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EPISODE · Feb 27, 2016 · 2H 10M

T...essere per educare

from Giuseppe Bonfanti's Podcast · host Giuseppe Bonfanti

Gli extrascuola tra nuovi bisogni e orizzonti di senso CONVEGNO 26 febbraio 2016 ore 16,15 - 18,45 Scuola Mons. Carozzi Viale Lombardia, 5 - Seriate ______________ Chi cresce manifesta i propri bisogni, ed i propri talenti, attraverso la conoscenza, il pensiero o il corpo, le relazioni, la creatività artistica, l’agire pratico e quello sociale..., in famiglia, a scuola e negli altri contesti educativi. Le capacità di ciascuno, per essere adeguatamente sviluppate, richiedono di essere notate, riconosciute, curate e valorizzate da chi educa. Gli adulti debbono quindi lasciarsi coinvolgere, impegnandosi con i ragazzi ma anche confrontandosi tra di loro, per costruire orizzonti di senso. Il convegno offre uno spazio di riflessione pedagogica su questi temi a partire dall’esperienza specifica degli extrascuola, servizi e progetti consolidatisi negli anni nell’intera provincia bergamasca. __________________ PROGRAMMA Saluti delle autorità: Don Mario Carminati, Arciprete di Seriate Gabriele Cortesi, Presidente dell’Ambito territoriale di Seriate relatore: Ivo Lizzola, Docente Pedagogia generale e sociale Università degli Studi di Bergamo Interventi di: Silvia Alberti, Dirigente scolastico I.C. Mons. Carozzi di Seriate Fiorenza Bandini, Funzionario Provincia di Bergamo Sabrina Bosio, Responsabile servizi sociali Comune di Seriate Marcello Colosio, Presidente Consiglio d’Istituto I.C. A. Moro di Seriate Mariella Manenti, Coordinatrice progetto extrascuola ass.Betania e Società di San Vincenzo De Paoli Andrea Pioselli, Dirigente scolastico I.C. Mazzi di Bergamo Moderatore: Gianantonio Farinotti, Coordinatore sociale Ambito Territoriale di Seriate Link: http://betaniaonlus.altervista.org ________________________ Testo Parte dell’intervento di Ivo Lizzola: da 20:30 / 1:00:00 Grazie perché è bello che ci sia una sala così, composta così a discutere di queste cose e io lunedì lo dirò a lezione che le comunità si ritrovano e si ritessono prevalentemente attorno all’attenzione verso le fragilità come veniva detto prima. È una cosa che stiamo notando da diversi anni, almeno una decina di anni. Le nostre comunità frammentate, frantumate, nelle quali corrono anche delle correnti fredde, delle fatiche nelle relazioni perché quando le persone sono preoccupate della loro vicenda, della storia familiare, vivono l’incertezza economica, è difficile che entrino in gioco per realizzare degli spazi di vita comune e cambiano i climi delle nostre comunità. Lo si avverte anche nelle scuole. L’atteggiamento di tante famiglie cominciano a considerare le scuole come servizi a domande individuale più che luoghi comunitari, di riconoscimento, di responsabilità e di compartecipazione. Eppure non c’è paese della bergamasca, della Lombardia, e giro abbastanza per l’Italia, che non trovi le forze, le risorse, le motivazioni per riunire convergenze di sforzi soprattutto attorno alle condizioni di fragilità più marcata, di sofferenza, come se questi luoghi della sofferenza riflettano così con forza quello che sto vivendo anch’io che se ho qualche risorsa mi metto in discussione e a disposizione. È una reazione buona. Dice di una certa salute, anche, dei tessuti comunitari e persone, donne e uomini in questo tempo che è complesso. Io andrò per punti. 1° punto. Noi qui parlano di extrascuola. E la prima considerazione che a me è venuta subito è che oggi sempre più l’extrascuola ha a che fare con la formazione dei bambini, dei preadolescenti e degli adolescenti. Non l’extrascuola, di cui parliamo oggi in senso stretto, ma ciò che avviene fuori dalla scuola , dentro gli spazi familiari, dentro le relazioni, i climi culturali, dentro le società sportive, dentro i modi in cui si fa vacanza, dentro il modo in cui ci si alimenta mentre si incontrano adulti o si incontrano pochi adulti, dentro a tutto quello che avviene fuori e anche dentro il mondo del virtuale ha un’impatto sulla crescita dei nostri piccoli, delle nostre piccole, dei preadolescenti e degli adolescenti molto forte. 23:36 Direi anzi qualcosa di più. Che la scuola agisce prevalentemente in “risposta a”, in seconda battuta. La scuola “arriva in ritardo”, arriva dopo. E questo non vuol dire che in una gara, purtroppo, arriviamo secondi. No! Vuol dire che la scuola ha l’occasione di arrivare dopo e di lavorare sulla ricomposizione, la reinterrogazione, la ricostruzione dei legami, la correzione degli atteggiamenti mentali e cognitivi sbagliati, l’ampliamento delle occasioni di vivere sensazioni di appartenenza, di relazioni con altri, che i luoghi spontanei, privati, fuori, quelli che differenziano tantissimo le infanzie e le preadolescenze di oggi continuano a produrre, continuano a differenziare, continuano, come dire, un pochino a disorientare. Vivere nel plurale per i bambini non è semplice e non è semplice neanche per gli adulti, figuriamoci per dei bambini o per dei preadolescenti. 