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EPISODE · May 24, 2026 · 3 MIN

Un Paese irriconoscibile | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

Secondo i sondaggi israeliani più recenti, il partito di Ben Gvir, alle prossime elezioni politiche, dovrebbe raccogliere da sei agli otto seggi che, per la sopravvivenza politica (ma anche giudiziaria) di Benjamin Netanyahu, assumono un’importanza potenzialmente decisiva. Al momento, infatti, secondo le indagini demoscopiche, l’attuale maggioranza di governo viene accreditata di 51 seggi, rispetto ai 56 delle varie opposizioni, la cui coesione andrebbe, comunque, assolutamente verificata. Questo significa che nessuno dei due eventuali schieramenti contrapposti potrebbe, oggi, ottenere quei 61 seggi che, da sempre, sono necessari per formare una sia pur risicata maggioranza in un parlamento come la Knesset che si compone, appunto, di 120 membri. Ecco perché anche i voti della destra messianico/religiosa – per quanto impresentabili o imbarazzanti possano essere – diventano ossigeno indispensabile per l’uomo che, sebbene a fasi alterne, governa Israele addirittura dal 1996. Naturalmente, non possiamo entrare nella testa di Netanyahu, ma considerato il pragmatismo – spesso magari anche duro o spietato – che ha sempre caratterizzato la su azione di governo, ci viene da immaginare un suo ovviamente oggi inesprimibile, ma, comunque, profondo fastidio nei confronti di certe sparate di alcuni suoi ministri che, probabilmente, se potesse, chiuderebbe in una gabbia, gettando via la chiave. Però, come si è detto, non può e deve, quindi, barcamenarsi tra una timida presa di distanza dalla vergognosa esibizione di Ben Gvir dell’altro giorno ed una sostanziale adesione ad ogni istanza portata avanti dalle componenti più intolleranti ed integraliste presenti in un Paese che, almeno fino a ieri, noi eravamo soliti definire come “l’unico faro di democrazia in Medio Oriente”. Ed a questo proposito, ben si comprende il netto dissenso, espresso dalle comunità ebraiche europee, in merito alle irresponsabili provocazioni di Ben-Gvir, nel più che fondato timore che queste possano contribuire, in maniera determinante, al superamento definitivo di quell’ormai sottilissimo confine che dovrebbe ancora separare la critica legittima alla politica di Gerusalemme dal vero e proprio antisemitismo. Un fenomeno che ormai sta dilagando - senza freni, senza ritegno e senza memoria - in ogni ambito delle società europee, rendendo sempre più difficile distinguere tra quello che è il conflitto politico e quello che è l’odio razziale. E pensare che Israele aveva, almeno formalmente, raccolto un vasto – quanto da noi inaspettato – patrimonio di solidarietà internazionale dopo la tragedia del 7 ottobre. Purtroppo, lo ha gradualmente sprecato: sia con l’incontrollata violenza esercitata su Gaza, che con alcune svolte politiche che ci portano adesso a domandarci dove sia finito il Paese che - prima a Camp David nel 2000 e poi ancora nel 2008 – offrì, rispettivamente ad Arafat e ad Abu Mazen, praticamente tutto quello che i due rais potessero desiderare, in cambio della sola pace. Naturalmente, sul mai chiarito rifiuto opposto dai due leadres arabi in entrambe le circostanze, l’interesse di politici, storici e commentatori continua ad essere pressochè pari a zero...ma di questo è inutile parlare.

Secondo i sondaggi israeliani più recenti, il partito di Ben Gvir, alle prossime elezioni politiche, dovrebbe raccogliere da sei agli otto seggi che, per la sopravvivenza politica (ma anche giudiziaria) di Benjamin Netanyahu, assumono un’importanza potenzialmente decisiva. Al momento, infatti, secondo le indagini demoscopiche, l’attuale maggioranza di governo viene accreditata di 51 seggi, rispetto ai 56 delle varie opposizioni, la cui coesione andrebbe, comunque, assolutamente verificata. Questo significa che nessuno dei due eventuali schieramenti contrapposti potrebbe, oggi, ottenere quei 61 seggi che, da sempre, sono necessari per formare una sia pur risicata maggioranza in un parlamento come la Knesset che si compone, appunto, di 120 membri. Ecco perché anche i voti della destra messianico/religiosa – per quanto impresentabili o imbarazzanti possano essere – diventano ossigeno indispensabile per l’uomo che, sebbene a fasi alterne, governa Israele addirittura dal 1996. Naturalmente, non possiamo entrare nella testa di Netanyahu, ma considerato il pragmatismo – spesso magari anche duro o spietato – che ha sempre caratterizzato la su azione di governo, ci viene da immaginare un suo ovviamente oggi inesprimibile, ma, comunque, profondo fastidio nei confronti di certe sparate di alcuni suoi ministri che, probabilmente, se potesse, chiuderebbe in una gabbia, gettando via la chiave. Però, come si è detto, non può e deve, quindi, barcamenarsi tra una timida presa di distanza dalla vergognosa esibizione di Ben Gvir dell’altro giorno ed una sostanziale adesione ad ogni istanza portata avanti dalle componenti più intolleranti ed integraliste presenti in un Paese che, almeno fino a ieri, noi eravamo soliti definire come “l’unico faro di democrazia in Medio Oriente”. Ed a questo proposito, ben si comprende il netto dissenso, espresso dalle comunità ebraiche europee, in merito alle irresponsabili provocazioni di Ben-Gvir, nel più che fondato timore che queste possano contribuire, in maniera determinante, al superamento definitivo di quell’ormai sottilissimo confine che dovrebbe ancora separare la critica legittima alla politica di Gerusalemme dal vero e proprio antisemitismo. Un fenomeno che ormai sta dilagando - senza freni, senza ritegno e senza memoria - in ogni ambito delle società europee, rendendo sempre più difficile distinguere tra quello che è il conflitto politico e quello che è l’odio razziale. E pensare che Israele aveva, almeno formalmente, raccolto un vasto – quanto da noi inaspettato – patrimonio di solidarietà internazionale dopo la tragedia del 7 ottobre. Purtroppo, lo ha gradualmente sprecato: sia con l’incontrollata violenza esercitata su Gaza, che con alcune svolte politiche che ci portano adesso a domandarci dove sia finito il Paese che - prima a Camp David nel 2000 e poi ancora nel 2008 – offrì, rispettivamente ad Arafat e ad Abu Mazen, praticamente tutto quello che i due rais potessero desiderare, in cambio della sola pace. Naturalmente, sul mai chiarito rifiuto opposto dai due leadres arabi in entrambe le circostanze, l’interesse di politici, storici e commentatori continua ad essere pressochè pari a zero...ma di questo è inutile parlare.

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Un Paese irriconoscibile | Il Punto della Settimana

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On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

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