EPISODE · Dec 1, 2022 · 10 MIN
Sumahoro e la new left con sguardo capitalistico
from Controvento di Diego Fusaro · host Media Pluralisti Europei SpA
Per un attimo avevamo avuto la piacevole sensazione che la sinistra stesse per tornare a occuparsi di cose serie: di lavoro e di difesa degli ultimi, di diritti sociali e di lotta contro le ingiustizie. Non più arcobaleni, asterischi e capricci di consumo per ceti abbienti, ma finalmente lotta allo sfruttamento e in difesa dei lavoratori. Sembrava in effetti che la figura di Soumahoro potesse donare alla sinistra nuova credibilità e nuova linfa vitale, facendola ripartire dai temi fondamentali del lavoro, quelli che ne avevano un tempo caratterizzato l'identità, prima che la sinistra subisse la nota metamorfosi kafkiana che l'ha condotta in ultimo a ridefinirsi come costola del capitale, vuoi anche come guardia fucsia del padronato cosmopolitico. Prima cioè che la sinistra diventasse new left liberista e postmoderna, dal PC come Partito Comunista al PC come Politicamente Corretto. Purtroppo la nostra pia illusione è stata presto smentita. Ed è volata in pezzi impietosamente. Qualche dubbio invero era già sorto allorchéSoumahoro era stato trattato col massimo rispetto dai salotti televisivi organici all'ordine neoliberale, quelli che in realtà avrebbero dovuto attaccare fortemente le battaglie per il lavoro e contro l'ordine dominante. Quelli che insomma danno voce solo a chi rispecchi fedelmente la visione egemonica di completamento del diagramma dei rapporti di forza e simmetricamente aggrediscono senza tregua ogni voce vagamente dissonante. Dubbi ulteriori, anche più forti, si erano poi manifestati quando Soumahoro si era presentato in Parlamento esibendo gli stivali, con gesto teatrale volto a manifestare la propria volontà di continuare a difendere gli interessi degli ultimi. Un gesto fuori posto, poco convincente, quasi dal tono di una excusatio non petita. Poi naturalmente è arrivato il cataclisma finale, di cui da giorni ormai si parla senza posa su tutti i principali organi di stampa nazionale. È emerso in sintesi un profilo di Soumahoro che fortemente stride con quello precedentemente ostentato del sindacalista che lotta con coraggio per i braccianti e per gli ultimi, contro il caporalato e contro la visione del mondo fondata sullo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Un profilo che dalle lotte per il lavoro ci riporta alla spietata realtà dell'amore per il lusso e per l'eleganza interna al modo capitalistico della produzione. Dalle ultimissime vicende affiora in effetti come Soumahoro coltivi nella sua vita privata una visione delle cose ampiamente organica all'ordine capitalistico: ci è toccato perfino sentirlo mentre in modo goffo impacciato, intervistato da Corrado Formigli, difendeva il "diritto all'eleganza" - forse citando Briatore - per giustificare il lusso ostentato sulle reti sociali mediante foto dalla compagna. Per non parlare poi dei selfie su commissione, che, secondo quanto raccontato dai giornali, il nostro avrebbe pagato per poter fare insieme con i lavoratori. La questione è una questione anzitutto politica, sia chiaro: si tratta dell'ennesimo modo con cui la sinistra rivela di essere sideralmente distante dalla sua visione iniziale, quella per il lavoro e contro il capitale. E inevitabilmente lo è anche quando, come con Soumahoro, fa di tutto per renderlo invisibile e per accreditarsi come baluardo di difesa degli oppressi che, citando il vecchio Marx, tutto hanno da perdere e da guadagnare hanno un mondo. Insomma, anche quando la new left prova a essere realmente di sinistra, emerge poi, presto o tardi, la sua anima di post-sinistra organica alla nuova visione capitalistica delle cose e del mondo.
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Sumahoro e la new left con sguardo capitalistico
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