EPISODE · May 10, 2026 · 2 MIN
Sezione 2 - Olivicoltura - Parte I
from Museo Etnografico della Val Varatella · host eArs
Avete notato che il paesaggio collinare della Liguria è caratterizzato dai terrazzamenti che rendono possibile la coltivazione dell’ulivo sui pendii scoscesi e, di conseguenza, la produzione di olio? Ebbene, il nucleo originario di questo museo era dedicato proprio all'olivicoltura da sempre una delle attività più importanti per l’economia Ligure.Entrate nella prima sala: sono le antiche scuderie del Palazzo, come testimoniano la volta a crociera e le mangiatoie del 1500. Al centro, troneggia un ulivo plurisecolare! Fa parte della varietà locale detta “colombara”, o, in dialetto “curumbaira”. Attorno a lui, guardate questi strumenti di lavoro che non trovano più spazio nell’agricoltura moderna: i falcetti, gli aratri “assolcatori” - in legno e ferro risalenti al XIX e al principio del XX secolo - e i più moderni aratri “voltorecchi” in ferro, degli anni ‘30. Ci sono poi accette, roncole e seghe del XIX secolo, utilizzate per la potatura.Le tavole originali dell’Enciclopedie Française del 1789 - lo stesso anno della Rivoluzione! - descrivono i finimenti per gli animali da soma. Tra questi, potete qui osservare il basto, una sella con una struttura in legno, usata per trasportare sacchi di olive e materiali.Ora, cambiamo ambiente: attraversate il piccolo portico del XVI secolo per accedere al “giardino interno”. Qui un tempo si svolgeva la ferratura degli animali. Riuscite a immaginare l’odore pungente e il rumore dei ferri?Nei secoli è diventato un giardino con piante esotiche e elementi di pietra provenienti da antichi frantoi locali. La vasca di marmo, invece, risale al XVI secolo e proviene da una cartiera della zona.Dopo aver visitato il giardino, entrate nell’ambiente accanto, dove troverete il frantoio detto “a sangue”. Perché si chiama così? Ve lo diremo là!
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Avete notato che il paesaggio collinare della Liguria è caratterizzato dai terrazzamenti che rendono possibile la coltivazione dell’ulivo sui pendii scoscesi e, di conseguenza, la produzione di olio? Ebbene, il nucleo originario di questo museo era dedicato proprio all'olivicoltura da sempre una delle attività più importanti per l’economia Ligure.Entrate nella prima sala: sono le antiche scuderie del Palazzo, come testimoniano la volta a crociera e le mangiatoie del 1500. Al centro, troneggia un ulivo plurisecolare! Fa parte della varietà locale detta “colombara”, o, in dialetto “curumbaira”. Attorno a lui, guardate questi strumenti di lavoro che non trovano più spazio nell’agricoltura moderna: i falcetti, gli aratri “assolcatori” - in legno e ferro risalenti al XIX e al principio del XX secolo - e i più moderni aratri “voltorecchi” in ferro, degli anni ‘30. Ci sono poi accette, roncole e seghe del XIX secolo, utilizzate per la potatura.Le tavole originali dell’Enciclopedie Française del 1789 - lo stesso anno della Rivoluzione! - descrivono i finimenti per gli animali da soma. Tra questi, potete qui osservare il basto, una sella con una struttura in legno, usata per trasportare sacchi di olive e materiali.Ora, cambiamo ambiente: attraversate il piccolo portico del XVI secolo per accedere al “giardino interno”. Qui un tempo si svolgeva la ferratura degli animali. Riuscite a immaginare l’odore pungente e il rumore dei ferri?Nei secoli è diventato un giardino con piante esotiche e elementi di pietra provenienti da antichi frantoi locali. La vasca di marmo, invece, risale al XVI secolo e proviene da una cartiera della zona.Dopo aver visitato il giardino, entrate nell’ambiente accanto, dove troverete il frantoio detto “a sangue”. Perché si chiama così? Ve lo diremo là!
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