione sempre pronta a intervenire in caso di problemi. Non solo. Tanto per chiarire chi comandava, i sacri paramenti del Sommo Sacerdote erano chiusi a chiave dentro la detta Torre: venivano rilasciati per il tempo necessario alle cerimonie più solenni e poi rimessi sveltamente sotto chiave. In cambio della sottomissione, e dei tributi, però, i romani erano generosi di opere pubbliche: grandiosi acquedotti, strade, edifici, palestre, terme eccetera (nonché una giustizia più giusta e democratica). E roba di prima qualità, tanto che molta parte rimane in piedi ancora oggi. La sirena per molti giovani era quasi irresistibile, di contro alla vita di soli lavoro, preghiera e miriadi di obblighi soffocanti cui li costringevano i loro rabbini. E gli "ellenizzanti" (così li chiamavano) si moltiplicavano: capelli corti, facce rasate, banchetti sul triclinio, nomi romani. O greci. Uno degli Apostoli si chiamava Filippo, nome greco, e ben due Evangelisti avevano nomi romani, Marco e Luca (Lucanus).Sì, perché i romani, com'è noto, avevano avuto il buon gusto di assorbire la cultura greca (Graecia capta ferum victorem coepit: la Grecia vinta prese a sua volta il brutale vincitore), da loro, correttamente, giudicata superiore. Si può dire lo stesso dell'impero americano? Bene, le basi militari ce le abbiamo e ci hanno difeso per decenni dalla minaccia sovietica. Ma adesso che cosa minaccia l'Europa? Putin? Per quanto cerchino di farlo passare per il nuovo Hitler, non ci crede nessuno. Veniamo al resto del paragone. L'impero americano ha forse assorbito la cultura superiore della vecchia Europa? No, al contrario: ha invaso l'Europa con la sua, mercantile al ribasso, uccidendo perfino il buon gusto e la buona educazione. Diversamente dai romani, gli americani, fin dai loro fondatori, hanno sempre considerato l'Europa corrotta e decadente: i Pilgrim Fathers ne erano fuggiti apposta, e tale imprinting è rimasto.Il benessere complessivo delle popolazioni sottomesse è aumentato come sotto l'impero americano? Non sembra, visto che negli Usa la benzina e i telefoni non costano quasi niente mentre qui da noi si rischia il freddo e la povertà per comprare l'energia da loro e a prezzo triplicato. E sono patetici i nostri politici che, pistola alla tempia, devono ripetere gli slogan sulla povera Ucraina invasa dal cattivone indicato da Stanlio&Ollio, cioè Uk e Usa (come tutti sanno, il cervello del duo era il primo). Certo, non c'è alternativa. Ma almeno ci lascino uggiolare (in attesa di qualche new Legge Mancino che ci vieti anche quello). Finirà in persecuzione, come con i no vax, per quelli di noi che si sono stufati di dare armi e soldi a Zelensky, armi e soldi che, tra l'altro, non si sa bene dove finiscano?
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La prima volta della NATO fuori dall'Europa fu un disastro
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7204LA PRIMA VOLTA DELLA NATO FUORI DALL'EUROPA FU UN DISASTRO di Rino CammilleriLa prima volta della Nato fuori dall'Europa fu in Afghanistan. A guida Usa, come sempre, ci mise vent'anni (2001-2021) a rendersi conto delle «difficoltà di imporre dall'esterno un governo al Paese, così come quella di contrastare efficacemente i talebani, ora nuovamente al potere dopo avere schiacciato la resistenza di ciò che rimaneva dell'esercito regolare afghano, formato e armato dagli Stati Uniti e finanziato con miliardi di dollari».Chi scrive così è lo storico Alberto Rosselli nella sua ultima fatica: Afghanistan, eterno crocevia di interessi e guerre (ed. Archivio Storia). Di Rosselli ho letto quasi tutto, anche perché ama puntare i riflettori su angoli importanti ma trascurati dagli storici mainstream, come la guerra tra le colonie inglesi e tedesche in Africa durante il Primo conflitto mondiale, la resistenza armata dei baltici ai sovietici negli anni Cinquanta eccetera. Altro pregio di Rosselli, la sintesi. In un tempo e ambiente in cui è difficile trovare qualcuno che per dirti che ore sono non impieghi dieci pagine è davvero tanto.Il famoso Grande Gioco afghano di Kipling (citato nel romanzo Kim ma coniato dall'inglese Arthur Connolly nel 1829: The Great Game o Tournament of Shadows, ripreso come titolo da un recente film su Sherlock Holmes), cominciato dai soliti inglesi contro i russi e ripreso dagli americani dopo le Twin Towers è finito come era iniziato. Anzi, peggio. Scrive Andrew Watkins, analista senior presso l'International Crisi Group: «L'accordo di Doha del 2020 ha permesso ai talebani una vantaggiosa tregua di ben un anno, consentendo alle loro milizie di pianificare l'intera occupazione