24:45 La scuola come luogo di ricomposizione, di ripresa, di ritessitura, di incontro, di ricerca, di confronto. Ma appunto, se non arriva prima, ma arriva seconda, deve soprattutto attendere, ascoltare, accogliere, rilanciare, ritessere progressivamente sennò la personalizzazione è una specie di cosa che abbiamo sui libri e che si dice in quel luogo un po’ strano del mondo che è l’università che vive, appunto, in città alta un pochino oltre le nuvole, qualche volta, rispetto ai dati di realtà delle nostre comunità. 25:22 Perché dico questo? Perché allora, l’extrascuola ha delle chance particolari. La scuola, per fare questo mestiere si trova a volte troppo satura, troppo piena di ragione, troppo piena di contenuti, e troppo trasmissiva, troppo concentrata e un po’ impaurita (qui ho qualche ex allieva insegnante che può confermarlo, ma ne incontro a sufficienza anch’io) un po’ intimorita da questo plurale, da questa diversificazione forte. E, allora, tende, la scuola a riunificare subito. Quando non ci riesce viene aiutata subito dalla cultura del nostro tempo - classifica - Bes, Dsa, certificazioni che sono cresciuti in una maniera assurda negli ultimi vent’anni. Lo dicono tutte le ricerche europee e italiane per essere reali. Diventano, come dire, una sorta di strategia di difesa, perché nel momento in cui tu definisci un Bes, è molto difficile che tu incontri una storia unica. Dovresti definire Bes soltanto in una riunione a parte con specialisti che progettano … non dirlo mai a nessuno che è un Bes, perché altrimenti l’effetto è quello di incasellare dentro una classificazione e uno rischia di sentirsi Bes. Ma anche tutta la famiglia si sente Bes, poi. E la rete di relazioni si sente Bes. 26:44 Allora, l’extrascuola è sufficientemente flessibile, è dotato di competenze non esageratamente professionali, ma son da formare seriamente (poi ci torno su questa cosa che è importantissima); è sufficientemente flessibile e attento alle singole storie, può esserlo, ed è capace di creare in modo forse più flessibile sul territorio reti di alleanza, reti di cooperazione, per poter incontrare e provocare, accompagnare le storie di questi bambini e questi ragazzi. 27:14 Perché le qualità di chi cresce vanno anzitutto colte, riconosciute, vegliate e poi coltivate. Ci sono, non vanno giudicate, non si trasferiscono da fuori, non sono i contenuti, non sono neanche le abilità. È un lavoro che si fa sulla competenza a partire da quel che c’è come atteggiamento verso la vita, atteggiamento mentale, affettivo e relazionale nelle storie di bambini e bambine, dei ragazzi e ragazze. Non succede che noi riusciamo a vedere molte di queste risorse, intercettarle e a farle scoprire ai bambini stessi. Se non le scoprono non è tanto per colpa loro, è che non hanno avuto un contesto nel quale sono riusciti a incontrarle. Non gli sono state riconosciute. E questo è un problema serio perché dovremmo chiederci allora dentro le nostre comunità che capacità di lettura abbiamo nei nostri spazi, dentro le nostre comunità che siano non troppo saturi non troppo evanescenti. 28:26 Il problema è che l’infanzia e l’adolescenza, oggi, prevalentemente incontrano o dei luoghi molto saturi - spesso la scuola è un luogo molto saturo, qualche società sportiva è un luogo tutto saturo concentrato sulla pratica sportiva, poco sull’incontro. Luoghi molto saturi sono alcune attività del tempo libero che noi procuriamo ai bambini e alle bambine. Tutti troppo finalizzati! Luoghi troppo saturi nei quali uno non riesce a entrare in contatto con le sue qualità. Oppure, dei luoghi troppo evanescenti. La famiglia a volte è troppo satura o a volte troppo evanescente, scomposta, ricomposta, frammentata, migrante. E non c’è bisogno di venire da chissà da dove per essere migranti, scomposti e ricomposti. Abbiamo, appunto, questi luoghi evanescenti. 29:11 Non abbiamo una situazione intermedia che sia fatta di luoghi di riconoscimento, di esperienza … di esperienza condivisa con altri. Qualche volta neanche i CRE riescono ad essere luoghi di esperienza (quello di Seriate di sicuro riesce). È che sono talmente intasati di attività che non riescono più a lasciar giocare, progettare, a far laboratori veri in cui uno inventa cosa fare con altri a contatto con abilità di quelli un po’ più grandi. Se noi abbiamo una convivenza fatta di luoghi saturi e di luoghi troppo evanescenti non si riescono a scoprire le qualità che si portano dentro, il ruolo che si può avere nelle relazioni con altri. Il gusto di crescere fa più fatica a venire fuori. Perché, o viene fuori per adattamento ai luoghi saturi, o per iniziativa individualista scatenata nei luoghi saturi. E non si