EPISODE · May 1, 2026 · 23 MIN
Sachs: «Dallo Scià a Trump, dalla Persia all’Iran: la lunga manu dell’Impero americano»
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di Jeffrey D. SachsIn un’intervista a Tucker Carlson, l’economista ricostruisce le radici dell’escalation con l’Iran: interventi diretti, operazioni coperte, sanzioni e guerre indirette. Le attuali ostilità, sostiene Jeffrey Sachs, sono invece alimentate dalla convergenza tra gli interessi petroliferi di Washington e la visione del governo di Netanyahu. Volta a ottenere la supremazia militare nella regione con il progetto del Grande Israele.IN BREVEControllo energetico Per Sachs, la radice del conflitto risale al colpo di Stato del 1953 contro Mossadeq, colpevole di aver rivendicato la sovranità iraniana sulle proprie risorse petrolifere.Egemone ferito La rivoluzione del 1979 è stata per Washington una perdita di reputazione intollerabile, trasformando Teheran nel bersaglio di una guerra ibrida quarantennale.Ambizioni regionali La strategia israeliana mira alla supremazia totale in Asia occidentale, attraverso il progetto del Grande Israele e il rovesciamento dei governi ostili limitrofi.Pretesti nucleari Le accuse sull’atomica sono descritte come una narrazione orwelliana per mascherare l’obiettivo reale del cambio di regime e il controllo dei flussi di idrocarburi.Rischio globale Un’escalation militare nel Golfo minaccia di distruggere le infrastrutture fisiche di gas e fertilizzanti, innescando una catastrofe economica e alimentare mondiale.Da dove deriva questo odio verso l’Iran? Nel 1953, l’Iran era una democrazia parlamentare che non aveva invaso un altro Paese da un secolo, ovvero dal 1856-57, quando la Persia sotto Naser al-Din Shah invase Herat, precipitando nella guerra anglo-persiana[1]. L’Iran era stato successivamente oggetto di interferenze, ma non aveva attaccato nessuno. All’inizio degli anni Cinquanta, lo stimato primo ministro Mohammad Mossadeq ebbe l’audacia di dire la cosa che non si dovrebbe mai dire in questa regione: «Penso che il petrolio sotto la nostra terra sia iraniano, non britannico».Immediatamente l’Impero britannico – sotto forma dell’MI6 – si rivolse al nuovo impero americano in ascesa – sotto le spoglie della Cia – e disse: «Dobbiamo rovesciare quest’uomo». Cosa che, ovviamente, fecero nel 1953, attuando quella che oggi chiameremmo una rivoluzione colorata [2]. Fomentarono proteste e disordini e Mossadeq fu cacciato dal potere. Gli Stati Uniti instaurarono quella che l’Impero persiano avrebbe chiamato una satrapia. L’Iran divenne una sorta di provincia dell’impero americano, in ultima analisi sotto il dominio della Cia. Insediammo lo Scià dell’Iran come volto di quell’impero e la polizia politica Savak come apparato repressivo [3].Tutto ciò durò 26 anni. Nel 1979, mentre lo Scià stava morendo di cancro, il popolo guidò una rivoluzione e cacciò la Savak, la Cia e lo Scià. L’Iran ebbe la sua rivoluzione islamica e instaurò il governo che rimane in carica ancora oggi. Gli Stati Uniti lo avversarono fin da subito. Quando sei un impero con protettorati e militari di stanza in tutto il mondo, e le tue principali compagnie petrolifere si vedono improvvisamente sottrarre ciò che avevano rubato all’Iran, nel momento in cui l’Iran se lo riprende, tutto diventa una questione di reputazione. Il senso del ragionamento era: «Dobbiamo riportare l’Iran sotto controllo perché siamo un impero. Se ci mostriamo troppo deboli verso una qualsiasi parte dell’impero, questo danneggia la nostra reputazione ovunque».Dovevamo punirli. Poi ci fu la presa degli ostaggi da parte di gruppi di giovani radicali, che dissero: «Stiamo facendo questo perché vogliamo che lo Scià venga riportato qui per essere processato per i crimini del suo Stato di polizia perpetrati per oltre due decenni». Gli Stati Uniti avevano