EPISODE · Dec 16, 2022 · 9 MIN
Siamo in una permacrisi l'ammissione della Lagarde
from Controvento di Diego Fusaro · host Media Pluralisti Europei SpA
La signora Lagarde, vestale del neoliberismo delle brume di Bruxelles, ha apertamente sostenuto qualche giorno addietro in un suo intervento ufficiale che l'Unione Europea si trova nel bel mezzo di una "permacrisi". Questa goffa espressione di nuovo conio allude sostanzialmente a una crisi permanente, a un'emergenza perpetua, cioè all'idea per cui dobbiamo abituarci a non veder mai più tornare la normalità a cui eravamo avvezzi. E rappresenta una prova ulteriore a sostegno di ciò che andiamo sostenendo ormai da più di due anni: l'emergenza permanente è la nuova normalità. Di più, la crisi ininterrotta, lungi dall'essere semplicemente un accidente perturbatore destinato a risolversi più o meno rapidamente, coincide nella sua essenza con un preciso metodo di governo delle cose e delle persone. Una precisa ars regendi dichiara impronta neoliberale. Come già rilevava Foucault, l'ordine neoliberale ha bisogno della crisi permanente per riprodursi: estremizzando, l'ordine neoliberale è la crisi permanente. Vivre dangereusement è il suo marchio di fabbrica. Lo stato di emergenza, che si traduce poi - come sottolineato da Agamben - in stato di eccezione, permette al potere di trasformare l'inaccettabile in inevitabile, l'inammissibile in inaggirabile: e ciò proprio in ragione di una situazione, presunta o reale, di emergenza che, mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti di ciascuno, richiede interventi e dispositivi che nella normalità non sarebbero giustificati né accettati. Detto altrimenti, l'emergenza richiede puntualmente che si baratti libertà per sicurezza. Riduzione di libertà e comprensione dei diritti sono tratti costanti della crisi come paradigma di governo. Riorganizzazione autoritarie e verticistiche, sempre presentate come necessitate dalla crisi e non come scelte politiche precise. Detto altrimenti, l'emergenza permette una politica dai chiari orientamenti verticistici nascosta dietro l’obbiettiva situazione critica. Come se appunto fosse la situazione stessa e non una chiara scelta politica a prevedere una riorganizzazione che, se letta in trasparenza, si mostra come chiaramente politica.E poi l'emergenza permette di negare il senso delle alternative possibili, dacché la situazione critica richiede ogni volta un'unica scelta possibile, dolorosa ma comunque presentata come salvifica. There is no alternative, dice il discorso unico neoliberale. Insomma, inutile negarlo: la crisi rappresenta un fecondo strumento governamentale a beneficio dei gruppi dominanti. La normalità viene sospesa fintantoché dura una crisi che in realtà non viene mai meno perché permanente, cosicché la sospensione della normalità diviene essa stessa permanente come l'emergenza che l'ha prodotta. Detto diversamente: poiché la normalità non deve tornare, la crisi non può finire e deve farsi appunto permanente. Per questo, diviene di vitale importanza analizzare la crisi non come situazione obiettiva ma come dispositivo politico. In questa cornice ermeneutica possiamo leggere le tante emergenze già affiorate e anche quelle che in futuro emergeranno: tutte diverse tra loro, certo, ma tutte accomunate dalla presenza del dispositivo governamentale che abbiamo qui per sommi capi e impressionisticamente richiamato.
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