-
12
Sezione 10 - Piano nobile - Parte 2
Scopriamo adesso le 5 sale del Piano Nobile, quello destinato ai proprietari del Palazzo.Il primo ambiente che incontrate è la “Cappella gentilizia” dove, dal 1759, fu possibile celebrare messa, grazie al riconoscimento di Clemente XIII.L’ambiente successivo risale al XVI secolo: è la “Sala della quadreria”, che potete riconoscere dai capitelli in ardesia e, soprattutto, dai dipinti olio su tela di scuola ligure e genovese, risalenti al XVII-XVIII secolo.Successivamente incontrate la “Sala da pranzo” nobiliare, con le sue decorazioni di damasco genovese del XVIII secolo e l’orologio monumentale seicentesco, proveniente dalla Certosa di Toirano.Anche la “Camera da letto da parata”, arredata con mobili del 1700-1800, mostra un esempio eclatante di un ambiente di rappresentanza, con il suo imponente letto a baldacchino.Ma l’ambiente che più di tutti mostra la ricchezza del Palazzo è il “Salotto degli stemmi”. Questo spazio un tempo era dedicato all’intrattenimento degli ospiti ed era dunque una sala di rappresentanza. La preziosa specchiera del XVIII secolo con la cornice intagliata e i blasoni delle due famiglie nobiliari dipinti sono segni che, volutamente, raccontano lo status elevato dei proprietari della Domus d’Aste.Non andate via, però, senza aver scoperto il cuore più intimo del piano nobile: il boudoir o fumoir, un salottino dove i padroni di casa trascorrevano il tempo libero. Qui sono esposti mobili tipici delle case ricche, come il secretaire, il sofà e minuscoli i sgabelli poggiapiedi, usati dalle Signore intente al ricamo.Con il piano nobile si conclude la visita al Museo Etnografico. Ma Toirano ha ancora molto da offrire. Vi suggeriamo ad esempio di farvi una bella passeggiata nel borgo: un antico insediamento medievale, la cui storia è tuttora raccontata dalle architetture superstiti e… da un’altra audioguida, che potete ascoltare mentre vi godete quattro passi tra le vie del borgo. E, se non l’avete ancora fatto, è d’obbligo una visita alle Grotte di Toirano. Lì potrete essere testimoni di alcune tracce di vita preistorica particolarmente interessanti, come le orme del più antico cane domestico della storia dell’uomo!Per adesso, è arrivato il momento di salutarci.Vi auguriamo un felice proseguimento della vostra visita a Toirano. A presto!
-
11
Sezione 10 – Piano Nobile - Parte 1
Saliamo al piano nobile della “Domo de Ast”, sin dal Medioevo dimora dei conte D’Aste. La nobile famiglia di origine astigiana giunse in epoca medioevale nella città di Albenga, i cui Vescovi le affidarono i territori di Toirano. Il Palazzo rimase a lungo di proprietà dei conti, fino al 1800, quando venne trasferito ai Marchesi del Carretto, ramo di Balestrino.L’aspetto del Palazzo che vedete oggi è frutto di una costruzione disomogenea nei secoli, iniziata nel 1200 e progredita fino al 1800, con l’impianto del giardino all’inglese. L’edificio si estende a ridosso della cinta muraria occidentale di Toirano, ed è abbellito da una loggia gentilizia, lungo la via principale del Paese. Una curiosità in più, sul luogo in cui ci troviamo: un pezzo importante della Storia Europea ha fatto sosta qui quando, nel 1714, la marchesa Geronima D’Aste ospitò Elisabetta Farnese, figlia del duca di Parma, in viaggio per la Spagna dove avrebbe sposato il re Filippo V.
