EPISODE · Jul 23, 2025 · 4 MIN
Salis Addio (by Factory 16 july 2024)
from Silvio Vinci · host Silvio Vinci
Salis Addio (cover dei Salis & Salis), improvvisazione in sala prove – FACTORY, Mark III Salis Addio, reinterpretazione inaspettata e profondamente suggestiva del celebre brano dei Salis & Salis, nasce quasi per caso tra le mura amiche della sala prove, in una sera qualsiasi che diventa, all’improvviso, magia pura. A firmare questa versione c’è la Mark III dei Factory, in formazione completa e ispirata, che trasforma una semplice jam session in una registrazione di rara intensità. La voce di Antonio Miscali guida il pezzo con un timbro vibrante e sincero, suonato con la stessa naturalezza con cui impugna la sua chitarra acustica: dolce, profonda, mai enfatica. A completare il quadro melodico, la chitarra elettrica di Sergio Virdis, che entra con delicatezza, rispettando la spiritualità del brano originale, per poi arricchirlo di colori tenui ma penetranti. A rendere il tutto ancor più evocativo è Silvio Vinci, che con il suo organo Hammond regala un sottofondo avvolgente, quasi liturgico, dal sapore vagamente floydiano. Le sue note si intrecciano con il basso morbido e sensibile di Chris Pain, sempre misurato, sempre presente. Luca Monaco, infine, è il cuore ritmico che accompagna con grazia: batteria leggera, fluida, mai invasiva, come il respiro stesso della band. Ciò che sorprende è proprio la natura improvvisata della registrazione: nessuna pretesa, nessuna aspettativa, solo istinto e ascolto reciproco. Eppure, ciò che ne è venuto fuori è una versione emotivamente potente, rispettosa dell’originale ma segnata da quell’impronta distintiva che è ormai il marchio di fabbrica dei Factory. Una perla spontanea, nata per gioco e rimasta come testimonianza preziosa di un momento irripetibile.
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Salis Addio (cover dei Salis & Salis), improvvisazione in sala prove – FACTORY, Mark III Salis Addio, reinterpretazione inaspettata e profondamente suggestiva del celebre brano dei Salis & Salis, nasce quasi per caso tra le mura amiche della sala prove, in una sera qualsiasi che diventa, all’improvviso, magia pura. A firmare questa versione c’è la Mark III dei Factory, in formazione completa e ispirata, che trasforma una semplice jam session in una registrazione di rara intensità. La voce di Antonio Miscali guida il pezzo con un timbro vibrante e sincero, suonato con la stessa naturalezza con cui impugna la sua chitarra acustica: dolce, profonda, mai enfatica. A completare il quadro melodico, la chitarra elettrica di Sergio Virdis, che entra con delicatezza, rispettando la spiritualità del brano originale, per poi arricchirlo di colori tenui ma penetranti. A rendere il tutto ancor più evocativo è Silvio Vinci, che con il suo organo Hammond regala un sottofondo avvolgente, quasi liturgico, dal sapore vagamente floydiano. Le sue note si intrecciano con il basso morbido e sensibile di Chris Pain, sempre misurato, sempre presente. Luca Monaco, infine, è il cuore ritmico che accompagna con grazia: batteria leggera, fluida, mai invasiva, come il respiro stesso della band. Ciò che sorprende è proprio la natura improvvisata della registrazione: nessuna pretesa, nessuna aspettativa, solo istinto e ascolto reciproco. Eppure, ciò che ne è venuto fuori è una versione emotivamente potente, rispettosa dell’originale ma segnata da quell’impronta distintiva che è ormai il marchio di fabbrica dei Factory. Una perla spontanea, nata per gioco e rimasta come testimonianza preziosa di un momento irripetibile.
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