del Paese, eliminando sbrigativamente ogni oppositore senza il timore dei bombardamenti americani: facilitazioni che hanno consentito loro di sbaragliare le ultime resistenze delle forze governative ed occupare facilmente la capitale Kabul senza colpo ferire».I talebani, messo in fuga il presidente Ashraf Ghani e piazzato al suo posto il mullah Abdul Ghani Baradar («rilasciato tre anni fa da un carcere pakistano su espressa richiesta degli Stati Uniti»), hanno ri-proclamato l'Emirato Islamico. I talebani, malgrado gli accordi di Doha, «hanno continuato a dare ospitalità a gruppi ultra-fondamentalisti islamici». Addirittura mentre gli americani se ne andavano: «Un attentato all'aeroporto, poi rivendicato dall'Isis, causò la morte di oltre 170 persone e di 13 membri dell'esercito statunitense impegnati a controllare i documenti». Baradar fu tra i fondatori del movimento talebano, ma chi comanda davvero è suo cognato, il mullah Hibatullah Akhundzada. Il famoso papavero da oppio, «vitale per il governo dei talebani»? È sempre lì, anzi pare aumentato e non di poco: «3600 tonnellate nel 2010». I campi? Mai bombardati.Nessuno è mai riuscito a restare in quel posto di rocce e polvere e sassi senza uscirne con le ossa rotte. E se non fosse per la posizione geografica che ne fa un crocevia strategico non avrebbe tutta la considerazione che ha sempre avuto. È «costituito principalmente da montagne e steppe abitate da tribù da sempre ostili a qualsiasi tentativo teso ad imporre il controllo di un'autorità centrale. Sono gruppi etnici dediti a lotte di potere intestine, continui cambi di regime, tradimenti, assassinii e guerre civili». Ha un «tasso di natalità elevatissimo, in assoluto uno dei maggiori del mondo», compensato da un'aspettativa di vita alla nascita di 47,2 anni. Be', il resto leggetelo nel libro, val la pena.
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L'attrice più bella del secolo... si fece suora
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7195L'ATTRICE PIU' BELLA DEL SECOLO... SI FECE SUORA di Rino CammilleriUna virtù che san Tommaso ammirava era la magnanimità. Che non va confusa con la liberalità. La magnanimità - letteralmente: animo grande - ce l'hanno, attenzione, anche i cattivi. Infatti, c'è differenza tra un ladro di polli e un rapinatore seriale e a mano armata di banche. Cioè, si può essere piccini anche nel male, ma un gran cattivo che si converte, diventa un grande santo. Pensiamo a san Paolo o a sant'Agostino, nonché a tutta una serie di santi che, liberati dai «sette demoni», si tramutano nella Maddalena. Lo capì bene il Manzoni, che piazzò nel suo capolavoro due grandi convertiti (fra Cristoforo e l'Innominato). A proposito di Maddalena, questa santa ebbe seguaci nella Belle époque, che era anche la puritana Età vittoriana, quando lo scandalo era vero e planetario. E una donna che vi si dedicava aveva cento volte più coraggio e grinta delle moderne attricette da TikTok. In questo spazio che occupo da più di vent'anni, ho dato conto di alcune di loro, non vi resta che spulciare la raccolta de Il Kattolico. Troverete Éve Lavallière, regina della Comédie Française, che finì in clausura. O la baronessa Alessandra Di Rudinì, l'amante di Gabriele D'Annunzio, che terminò i suoi giorni in convento; figlia di primo ministro, sposata con prole, incurante dello scalpore suscitato dalla sua, chiamiamola così, trasgressione. O Ida Rubinstein, danzatrice idolatrata che non esitava a esibirsi nuda e pure lei ninfa del Vate: convertita, fece perdere le sue tracce in un monastero.IL PRIMO DIVORZIOOggi parlerò di una di queste donne turbolente, una di quelle che, all'epoca, facevano girare la testa a capi di Stato, magnati, membri dell'alta nobiltà, non pochi dei quali arrivavano a farsi saltare le cervella perché non potevano ottenerne le grazie o perché, una volta ottenutele, si accorgevano di doverle condividere. Il personaggio di cui oggi parleremo fu definita dai contemporanei «la donna più bella del secolo». Infatti, a tenere banco e scena era la sua rivalità con la famosa Bella Otero, l'altra miss universo che con le sue danze conturbanti vietava il sonno a legioni di uomini di ogni rango. Si chiamava Liane de Pougy e, se possibile, il suo scandalo era il più scandaloso di tutti perché andava a letto non solo con gli uomini ma pure con le donne. Et en plein air. Il suo vero nome era Anne-Marie-Olympe Chassaigne, francese nata a La Flèche, nella regione della Loira, nel 1869. Suo padre era un ufficiale dell'Armée e sua madre una nobildonna. Lei fu messa a studiare nel collegio che i gesuiti tenevano a St-Anne-d'Auray, luogo