EPISODE · Jun 20, 2025 · 6 MIN
Sindacato debole, sindacato disunito dalle macerie del referendum le sfide per tornare a contare, di Massimo Mascini
from I podcast de Il Diario del lavoro · host Il diario del lavoro
I referendum voluti dalla Cgil hanno avuto un risultato positivo, si è tornati a parlare di lavoro. In un paese in cui di questo argomento si erano perse le tracce. Grazie all’azione del sindacato di Maurizio Landini per più di un mese di lavoro si è parlato in tutti i modi possibili. Non è durato molto, perché l’intervento massiccio dei partiti e della politica ha presto dirottato l’attenzione, ma almeno per un po’ di tempo di questo si è parlato. Forse è stato il solo effetto positivo di questa complessa iniziativa, perché in realtà abbiamo assistito a un fallimento pressoché generale. Il quorum non è stato raggiunto, e tutto è risultato inutile. E non ci si è nemmeno avvicinati all’obiettivo della maggioranza dei votanti, perché il risultato raggiunto, quel povero 30,2%, era in realtà il minimo per evitare il peggio.Soprattutto da questa prova elettorale è uscito a pezzi lo strumento del referendum. È emerso con grande chiarezza che in queste condizioni, con questo generalizzato disamore per le elezioni tornare a un nuovo referendum sarebbe inutile. Se normalmente va a votare la metà degli aventi diritto, pensare di raggiungere il quorum in presenza di una contraddizione tra due diverse posizioni è quanto meno inutile. Adesso si sta pensando di cambiare le regole, di aggiustarle, ma è molto difficile che si possa arrivare a un vero cambiamento. Perché si tratterebbe di modificare una norma della Costituzione, impresa sempre molto complessa, e perché in fin dei conti i partiti politici vedono di malocchio uno strumento in pratica concorrente della politica stessa. La cosa più possibile è che alla fine non se ne faccia nulla. E non è un caso se già le diverse proposte avanzate sono molto distanti tra loro....(continua su Il diario del lavoro)
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I referendum voluti dalla Cgil hanno avuto un risultato positivo, si è tornati a parlare di lavoro. In un paese in cui di questo argomento si erano perse le tracce. Grazie all’azione del sindacato di Maurizio Landini per più di un mese di lavoro si è parlato in tutti i modi possibili. Non è durato molto, perché l’intervento massiccio dei partiti e della politica ha presto dirottato l’attenzione, ma almeno per un po’ di tempo di questo si è parlato. Forse è stato il solo effetto positivo di questa complessa iniziativa, perché in realtà abbiamo assistito a un fallimento pressoché generale. Il quorum non è stato raggiunto, e tutto è risultato inutile. E non ci si è nemmeno avvicinati all’obiettivo della maggioranza dei votanti, perché il risultato raggiunto, quel povero 30,2%, era in realtà il minimo per evitare il peggio.Soprattutto da questa prova elettorale è uscito a pezzi lo strumento del referendum. È emerso con grande chiarezza che in queste condizioni, con questo generalizzato disamore per le elezioni tornare a un nuovo referendum sarebbe inutile. Se normalmente va a votare la metà degli aventi diritto, pensare di raggiungere il quorum in presenza di una contraddizione tra due diverse posizioni è quanto meno inutile. Adesso si sta pensando di cambiare le regole, di aggiustarle, ma è molto difficile che si possa arrivare a un vero cambiamento. Perché si tratterebbe di modificare una norma della Costituzione, impresa sempre molto complessa, e perché in fin dei conti i partiti politici vedono di malocchio uno strumento in pratica concorrente della politica stessa. La cosa più possibile è che alla fine non se ne faccia nulla. E non è un caso se già le diverse proposte avanzate sono molto distanti tra loro....(continua su Il diario del lavoro)
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