accolto lo Scià nel 1979 per cure mediche, una decisione poco saggia del presidente Jimmy Carter [4], il quale in realtà aveva sospettato che ciò avrebbe portato a questo genere di esplosione. Gli iraniani chiedevano riparazioni, scuse e la fine delle attività sovversive statunitensi: tutte cose piuttosto ragionevoli.Ma la presa degli ostaggi divenne un’altra umiliazione per l’America, un affronto che un impero non tollera mai. Quando un impero perde la faccia, risponde infliggendo punizioni estreme, non solo per riportare sotto controllo la provincia recalcitrante, ma per lanciare un segnale al resto dell’impero: «Non osate provarci».Così, dal 1980 in poi, gli Stati Uniti sono entrati in guerra con l’Iran in vari modi. Abbiamo pagato, armato e rifornito Saddam Hussein affinché invadesse l’Iran – un accordo sordido. Saddam ha utilizzato gas tossici quantomeno con la consapevolezza degli Stati Uniti e, secondo alcune testimonianze, con il sostegno attivo americano [5]. Donald Trump, già nel 1980, propugnava un intervento militare in stile Vietnam contro il nuovo governo iraniano [6]. Pertanto, quando Trump fornisce le sue motivazioni per la guerra attuale («Il nucleare, questo o quello») si tratta di comode scuse per un’idea che ha in mente da 46 anni, perché l’Impero americano ha subito uno sgarbo. Un Paese era sfuggito al controllo della Cia, e questo non è permesso.Dal 1980 c’è stata una guerra ininterrotta, inclusa quella economica. Il nostro Segretario al Tesoro (Scott Bessent, ndr), che considero sempre più un prepotente – un individuo che si compiace di schiacciare altre economie con mezzi finanziari, sanzioni commerciali o blocchi – ha spiegato a Davos, in un’intervista a Fox News con Maria Bartiromo, che lo scorso anno la nostra «economic statecraft» (strategia economica di potere, ndr) ha distrutto l’economia iraniana [7].Abbiamo portato avanti questo tipo di «economic statecraft» – un orribile termine orwelliano per indicare la distruzione dell’economia di un altro Paese – per decenni. Abbiamo anche assassinato leader iraniani e fatto saltare in aria i loro impianti nucleari, perfino quando imploravano: «Facciamo un accordo che ci metta sotto la stretta supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica». Abbiamo utilizzato quella che viene chiamata guerra ibrida: ogni mezzo di sovversione, guerra economica, azione militare diretta e operazioni segrete. Donald Trump ha confermato che, nelle proteste dell’anno scorso, gli Stati Uniti hanno inviato armi ai manifestanti [8]. Non si trattava di una protesta, ma di un’insurrezione che stavamo fomentando noi. Non ha funzionato.In breve, descriviamo l’Iran come il male perché ha fatto qualcosa di inaccettabile per gli Stati Uniti, qualcosa che non ha nulla a che fare con le armi nucleari o con Hezbollah o con Hamas. Tutto risale al 1979, quando gli iraniani sono sfuggiti all’Impero americano, al controllo della Cia. Ed è proprio quello che non si dovrebbe mai fare. Questa guerra va avanti con vari pretesti da allora.Vorrei aggiungere un’altra cosa. L’argomento principale di Trump negli ultimi mesi è stato: «Impedirò loro di avere un’arma nucleare». Chiunque conosca la storia sa che questo è Orwell all’ennesima potenza. Gli iraniani non hanno mai cercato di ottenere un’arma nucleare: l’hanno ripetuto a più riprese anche le nostre stesse agenzie di intelligence. Ciò che hanno perseguito è un trattato con il Consiglio di sicurezza dell’Onu per confermare la loro sottomissione a un rigoroso monitoraggio nell’ambito del Trattato di non proliferazione nucleare, in cambio della fine della guerra economica statunitense.Ciò che l’Iran chiede da 15 anni è: «Supervisionateci, controllateci, va bene, ma revocate le sanzioni. Lasciateci respirare. Lasciateci avere un’economia normale. Lasciateci commerciare. E restituiteci i nostri