Sionismo e antisionismo | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Feb 11, 2024 · 4 MIN

Sionismo e antisionismo | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio La parola “Sionismo”, soprattutto a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, ha assunto, in certi ambienti politici (sia di destra, che di sinistra), una valenza trasversale e negativa, che riflette, in buona sostanza, un orientamento ideologico ostile all’esistenza stessa dello Stato di Israele. In generale, gli antisemiti che proprio non se la sentono di essere messi sullo stesso piano dei peggiori criminali nazisti, utilizzano il concetto di “antisionismo” per fornire a se stessi una sorta di giustificazione politica, che renda più presentabile quella che, purtroppo, è invece una loro vera e propria forma di avversione (quasi epidermica) verso tutto ciò che sa di ebraismo. Tanto è vero che è piuttosto frequente imbattersi in qualcuno che esprime la propria opposizione nei confronti del Sionismo, ma aggiunge di non avere, comunque, nulla contro chi è di origine israelita...Tuttavia, l’argomentazione appare subito piuttosto fragile, non appena si considera che nel mondo i sionisti – tranne qualche eccezione come chi sta scrivendo queste righe – sono in larghissima misura Ebrei ed è, quindi, piuttosto difficile fare certe distinzioni...Certo, c’è sionismo e sionismo...c’è quello delle origini – laico e liberal socialista – e c’è quello di chi oggi, irresponsabilmente, pretende di colonizzare tutta la Cisgiordania sulla base di chissà quali riferimenti biblici… Storicamente, il movimento sionista nasce verso la fine dell’Ottocento e, nell’accezione del suo massimo esponente, l’ungherese Theodor Herzlel, è concepito come un filone di pensiero che propugna il ritorno – certamente non in maniera violenta – degli Israeliti, sparsi un po’ in tutto il mondo, nella Terra delle loro origini. Sia che vi giungano animati da uno spirito laico oppure da un fervore religioso, quasi tutti i primi Ebrei che, agli inizi del secolo scorso, arrivano in quell’area dimenticata da Dio e dai santi dell’allora Impero Ottomano, lo fanno con l’intenzione di vivere in pace con i loro vicini Arabi, dai quali acquistano – pagandoli, tra l’altro, anche profumatamente – i primi terreni sui quali, nel corso degli anni, prenderanno corpo quelle originali esperienze di agricoltura socializzata che tutti riconosciamo oggi nei kibbutz. Ed a questo proposito, ricordiamo anche come il laburista Ben Gurion, fondatore dello Stato di Israele, già nel 1918 dichiarasse che l’idea stessa di espellere i residenti arabi da quei territori era “un miraggio reazionario e dannoso”. Sfortunatamente, non sapremo mai se questo ideale di coesistenza pacifica tra Arabi ed Israeliani avrebbe potuto funzionare, visto che, respingendo la risoluzione 181 delle Nazioni Unite del novembre 1947 - che suddivideva la “Terra Santa” in due nazioni distinte (Israele e Palestina) - ed attaccando subito militarmente il neonato Stato ebraico, le leadership arabe di allora segnarono, fin dagli inizi, le sorti che, da ormai 75 anni, accompagnano il vivere di due popoli destinati, assurdamente, a scontrarsi in modo reciproco. Pertanto, il sogno di Theodor Herzl si è realizzato sul piano del diritto internazionale nel 1948, ma per affermarsi concretamente ha dovuto, suo malgrado, inserirsi in un contesto fatto di lutti e rancori e, quindi, ben lontano da quello che il suo profeta aveva teorizzato. A malincuore dobbiamo, infine, prendere atto del fatto che il Sionismo viene oggi seriamente minacciato non più soltanto negli ambienti che, tradizionalmente, lo hanno sempre avversato, ma anche all’interno dello stesso Stato israeliano, dove la sua dignità culturale rischia di essere davvero profanata da forze politiche e religiose che agiscono in nome di una presunta superiorità ebraica e che risultano, purtroppo, sempre più spesso determinanti quando si tratta di formare una maggioranza di governo. E la cosa non può che creare un profondo disagio in chi ha sempre guardato ad Israele come all’unico faro di democrazia presente in tutto il Medio Oriente. Ascolta e leggi “Il Punto della Settimana” ogni domenica mattina in esclusiva sul sito e sui profili social di Giornale Radio. ________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it