-
10
Sezione 9 – sala degli oggetti devozionali e dei presepi della tradizione albisolese e savonese
Secondo la tradizione, il primo presepe fu rappresentato nella notte di Natale del 1223 a Greccio, un piccolo borgo in provincia di Rieti, per volere di San Francesco d’Assisi.Da allora il successo del Presepe non è mai declinato diventando una tradizione tutta Italiana. Oggi è protagonista del lavoro di tante associazioni e di numerose mostre permanenti nel Paese, come quella che stiamo per osservare qui, all'interno del Museo Etnografico della Val Varatella.La nostra mostra doveva essere temporanea e svolgersi con cadenza annuale, ma oggi conserva stabilmente i presepi giunti da famiglie locali che, sin dall’Ottocento, realizzavano il presepe in casa. I tipici pastori in terracotta sono chiamati “macachi”, nella tradizione popolare, e venivano prodotti dalle figurinaie di Albisola, artigiane esperte in statuine dei presepi. Toirano per molti secoli e fino al 1940 circa ha ospitato la Fiera di Santa Lucia, che favoriva il commercio di queste statuine. Non sono solo le figurinaie di Albisola a prendere parte a questa lunga tradizione. Potete trovare anche “Bambinelli” realizzati con materiali diversi come il legno, la cera e la cartapesta, da manifatture conventuali. Se fate parte di quel gruppo di persone che vorrebbero che fosse sempre Natale, lasciatevi incuriosire anche dagli altri manufatti ottocenteschi a tema natalizio, provenienti dalle famiglie locali. Vi ricordiamo anche che ogni anno, nel periodo del Natale, a Toirano si svolge la Rassegna del Presepe Artistico che consta di più di 200 presepi visitabili nelle vie del Borgo!
-
9
Sezione 8 – I monasteri – La confraternita – Le Fotografie d’epoca
Ricordate i tempi antichissimi dell’imperatore Carlo Magno? Ebbene, c’è qualcosa nella storia di Toirano che risale proprio a quelle epoche remote. Secondo la tradizione, infatti, il primo monastero benedettino di Toirano venne fondato proprio ai tempi di Carlo Magno, intorno al IX secolo dopo Cristo, sulla sommità del Monte S. Pietro. Il monastero prosperò per secoli, grazie alle donazioni generose dei vescovi di Albenga.I monaci certosini si insedieranno solo successivamente in questo luogo, nel XIII secolo, quando i benedettini vennero accusati di corruzione e allontanati.Il plastico che potete osservare all’interno della sala rappresenta la Certosa, il complesso conventuale dell’Ordine dei certosini, eretto nel 1494 e ampliato nel secolo successivo, prima della demolizione parziale avvenuta nel periodo napoleonico, quando i monaci furono allontanati e i loro beni furono confiscati.Testimoni di una devozione locale, invece, sono gli oggetti appartenuti alla confraternita dei Disciplinanti, dedicata alla Beata Vergine Assunta e a San Sebastiano martire.Vi starete chiedendo chi siano i Disciplinanti!Si tratta di una compagnia costituita da laici, dediti alla preghiera e alle opere di misericordia e carità. Durante i riti della Settimana Santa indossavano un saio in tela di canapa, con cordone e cappuccio. Qui potete vederne un esempio degli inizi del XIX secolo, ottimamente conservato e esposto nella teca. Siamo partiti dal tempo di Carlo Magno, e usciamo dalla sala facendo un bel salto avanti nella storia di Toirano: nella cassettiera sono presenti circa 100 fotografie e cartoline originali che ci restituiscono un quadro reale del borgo tra Ottocento e Novecento, delle sue chiese, dei monumenti e delle famose Grotte.Quanto ci emozionano, soprattutto, le istantanee degli abitanti in posa?
-
8
Sezione 7 – Sala dei Personaggi Illustri toiranesi
La storia di un borgo è fatta di usi, costumi, abitudini. Ma anche, inevitabilmente, dei personaggi illustri che hanno lasciato un segno.La sezione del Museo che ci apprestiamo a visitare è un omaggio a tre toiranesi illustri: Giuseppe Polla, Onesto Garassini e Baccio Emanuele Maineri.Chi sono e cosa hanno fatto per essere ricordati ancora oggi in paese?Il Capitano Giuseppe Polla nacque a Toirano nel 1659 e morì nel 1716. Nello stesso anno della sua morte, fondò la prima scuola pubblica gratuita del borgo, attiva per circa 90 anni. La didattica fu affidata ai padri Scolopi fino al 1798, quando la Repubblica Ligure sciolse l’ordine religioso.Qui ne vedete esposto il ritratto. Al suo fianco, un quadro della Sacra Famiglia proveniente dalla casa del Capitano, anch’esso databile alla fine del XVII secolo.Onesto Garassini fu invece un uomo del Risorgimento, nato nel 1832 e morto nel 1902. Fu capitano dei Bersaglieri, insignito di importanti onorificenze. Sul cuscino d’onore, potete ammirare la medaglia in argento conferita dal Re Vittorio Emanuele II per l’Unità d’Italia e l’onorificenza della Regina Vittoria per la battaglia di Crimea del 1855. La medaglia in bronzo è un cimelio della liberazione di Roma nel 1870, quando, con la breccia di Porta Pia, la città venne sottratta ai Papi e annessa al Regno d’Italia.Baccio Emanuele Maineri, infine, fu un poligrafo e patriota toiranese nato nel 1831 e morto a Roma nel 1899. Trascrisse una delle prime traduzioni in italiano di Edgar Allan Poe, le “Storie incredibili”, del 1869. Frequentò personaggi di spicco, come la famiglia Cairoli, Giuseppe Garibaldi e il cappellano dei Mille, fra Pantaleo, a cui dedicò il libro che vedete esposto nelle teche in questa sala.