cresce che fino ad un certo punto in questi due modi qui. 30:10 Qui c’entrano gli adulti. È stato detto bene prima. Noi adulti rischiamo di essere presi da quella che un mio collega, che si chiama come l’allenatore dell’Inter, Roberto Mancini, ma è un grande filosofo, anche dell’educazione, ha definito la “tentazione antieducativa del mondo adulto”. Un mondo adulto che non si fida di quello che può testimoniare ai ragazzi e agli adolescenti, che non ha molta voglia di aprire dei cantieri aperti di riprogettazione della comunità a cui partecipino anche i più piccoli e anche gli adolescenti, è un mondo adulto intimorito che vuole rinchiudersi, non sentirsi addosso troppe domande e non chiedersi troppo della qualità di quello che sta facendo. È una tentazione antieducativa. Si cresce anche confrontandosi con dei contesti partecipando a ruoli di costruzione e anche un po’ scontrandosi con la differenza del mondo adulto. Ma un mondo adulto appiattito che organizza tutto, che banalizza la vita non ti permette neanche di litigarci. Infatti un grande problema degli adolescenti è che non litigano abbastanza con gli adulti, con i padri e le madri, non si confrontano abbastanza. Tutto viene attenuato, reso banale, fatto di scambi economici, commerciali. I regali! La strategia del regalismo forsennato fin da piccoli. È tutto un ricatto affettivo che si gioca attorno e l’impossibilità di entrare in relazioni esigenti, significative, che non siano solo esecutive. Vien da aprire piccoli cantieri. 31:53 Io mi aspetto che un po’ lo faccia la scuola questo. Ma la scuola lo può fare se è in collegamento forte con il territorio. Da sola è difficile che riesca a fare, non riesce, non ha la flessibilità, non ha tutte le risorse. Mi aspetto molto che il territorio si interroghi su come sta facendo vivere i percorsi di crescita dei suoi bambini e delle sue bambine. La prima grande questione degli extrascuola è: questi extrascuola - i diversi extrascuola che io ho già incontrato, che sono tutti diversissimi tra loro, alcuni concentrati sui bambini migrati e altri no, alcuni frequentati prevalentemente da adolescenti e alcuni da bambini e da bambine, e sono molto diversificati, alcuni molto concentrati sull’extrascuola e altri più concentrati sui laboratori e sulle esperienze non per forza del tutto già costruite … ce n’è di diversi tipi … - questi extrascuola come si collocano dentro la filiera delle presenze delle agenzie, delle proposte, delle responsabilità, attraverso le quali i bambini crescono, diventano preadolescenti e poi adolescenti? 33:00 Che ruolo hanno dentro la filiera? Si dice, nel linguaggio economico ha preso così forza. Ecco, dentro questa filiera come si colloca l’extrascuola? Ma verrebbe da dire: esiste una filiera? Esiste una filiera costruita consapevolmente da una comunità? C’è dialogo tra queste presenze, questi servizi, questi progetti, queste proposte, o ognuno va per conto suo? O è una specie di puzzle che si compone un po’ casualmente? Non c’è bisogno che faccia l’elenco dei soggetti della filiera - tutti i servizi dalla prima infanzia alla famiglia ai pubblici, sociale, oratori, società sportive, i gruppi, le associazioni - . Ma nella filiera potrebbero entrare tanti soggetti che noi pensiamo assolutamente inediti che potrebbero incontrare le strade dei bambini e delle bambine. Direi di sì, anche una RSA potrebbe incontrare la storia dei preadolescenti in un bel progetto di cui ho sentito un po’ parlare, progetto servizio di laboratori che allenano alla responsabilità di incontro con la diversità, con la disabilità per esempio. E perché nella filiera i preadolescenti non possono esercitare un ruolo di responsabilità forte rispetto ai bambini e alle bambine, anche quelli della scuola dell’infanzia, per esempio? Nella filiera, o ampliano il campo di esperienze, del mondo, della vita, della natura, ma anche delle relazioni per questi bambini e queste bambine, oppure perdiamo molte delle loro capacità e delle risorse, dei talenti che portano. Non glieli facciamo scoprire neanche a loro! 34:50 E noi ci impoveriamo! E noi continuiamo a giudicarli soltanto dal punto di vista della resa scolastica. E se van male a scuola speriamo che vadano bene almeno nella scuola calcio. Da quei punti di vista lì li giudichiamo! E pensiamo che le abilità del crescere siano rilevanti! Chi l’ha detto? Perché son rilevanti quelli della scuola, che la scuola rileva, per esempio nei progetti di alternanza, nelle visite di istruzione, nei laboratori, nei progetti appunto servizi solidarietà, nelle capacità di mettere in piedi laboratori espressivi collegati con le realtà esterne. No, ma la cultura è … Prima grande questione: gli adulti, la tentazione antieducativa, la filiera del crescere in questa comunità, la qualità e varietà degli spazi di esperienza, dei luoghi di accoglienza, dei cantieri di responsabilità