caro alla fede perché teatro, due secoli prima, dell'unica apparizione riconosciuta di sant'Anna, la madre della Madonna. Aveva sedici anni quando andò in sposa al tenente di vascello Henri Pourpre, dal quale ebbe l'unico figlio, Marc. Quest'ultimo divenne pilota da caccia e cadde nel primo anno della Grande guerra. Il marito si rivelò un uomo violento e manesco. Lei, pare, non tardò a cornificarlo e si beccò pure una pistolettata quando lui la sorprese con l'amante. Il malmatrimonio durò solo due anni. Lei andò a Parigi e chiese il divorzio, gettando nella costernazione i suoi cattolicissimi genitori. Che ancora. Però, non avevano visto niente.STRAGI DI CUORI E SUCCESSONella capitale, lei non tardò ad affascinare Henri Meilhac, un affermato autore teatrale che le procurò un ingaggio addirittura al Folies Bergère, il famosissimo e trasgressivo music-hall ancor oggi esistente. Lui le pagò le lezioni di recitazione e danza con la celebre Madame Mariquita, una coreografa di origine algerina che, essendo una trovatella, rimase nota col solo nome d'arte («mariquita»: «coccinella» in spagnolo). Così, la giovane Anne-Marie divenne Liane de Pougy, ballerina di cabaret. Non tardò a essere notata da Émilie-Louise Delabigne, vero nome della contessa Valtesse de La Bigne, una cortigiana d'alto bordo che la introdusse nel bel mondo parigino e le insegnò tutti i trucchi per alzare il suo prezzo. In breve Liane poté annoverare tra i suoi ammiratori (eufemismo) nomi come Maurice de Rothschild, l'inglese lord Carnarvon, il polacco conte Roman Potocki. Fu il celebre Edmond de Goncourt a lanciare la definizione «la donna più bella del secolo». Liane divenne molto ricca a furia di regali, anche perché, come anticipato, si concedeva a entrambi i sessi. Arrivò a possedere un intero palazzo nel centro di Parigi, una residenza estiva in Bretagna e una suite riservata al Carlton di Losanna, in Svizzera. Anche il mondo culturale se la contendeva. Max Jacob, per dirne uno, era solito passare le vacanze da lei.Storie saffiche e scandaliSì, perché Liane de Pougy aveva un talento anche per la scrittura e scriveva romanzi e commedie. Spudorati. Ecco un paio di titoli: Idillio saffico e Le sensazioni della signorina de La Bringue. Nel 1899 in tale veste fece la conoscenza della scrittrice americana Natalie Clifford Barney, e le due divennero amanti coram populo. La loro relazione riempì le cronache mondane per qualche tempo, poi l'americana si stufò, non essendo portata per la monogamia. Liane mise tutta la loro storia per iscritto nel romanzo il cui titolo esplicito ho su riportato e che diventò un bestseller. Nel 1910, al culmine della sua discutibile fama, convolò a nozze col principe romeno Georges Ghika. L'unione durò ben sedici anni, poi il principe scappò con la molto più giovane Manon Thiebaut, che era stata una delle amanti di Liane.LA RISCOPERTA DELLA FEDELa ex divorziata, attrice, ballerina, cortigiana bisex, scrittrice e ora addirittura principessa non tardò a consolarsi. Con donne, perché aveva promesso al principe che con gli uomini non sarebbe più andata e, malgrado la di lui infedeltà, chissà perché la mantenne. Lui tornò sui suoi passi dopo alcuni mesi, forse perché Manon si era stancata o forse perché si era stufata di svegliarsi accanto al nonno. Ma ormai qualcosa si era spezzato e il prosieguo del matrimonio fu praticamente un disastro. Intanto, però, qualcos'altro dentro di lei aveva cominciato a ribollire.Il tempo era passato e l'età aveva ormai spento i bollori, lasciando il posto alla riflessione. La nostalgia dei tempi della sua innocenza, la calda sicurezza della religione dei suoi padri, gli studi a St-Anne-d'Auray, quel che avrebbe potuto essere la sua vita se avesse preso la via giusta: tutti questi pensieri frullavano nella mente di Anne-Marie. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso arrivò in un orfanatrofio per disabili di Grenoble. Le gran dame usavano fare beneficenza, e lei era una principessa. Quei piccoli che nessuno voleva le spezzarono il cuore. Fu una suora di quell'asilo Saint-Agnès a offrire una spalla al suo pianto liberatorio. Nel 1945, la decisione. Morto il marito, si fece terziaria domenicana e andò a lavorare proprio nell'orfanatrofio-goccia-finale. Prese il velo, divenne suor Anne-Marie-Madeleine de la Pénitence. Si notino i due nomi: Maddalena e Penitenza. E davvero fu penitenza, se Dio esaudì il suo desiderio di morire la notte di Natale del 1950. Aveva 82 anni. Chi la vide disse che sul suo viso si potevano scorgere ancora i segni dell'antica bellezza della “donna più bella del secolo» precedente.
