EPISODE · Nov 18, 2024 · 59 MIN
Samara Joy: Portrait
from Jazz Anthology
Samara Joy aveva diciannove anni quando nel 2019 è stata la sensazionale rivelazione della Sarah Vaughan International Jazz Competition, e a soli venticinque anni - che ha compiuto lunedì scorso, 11 novembre - della vocalità jazzistica è ormai una certezza. Essendo così brava e avendo vinto quel concorso è stata subito esposta al rischio di essere spinta a replicare il modello delle più grandi cantanti della storia del jazz e in particolare appunto la Vaughan, cosa che naturalmente in un'epoca completamente diversa non avrebbe grande senso: ne avevamo parlato nel novembre 2022 in occasione dell'uscita del suo primo album per la Verve, Linger Awhile (la puntata la potete trovare in podcast). A cinque anni di distanza dal suo esordio si può dire che Samara Joy si è destreggiata bene, non si è montata la testa e non si è atteggiata a "nuova" Sarah Vaughan. Il suo nuovo album per la Verve, Portrait, è un gran disco, che testimonia della sua maturazione come interprete, della ricerca di una qualità musicale d'insieme (l'album, in cui figurano giovani musicisti con cui Samara è in confidenza da quando era all'università, è prodotto da Brian Lynch) e del suo interessante sforzo per costruirsi un repertorio originale, che non sia il ricalco di quello dell'età dell'oro del canto jazz: è per esempio indice di una intelligente apertura di interessi e di ascolti una scelta decisamente non convenzionale e impegnativa come quella di interpretare una composizione di Mingus come Reincarnation of a Lovebird, incaricandosi anche personalmente di scrivere i versi che Samara ci fa ascoltare. A cura di Marcello Lorrai.
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Samara Joy aveva diciannove anni quando nel 2019 è stata la sensazionale rivelazione della Sarah Vaughan International Jazz Competition, e a soli venticinque anni - che ha compiuto lunedì scorso, 11 novembre - della vocalità jazzistica è ormai una certezza. Essendo così brava e avendo vinto quel concorso è stata subito esposta al rischio di essere spinta a replicare il modello delle più grandi cantanti della storia del jazz e in particolare appunto la Vaughan, cosa che naturalmente in un'epoca completamente diversa non avrebbe grande senso: ne avevamo parlato nel novembre 2022 in occasione dell'uscita del suo primo album per la Verve, Linger Awhile (la puntata la potete trovare in podcast). A cinque anni di distanza dal suo esordio si può dire che Samara Joy si è destreggiata bene, non si è montata la testa e non si è atteggiata a "nuova" Sarah Vaughan. Il suo nuovo album per la Verve, Portrait, è un gran disco, che testimonia della sua maturazione come interprete, della ricerca di una qualità musicale d'insieme (l'album, in cui figurano giovani musicisti con cui Samara è in confidenza da quando era all'università, è prodotto da Brian Lynch) e del suo interessante sforzo per costruirsi un repertorio originale, che non sia il ricalco di quello dell'età dell'oro del canto jazz: è per esempio indice di una intelligente apertura di interessi e di ascolti una scelta decisamente non convenzionale e impegnativa come quella di interpretare una composizione di Mingus come Reincarnation of a Lovebird, incaricandosi anche personalmente di scrivere i versi che Samara ci fa ascoltare. A cura di Marcello Lorrai.
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