soldi». Perché gli Stati Uniti hanno direttamente o indirettamente confiscato o congelato decine di miliardi di dollari appartenenti all’Iran [9]. Soldi dell’Iran, non i nostri. In quanto impero, facciamo così: congeliamo i soldi degli altri Paesi e, a volte, ce li prendiamo apertamente. È odioso e controproducente per gli Stati Uniti avere la reputazione di chi ruba le risorse altrui.Pertanto, ciò che l’Iran ha sempre desiderato è la diplomazia: sono persone garbate, abituate alla diplomazia. A volte dico lVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Jeffrey D. SachsIn un’intervista a Tucker Carlson, l’economista ricostruisce le radici dell’escalation con l’Iran: interventi diretti, operazioni coperte, sanzioni e guerre indirette. Le attuali ostilità, sostiene Jeffrey Sachs, sono invece alimentate dalla convergenza tra gli interessi petroliferi di Washington e la visione del governo di Netanyahu. Volta a ottenere la supremazia militare nella regione con il progetto del Grande Israele.IN BREVEControllo energetico Per Sachs, la radice del conflitto risale al colpo di Stato del 1953 contro Mossadeq, colpevole di aver rivendicato la sovranità iraniana sulle proprie risorse petrolifere.Egemone ferito La rivoluzione del 1979 è stata per Washington una perdita di reputazione intollerabile, trasformando Teheran nel bersaglio di una guerra ibrida quarantennale.Ambizioni regionali La strategia israeliana mira alla supremazia totale in Asia occidentale, attraverso il progetto del Grande Israele e il rovesciamento dei governi ostili limitrofi.Pretesti nucleari Le accuse sull’atomica sono descritte come una narrazione orwelliana per mascherare l’obiettivo reale del cambio di regime e il controllo dei flussi di idrocarburi.Rischio globale Un’escalation militare nel Golfo minaccia di distruggere le infrastrutture fisiche di gas e fertilizzanti, innescando una catastrofe economica e alimentare mondiale.Da dove deriva questo odio verso l’Iran? Nel 1953, l’Iran era una democrazia parlamentare che non aveva invaso un altro Paese da un secolo, ovvero dal 1856-57, quando la Persia sotto Naser al-Din Shah invase Herat, precipitando nella guerra anglo-persiana[1]. L’Iran era stato successivamente oggetto di interferenze, ma non aveva attaccato nessuno. All’inizio degli anni Cinquanta, lo stimato primo ministro Mohammad Mossadeq ebbe l’audacia di dire la cosa che non si dovrebbe mai dire in questa regione: «Penso che il petrolio sotto la nostra terra sia iraniano, non britannico».Immediatamente l’Impero britannico – sotto forma dell’MI6 – si rivolse al nuovo impero americano in ascesa – sotto le spoglie della Cia – e disse: «Dobbiamo rovesciare quest’uomo». Cosa che, ovviamente, fecero nel 1953, attuando quella che oggi chiameremmo una rivoluzione colorata [2]. Fomentarono proteste e disordini e Mossadeq fu cacciato dal potere. Gli Stati Uniti instaurarono quella che l’Impero persiano avrebbe chiamato una satrapia. L’Iran divenne una sorta di provincia dell’impero americano, in ultima analisi sotto il dominio della Cia. Insediammo lo Scià dell’Iran come volto di quell’impero e la polizia politica Savak come apparato repressivo [3].Tutto ciò durò 26 anni. Nel 1979, mentre lo Scià stava morendo di cancro, il popolo guidò una rivoluzione e cacciò la Savak, la Cia e lo Scià. L’Iran ebbe la sua rivoluzione islamica e instaurò il governo che rimane in carica ancora oggi. Gli Stati Uniti lo avversarono fin da subito. Quando sei un impero con protettorati e militari di stanza in tutto il mondo, e le tue principali compagnie petrolifere si vedono improvvisamente sottrarre ciò che avevano rubato all’Iran, nel momento in cui l’Iran se lo riprende, tutto diventa una questione di reputazione. Il senso del ragionamento era: «Dobbiamo riportare l’Iran sotto...
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