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Come Hollywood ci impone il pensiero unico
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7203COME HOLLYWOOD CI IMPONE IL PENSIERO UNICO di Rino CammilleriSpippolando sui siti di film mi sono imbattuto in un'opera di nessuna importanza ma di cui mi ha però colpito una cosa. Se ci fate caso, solo le grandi majors possono permettersi di sparare subito la prima scena riservandosi di mettere i titoli, il cast e i crediti in un secondo momento o addirittura in fondo dopo il the end (classica sigla americana che nessuno ormai usa più). Le altre, prima di cominciare con la storia, si producono in un'interminabile e snervante serie di produzioni, produttori esecutivi, case di distribuzione, patrocini, ringraziamenti e avvisi che i cavalli degli indiani stramazzati per terra erano una finta. E finalmente, dopo una pirotecnia di sigle e slogan e logo, lo spettatore può ottenere ciò per cui ha pagato. Lo spettatore comune, intendo, perché la pirotecnia anzidetta interessa solo i quattro gatti dei cinefili che poi recensiranno dottamente e gratis.Ebbene, dicevo che mi sono imbattuto. E proprio nella pirotecnia di cui sopra ho notato il seguente slogan sotto a un logo e una sigla che non ricordo. Diceva testuale: «Cambiare il mondo una storia alla volta». Esatto, qualcuno finalmente ha fatto outing. Infatti, forse non ci rendiamo conto di quanto i film e telefilm e fiction incidano sul costume e sulle mentalità. Una storia alla volta. Ora, poiché in questo campo la padrona indiscussa è Hollywood, e Hollywood è in mano alla sinistra americana, ecco fatto. E non si tratta tanto di film in grado di lanciare mode. Esempio: gli anni Ottanta furono dominati da La febbre del sabato sera che addirittura coniò un modo di dire e di essere, il «travoltismo». Tra parentesi, è istruttivo guardare in internet la villa faraonica di John Travolta con ben due hangar, uno per un Boeing e uno per un Gulfstream. O il conto in banca dei Bee Gees che ispirò una canzone dei Gatti del Vicolo Miracoli.La cosa è di vecchia data: Rodolfo Valentino divenne già negli anni Venti un modo di indicare i bellocci. La rivoluzione sessuale? Senza il cinema nulla avrebbero potuto i cortei di femministe a dita unite negli anni Settanta. Già nel 1962, più di dieci anni prima, James Bond andava a letto con la sconosciuta come se fosse la cosa più normale del mondo. Ormai sono vecchio, ma rammento nitidamente mia nonna che vietava alle sue numerose figlie la lettura dei fotoromanzi. Eggià, saggezza antica: quelle storie romantiche «guastavano la testa», letterale. Inducevano cioè, subdolamente, a scambiare l'infatuazione per «amore». Cioè, a usare lo stomaco al posto del cervello nella scelta del compagno di vita. Eh, una storia deve per forza di cose insistere sull'emotività, sennò non vende.Pensiamo a un regista americano dichiaratamente di destra, Clint Eastwood. Vinse l'unico Oscar con un film sull'eutanasia (a favore de), Million dollar baby. Aveva fatto di meglio nella sua carriera. Ma Hollywood ha una filosofia precisa, che è quella di Kamala Harris, Nancy Pelosi, Obama, Biden, Ocasio Cortes. Ebbene, se uno guarda quel film scopre che è, per forza di narrazione, congegnato in modo da provocare questo effetto emotivo: al posto del protagonista avresti fatto lo stesso. Infatti, le storie presentano, e devono farlo, dei casi-limite che poi la panza dello spettatore si incaricherà di generalizzare quando sarà ora di votare. A Pannella, malgrado i finanziamenti pubblici, mancò il cinema. Avrebbe fatto prima. Tenetelo presente: «Cambiare il mondo una storia alla volta».
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Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia
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