-
7
Sezione 6 – L’abbigliamento - Devozione popolare
Nella valle di Toirano si coltivavano l’ulivo, la vigna e il grano; lavoravano fabbri, calzolai. Ma come si vestivano queste persone?Lo scopriamo accedendo al primo piano del Palazzo, dove troviamo il salone dedicato al costume e all’abbigliamento d’epoca. All’interno delle teche sono esposti abiti, copertine da battesimo in organza e filo di cotone, abiti femminili da lavoro e abiti da festa, completati dai monili in oro e argento del XVIII e XIX secolo. Abbiamo già menzionato i cassoni da dote che contenevano la biancheria che la sposa ricamava: un vero cult, immancabile in tutte le case. Quelli che potete osservare in questa stanza sono di estrazione popolare e risalgono al XVIII secolo. L’armadio, in legno di conifera, invece è del XIX secolo, mentre il cassettone degli inizi del Novecento.Date anche un’occhiata ai manufatti e alle stampe a tema religioso, testimoni della devozione domestica. Non è poi così diversa da molte case italiane! Sembrerebbe che i costumi e le abitudini siano cambiati più velocemente negli ultimi decenni di quanto abbiano fatto in qualche secolo.Concludiamo questa sezione guardando nei dettagli la sala da pranzo ottocentesca, ornata da un soffitto dipinto in gusto Liberty e arredata con mobili di artigiani locali. Le ceramiche al loro interno sono di manifattura italiana e francese.Dulcis in fundo: qui troviamo anche un laboratorio completo, da circa 1400 pezzi, per la riparazione degli orologi, appartenuto ad un artigiano toiranese tra la fine del XIX secolo e il primo trentennio del XX.
-
6
Sezione 5 – La vita domestica, la Casa del XVIII e XIX secolo
Varcate la soglia della prossima sala e osservate bene, subito accanto all’ingresso, la ricostruzione di questo laboratorio artigianale di fine Ottocento. Di chi sarà?Vi diamo un indizio: secondo un vecchio proverbio, suo figlio va in giro con le scarpe rotte.Ma certo: è di un calzolaio o, in dialetto toiranese, “scarparin”. Alla fine dell’Ottocento, le scarpe erano fatte in cuoio. Per questo gli utensili del calzolaio erano specifici per questo materiale.Lasciamo da parte i mestieri, e andiamo a sbirciare nella vita privata delle persone in una casa toiranese del Passato. Osservate la ricostruzione della cucina, fedele a un inventario notarile del 1742 di Toirano: pentole di rame stagnato, stoviglie in terracotta e maiolica di Albisola e Savona, il mortaio di marmo con il pestello per fare il pesto, e a tutti quei piccoli utensili impiegati per la preparazione quotidiana del cibo e la sua conservazione. L’altro ambiente fedelmente ricostruito è la camera da letto. Date un’occhiata ai mobili ottocenteschi come il letto in ferro e il cassone contenente la biancheria confezionata artigianalmente, che la sposa portava in dote al marito! Ci sono poi gli immancabili vasi da notte, indizi di un passato in cui le comodità erano decisamente meno.L’ultima teca infine contiene strumenti per la caccia. Vi chiederete cosa ci fa nell’ambiente della casa? Beh, in verità era un’attività praticata sin dall’infanzia dalla popolazione maschile. I bambini imparavano a usare la fionda e costruire trappole rudimentali per gioco, poi passavano all’uso del fucile. Le cartucce venivano fabbricate in casa. La sensibilità moderna ha modificato il modo in cui giudichiamo la caccia, ma un tempo gli animali selvatici offrivano una variante importante all’alimentazione povera, basata principalmente sui prodotti agricoli.
