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EPISODE · Apr 15, 2026 · 15 MIN

Sudan, tre anni di orrori senza un orizzonte

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Oggi a Berlino, la comunità internazionale prova a riaccendere la luce sul conflitto in Sudan che entra nel suo quarto anno. “E’ la catastrofe umanitaria più grande che affrontiamo da anni, una guerra contro la popolazione civile che non risparmia nessuno, con un fronte che si muove di centinaia di chilometri e che riesce a colpire anche dietro le linee”, racconta Vittorio Oppizzi responsabile dei programmi in Sudan per Medici Senza Frontiere che lavora con più di 2mila operatori sanitari, ci racconta l’intervento nel Paese con milioni di profughi interni: “I bisogni sanitari di un Paese di 50 milioni di persone ha ben altre necessità di quelle che possiamo dare noi pur con 9 presidi ospedalieri, ci vuole un impegno internazionale coordinato e unitario”. La speranza è che la conferenza possa almeno provare a spingere le due parti in conflitto, il governo e i ribelli, almeno ad aprire un dialogo che finora è stato impossibile perché entrambe le parti pensano ancora di poter vincere la guerra, ci spiega Irene Panozzo, analista politica ex-consigliera del Rappresentante speciale Ue per il Corno d’Africa: “E' una guerra per il potere, iniziata nel centro di Khartoum, la capitale, attorno ai palazzi del potere, una guerra tra le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido che sono state le architravi del regime di Bashir caduto nel 2019, che hanno cominciato a scontrarsi allargando il conflitto a tutto il Paese”. Una guerra che vede i Paesi del Golfo alimentare lo scontro per interessi politici ed economici: le miniere d’oro, lo sbocco sul Mar Rosso. La terza conferenza internazionale sul Sud Sudan dovrebbe provare almeno a portare al tavolo le parti e occuparsi dell’emergenza umanitaria provando ad agire anche sui Paesi più coinvolti nel conflitto, Egitto e Arabia Saudita da una parte ed Emirati Arabi dall’altra. L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.

Oggi a Berlino, la comunità internazionale prova a riaccendere la luce sul conflitto in Sudan che entra nel suo quarto anno. “E’ la catastrofe umanitaria più grande che affrontiamo da anni, una guerra contro la popolazione civile che non risparmia nessuno, con un fronte che si muove di centinaia di chilometri e che riesce a colpire anche dietro le linee”, racconta Vittorio Oppizzi responsabile dei programmi in Sudan per Medici Senza Frontiere che lavora con più di 2mila operatori sanitari, ci racconta l’intervento nel Paese con milioni di profughi interni: “I bisogni sanitari di un Paese di 50 milioni di persone ha ben altre necessità di quelle che possiamo dare noi pur con 9 presidi ospedalieri, ci vuole un impegno internazionale coordinato e unitario”. La speranza è che la conferenza possa almeno provare a spingere le due parti in conflitto, il governo e i ribelli, almeno ad aprire un dialogo che finora è stato impossibile perché entrambe le parti pensano ancora di poter vincere la guerra, ci spiega Irene Panozzo, analista politica ex-consigliera del Rappresentante speciale Ue per il Corno d’Africa: “E' una guerra per il potere, iniziata nel centro di Khartoum, la capitale, attorno ai palazzi del potere, una guerra tra le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido che sono state le architravi del regime di Bashir caduto nel 2019, che hanno cominciato a scontrarsi allargando il conflitto a tutto il Paese”. Una guerra che vede i Paesi del Golfo alimentare lo scontro per interessi politici ed economici: le miniere d’oro, lo sbocco sul Mar Rosso. La terza conferenza internazionale sul Sud Sudan dovrebbe provare almeno a portare al tavolo le parti e occuparsi dell’emergenza umanitaria provando ad agire anche sui Paesi più coinvolti nel conflitto, Egitto e Arabia Saudita da una parte ed Emirati Arabi dall’altra. L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.

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