che noi mettiamo a disposizione a dei bambini e a delle bambine e ai dei preadolescenti e a degli adolescenti. E non può far tutto l’extrascuola. L’extrascuola qualcosa di queste cose riesce a fare in modi diversi che abbiamo sentito raccontare, in modi diversi, una cosa piuttosto che un’ altra, ma non può vicariare tutto, non può sostituire tutto, non può essere tutto. Poi è bene che non lo sia perché magari in quella comunità c’è già qualche altro soggetto che fa altre cose, quindi deve mettersi in filiera. Ma deve esserci una filiera. Filiera. Sto pensando a una cosa che col tempo accompagna, appunto, non a collocazioni. Beh, pensiamo all’extrascuola. Siccome c’è un problema scolastico mettiamo le extrascuole. Saturiamo ancora di un’altro servizio, con gli specialisti il recupero scolastico, che è una cosa che almeno da vent’anni non si pensa più e questo non vuol dire che non la si pratichi più. E’ una cosa che non ha senso. Il problema invece è quello di desaturare gli spazi e collegarli tra loro, aprire reti continue di esperienze nuove. Perché se il problema è far recuperare la scuola a 120, 140, tutti problematici e tutti segnalati non ce la faremo mai. Vedete, sotto traccia, sta aprendo per una seconda pericolosissima idea: gli extrascuola non sono adatti soltanto ai ragazzi e bambini problematici, perché altrimenti diventa una specie di nuova istituzionalizzazione soft della difficoltà che diventa quasi una sanzione. Se ci sono solo loro sono quelli appunto dell’extrascuola. Perché pensate che i figli che non sono in difficoltà a scuola non abbiano bisogno dell’extrascuola? Non hanno bisogno di voi, di incontro per fare esperienze più dilatate e per mettere a disposizione anche delle capacità che hanno con gusto per quelli un po’ più piccoli di loro e magari andando a imparare da altri perché magari a scuola non van bene e lì però nel laboratorio di meccanica van benissimo (è capitato a mio figlio che ha imparato ad aggiustare il motorino da un compagno pluribocciato in terza media, 16 anni in terza media, dico , sarebbe da processare tutta la scuola del mio paese, l’unica soddisfazione che ha avuto - e questo è merito della scuola - che quella scuola preoccupata ha pensato di fare i laboratori usando dei papà e delle mamme - e ha fatto il laboratorio di meccanica perché c’era un papà che faceva il meccanico. Il più bravo a “truccare” i motorini era lui, gli altri , compreso mio figlio, bravo a pallavolo, ma non a “truccare” i motorini, ha imparato a “truccare” i motorini, quantomeno come funziona un motore e difficilmente l’avrebbe imparato se non ci fosse stato), ma la cosa interessante è che lui chiedeva al suo compagno questo e il suo compagno che di solito chiedeva a mio figlio per matematica si trovava ad essere quello che spiegava. Il recupero in dignità personale, in gusto, in relazione è stata una cosa impagabile. E infatti adesso è un ottimo meccanico, è andato al Patronato San Vincenzo, ha avuto il suo percorso particolare. Allora vuol dire che tutti hanno bisogno di un’ extrascuola ben coltivato perché se resta troppo spontaneo l’extrascuola divide, seziona, differenzia, e fondamentalmente continua a produrre quelle diversità e quegli svantaggi che la scuola poi non ce la fa da sola ad assumere come problema suo e quindi il rischio è che non se la assuma proprio, che dica che ci sono i programmi che ci sono le scadenze, c’è l’Ocse, etc… Che poi sono tutte cose false, perché non è vero che ci sono i programmi, almeno da non intendere quando si intendono come giustificazione e l’Ocse dice tutt’altro, dice dell’importanza di queste esperienze sociali su territorio (ma su questo faremo un altro convegno) . 2° punto. Allora la seconda cosa è questa. Che a un certo punto c’è bisogno di arricchire davvero l’infanzia e le preadolescenze mettendole fortemente in relazione tra loro in modo che questo integri le possibilità che ha la scuola con altri tipi di possibilità e non sussidiarie alla scuola. Altre, arricchenti a loro modo, anzitutto. Con la scommessa che se funzionano, probabilmente ci sarà più distensione, più stima di sé, e più capacità di funzionare anche dentro le richieste scolastiche. Questa è una cosa importante. Perché o dentro questa extrascuola noi siamo capaci di guardare le storie delle famiglie, dell’infanzia e delle preadolescenze e di incontrarle in modo nuovo e capire cosa ci dicono di tutta la comunità, non di loro stesse, cosa ci dicono dei tessuti di relazione, degli esercizi di ruolo dentro la comunità oppure tutto sommato è inutile che li facciamo. Se vi vengono soltanto i problematici è inutile che li facciamo. Se ci vengono soltanto i volontari che fanno un’azione sussidiaria è inutile che li facciamo, perché o da lì si muove una ricomposizione della filiera e una interrogazione reciproca … Capita … a Seriate ci sono le frazione e ognuno