EPISODE · May 15, 2026 · 2 MIN
Sagrestia
from MODENA SI MOSTRA · host eArs
Un’atmosfera di rinascimentale sacralità si respira nella solenne sacrestia della chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1538. La grande sala rettangolare è interamente sovrastata dalla volta, opera del 1578 di Girolamo da Vignola, affrescata con intrecci di rami carichi di foglie e frutti, protesi al centro verso la maestosa figura di Cristo Redentore.Osservate ora le pareti. Nella parte superiore, lungo tutto il perimetro della sacrestia, si snoda un fregio dipinto dallo stesso pittore vignolese a imitazione di cornici e rilievi scultorei. Gli ovali sono invece abitati dai quattro Evangelisti, a cui si aggiunge San Benedetto, mentre in quelli più esterni si aprono vedute paesaggistiche riconducibili al territorio modenese.Gli abiti sacri dei canonici di San Pietro erano custoditi nei preziosi armadi allineati lungo le pareti. Questi furono realizzati per la maggior parte da Gianfrancesco Brennona da Cremona intorno al 1548. Utilizzando la tecnica dell’intarsio – accostando cioè come in un puzzle tessere di diverse varietà di legni – l’artista da forma a scorci di città ideali. Subito sotto… non vi sembra che gli scomparti contengano oggetti reali? Si tratta invece di un trompe-l’oeil, cioè di un virtuosismo che, letteralmente, inganna l’occhio! Sulla parete destra della sagrestia, gli armadi più antichi furono integrati a metà dell’Ottocento con nuovi elementi della bottega modenese di Andrea Pagliani, e di nuovo nel secolo successivo da Remo Masetti. Individuate l’anta con la croce e la scritta “PAX”. Proprio da quel lato sono state aggiunte le tarsie ottocentesche, che mostrano cinque vedute del monastero laziale di Montecassino più una sesta della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.La sacrestia trova infine il suo fulcro nell’altare drappeggiato in seta, sopra il quale trova posto la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore bolognese Bartolomeo Cesi.
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Un’atmosfera di rinascimentale sacralità si respira nella solenne sacrestia della chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1538. La grande sala rettangolare è interamente sovrastata dalla volta, opera del 1578 di Girolamo da Vignola, affrescata con intrecci di rami carichi di foglie e frutti, protesi al centro verso la maestosa figura di Cristo Redentore.Osservate ora le pareti. Nella parte superiore, lungo tutto il perimetro della sacrestia, si snoda un fregio dipinto dallo stesso pittore vignolese a imitazione di cornici e rilievi scultorei. Gli ovali sono invece abitati dai quattro Evangelisti, a cui si aggiunge San Benedetto, mentre in quelli più esterni si aprono vedute paesaggistiche riconducibili al territorio modenese.Gli abiti sacri dei canonici di San Pietro erano custoditi nei preziosi armadi allineati lungo le pareti. Questi furono realizzati per la maggior parte da Gianfrancesco Brennona da Cremona intorno al 1548. Utilizzando la tecnica dell’intarsio – accostando cioè come in un puzzle tessere di diverse varietà di legni – l’artista da forma a scorci di città ideali. Subito sotto… non vi sembra che gli scomparti contengano oggetti reali? Si tratta invece di un trompe-l’oeil, cioè di un virtuosismo che, letteralmente, inganna l’occhio! Sulla parete destra della sagrestia, gli armadi più antichi furono integrati a metà dell’Ottocento con nuovi elementi della bottega modenese di Andrea Pagliani, e di nuovo nel secolo successivo da Remo Masetti. Individuate l’anta con la croce e la scritta “PAX”. Proprio da quel lato sono state aggiunte le tarsie ottocentesche, che mostrano cinque vedute del monastero laziale di Montecassino più una sesta della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.La sacrestia trova infine il suo fulcro nell’altare drappeggiato in seta, sopra il quale trova posto la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore bolognese Bartolomeo Cesi.
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