-
5
Sezione 4 – Sala della Viticoltura – Fienagione – Lavorazione del Grano – I laboratori degli artigiani
Intelligenza Artificiale, digitalizzazione, nuovi lavori. Il mondo, nel corso dei secoli, è diventato più virtuale. Ma ci sono dei mestieri che sono cambiati poco: quelli agricoli, legati all’andamento delle stagioni e della Natura, e i lavori artigianali, che richiedono cura e sapienza manuale.Siamo ancora nelle Scuderie cinquecentesche del palazzo. Gli utensili esposti in questo ambiente appartengono proprio alle attività agricole e artigiane più diffuse nella valle di Toriano e in Liguria. Entrando, sulla destra, notate in prima battuta gli strumenti impiegati nella vigna: le macchine irroratrici per spargere sulle foglie il verderame contro i parassiti, risalenti al 1920 –1930, e una macchina in legno e cuoio per lo zolfo, brevettata - e premiata! - nel 1906. Guardate ora sulla parete di fronte la ricostruzione fedele di una piccola cantina ottocentesca: c’è il torchio per le vinacce, alcuni bigonci - cioè secchi di legno - e i contenitori per la conservazione del vino, come le botti in castagno e le bottiglie in vetro soffiato. E se c’è il vino, non può mancare il pane! Proseguite la visita della sala e scoprite gli utensili impiegati per la mietitura e i correggiati per la battitura delle spighe di grano e poi le falci, in dialetto toiranese “mesuire”, per il taglio dell’erba. Prima di uscire dalla sala, immaginiamo due artigiani seduti ai loro banchi. Potete osservare un laboratorio completo da falegname, con un bancone datato 1890, e l’officina del fabbro maniscalco, che utilizzava il mantice della prima metà dell’800. Riuscite a figurarvi il fabbro soffiare con il mantice per avvampare la legna e il carbone nella forgia?
-
4
Sezione 3 - Il Frantoio idraulico – produzione dell’olio
Ci siamo lasciati, nella sala precedente, con l’immagine del povero asinello che cammina senza sosta per muovere la pesante pietra del frantoio “a sangue”.Ma non era l’unica soluzione possibile per questo tipo di lavoro.Infatti, in questa sala c’è un oggetto curioso: è un eccezionale ingranaggio di legno di un frantoio “gumbu”, a trazione idraulica, del XIX secolo, con elementi risalenti al XVIII secolo. Non era quindi l’asino a muovere la mola, ma una tecnologia ben più avanzata, che permetteva di generare più energia con uno sforzo pari a zero!Le pesanti ruote dentate in pietra, dette “möre”, venivano mosse da un albero di trasmissione, la cui energia proveniva da una grande ruota a pale esterna, messa in movimento da un corso d’acqua. Nello stesso ambiente, vedete esposte le stadere risalenti alla metà del XIX secolo. Queste bilance erano impiegate per pesare i sacchi di olive. Il termine di misurazione erano le “quarte”, ossia secchi di legno e ferro da 12kg qui esposti. Da 12 kg di olive, si calcolava di poter produrre circa un litro e mezzo di olio. Il torchio in legno che potete osservare in Sala è invece di poco precedente al frantoio idraulico e risale probabilmente al XVII secolo. I cestini, chiamati “fiscoli”, raccoglievano le olive frantumate durante la macinazione.Datate con certezza al 1606 sono invece le due vasche in marmo di Carrara: vennero introdotte come misure per l’olio dalla Repubblica di Genova, di cui il territorio di Toirano faceva parte. Uscendo da questa sezione, guardate dentro la teca le lampade ad olio databili al XVIII e XIX secolo. Pensate che Edison inventò la lampadina moderna solo nel 1879!
-
3
Sezione 2 - Olivicoltura - Parte II
Eccoci a contemplare il frantoio, detto “a sangue” - in Ligure, “u gumbettu”. Vi abbiamo promesso una spiegazione. Il nome è legato al fatto che la mola era mossa da un asino bendato, che camminava in tondo senza sosta per far girare la pietra. “A sangue” indica la fatica che doveva provare quella povera bestia!In questa sala potete notare anche alcune giare e il “tröggiu”, una vasca di lastre d’ardesia impiegata per la conservazione dell’olio. Chissà il sollievo delle persone che vivevano in questi spazi quando la produzione era abbondante! L’olio era un bene prezioso e vitale per l’alimentazione, la conservazione dei cibi, l’illuminazione, l’igiene, i medicamenti e il commercio.