ha trovato un suo punto di aggancio originalissimo, non ce n’è uno che assomiglia all’altro, se si somigliassero vorrebbe dire che non sono sufficientemente aderenti alla loro realtà specifica, se questi luoghi non diventano un punto di interrogazione di tutta la comunità su cosa produce le difficoltà di questi ragazzi in difficoltà (i ragazzi son difficili perché sono in difficoltà) il problema che dobbiamo porci, la domanda è cosa produce questa difficoltà. Perché se uno cresce e si sente tagliato fuori, svantaggiato, non riesce a collegarsi per mille motivi, vuol dire che quella realtà lì gli sta producendo la difficoltà, non è lui che è in difficoltà. Che se ha una famiglia un po’ per aria, che ha mille problemi e anche di tipo psichiatrico che vanno poi ai servizi, e non c’è una sorta di alleanza attorno a questa storia, di costruzione di presenze significative, quella comunità sta producendo quella difficoltà, non la sta producendo la sua famiglia, la sua famiglia ha una condizione di fragilità. Una condizione! Chi la sta producendo è il tessuto vitale attorno a quella famiglia che non riesce a inventare per incrociare, sussidiare, rilanciare, riprendere, ricollegarsi a , far scoprire la propria dignità personale. Guardate che i ragazzi che sembrano non in difficoltà non è detto che crescano bene. Guardate che i ragazzi che crescono da soli nel mondo virtuale, si comportano bene, iperprotetti, non è detto che crescano bene. Vediamoli alla fine delle scuole superiori, vediamoli ai primi impatti forti con attività e la realtà sociale, rischiano di saltare. Con sofferenze personali e incapacità di relazioni forti hanno bisogno anche loro di un extrascuola ricco . Non è che quelli ci lasciano in pace. Guardate che i casi, le adolescenze complicate vengono da preadolescenze e infanzie del tutto assicurate. Troppo rassicurate. A questi ragazzi diamo risposte o costruiamo percorsi? Per questi ragazzi costruiamo servizi nuovi o apriamo campi di esperienze e sperimentazione sui territori, nei quali continuare a chiamare dentro alleanze nuove? Per esempio, io non ho sentito citare che in uno dei casi degli extrascuola come alleata la società sportiva . A me sembra un po’ strano perché in alcune realtà attorno in paesi non lontani da qui le società sportive entrano in un gioco cooperativo. Per esempio si fanno carico anche dei ragazzi problematici che hanno poi il tempo da presidiare nel pomeriggio in collegamento con gli educatori dell’extrascuola e anche con qualche insegnante che cura queste cose nella scuola. Si tratta di coinvolgere opportunamente le società sportive. Ci vogliono luoghi in cui i ragazzi si sentano accolti. si sentano bene, si sentano incontrati, perché tu per farli diventare responsabili devi farli sentire incontrati, altrimenti si comporteranno sempre come irresponsabili . Certo, nessuno li ha mai incontrati. Ma se tu li incontri e gli offri, poi hai ben la forza di chiedergli in cambio comportamenti adeguati. Se tu sei valorizzante, non svalorizzante, poi puoi davvero aver la forza di dire adesso ci stai nel gioco che ho incominciato a costruire aperto e serio con te. Hanno bisogno di questi luoghi, che siano contemporaneamente luoghi di offerte e luoghi di lettura. Attorno ad un extrascuola bisognerebbe che ogni mese e mezzo si facesse un incontro per vedere che cosa è emerso che segnali sono stati colti, fare un esame un po’ di … e che a questo esame partecipasse qualche insegnante e qualche dirigente della società sportiva e qualche educatore dell’oratorio e le riflessioni girassero e quello che gira lì dentro potesse essere comunicato dentro i corsi di formazione per i genitori o qualche corso di formazione per gli insegnanti e non solo i rappresentanti. Bisogna far girare le riflessioni su quello che cogliamo del crescere dei bambini e degli adolescenti. Dobbiamo farle girare queste riflessioni, Dobbiamo confrontarci perché altrimenti rischiamo di restare nei punti di vista specifici e un po’ chiusi e un po’ stretti, ognuno dentro la sua realtà . Qualcuno dentro la classe, qualcuno dentro l’oratorio dell’extrascuola che non è mica detto che poi vada d’accordo con l’educatore della domenica o con il catechista o con l’allenatore della società di calcio perché non si parlano neanche questi, , sarà meglio che le riflessioni che vengono dagli extrascuola vengano condivise, incontrino le riflessioni che vengono dagli altri luoghi. 