EPISODE · Dec 9, 2021 · 28 MIN
Tchiss Lopes: Jà Bo Corre D'Mim
from Musiche dal mondo
Nell'80, a ventun anni, Narciso Tchiss Lopes lascia il Capo Verde per il Portogallo, dove spera di essere ingaggiato da una delle importanti squadre di calcio del paeso. Ma dopo pochissimo è a Roma, e a Civitavecchia si imbarca su un mercantile greco, lavorando come marinaio e nel giro di un anno toccando porti del Nord Europa, dell'Africa e del Brasile. Tornato nell'81 a Roma, viene ingaggiato come chitarrista da un gruppo capoverdiano, e negli anni successivi registra a Sutri, in provincia di Viterbo, due album personali. Il secondo, Jà Bo Corre D'Mim, inciso nel '94, con Tchiss come cantante e organista, ebbe all'epoca una circolazione non sono nelle comunità capoverdiane in Italia, e un brano è stato inserito nella raccolta Space Echo, dedicata dalla Analog Africa al filone di musica capoverdiana che negli anni settanta e ottanta adottò suoni non acustici e nuove strumentazioni, a cominciare da tastiere come Farfisa, Rhodes, Korg e Moog. Adesso l'etichetta milanese Arabusta Records ha avuto la bella idea di ristampare - in vinile, cd e digitale - questo album doppiamente pionieristico: come esempio dei nuovi trend della musica capoverdiana di allora, e come precoce caso di musica africana incisa in Italia.
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Nell'80, a ventun anni, Narciso Tchiss Lopes lascia il Capo Verde per il Portogallo, dove spera di essere ingaggiato da una delle importanti squadre di calcio del paeso. Ma dopo pochissimo è a Roma, e a Civitavecchia si imbarca su un mercantile greco, lavorando come marinaio e nel giro di un anno toccando porti del Nord Europa, dell'Africa e del Brasile. Tornato nell'81 a Roma, viene ingaggiato come chitarrista da un gruppo capoverdiano, e negli anni successivi registra a Sutri, in provincia di Viterbo, due album personali. Il secondo, Jà Bo Corre D'Mim, inciso nel '94, con Tchiss come cantante e organista, ebbe all'epoca una circolazione non sono nelle comunità capoverdiane in Italia, e un brano è stato inserito nella raccolta Space Echo, dedicata dalla Analog Africa al filone di musica capoverdiana che negli anni settanta e ottanta adottò suoni non acustici e nuove strumentazioni, a cominciare da tastiere come Farfisa, Rhodes, Korg e Moog. Adesso l'etichetta milanese Arabusta Records ha avuto la bella idea di ristampare - in vinile, cd e digitale - questo album doppiamente pionieristico: come esempio dei nuovi trend della musica capoverdiana di allora, e come precoce caso di musica africana incisa in Italia.
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