-
2
Sezione 2 - Olivicoltura - Parte I
Avete notato che il paesaggio collinare della Liguria è caratterizzato dai terrazzamenti che rendono possibile la coltivazione dell’ulivo sui pendii scoscesi e, di conseguenza, la produzione di olio? Ebbene, il nucleo originario di questo museo era dedicato proprio all'olivicoltura da sempre una delle attività più importanti per l’economia Ligure.Entrate nella prima sala: sono le antiche scuderie del Palazzo, come testimoniano la volta a crociera e le mangiatoie del 1500. Al centro, troneggia un ulivo plurisecolare! Fa parte della varietà locale detta “colombara”, o, in dialetto “curumbaira”. Attorno a lui, guardate questi strumenti di lavoro che non trovano più spazio nell’agricoltura moderna: i falcetti, gli aratri “assolcatori” - in legno e ferro risalenti al XIX e al principio del XX secolo - e i più moderni aratri “voltorecchi” in ferro, degli anni ‘30. Ci sono poi accette, roncole e seghe del XIX secolo, utilizzate per la potatura.Le tavole originali dell’Enciclopedie Française del 1789 - lo stesso anno della Rivoluzione! - descrivono i finimenti per gli animali da soma. Tra questi, potete qui osservare il basto, una sella con una struttura in legno, usata per trasportare sacchi di olive e materiali.Ora, cambiamo ambiente: attraversate il piccolo portico del XVI secolo per accedere al “giardino interno”. Qui un tempo si svolgeva la ferratura degli animali. Riuscite a immaginare l’odore pungente e il rumore dei ferri?Nei secoli è diventato un giardino con piante esotiche e elementi di pietra provenienti da antichi frantoi locali. La vasca di marmo, invece, risale al XVI secolo e proviene da una cartiera della zona.Dopo aver visitato il giardino, entrate nell’ambiente accanto, dove troverete il frantoio detto “a sangue”. Perché si chiama così? Ve lo diremo là!
-
1
Sezione 1
Vi siete mai chiesti come fosse la vita quotidiana delle persone, nei secoli passati, e come siano cambiate le abitudini?Il Museo Etnografico della Val Varatella racconta proprio la rivoluzione di professioni, usi e costumi nella vita quotidiana.Ci troviamo in un edificio che ha 600 anni ed è già di per sé un testimone silenzioso della storia del borgo di Toirano: il Palazzo dei conti D’Aste, passato poi nel XIX secolo ai marchesi del Carretto del ramo di Balestrino. Il vostro tour inizierà dal piano terra, procedendo poi verso il primo piano. Questa prima parte del percorso è dedicata al racconto Etnografico. Troverete collezioni di utensili di lavoro e materiali legati alla vita quotidiana della valle toiranese e della Liguria. 18 sezioni vi accompagneranno in un viaggio nel tempo, dal XVII secolo agli anni ‘40 del Novecento.Non ci saranno solo i manufatti ad aspettarvi: per ricreare l’atmosfera dell’epoca, anche l’ambiente delle sale è stato ricostruito accuratamente.Lasciate poi i piani bassi, per recarvi al Piano Nobile, nella seconda parte dell’esposizione. Qui, vi ritroverete immersi nella vita delle famiglie aristocratiche D’Aste e Del Carretto, tra mobili, ceramiche, suppellettili e tessuti realmente usati dai nobili locali nel XVII, XVIII e XIX secolo. Prima di iniziare il percorso, lasciateci ringraziare tutti coloro che, sin dal 1980, hanno contribuito con le loro donazioni alla ricchezza e alla varietà degli oggetti esposti.Negli anni Ottanta, infatti, il primo nucleo del Museo raccontava esclusivamente la coltivazione dell’olivo e produzione dell’olio a Toirano. Dalla sua istituzione ufficiale nel 1997 il Museo è cresciuto di anno in anno, grazie alla costante sensibilità della popolazione locale. Le collezioni sono curate da oltre 30 anni da Orlando Boccone, con uno studio volto a offrire il quadro più esaustivo delle antiche usanze toiranesi e liguri. Vi auguriamo una buona visita alla scoperta del nostro passato!
We're indexing this podcast's transcripts for the first time — this can take a minute or two. We'll show results as soon as they're ready.
No matches for "" in this podcast's transcripts.
No topics indexed yet for this podcast.
Loading reviews...
Loading similar podcasts...