47:05 Prima si parlava di deleghe. Io direi: c’è il gioco delle deleghe, qualche volta il gioco del richiamo degli specialisti. E sono due cortocircuiti. Non è possibile che riparta dentro le nostre comunità questo gioco della delega reciproca quando si è in difficoltà o del rinvio agli specialisti. Bisogna addensare le relazioni agli scambi non chiamare lo sguardo specialistico. Se la situazione è complessa lo specialista ti serve a ben poco. Se è complessa serve il dialogo tra più punti di vista. Lo specialismo ti serve quando una cosa è chiara e definita e il problema riguarda soltanto una questione, allora lo specialista, ma se la questione è complessa - famiglia problematica, problemi culturali, difficoltà di relazione, deficit cognitivo - che specialista chiami? Ne chiami dieci? Uno che si rimpalla la palla con l’altro? Non deve funzionare come fa a volte i servizi sociali territoriali, bisogna funzionare in modo assolutamente cooperativo, attorno alle storie. Quelle dei ragazzi sono storie, non sono problemi. Sono storie, non sono condizioni stabili, per sempre. Ecco, bisogna evitare questi due giochi. 48:35 Può farlo, secondo me, più facilmente un’extrascuola di una scuola e di un servizio sociale, perché l’extrascuola è più flessibile, ha meno mandati definiti, è meno saturo … di compiti, di tempi. In un’extrascuola si sa con certezza che non si arriverà molto in là, che non si arriverà dappertutto. Non c’è neanche il mandato che tu arriva dappertutto. Quindi quel che puoi fare è molto limitato. Allora, del buon uso del limite! Se sei comunque limitato, conviene davvero fare bene quel poco che puoi fare. E farlo bene vuol dire farlo con altri, farlo riflessivamente, farlo progettualmente. Appunto, non è un servizio in cui si fan sempre le stesse cose. Alcune cose possono essere stabili, e poi, a seconda di quello che si vive nel paese o dei soggetti che ti si alleano apri delle sperimentazioni, dei laboratori inediti, che provano agganci diversi. Per esempio l’artigiano del paese o il giovane nonno pieno di competenze ti dà l’idea di fare un laboratorio particolare. Oppure, te lo danno gli operatori del CDD (Centro Diurno Disabili) che stanno facendo un laboratorio espressivo di un certo tipo e gli viene in mente di invitare anche i ragazzi dell’extrascuola.. Perché no? Che “rischia" di cambiarti anche in positivo l’extrascuola e il laboratorio del CDD. E possiamo fare un elenco infinito … di cose che io ho visto fare, vedo fare in giro, non cose eventuali ipotetiche. 50:24 Questo continuo arricchire le relazioni dentro le comunità. Un extrascuola può produrre, come ha prodotto in un paese qui vicino a noi, i thè del mercoledì tra le mamme perché è venuto in mente che siccome arrivavano poche mamme per far venire un po’ di più … hanno pensato al the del mercoledì. Bene, adesso sono a 50 mamme che si suddividono in gruppi che fanno il the del mercoledì e si scambiano mille cose, mille consigli, si portano a casa i figli le une delle altre, quando ce n’è bisogno; è stata una cosa concreta che ha dato come effetto il previsto: questa nuova possibilità di costruire interrelazioni e responsabilità. Bisogna sfruttare bene la leggerezza, la fragilità dell’extrascuola perché lì può nascere qualcosa di nuovo davvero. Bisogna però lasciargli spazio, un po’ volerlo, un po’ immaginarlo con altri. C’è bisogno perché questo avvenga, e chiudo, di riconoscimento, di rinforzo, di alleggerire le pressioni che l’extrascuola riceve dalle famiglie e dalla scuola per lasciarli più liberi e aperti nella progettazione e c’è bisogno che li si ascolti attentamente. Si ascoltino attentamente le storie che si depositano nell’extrascuola. Non sarebbe male fare una serie di attività nell’extrascuola di raccolta delle storie. Da qualche parte è stata fatta … di raccolta delle storie di ragazzi, delle loro famiglie perché poi vengano riconsegnate in altri luoghi. Vedete, in un’extrascuola c’è il racconto e l’ascolto di storie di famiglie, a volte affaticate e a volte no. Raccogliamo semplicemente le storie e non soltanto le fatiche! Le diversità delle storie, le ricchezze delle storie e anche un po’ le mancanze delle storie. Nell’extrascuola si ascoltano molte rappresentazioni e molti vissuti sulla scuola dei ragazzi dell’extrascuola. Perché non riconsegnarli alla scuola? Perché una scuola non può pensare che quei vissuti e quelle rappresentazioni siano preziose per andare a verificare quello che sta facendo, lei scuola. Ho partecipato a un tavolo di preadolescenti una volta in cui un allenatore ha detto: “i miei ragazzi continuavano ad essere espulsi e a litigare con gli avversari, una frazione di un paese qui vicino, un po’ svantaggiata. Io ero stufo, cosa ho fatto? Li ho chiusi dentro a chiave nello spogliatoio per due o tre domeniche, primo perché così non uscivano a insultare gli avversari e l’arbitro e quindi sono calate le espulsioni e le sanzioni, poi chiudendoli dentro, mi sono messo dentro anch’io e mentre ero lì ho cominciato a sentire le loro storie e il perché si arrabbiavano e perché certi insulti, e perché loro della frazione di quelli che erano degli scarti, quando incontravano le squadre della città sentivano dentro un rancore particolare. E li ho ascoltati. E alla fine non c’è neanche bisogno di chiudere lo spogliatoio, ci