A cura di Ferruccio Bovio La parola “Sionismo”, soprattutto a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, ha assunto, in certi ambienti politici (sia di destra, che di sinistra), una valenza trasversale e negativa, che riflette, in buona sostanza, un orientamento ideologico ostile all’esistenza stessa dello Stato di Israele. In generale, gli antisemiti che proprio non se la sentono di essere messi sullo stesso piano dei peggiori criminali nazisti, utilizzano il concetto di “antisionismo” per fornire a se stessi una sorta di giustificazione politica, che renda più presentabile quella che, purtroppo, è invece una loro vera e propria forma di avversione (quasi epidermica) verso tutto ciò che sa di ebraismo. Tanto è vero che è piuttosto frequente imbattersi in qualcuno che esprime la propria opposizione nei confronti del Sionismo, ma aggiunge di non avere, comunque, nulla contro chi è di origine israelita...Tuttavia, l’argomentazione appare subito piuttosto fragile, non appena si considera che nel mondo i sionisti – tranne qualche eccezione come chi sta scrivendo queste righe – sono in larghissima misura Ebrei ed è, quindi, piuttosto difficile fare certe distinzioni...Certo, c’è sionismo e sionismo...c’è quello delle origini – laico e liberal socialista – e c’è quello di chi oggi, irresponsabilmente, pretende di colonizzare tutta la Cisgiordania sulla base di chissà quali riferimenti biblici… Storicamente, il movimento sionista nasce verso la fine dell’Ottocento e, nell’accezione del suo massimo esponente, l’ungherese Theodor Herzlel, è concepito come un filone di pensiero che propugna il ritorno – certamente non in maniera violenta – degli Israeliti, sparsi un po’ in tutto il mondo, nella Terra delle loro origini. Sia che vi giungano animati da uno spirito laico oppure da un fervore religioso, quasi tutti i primi Ebrei che, agli inizi del secolo scorso, arrivano in quell’area dimenticata da Dio e dai santi dell’allora Impero Ottomano, lo fanno con l’intenzione di vivere in pace con i loro vicini Arabi, dai quali acquistano – pagandoli, tra l’altro, anche profumatamente – i primi terreni sui quali, nel corso degli anni, prenderanno corpo quelle originali esperienze di agricoltura socializzata che tutti riconosciamo oggi nei kibbutz. Ed a questo proposito, ricordiamo anche come il laburista Ben Gurion, fondatore dello Stato di Israele, già nel 1918 dichiarasse che l’idea stessa di espellere i residenti arabi da quei territori era “un miraggio reazionario e dannoso”. Sfortunatamente, non sapremo mai se questo ideale di coesistenza pacifica tra Arabi ed Israeliani avrebbe potuto funzionare, visto che, respingendo la risoluzione 181 delle Nazioni Unite del novembre 1947 - che suddivideva la “Terra Santa” in due nazioni distinte (Israele e Palestina) - ed attaccando subito militarmente il neonato Stato ebraico, le leadership arabe di allora segnarono, fin dagli inizi, le sorti che, da ormai 75 anni, accompagnano il vivere di due popoli destinati, assurdamente, a scontrarsi in modo reciproco. Pertanto, il sogno di Theodor Herzl si è realizzato sul piano del diritto internazionale nel 1948, ma per affermarsi concretamente ha dovuto, suo malgrado, inserirsi in un contesto fatto di lutti e rancori e, quindi, ben lontano da quello che il suo profeta aveva teorizzato. A malincuore dobbiamo, infine, prendere atto del fatto che il Sionismo viene oggi seriamente minacciato non più soltanto negli ambienti che, tradizionalmente, lo hanno sempre avversato, ma anche all’interno dello stesso Stato israeliano, dove la sua dignità culturale rischia di essere davvero profanata da forze politiche e religiose che agiscono in nome di una presunta superiorità ebraica e che risultano, purtroppo, sempre più spesso determinanti quando si tratta di formare una maggioranza di governo. E la cosa non può che creare un profondo disagio in chi ha sempre guardato ad Israele come all’unico faro di democrazia presente in tutto il Medio Oriente. Ascolta e leggi “Il...

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On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

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This episode was published on February 11, 2024.

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A cura di Ferruccio Bovio La parola “Sionismo”, soprattutto a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, ha assunto, in certi ambienti politici (sia di destra, che di sinistra), una valenza trasversale e negativa, che riflette, in buona sostanza, un...

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