si ferma lì e si parla e mi parlano della nonna che è malata, delle preoccupazioni del papà che sta tornando a bere perché non riesce a trovare lavoro, e mi parlano di queste cose” . E l’insegnate che era lì presente “cavolo, hai fatto un Circle Time”. L’allenatore l’ha guardato con due occhi così … “sì, sì, un Circle Time, potremmo farlo anche noi magari ogni tanto a scuola, così magari capiamo un po’ perché sono così arrabbiati certi lunedì, così indomabili”. Ci voleva proprio, sì, ci voleva proprio di incontrarsi lì per farsi venire l’idea e di capire che il Circle Time studiato su in città alta a Sant’Agostino ed era quella “roba lì” che suddedeva a volte, un po' miracolosamente dentro lo spogliatoio. Però se quell’allenatore, quell’insegnante non si fossero incontrati, magari l’insegnante avrebbe continuato a dire che era un problema disciplinare, che erano dei ragazzini disgraziati e un po’ segnati dalla vita e non avrebbe capito l’importanza e la qualità di quello che stava vivendo l’allenatore, magari avrebbe smesso di farlo perché non aveva più tempo … Chiuderei su questo. Si ascoltano queste cose, sono importanti. Provate una cosa un po’ inedita: quella di incrociare le responsabilità di quelli un po’ più grandi con quelli più piccoli dentro l’esperienza dell’extrascuola. Se n’era parlato al convegno della Provincia … questo tema della tessitura interelazionale tra generazioni vicine o tra generazioni molto lontane, con gli anziani . Funziona. Ragazzi difficili che vanno all’extrascuola e fanno servizio con gli anziani e laboratori con loro, fanno partire delle cose assolutamente insospettabili. Per esempio, non dicono più parolacce e si comportano quasi bene durante questi laboratori. Tenete conto di una cosa: le mamme del thè, pensate a quanto bisogno di un momento di pausa e di incontro un po’ sereno … nell’arco di un anno da cinque mamme sono diventate cinquanta … per il thè. Per scambiarsi, senza che nessuno faccia relazioni, con calma. Certo, poi gli educatori stanno lì vicini, le aiutano perché hanno bisogno di informazioni sui servizi sociali, le mamme immigrate non sanno ancora bene come orientarsi. Lo smistamento dei problemi funziona con l’attenzione. Questi extrascuola funzionano un po’ come delle piazzole di sosta, a volte, per delle adolescenze piene di tensioni che li rallentano e si sentono un po’ in pace. Queste mamme hanno bisogno anche lo di una piazzola di sosta, ne avrebbero bisogno anche i padri, ma nelle nostre comunità sono poche le piazzole di sosta, di incontro in cui far calare le tensioni e incontrarsi, umanamente raccontarsi un po’ delle proprie vite. Non è una cosa da poco. Bisogna forse, un po’ di più, formare gli operatori degli extrascuola. Io non li formerei da soli, io li formerei insieme a un po’ di insegnanti, a un po’ di dirigenti e allenatori delle società sportive e di educatori di altri luoghi. Farei per loro una formazione rivolta a loro e ad altri insieme, prevalentemente a loro, ma farei in modo di far intervenire anche i genitori dei consigli di istituto, consiglio pastorale perché questo è una cosa, credo preziosa. La seconda cosa da rinforzare è la cura delle connessioni e fare di questi luoghi un luogo di connessione con le altre realtà presenti nella comunità e fare uno sforzo grandissimo per ampliare i campi di esperienza. Questi extrascuola devono proprio essere extra - scuola, non dopo-scuola. Extra e dopo il ritorno sulla scuola avviene, lo possiamo progettare per dei ritorni sulla didattica e sugli aspetti più di tipo cognitivo, degli apprendimenti etc. raffinati, non troppo diretti sui compiti. Perché se non funziona, non funziona! Bisogna trovare un’altra strategia per far recuperare le stesse abilità e competenze per un altra strada, in altro modo. E devi usare dei luoghi più flessibili, quelli dell’extrascuola, ma ci vuole una riprogettazione con qualche insegnante che abbia voglia, che sia sveglio e che sia competente. Ce n’é! Che lavori per creare questi extrascuola per recuperare anche questo. Poi nell’extrascuola bisogna ampliare i campi di esperienza il più possibile. Io se fossi un amministratore locale darei finanziamenti al diritto allo studio soltanto se metà del piano del diritto allo studio è in connessione con il territorio. Darei finanziamenti ai consigli di genitori soltanto se fanno partire reti di relazioni tra famiglie sul territorio, non a pioggia per dei corsi fantasmagorici con personaggi di rilievo dell’ultima ora, darei finanziamenti alle polisportive se si mettono in rete con gli extrascuola e decidono di accogliere sistematicamente al loro interno con attenzione ragazzi e ragazze che ne hanno bisogno, quelli affaticati e quelli soli. Sono un po’ per lo Stato etico. Forse rischio? Ma questo è lo scambio: tu giochi questo, giochi in comunità, son soldi della comunità e partecipi per costruirla.

Episode metadata supplied by the publisher feed · Published Feb 27, 2016

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Gli extrascuola tra nuovi bisogni e orizzonti di senso CONVEGNO 26 febbraio 2016 ore 16,15 - 18,45 Scuola Mons. Carozzi Viale Lombardia, 5 - Seriate ______________ Chi cresce manifesta i propri bisogni, ed i propri talenti, attraverso la conoscenza, il pensiero o il corpo, le relazioni, la creatività artistica, l’agire pratico e quello sociale..., in famiglia, a scuola e negli altri contesti educativi. Le capacità di ciascuno, per essere adeguatamente sviluppate, richiedono di essere notate, riconosciute, curate e valorizzate da chi educa. Gli adulti debbono quindi lasciarsi coinvolgere, impegnandosi con i ragazzi ma anche confrontandosi tra di loro, per costruire orizzonti di senso. Il convegno offre uno spazio di riflessione pedagogica su questi temi a partire dall’esperienza specifica degli extrascuola, servizi e progetti consolidatisi negli anni nell’intera provincia bergamasca. __________________ PROGRAMMA Saluti delle autorità: Don Mario Carminati, Arciprete di Seriate Gabriele Cortesi, Presidente dell’Ambito territoriale di Seriate relatore: Ivo Lizzola, Docente Pedagogia generale e sociale Università degli Studi di Bergamo Interventi di: Silvia Alberti, Dirigente scolastico I.C. Mons. Carozzi di Seriate Fiorenza Bandini, Funzionario Provincia di Bergamo Sabrina Bosio, Responsabile servizi sociali Comune di Seriate Marcello Colosio, Presidente Consiglio d’Istituto I.C. A. Moro di Seriate Mariella Manenti, Coordinatrice progetto extrascuola ass.Betania e Società di San Vincenzo De Paoli Andrea Pioselli, Dirigente scolastico I.C. Mazzi di Bergamo Moderatore: Gianantonio Farinotti, Coordinatore sociale Ambito Territoriale di Seriate Link: http://betaniaonlus.altervista.org ________________________ Testo Parte dell’intervento di Ivo Lizzola: da 20:30 / 1:00:00 Grazie perché è bello che ci sia una sala così, composta così a discutere di queste cose e io lunedì lo dirò a lezione che le comunità si ritrovano e si ritessono prevalentemente attorno all’attenzione verso le fragilità come veniva detto prima. È una cosa che stiamo notando da diversi anni, almeno una decina di anni. Le nostre comunità frammentate, frantumate, nelle quali corrono anche delle correnti fredde, delle fatiche nelle relazioni perché quando le persone sono preoccupate della loro vicenda, della storia familiare, vivono l’incertezza economica, è difficile che entrino in gioco per realizzare degli spazi di vita comune e cambiano i climi delle nostre comunità. Lo si avverte anche nelle scuole. L’atteggiamento di tante famiglie cominciano a considerare le scuole come servizi a domande individuale più che luoghi comunitari, di riconoscimento, di responsabilità e di compartecipazione. Eppure non c’è paese della bergamasca, della Lombardia, e giro abbastanza per l’Italia, che non trovi le forze, le risorse, le motivazioni per riunire convergenze di sforzi soprattutto attorno alle condizioni di fragilità più marcata, di sofferenza, come se questi luoghi della sofferenza riflettano così con forza quello che sto vivendo anch’io che se ho qualche risorsa mi metto in discussione e a disposizione. È una reazione buona. Dice di una certa salute, anche, dei tessuti comunitari e persone, donne e uomini in questo tempo che è complesso. Io andrò per punti. 1° punto. Noi qui parlano di extrascuola. E la prima considerazione che a me è venuta subito è che oggi sempre più l’extrascuola ha a che fare con la formazione dei bambini, dei preadolescenti e degli adolescenti. Non l’extrascuola, di cui parliamo oggi in senso stretto, ma ciò che avviene fuori dalla scuola , dentro gli spazi familiari, dentro le relazioni, i climi culturali, dentro le società sportive, dentro i modi in cui si fa vacanza, dentro il modo in cui ci si alimenta mentre si incontrano adulti o si incontrano pochi adulti, dentro a tutto quello che avviene fuori e anche dentro il mondo del virtuale ha un’impa(continued)

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T...essere per educare

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